SCENA VI.
Epafrodito, Faonte, Atte, Nerone
EPAFRODITO
Ogn’opera fu vana.
NERONE
E che?...
FAONTE
Gli amici
O restan sordi entro le lor case,
O imprecano al tuo nome.
NERONE
I rinnegati!
E Vinicio?
FAONTE
Con pochi pretoriani
A te fedeli un argine finora
Pose al furor del popolo, ma vinto
Dal numero cedeva... Ampia è la strage,
E vidi fra i caduti sanguinoso...
NERONE
Chi mai?
FAONTE
Babilio astrologo.
NERONE
Ed è morto?
FAONTE
M’è ignoto; qui volai senza curarmi
Di lui.
NERONE
Facesti male... Or si conviene
Ch’io fugga... È giunta l’ora mia.
FAONTE
La notte
E la tempesta aiuteran la nostra
Fuga... vieni.
NERONE (fermandosi avanti il cadavere di Egloge)
O beata nella tua
Miseria! O te beata! almen rimani
Nella casa di Cesare.
ATTE
Doveva
Cesare rimanervi.
FAONTE
Ogni momento
Cresce il nostro periglio.
NERONE
Precedete
Cauti... io vi sieguo.
(Volgendosi e vedendo Atte che lo accompagna)
E tu pure?
ATTE
Ancor t’amo,
Nè posso abbandonarti!
NERONE
E che mi resta
Più?...
(Girando gli occhi vede la sua cetra sul desco)
Che resta?—Faonte, la mia cetra!
(Faonte piglia la cetra di Nerone. Tutti escono)