SCENA V.

Babilio, Menecrate, Nerone

BABILIO (entrando)

Gl’Iddii siano propizi
A Cesare!

NERONE

Propizie ò le coorti
De’ pretoriani, e bastano.

BABILIO

T’inganni;
Che ponno armi terrene incontro al fato?
Presagi infausti reco a te.

NERONE

Mi svela
Questi presagi.

BABILIO

L’orrida cometa
Che ci splende sul capo, e apportò fame
Nella città, la stessa è che spargeva
Gl’influssi maledetti su la terra
Quando un ferro assassino il dì supremo
Prescrisse al divo Giulio.

MENECRATE

Ed è la stessa!
Come saperlo?

BABILIO (volgendosi a Menecrate)

Stolto, al tuo profano
Sguardo ogni luce è notte; io sono avvezzo
A leggere negli astri.

MENECRATE

Un sapïente
Di Grecia anch’egli come in libro aperto
Leggea nel firmamento. Ahi, nel guardare
Troppo lassù, dimenticò la terra,
E ruinava entro una fossa.

NERONE

Aspetto
Il secondo presagio.

BABILIO

È più tremendo.
La pianta ruminale venerata
Fin dall’età di Romolo, prodigio
Ognora verde, e simbolo di questo
Latino imperio, s’intristisce, e mostra
D’inaridirsi.

MENECRATE

Convocar fa d’uopo
Il collegio degli Auguri.

NERONE

Per Giove
Capitolino, cotesta faccenda
Del fico ruminale m’impaura.
Un’aurëa età per certo assai migliore
Di quella de’ poeti era sul Tebro
Quando l’arbore sacra fu piantata!
Allor le lupe uscivano dai boschi
Mansuete, correndo a far da balie
Agli esposti bambini.

MENECRATE

E un’altra volta
Con quell’età tornasser quelle lupe!
N’avrebbero suprema contentezza
Molte nostre matrone!

NERONE

Or di’, Babilio,
Dunque io sono spacciato?

BABILIO

Del dimani
Paventa; il tempo è burrascoso.

NERONE (conducendo Babilio verso la finestra)

Eppure
Nella sua maestà risplende il sole,
E torna primavera. La campagna
Ovunque esulta, ed è piacevol cosa
Spinger lo sguardo fino ai colli d’Alba
Da questo mio palagio.—Meco vieni,
E innanzi a quella scena di splendori
Rallegrati per poco, o tenebroso
Veggente di sventure.

MENECRATE (abbracciando Babilio)

E non ti pare
Ammirabil veduta?

BABILIO (spaventandosi)

È la promessa
Di donna menzognera; il suo sorriso
Non corrisponde al core.

MENECRATE

Ed il tuo core
Che ti promette in tal momento?

BABILIO (con un grido)

I Dei
Mi salvino!

NERONE

Che dici?

BABILIO

Io son nel punto
Peggiore di mia vita; le sue mani
Stende su me la Parca.

MENECRATE

O mio Babilio,
Io non sono una Parca.

BABILIO

E cosa importa?
Senza pena alla terra io do le vecchie
Mie membra... Ma per te tremo, Nerone!

NERONE

Per me?...

BABILIO

Per te, cui ride ancor la bella
Giovinezza. Ma il turbin senza legge
La verde pianta abbatte e il vecchio tronco,
E il tuo destino si congiunge al mio.

NERONE (al buffone che à già sollevato l’astrologo)

Menecrate!... E tu spiegati.

BABILIO (con voce solenne)

Morrai
Trascorsa un’ora ch’io sarò spirato.—

NERONE (baciando con gran tenerezza Babilio)

Abbracciami, Babilio! Io te lo giuro
Per gl’Iddii tutti quanti, ò amato sempre
Più la tua vita che la mia, sebbene
Nol dimostrassi.—Però darti prova
In avvenir saprò di questo affetto,
E disponi di me, di mia potenza,
Come t’aggrada meglio.

BABILIO

Il sapïente
Sprezza il poter che viene dalla terra.
Nulla io ti chiesi.

NERONE

Ed io ti dono tutto,
E vo’ che tuo malgrado abbi gran cura
Di tua salute.—Menecrate, almeno
Una centuria de’ miei pretoriani
A guardia vegli della sua persona.

BABILIO

Mi metti dunque in carcere?

NERONE

Ti spiace
Restare in casa mia?

BABILIO

Carcere anch’essa.
Ma di ciò rido—ò libero il pensiero.—
Cesare, ti saluto.

NERONE (a Menecrate)

Va, lo segui.

MENECRATE (a Nerone)

Della sua furberìa solo è maggiore
La tua paura.

(L’astrologo ed il buffone escono)