SCENA V.

I sopradetti personaggi,
Nerone, Menecrate in veste da schiavi

NERONE (accennando sulla porta della taverna a Menecrate Varonilla Longina)

Pura
Colomba, ella conosce il proprio nido.

MENECRATE

E sceglie una taverna.

VARONILLA

Un tale insulto!...

ICELO

Io saprò vendicarlo.—E voi chi siete,
Malnati schiavi?

NEVIO

Non è questa notte
Di saturnali.

EULOGIO

Son giudei: alla croce
Come il loro profeta!

ICELO (a Nerone)

Non rispondi?
E come osavi alzar la mano infame
Su cittadina libera?

MENECRATE

Credendo
Che in questa Roma non vivesse alcuno
Libero cittadino.

NEVIO (avanzandosi)

Tu mentisci.
Io son quell’uno.

MENECRATE

O me più fortunato
Di Diogene! ò trovato un cittadino!

EULOGIO (afferrando per il collo Menecrate che invano si dibatte)

E in prova ti sequestro il vile corpo
In cui la legge non vede la testa.

ICELO (avanzandosi di più verso Nerone)

Ed io sequestro il tuo.

NERONE (scostandosi e levando di sotto la veste un corto coltello)

Va—non toccarmi,
O ch’io...

VARONILLA.

Brandisce un’arma!

PETRONIO

A me la lotta
Con costui.

(Nerone, udite le parole di Petronio, getta il coltello e si scaglia contro il gladiatore)

MENECRATE

Maledetto tafferuglio!

NERONE (dopo una breve lotta cadendo a terra)

Per gli Dei dell’averno!

PETRONIO

Ecco atterrato
Il grande atleta.