IL CODINO
GHIRIBIZZO DRAMMATICO
PERSONAGGI
La Giustizia.
La Temperanza.
La Monarchía costituzionale.
L'Aristocrazía.
La Democrazía.
La Libertà.
La Licenza.
La Crusca.
L'Autore.
Rontino, bidello della Crusca.
ATTO UNICO
Scena Prima.
La Crusca, L'Autore e Rontino.
Autore—Ma che diavol di faccenda sia questa? come mai esser invitati a questo tribunale la Crusca ed io? Che ci sia qualche pasticcio? Oh oh! zitti, ecco la sora Crusca. Guarda come gli lustra il pelo, e come l'è in ghíngheri! Chi la sa non la insegni!
Crusca—(Entrando vede l'autore, e fa appena pena l'atto di chinare il capo, ma assai muffosamente: l'autore fa altrettanto con lieve riso corbellatorio. La Crusca, voltandosi indietro, dice) Rontino, dammi da sedere.
Rontino—(Porta innanzi una sèggiola) I' non gli posso dar altro che questa ciscranna che qui: la non lo vede che mobilia ch'e' c'è in questa stamberga? S'i' credeo, i' portao con meco una delle nostre gerle.
Crusca—Veramente invitare una mia pari in un luogo come questo!...
Autore—(Ridendo da sè) Una sua pari!... Jam fuimus Troes, madama, Jam fuimus Troes.
Crusca—(Piano a Rontino) Ohe Rontino, ma non l'ha' visto chi c'è?
Rontino—Aittro s'i' l'ho visto! E' mi saitterebb'iggrillo, ved'ella?... Ma ecco roba: zitti.
Scena Seconda.
La Monarchía costituzionale, l'Aristocrazía, la Democrazía, la Libertà, la Temperanza e la Licenza.
Monarchía—A che tempi siam noi! si dee veder la Monarchía citata dinanzi ad un tribunale! Mi pareva che dovendosi definire un piato filologico potessero bene questi signori venire alla mia residenza.
Democrazía—Oh carina! l'è la Giustizia, sai, quella che ci ha fatto chiamare; ed a lei tutti dobbiamo star soggetti. Che ha' tu da brontolare? Non ci siamo venuti noi, che certo siamo da quanto te?
Licenza—Da quanto lei? i' dico da più io. Guarda con chi mi vorrebbe metter alla pari! con quella codinaccia!
Temperanza—Zitte con codesta parola: è quella su cui oggi si dee dar giudizio; e finchè la sentenza non è venuta, non dee più proferirsi.
Licenza—O brava monachína infilzata, via!
Crusca—(Da sè) Ah, ora comincio a capir qualosa! mi hanno richiesto per un voto filologico. Ma che ci ha che fare il Fanfani? Starò a vedere; ma con lui non ce ne voglio di certo.
Autore—(Da sè) Oh bella! Io e la Crusca siamo qui per un voto filologico. S'ha rider un po'.
Scena Terza
La Giustizia e tutti i precedenti.
Al giungere della Giustizia tutti si alzano: la Monarchía sta nell'usato sussiego: l'Aristocrazía e la Democrazía fanno col capo un lieve cenno di riverenza: la Libertà fa riverenza nobile e profonda: la Licenza fa una smusatura, e per poco non volta le spalle alla Giustizia: la Crusca anch'essa sta sulle sue: l'Autore fa riverenza, come è suo debito, e osserva tutti: la Giustizia, fatto un cortese salutare, si pone sopra il suo seggio, e dice:
È nata, o signore, fiera disputa tra voi, circa il vero significato della voce Codíno, e come avviene delle cose politiche, anco leggiere, che troppo si fanno gravi, così è avvenuto di questa, leggerissima se altra ne fu; la qual potrebbe partorir effetti assai spiacevoli tra coloro a cui si dà tale appellativo, e coloro che ad essi lo danno, quando non si determini bene chi proprio se lo merita. Ciascuna di voi la intende a modo suo; ed i partigiani vostri si danno del codíno tra loro con tanta confusione e con tanta stizza, che la cosa non patisce più indugio. Però vi ho raccolte qui per sentir proprio dalla vostra bocca che cosa intendete ciascuna per questo benedetto Codíno: ed ho pure invitato qui la Crusca e il Fanfani, acciocchè diano il loro voto filologico in questa materia, prima che io ne porti sentenza.
Crusca—Io non rifiuto, o signora, di dare il mio voto, ma non accetto per compagno un Fanfani.
Autore—Nè io d'esser compagno vostro ho punta ambizione, tali scagnozzi avete accettato tra la vostra famiglia.
Crusca—Siete un insolente e un birbante...
Autore—Brava! le solite vostre onorate ragioni...
Giustizia—Signori, questo non è luogo da gattigliare così. Attendete a quello per che vi ho chiamato, ponendo ben mente alle ragioni che allegheranno queste rispettabili matrone, per poi significare il vostro pensiero nella soggetta materia.
Monarchía—Io come io, credo che Codíno propriamente non possa dirsi se non chi avversa in tutto ogni prerogativa del monarca costituzionale: chi crede esser solamente governo legittimo quello della mia sorella maggiore Monarchía assoluta, e che per mantenerla darebbe anche la sua patria nelle mani dello straniero.
Aristocrazía—Anch'io suppergiù la penso così. Tra' codíni per altro mi parrebbe necessario il metterci anche coloro che tengono in riverenza solo la persona del Monarca e quasi se ne fanno idolo, tenendo per nulla la dignità e la nobiltà de' magnati.
Democrazía—Eh! non ci sarebbe male! senti un po' a che vorrebbero ridurre quelle signore garbate il numero dei codíni! Le dicano: per loro il popolo non c'è, è vero? o se c'è, non ha diritto veruno, eh? Lo sanno chi sono i codíni? Sono i monarchici tutti e tutti gli aristocratici: sono tutti coloro che credono nel diritto divino, negando la sovranità popolare; che portano croci all'occhiello, livree ricamate e simili mostre di servitù. Quelli sono i codíni.
Licenza—E per me lo sapete chi sono i codíni? Son tutti coloro che, dovendo andare a un fine, si fanno inciampo di leggi, di trattati, di lealtà, di diritti acquisiti o non acquisiti, di proprietà o pubbliche o private, di giuramenti e di simili altre favole, rimanendosi dalle loro imprese per via di esse. Non bado appunto appunto chi è rosso o turchino, dico solo che quel che è utile in politica, è onesto, e che il fine santifica i mezzi. Chi non crede ciò è codíno: chi non è con me, è codíno.
Temperanza—Già, disse bene il Giusti: A detta di Caino, Abele era codíno. Ma a codesta regola il mondo sarebbe codíno tutto, sai?
Licenza—Tutto? oh povera grulla! Ma dimmi un po'; in questi ultimi anni che ha' tu fatto? ha' dormito sempre?
Giustizia—Dico da capo che questo non è luogo da battibecchi. A te, Libertà.
Libertà—Anch'io, benchè lontanissima dalle spavalderíe della Licenza, in una cosa convengo con lei, cioè nel non badare al colore politico. In ogni stato civile, o monarchico o democratico o aristocratico, io posso trovarmi soddisfatta, purchè chi governa abbia a cuore i veri e più santi diritti del popolo: studii alla sua prosperità, e al suo avanzarsi di bene in meglio così materialmente come moralmente; professi la eguaglianza civile, e ne faccia legge, e la faccia osservare; coltivi nel cuore de' sudditi l'amor della patria e della sua indipendenza da qualsivoglia straniero, estirpandone ad un tempo le male erbe dell'interesse e del turpe guadagno; maledíca ed estèrmini que' ribaldi che della Italia si fan copertína allo sfogo de' loro odj e delle loro bestiali passioni o che se ne fanno svergognata bottega; aborra da qualunque sopruso, rispettando, e facendo rispettare le leggi; non ponga vincoli alla manifestazione del pensiero, ma non comporti per altro che la stampa, la quale è il più efficace strumento di vera libertà, si converta in istrumento di licenza e di anarchía. Ora, venendo al propòsito nostro, mi pare che Codini si debbano propriamente chiamar coloro, i quali si mostrano avversi ad ogni principio di libertà e di progresso, e che vorrebbero l'Italia presente foggiata com'era nel bel mezzo del secolo passato, quando cioè gli uomini portavano ancora la coda.
Temperanza—E anch'io son dell'avviso medesimo della mia cara sorella Libertà.
Giustizia—(Voltandosi alla Crusca e all'Autore) Avete udito quali sono le opinioni di queste signore? Tocca adesso a voi a formulare il vostro voto. Madonna Crusca, siate la prima.
Crusca—Veramente al C non ci sono ancora arrivata, perchè, come sapete, quella benedetta A sono 24 anni che mi tiene impicciata, e non so come levarne le gambe. E poi, in quanto alla voce Codíno, che vuole? essa è così variabile di significato... Non sente? anche quelle signore, chi la intende così e chi cosà! Dall'altra parte io non vorrei disgustarmi nessuna di loro, perchè po' poi in questo mondo si può aver bisogno di tutti... Ecco: la mi dispensi via... tanto, veda, io nel Vocabolario questa voce non ce la metterò neanche. Senta il Fanfani: lui abbocca ogni cencio dell'uso, e lui di certo ha da perder meno di me.
Giustizia—Brava madonna Crusca:
«Guelfo non son nè ghibellin m'appello,»
con quel che segue. La vostra risposta è stata proprio degna! Eh! se l'Italia fosse governata da un... Basta non usciam dal propòsito. Fanfani, a voi.
Autore—La Crusca va compatita: l'ha bisogna di star bene con tutti; se no, come potrebbe avere 24 anni di A sulla groppa? E poi quell'A è proprio un affare serio, sapete? Sentite, (ma già lo sapete) e' n'aveva, pigia pigia, stampati sette fascicoli quattordici anni fa, che ne fece quella nobile e vittoriosa difesa quel suo facchino; e poi la gli ha dovuti mandare al gas e rifarsi da capo. Che volete? si tratta almeno di dar fuori questo magno primo volume, per dare il fermo alle chiacchiere de' malevoli e de' nemici invidiosi: poi l'avrà tempo di sbirbarsela quanto le pare; chè, il secondo, o un'altro primo volume, lo vedranno i figliuoli de' figliuoli de' nostri figliuoli.
Giustizia—Ma come c'entrano tutte queste brache? Vo' sapere che cosa pensate della voce Codíno.
Autore—Ah, è vero, sì: perdonatemi se ero uscito di via. Nello sdebitarmi per altro sarò molto breve, perchè io non saprei dare o proporre altra definizione a tal voce, che quella dátane poc'anzi dalla Libertà, e confermata dalla Temperanza. Solo aggiungerò che chi si fece bello di aver trovato questa voce Codíno, e' non trovò cosa nuova, dacchè fino dal secolo XVI si usò per appellativo di Uomo all'anticaccia e con idee all'antica, il nome di una disusata foggia di portare i capelli, dicendosi ai così fatti o zazzere o zazzerotti, come si può vedere nelle Commedie del Cecchi, stampate dal Le Monnier, vol. II, pagina 428: «È una usanza da zazzere lunghe fino alle calcagna.» E vol. I, pag. 33: «Un nostro zazzerotto, in un suo giardino, in viva pietra, avea fatto scolpire una statua al naturale, ecc.»
Crusca—(Da sè) Eccolo con la erudizione a spropòsito!
Giustizia-Alla definizione della Libertà dunque si stia: e niuno sia mai più ardito di abusare la voce Codíno come si è fatto fin qui, sotto pena della mia disgrazia.
(La Giustizia parte salutando; e tutti salutano tacendo; la sola Licenza, dice tra sè:) Síe, canta canta! e sai, ti darò una bella retta!—(Poi partono tutti)