L'ARLECCHINO, IL BRIGHELLA E IL CÒLA

DEL VOCABOLARIO NOVELLO DELLA CRUSCA


SCHERZO DRAMMATICO[62]

PERSONAGGI

Il Primo Compilatore.
Il Segretario della Crusca.
Arlecchino.
Brighella.
Còla.
Colombina.
Ciapo.
Rontino, bidello della Crusca.
Altre Maschere teatrali.
Due Questurini.

Siamo nel carnevale.

Scena Prima.

(Il Primo Compilatore è seduto su una gerla dinanzi al suo tavolino, e sta lavorando al gran Codice della Nazione. Scrive, pensa e si gratta il capo: ha dinanzi un monte di libri d'ogni sesto)

Ecco fatto. Questa etimología mi è costata sudori di sangue; ma posso dire di aver dato nel segno. (Legge)

«Adrugíno. Avv. Rim. Ant. F. Pucciarell. 2, 219: E s'ella (la piena) vuol pure al tutto affondarmi Nel suo andare a mettermi adrugino, Io mi lamento, e dico: o me tapino! (Forse questo strano vocabolo s'ha a leggere a drugino, e sembra una corruzione di a ritrècine, dicendosi figuratam. Andare a ritrècine, per Andare a rovina, a precipizio. Così qui Mettere a drugino significherebbe Mettere a precipizio.) Sta ottimamente. (Chiama) Rontino!

Rontino—Comandi, chiarissimo.

Compilatore—Portate questa carta a' miei colleghi chiarissimi, chè la búttino nella tramoggia, e ménino il frullone di tutta lor possa. Ma, aspettate un momento: c'è altra roba da portare al buratto.

Rontino—Son qui a' suoi comandi. (Il Compilatore parte)

Scena Seconda.

Rontino solo.

(Legge la carta datagli, e lettala, dà in uno scròscio di risa; poi dice:) Stando fra queste mura, sono avvezzo a sentirne delle grosse, ma qui si passa la parte. Questo barbassore almanacca col ritrècine; e non si è accorto che quell'Adrugíno gli è un error di copista: e giusto ieri copiai per il Fanfani quel sonetto antico, dov'è tal esempio, che legge correttamente A dichino. Ma zitti un po', chè nessuno mi abbia a sentire, e corregger l'errore. Mi diverto tanto quando gli veggo sbagliare. Oh! èccolo!

Compilatore—Tenete; anche questa è roba per il frullone. O di che ridete?

Rontino—Rido di questo metter nel frullone.

Compilatore—Già lo so che siete un mezzo rivoluzionario... ma abbiate giudizio. L'Accademia cribra e affina; e gli Accademici debbono, qui tra queste sacre mura, parlare il linguaggio figurato della impresa della Crusca. Del resto, sappiate voi, e lo sappiano i nemici della Accademia, che sotto questo scherzo del frullone e delle gerle, c'è molta più gravità e molta più sapienza, che gl'ignoranti non pensino, come cantò sul muso a' nostri invidiosi avversarj l'illustre nostro Segretario, vero Boccadoro. (Rontino fa un inchino, e parte)

Scena Terza.

Il Compilatore solo.

È vicino al tocco, e per oggi basta. (Accende il sigaro e passeggia per la stanza.) Birboni! Lavorar come cani dalla mattina alla sera; logorarci la vita e l'ingegno sopra il gran Codice della Nazione, per farlo tale che non ci sia una cosa sola da cancellare; e poi mettersi rabbiosamente a censurarci, ed anche a schernirci! Ma questi son tempi maledetti... Come! qualunque Arzagogo, cioè forestiero venuto da Oga Magoga, potrà censurare e schernire un mio pari senza esemplar punizione? E non c'è più un Granduca che ci protegga, e un boja che bruci i nostri nemici, almeno in effigie?... Basta: per ora le 12,000 lire durano: lasciámoli cantare; e almeno, per far loro dispetto, mostriámoci lieti. (Canta e balla)

Se dura la pasciona
M'imbúbbolo del resto:
Se mangio, bevo e vesto,
E c'è' chi me lo dà,

Che accade disperarsi?
Lasciamo dir chi dice:
Viviam vita felice
Senza pensar più là.

Evviva l'allegría,
Viva la libertà.

Scena Quarta.

Rontino e detto.

Rontino—Oh, viva l'allegría...

Compilatore—(resta un po' sopraffatto, ma poi ripiglia) Sì, diglielo a que' malanni de' nostri avversarj, co' quali spesso tu parli; diglielo che qua dentro si sta allegri, e si ride delle costoro persecuzioni, perchè siamo certi della fiducia del Ministero. Bene; che volete? Che c'è di nuovo?

Rontino—C'è un uomo, bizzarramente vestito, che vorrebbe parlare con V. S. chiarissima.

Compilatore—Fatelo passare. (Rontino parte)

Scena Quinta.

Brighella e detto.

Brighella—(entra facendo un monte d'inchini e di riverenze.)

Compilatore—Venite innanzi senza cerimonie. Chi siete, e che volete?

Brighella—Son Brighella.

Compilatore—Come Brighella! Brighella è una maschera, e non uomo vero e reale.

Brighella—Ecco, signore; coloro che primi rappresentarono sul teatro le maschere, quando furono inventate, vennero per virtù divina, dopo la loro morte, trasportati in corpo e in anima, in un luogo delizioso del mondo di là, dove, con altri begliumori, fanno lieta cera. Non si ricorda del Giornale il Piovano Arlotto? eppur la se ne dee ricordare! Egli descrisse quella regione di Gelocòra, dove sta il Piovano col Berni, col Lasca, e con altri begliumori. Bene: là sto anch'io con le altre Maschere miei compagni; e come nel carnevale, colui che può, ci concede di tornar per ventiquattr'ore nel mondo de' vivi, così di queste ne ho voluto spendere una mezza qui con la vostra signoría.

Compilatore—Ah dunque lei è uno spirito (si segna). Questo è un vero onore (impaurito)... Ma che cosa vuole?

Brighella—Voleva solo ringraziarla...

Compilatore—E di che?

Brighella—Dell'onore fattomi col mettermi nel Vocabolario; dell'avermi fatto nascere in due luoghi, nel bresciano e nel bergamasco; dell'attribuirmi un carattere di piacevolezza e di furbería; e per ultimo dell'avermi fatto essere il contrapposto di quel birbone di Arlecchino, col quale sempre siamo in briga anche a Gelocòra.

Compilatore—Caro signore spirito, le sono gratissimo della sua bontà, la quale mi è soave conforto alle maligne persecuzioni de' nostri avversarj.

Brighella—Però vorrei pregarla anche di una cosa...

Compilatore—Dica, dica pure liberamente; son qua per servirla.

Brighella—Bisognerebbe che, in quest'altra edizione, la correggesse quell'esser io di due provincie. Le par egli che un uomo possa esser nato in due luoghi? Poi bisognerebbe cambiare quel gli s'attribuiva un carattere, perchè io quel carattere lo avevo, e non mi si attribuiva; poi bisognerebbe che la mutasse quel carattere di briga, perchè carattere di briga, è frase ridícola; poi doveva dire che il mio linguaggio è un mescuglio di varj dialetti, con mescolanza di parole straniere; poi doveva dire com'era fatto il mio vestito, che è l'esenziale, parlando di una maschera: poi...

Compilatore—Ma, signore spirito, lei vuol troppe cose...

Brighella—Voglio ciò che mi spetta, e ciò che è suo dovere di darmi.

Scena Sesta.

Rontino e detti, poi Arlecchino.

Rontino—Chiarissimo, c'è un uomo vestito da Arlecchino che vuol parlare con lei.

Compilatore—Ma che storia è questa? Prima Brighella, e ora Arlecchino: ditegli che non posso...

Arlecchino (entra da sè) Come non posso? I' so che l'ha ricevuto Brighella, e voglio passar anch'io; e voglio giustizia.

Brighella—Ma io sono da più di te.

Arlecchino—Bellíno! Tu se' un servitoraccio come me; e per di più sei un accattabrighe e un malanno.

Brighella—Malanno a me? (Gli s'avventa, e Arlecchino gli dà quattro steccate)

Compilatore—O pover a me! che impiccio è questo? Buoni, buoni, figliuoli miei; questo è luogo sacro: rispettate le ombre degli Infarinati e degli Inferigni. Su via, Arlecchino, che cosa volete?

Arlecchino—Lei ha detto nel Vocabolario che io sono un semplicione, e che sono il contrapposto di Brighella, che è un furbo spiritoso: poi ha detto che ho il vestito a scacchi di più colori. Queste son due bugíe, e voglio che siano levate dal Vocabolario. Il mio vestito non è, come vede, a scacchi, ma a toppe di più colori, e di tutte le figure geometriche; circa il semplicione, gli so dire che a furbería rivendo lei e tutti i suoi colleghi; e quanto all'esser contrapposto di questo pezzo d'animale...

Brighella—A me pezzo d'animale? (Si azzuffano da capo, e Arlecchino, lavorando di stecca, ne regala qualcheduna al Compilatore, il quale con gran fatica riesce a ficcargli fuori dell'uscio, ajutato da Rontino, corso al rumore)

Compilatore—Ringraziato Dio! Rontino, bada bene: chiunque venga, io non ci sono. (In questo entra un uomo bizzarramente vestito.)

Scena Settima.

Còla e detti.

Còla—È questa la Crusca? Siete voi (a Rontino) il Cruscajo che fa quel librone?...

Rontino—No, è quel signore là.

Compilatore—Sì, son io: che volete?

Còla—Io sono Còla: e vengo a dolermi con lei, perchè la m'ha messo in quel suo librone, dove sono tanti spropòsiti.

Compilatore—Che modo di parlare è codesto? Portate rispetto, o sarà peggio per voi. Non lo sapete in che luogo siete?

Còla—Lo so: e non ho paura. Come c'entro io nel Vocabolario? E chi le dà facoltà a lei di darmi del balordo? Poi la mi sbattezza, perchè io veramente mi chiamo Giancòla: e poi la mi fa nascere un secolo e più innanzi, intendendo come Dio vuole un verso del Bellincioni. Dunque, o mi levi, o le darò una querela per libello famoso, per diffamazione e per ingiurie.

Rontino—(Ride sotto i baffi)

Compilatore—Impertinente! Rontino, cacciate fuori questo figuro.

Còla—Figuro a me? Ah lei vuol insultare, e poi tratta male chi si risente?... (Fa l'atto di andargli incontro: Rontino entra di mezzo; e mentre, ridendo ambedue, si sospingono, entra Colombina)

Scena Ottava.

Colombina e detti.

Colombina—(Vedendo que' due abbirrucciati, si spaventa, e si getta nelle braccia del primo Compilatore. Al comparire di questa bella ragazza, la zuffa cessa: Còla va via; e Rontino lo manda via il Compilatore. Colombina quasi vergognandosi) Dio mio, che spavento! Per carità, signore, mi perdoni, se, così impaurita, mi son lasciata andare un po' troppo!

Compilatore—Anzi, grazie. (La guarda ridendo stupidamente) Un bel pezzo di ragazza come voi!... Poche volte ho avuto di queste fortune... Ma, scusate, perchè siete venuta qui?

Colombina—Sa, io sono la Colombina... Le ha lette le Commedie del Goldoni?

Compilatore—Altro se le ho lette! Come! voi siete quella vispa, briosa, e avvenente cameriera, adorata da servitori e padroni?... (Le avvince un braccio alla vita, e la Colombina gli sorride) Che posso io fare per voi?

Colombina—Qui dentro si fa quel libro, che ha in corpo tutte quelle cose... che ci son tutti i nomi; dove c'è anche Arlecchino e Brighella, mie antiche conoscenze, e mi hanno detto che lo fa lei signoría. Ma ecco, perchè si è scordato di me, e ricordatosi piuttosto di quello zótico di Còla, che nella commedia italiana è noto tanto meno di me? Eppure mi dicono ch'ella è cavalier compitissimo... Po' poi mi pare di non avere il viso vòlto di dietro.

Compilatore—(Stringe più forte, e fa pa alla Colombina) Carina mia, proprio fu una svista.

Colombina—Ma che svista? quando era alla voce Colombina, ci voleva tanto a ricordarsene? Ecco: son proprio rimasta male!... Ma spero che la troverà modo di rimediare; e mi ci metterà anche me, è vero? (Lo guarda affettuosamente)

Compilatore—Sì, carina: ti ci metterò quel che vuoi. (Stringe più forte) Ma tu sarai buona con me?

Colombina—Bonissima come le piacerà...

Compilatore—(L'abbraccia e le dà un bacio)

Scena Nona.

Il Segretario e detti.

Segretario—(Di dentro) Si può?

Compilatore—Oh Dio! il Segretario! Se mi vede con una donna!... Colombina, entra per un momento nel buratto. (Colombina entra) Passi.

Segretario—Scusi se la interrompo: ma ricevo questa lettera del Ministro, la quale è gravissima; e bisogna stare un momento insieme per rispondere accortamente.

Compilatore—Se può aspettare un quarto d'ora, verrò io da lei: adesso vorrei dare súbito una ripassata all'articolo Colombiína, che è già nel buratto. Mi è venuto in mente una correzione da fare e non vorrei che mi sfuggisse l'occasione.

Segretario—Come l'occasione?

Compilatore—Voleva dire non mi uscisse di mente. Benedetta proprietà!

Segretario—Bene: faccia pure; e tra mezz'ora l'aspetto. (Parte)

Scena Decima.

Gli stessi, poi Ciapo ed altri.

Compilatore—Esci fuori, Colombina mia. (Esce) Vedi? ti ho fatto accademichessa, mettendoti nel buratto.

Colombina—(Ridendo) Grazie!

Compilatore—Ora dammi un poco di prova che tu sarai bonissima con me.

Colombina—Che cosa posso fare per lei?

Compilatore—Io sono innamorato di te; vieni meco qui nella stanza accanto: soli saremo.

Colombina—Già:

E là, giojello mio, ci sposeremo;

come dice Don Giovanni alla Zerlina. (Ride)

Compilatore—Non mandar la cosa in burla, via! Vieni... ti farò felice.

Colombina—Ice.... (Ridendo)

Compilatore—(Piglia la Colombina a mezza vita, e vuol tirarla per forza nella stanza: intanto entra improvvisamente Ciapo, seguíto da Rontino; i quali, vedendo quel contrasto, restano meravigliati, e fanno atti di stupore. Il Cruscante rimane interdetto: Colombina ride)

Compilatore—(Indispettito) Che volete ora? E tu, Rontino, non t'avevo detto che non lasciassi passar nessuno?

Ciapo—I' lo credo io! E l'ha ragione vosustrissima.

Rontino—Questo contadino e' s'è infilato dentro senza dir nulla, e io gli son corso dietro per rattenerlo.

Ciapo—Ma tu l'ha' fatta a sego. Insomma, sor Cruscajo, la senta me, e po' finirà costì. I' son Ciapo: i' son famoso personaggio delle Commedie d'if Fagiòli: la mette niv Vocabolario ic Còla, e la 'un ci mette me, ch'i' son di casa. (Si sente del rumore nella stanza accanto)

Compilatore—Che diavolo c'è' di là? Rontino, va un poco a vedere. (Rontino va e torna)

Rontino—E' son tre o quattro come mascherati, che voglion parlare con la signoría vostra chiarissima.

Compilatore—Corpo di Santa Nafissa! ma che diavolo è oggi con queste maschere? (Entrano tumultuariamente Carlíno e altre maschere dell'antico teatro)

Tutti—(Parlano un po' per uno e fanno un baccano del diavolo) Vogliamo giustizia.—Se c'è Còla, ci vo' essere anch'io.—Siamo venuti apposta da Gelocòra.

Compilatore—Signori spiriti, si ricòrdino che questo è luogo sacro; e non faccian fracasso. Parli uno per tutti.

Uno—Noi siamo tutti maschere, o personaggi notissimi della Commedia italiana: se vosustrissima ha dato gli onori del Vocabolario al Còla, che è di tutti il più oscuro, perchè non lo ha dato a noi?

Tutti—È un'ingiustizia.—Vogliamo anche noi entrar nel frullone.

Rontino—(Da sè) La burla l'è riescita proprio bene.

Compilatore—Signori spiriti, noi abbiamo messo Còla e Arlecchino e Brighella, perchè gli abbiamo trovati negli scrittori citati da noi.

Uno—Oh bella! perchè noi non siamo stati scritti da certi scrittori, cessiamo dunque di essere stati al mondo e su per i teatri, come gli altri?

Tutti—Bella ragione!! ah, ah, ah, ah!!

Compilatore—No, non vogliamo dir questo...

Uno—E a me mi pare che lo voglian dire dirissimo, perchè il fatto dalle SS. LL. porta a questa conclusione: e se le volevano dar notizia a' loro lettori delle Maschere e personaggi dell'antica commedia, e sono arrivati fino al Còla, che è la meno comune, e la meno nota, le ci dovevano mettere anche tutti noi.

Tutti—Vogliamo entrar nel frullone, e se no, lo sfondiamo.—Giù la Crusca.—Viva la libertà. (Fanno un baccano del diavolo)

Scena Undecima.

Il Segretario e detti, poi uno Spazzino.

Segretario—Ma qui va sottosopra l'Accademia! che diavolo è stato?

Tutti—Vogliamo giustizia!

Compilatore—Questi, signor Segretario, sono gli spiriti delle maschere teatrali che si dolgono di non essere stati messi nel Vocabolario. È stato un via vai tutta la mattina, e tra questi, Arlecchino, Brighella e Còla si dolgono di essere stati qualificati a sproposito.

Segretario—(Si segna) O spiriti o non spiriti, qui non si fa baccano; o se no gli farò stare a dovere anche loro. Ai signori Arlecchino, Brighella e Còla, io rispondo che la Crusca è infallibile, che essa cribra e affina; e nel suo Vocabolario non c'è una sola cosa da correggere. Se quelle maschere furono diverse da come le descriviamo noi, la nostra descrizione ha virtù di far loro cambiar natura, e di farle diventare altre da quel che furono. Quelle altre maschere o personaggi che non sono nel Vocabolario, è segno che non ci avevano a essere, e avranno pazienza. La Crusca non rende conto a nessuno di ciò ch'ella fa... (Entra uno Spazzino con una lettera)

Spazzino—Questa lettera di gran premura per il chiarissimo signor Segretario.

Segretario—(La spiega e la legge sottovoce)

«Chiarissimo amico,

«Vi avverto che i nostri nemici hanno architettato una solenne burla alla nostra Accademia, mascherandosi da Arlecchino, Brighella, Còla, con altri personaggi dell'antica Commedia; e verranno costà, a richiamarsi non so di che. I particolari non gli so; ma so che quello mascherato da Colombina è quello sbarbatello del Tommasi, che va sempre col Fanfani. Vi scrivo per mettervi sull'avviso, acciocchè possiate sventare questa mina.

Il vostro G.
Accademico Corrispondente

Ah, l'è arrivata tardi! Ma almeno cerchiamo di vendicarci. Rontino.

Rontino—Comandi, chiarissimo.

Segretario—(Sottovoce) Va, e torna con due questuríni.

Rontino—La servo súbito. (Va e, passando d'accanto a una delle maschere, dice) Siamo scoperti: mi manda per due questuríni.

Segretario—Dunque, signori spiriti, ragioniamo un poco tranquillamente.

(Fanno la ridda cantando)

Vorresti ragionare,
Per farci aggraffignare:
Ma noi, che siamo spiriti,
Sul muso ti ridiam.

Se tutti i tuoi destini
Fondi su' questuríni;
Se più assai che la Crusca
Bázzichi il Tribunal,

Lascia, bel Segretario,
Lascia il Vocabolario:
Delle manette il Codice
Méttiti a compilar.

(Sfilano la ridda ed escono ridendo)

Segretario—(Mordendosi il dito) Nemmeno questa è riuscita, e anche questa volta se la ridono!... Ma anche lei, caro collega, lasciarsi sopraffare dalle chiacchiere; e creder che fossero spiriti!...

Compilatore—Che vuol ella? ho udito così spesso V. S. Illustrissima parlare della immortalità dell'anima, che ho creduto...

Segretario—Síe, tutte belle cose; ma quando è tempo di far l'uomo, quelle scioccheríe si lasciano andare.

Scena Ultima.

Rontino con due Questurini.

Segretario—Ecco il soccorso di Pisa!... (Vòlto a' Questurini) Signori, abbian pazienza, la lepre ci è sbiettata: sarà per un'altra volta.

Caporale—Ella sa, signor Segretario, che la Real Questura è sempre disposta a' servigi della illustre Accademia della Crusca. Ha da comandarci?

Segretario—Grazie tanto. (I Questurini partono stringendo la mano al Segretario) Per questa volta sette loro! Ma ride ben chi ride l'ultimo, e sarà certo più efficace l'arte nostra, e la nostra potenza, che le chiacchiere del Fanfani, e de' suoi amici. Ma, caro collega, oportet orare et non deficere, chè senza l'aiuto di Dio nulla di buono può farsi. È vero per altro che Dio dice ajutati ch'i' t'ajuto; e però, oltre la santa orazione, bisogna studiare assiduamente di mettere in pratica i sani precetti dell'aria di Don Basilio; e studiare ogni modo di tenere alle còstole de' padroni delle persone di grande autorità, acciocchè non ci manchi la loro fiducia, nè le 42,000 lire. Ora andiamo súbito a rispondere alla lettera ministeriale, e facciamo una risposta da pari nostri. (Partono e cala la tela)