SCENA VI.

I sopradetti personaggi, Atte, Vinicio prefetto del Pretorio, soldati pretoriani.

ATTE (accorrendo)

Entrate, pretoriani,
Salvate il vostro imperatore.

MUCRONE

Quello
L’imperatore?

GLI ALTRI PERSONAGGI

Nerone!...

MENECRATE (dando un largo sospiro)

Era tempo.—

NERONE (balza in piedi rapidamente; tutti si scostano pieni di spavento)

Sì, Nerone son io;—nè tal sorpresa
È per voi molto grata, s’argomento
Dalla paura che v’imbianca il viso—
Ed è paura giusta.—È chiaro come
Luce meridïana che voi tutti
Al mio cospetto vi sentite rei
Di lesa maestà.

(Sbigottimento nei personaggi e silenzio)

Difenditore
Qual sono delle leggi dovrei quindi
Consegnarvi ai littori.

(Altro silenzio)

Ma compagna
Abbiamo nell’imperio la clemenza,
E assai volenterosi perdoniamo!

(Ad un cenno di Nerone Vinicio e i pretoriani escono dalla taverna)

MENECRATE

E a’ malcontenti piace d’inventare
Che Nerone è crudele!

NERONE (a Petronio)

A te, felice
Vecchio, per lode basti la memoria
Di avermi vinto!

PETRONIO

S’io sapea che meco
Lottava il divo imperatore, avrei
Rinnegato i miei polsi.

NEVIO (avanzandosi)

Io per contrario
Usato avrei della vittoria.

MENECRATE

Udiamo
Il cittadino!

NEVIO (piantandosi fieramente incontro a Nerone)

Avvezzo alle servili
Compiacenze tu sei;—nova ed ardita
Ti parrà dunque la parola mia,
E ignoro se darai grazie al tuo fato
Che qui ti spinse ad ascoltarla.—Assiso
Sul gran fastigio del potere umano,
Prendi a gioco, o Nerone, uomini e Dei,
E resti ai lutti altrui sordo ed immoto
Come quel simulacro che inalzavi
Avanti alla tua casa, monumento
Fiero dell’arte e della tua superbia.—
Rammentati Trasèa, l’illustre vecchio
Che a morir condannasti. Il centurione
Ch’apportava il decreto del Senato
Lo rinvenne tranquillo ascoltatore
Di Demetrio filosofo.—All’iniquo
Annunzio eruppe il grido de’ congiunti
E dei servi—io là stavo in mezzo ad essi:
Il vecchio solo tacque, e parve lieto;
E poi ch’ebbe abbracciata la sua figlia,
Si fece aprir le vene, e poche accolte
Stille di sangue nella man tremante,
Ne sparse il suolo, offerendole a Giove
Liberatore—indi si volse a noi
Meravigliati, e disse: Addio! voi lascio
In prava età; vi giovi affrancar l’animo
Con forti esempi.
—Tu, Nerone, or senti
Se que’ detti imparai.—Cotali infamie
Operi tu nelle poche famiglie
Che restan de’ patrizi; e potrei dirti
Quelle infinite che nel nome tuo
Fanno i tuoi sgherri tra i plebei?—E non tremi?
Ma il pianto che si versa nei tuguri
Dell’oppresso diventa odio, e dall’odio
Poi nasce il giorno del final gastigo.

NERONE (dopo averlo ascoltato attentamente, rivolgendosi a Menecrate)

È un artista costui—declama bene
E à bella voce.

(Avanzandosi verso Nevio)

T’apro la mia casa
Come a compagno; anch’io sono un artista,
E conversando insieme, chi sa forse?
Noi giungeremo a divenire amici.—
Ma dove è mai la bella fuggitiva?
Perchè t’ascondi? via, lascia il timore,
Più non sono uno schiavo.

VARONILLA

T’allontana.—
Tu grondi sangue!

MENECRATE

E questo è falso: usciva
Pur or dal bagno.

VARONILLA

Sì, tu grondi il sangue
Del padre mio, Cassio Longino!

NERONE

Oh vedi
Fatalità!

MENECRATE

Proprio sua figlia!

NERONE

Intendo
Il tuo dolore, o giovinetta; eppure
Non spesi verbo ad accusar quel vecchio
Perchè non lo conobbi. Fu lo zelo
Del nostro buon Senato, zelo atroce
Spesso—ma necessario.

(Volgendosi a Nevio)

Non è vero,
O amico artista?—

(Indi a Varonilla)

Ma in parlarti sono
Assalito nel cor da furïosi
Impeti di clemenza, e a te concedo
I beni confiscati.

MENECRATE (tutto spaventato corre all’orecchio dell’imperatore)

E la mia villa?

NERONE

Ricerca un altro Bruto.

MENECRATE

Ove trovarlo?

NERONE

Basta che sia di pietra.—

(Volgendosi agli altri personaggi)

È omai profonda
L’umida notte, come dice il nostro
Immortale Virgilio—e vi consiglio,
Buoni Quiriti, a ricercare il sonno
Entro alle vostre case.

ICELO (nell’uscire, a Varonilla)

A te, fanciulla,
Io sarò guardia nella via.

EULOGIO

Salute
A Cesare Divino!

NERONE

E tu chi sei?

EULOGIO

Un mercante di schiavi.

MENECRATE (sommessamente a Nerone)

Egli t’aiuta
A sostener l’imperio.

NERONE

Va—disgombra
Tu pure.

MENECRATE

Aspetterò lungo la strada.

(Varonilla, Icelo, Eulogio, Petronio, Nevio escono)