NOVELLA IX.
IL MIO CIUCO È ANDATO SEMPRE DI QUI.
Un merciajo ambulante soleva andare ogni due mesi in paese di montagna con la sua merce, che egli caricava sopra un ciuchetto; e come quelle massaje lo attendevano, così egli la vendeva tutta, e ritornava in giù con un buon grúzzolo di quattrini. Le strade, per le quali bisognava passare, sarebbero state, per dirla con Dante, alle capre duro varco; ma quel buon ciuco, ci aveva fatto i piedi, e vi passeggiava speditamente. Avvenne che, dolendosi tutti quei paesani di strada sì scellerata, il comune si indusse a farne un'altra molto più còmoda, e la strada antica fu per conseguenza abbandonata da tutti. Ma il caro merciajo, no signore, non volle abbandonarla, e sempre passava di su quel trabiccolajo[40]; della qual cosa facendo le sue massaje gran meraviglia, rispondeva: «Oh, sapete com'è? il mio ciuco è andato sempre di lì, e di lì vo' andare.» Da quel tempo in qua si ápplica tal motto a coloro i quali o non si vogliono indurre ad accettare veruna varietà, o sono stoltamente tenaci di ciò che hanno sentito dire ai loro maestri, anche se que' detti sono castronerie[41] manifeste. E non tutti i così fatti sono gente volgare, tanta è la forza del pregiudizio, e forse anche la smania di rendersi singolare, o la picca, o qual'altra passioncella si voglia. Il Rossini non volle mai viaggiare per le strade ferrate! E alcuni adesso si ostinano a credere autèntica la cronaca di Dino Compagni, perchè il Giordani la lodò, e la sentivano lodare alle scuole!!
Tal proverbio, che ha riscontro nel proverbio latino Claudi more tenere pilam (reggersi a' pilastri come lo zoppo), è spiegato dal Manuzio ne' suoi Adagj, il quale dice essere appropriato a coloro «che pèndono dal giudizio altrui, e si fondano sull'altrui autorità, come coloro a' quali sta per ogni argomento il poter dire Ipse dixit.»