SCENA IV.

Menecrate, Nerone

NERONE

Già qui, mio buon Menecrate?... Fu grande
Ventura ch’io sfuggissi alle querele
D’Atte gelosa; quella donna è l’ombra
Del corpo mio.

MENECRATE

Difficile non parmi
Di sfuggire a quell’ombra.

NERONE

E come?...

MENECRATE

Come?
E mel chiedi! Rendendola da vero
Un’ombra.

NERONE (battendo sulla spalla del buffone)

Buon Menecrate, tu parli
Com’uomo saggio, ed ò creduto sempre
Che sapïenza somma è nel cervello
De’ pazzi. Darò mente al tuo consiglio.
Adesso parliam d’altro.—

(Conducendolo avanti la statua d’Egloge)

Che ti sembra
Di quest’opera mia?

MENECRATE

Per Giove! è degna
Di Fidia o di Prassitele.

NERONE

Adulato
M’avresti meglio in dirmi a dirittura
Ch’è degna di Nerone.

MENECRATE

Ahi, son pur troppo
Un fiacco adulatore!

NERONE

E quanto pensi
Che pagar la potrebbe un qualche ricco
Patrizio?

MENECRATE

Pesa il marmo.

NERONE

E poi?

MENECRATE

Ripesa
Tant’oro.

NERONE (ridendo)

Il prezzo è buono.—Ahimè, l’artista
È caduto in miseria!

MENECRATE

Non mi spiace
Il tuo mercato; tu rivendi in marmo
Ciò che comprasti in carne.

NERONE

Eppur scommetto
Di non francarmi della prima spesa.—
Ed il Patrizio?

MENECRATE

L’ò trovato: il nostro
Buon Rufo; è molto ricco, ed ama molto
La testa benchè sia calva.

NERONE

Confido
Nel compratore.

MENECRATE

Intanto udir potresti
L’astrologo.

NERONE

Babilio!

MENECRATE

Egli t’aspetta.
È il giorno suo.

NERONE

M’annoia.

MENECRATE

À consumato
La notte nello studio delle stelle,
E per tuo conto.

NERONE

Che s’inoltri adunque,
E ad un solo patto.

MENECRATE

E quale?

NERONE

Vo’ accertarmi
Se veramente dalle stelle piove
La luce del futuro.—Ad un mio cenno
L’astrologo conduci innanzi a quella
Fenestra, indi abbracciatolo, lo innalza
E giù lo scaraventa.—Che ti pare?

MENECRATE

Scherzo degno di te.—Compiango l’ossa
Di Babilio.—

(Va verso il fondo della scena)