SCENA VII.
Mucrone, Nerone, Atte.
NERONE (guardando Mucrone)
In quel tuo pingue corpo riconosco
Il taverniere; ài ricca la cantina?
MUCRONE
Divo Nerone, per te conservai
Falerno Opimïano di cent’anni.
NERONE
Recalo dunque.
(Mucrone esce)
Io son prostrato!
(Siede sopra una panca)
Corsi
Come briaco per le vie di Roma,
E in quelle oscurità quanti terrori
Lasciai dietro i miei passi e quanto sdegno
Ne’ mariti gelosi!—Intanto pensa
Lo stoico, vigilando arcigno e chiuso
Nella sua stanza. Ed a che pensa?—Io rido.—
Cosa sarebbe priva d’ogni errore
Questa noia che i più nomano vita?
MUCRONE (rientrando con un’anfora)
Ecco il Falerno.
NERONE
Versa—e poscia bevi.
MUCRONE
Un tale onore!...
NERONE
Ciò che stimi onore
Nel tuo cervello—altro nome à nel mio.
MUCRONE
E lo chiami?
NERONE
Prudenza.
(Mucrone versa il liquore nella tazza e ne beve un sorso—Dopo una pausa guardando il taverniere che comincia ad impaurirsi)
Ài tu tranquillo
Il sonno tuo?
MUCRONE
Fatica lo prepara;
Dormo tranquillo.
NERONE (con un grido d’ira)
Ah! tu dormi, o furfante,
E dài ricetto nella tua taverna
Ai nemici del principe?...
MUCRONE (balbettando)
Che pensi?...
Giuro sopra il tuo capo...
NERONE (ridendo)
Basta.—Posa
L’anfora ed esci.—
(Il taverniere posa sul desco l’anfora ed esce)