NOVELLA X.
DI UN FRANCESE CHE VOLEVA DIGIUNARE
Un gentiluomo francese, curioso di veder l'Italia, si partì da Parigi con intenzione d'osservare e di fare una memoria distinta delle cose più memorabili che vedrebbe nel suo viaggio. Arrivato in Bologna, volle trattenervisi. Partito dal suo albergo il giorno seguente assai per tempo, andò per due ore girellando per la città. Dopo averne vista la maggior parte, tornò con grandissimo appetito all'osteria, e nell'entrare disse súbito all'oste; Signor oste, voglio digiunare oggi.—L'oste credendo che il gentiluomo per certa divozione volesse digiunare davvero, rispose:—Vostra signoría è padrone.
In quel mentre il gentiluomo salì su in camera sua, e scrisse per un buon pezzo le cose osservate. Ma, stimolato dall'appetito e dalla sete, lasciò di scrivere, e s'affacciò alla finestra, chiamando l'oste, a cui disse: Signor oste, v'ho detto che volevo digiunare stamattina; ve ne ricordate?—Lo so, soggiunge l'oste, e me ne ricordo.—Il gentiluomo senz'aspettare altro, tornò a scrivere; ma un quarto d'ora dopo, mosso e dalla fame e dalla sete, chiamò di nuovo l'oste, e con voce sdegnosa gli disse:—Che modo di procedere è questo? non v'ho detto un'ora fa, che volevo digiunare stamattina?—È vero, replicò l'oste, e vostra signoría è padrone di digiunare anche tutto il giorno.—Come, come? disse l'altro; tutt'il giorno! non ho mangiato ancora niente! voi mi burlate. Voglio mangiare: portatemi da mangiare e da bere.—Se vostra signoría vuol mangiare e bere, non vuole adunque digiunare, soggiunse l'oste; perchè digiunare vuol dire non mangiare e non bere.—Allora il Francese accortosi dell'equivoco, piacevolmente disse:—Sia maledetto il digiunare; dovevo dire Far colazione. Mai più dirò digiunare, chè troppo bene ho imparato a mie spese, che cosa è digiunare».