Ufficii della tribù di Levi e sua consacrazione.

Prima di continuare i nostri studii sui costumi sociali degli antichi Ebrei, crediamo cosa opportuna di consacrare alcune considerazioni sulla tribù di Levi, prescelta da Dio a officiare e a servire nella sua casa; e ad ammaestrare il popolo nei suoi doveri religioso-morali.

Levi fu il terzogenito di Giacobbe, e si unì al fratello Simone per prendere, ad insaputa del padre e degli altri fratelli, aspra vendetta degli abitanti di Sichem, perchè il principe di quel paese violando ogni dovere di ospitalità e di giustizia, offese atrocemente la loro famiglia nella loro sorella Dina. Giacobbe al suo letto di morte, ricordò quel fatto e maledicendo «all'ira dura ed aspra di quei suoi due figli», per la pace di tutto il popolo augurò che i loro discendenti «venissero sparsi in Giacobbe e divisi in Israello».

Mosè incarnò questo desiderio. Dalla tribù di Levi, realmente disseminata in Israello, venne staccato un grande ramo, la progenie di Aronne, che diede origine alla casta sacerdotale.

[pg 129] Dacchè Mosè aveva accettato, quasi suo malgrado, lo spinoso ma sublime incarico di redimere dalla schiavitù un popolo intiero, a nessuno di questo popolo era mai venuto in animo di contrastare il principato a lui e il sacerdozio al fratello, tranne a Corahh. Costui invidioso dell'altissimo posto che occupavano quei due fratelli, suoi prossimi parenti, colse l'istante in cui il popolo trovavasi indispettito contro di essi pel fatto degli esploratori, si mise alla testa di pochi sediziosi sperando di afferrare lui il sacerdozio. Ma male incolse a lui e ai suoi congiurati. Volendolo Dio, si aprì una voragine sotto i piedi di quegli stolti ambiziosi, e vi furono inghiottiti colle loro tende, colle loro famiglie e coi loro averi. Onde però non avesse a ripetersi un così grave scandalo, Dio ordinò a Mosè, che si facesse consegnare una verga da ogni capo di ciascuna tribù di Israele, e alla sera le disponesse tutte innanzi all'Arca santa, poichè Egli, Dio, avrebbe manifestato la sua predilezione verso una delle tribù col fare fiorire la sua propria verga. È quasi superfluo aggiungere che tale distinzione toccò ad Aronne; la cui verga fu trovata al mattino carica di mandorle[74]. Per ordine di Dio, questa verga ed un'ampolla [pg 130] di manna si conservarono nel Tabernacolo, per rammemorare ai posteri i grandi fatti che rappresentavano.

Ora appena Mosè ebbe date le necessario disposizioni per la fabbricazione del Tabernacolo, ebbe ordine da Dio di fare un invito a tutti i «sapienti di cuore», perchè confezionassero gli abiti di Aronne e quelli dei suoi figli.

Gli Uffizi dei sacerdoti consistevano nell'offrire le oblazioni e le vittime; bruciare l'incenso; mantenere perpetuamente acceso il lume santo innanzi all'altare; compire la purificazione delle persone e delle cose; rinnovare il pane di proposizione e benedire il popolo. Quando dovevano presentarsi all'altare era loro severamente proibito l'uso del vino e dei liquori.

Il loro vestimento ordinario consisteva in una tunica di lino, in una cintura adorna di ricami, in un paio di calzoni sotto la tunica, e in una specie di mitra rotonda fatta di un tessuto di lino piuttosto spesso.

Il pontefice portava inoltre una seconda tunica più ampia alla quale si trovava attaccato l'Efod, specie di veste di un ricco tessuto, in ciascuna delle cui spalle era incastrata una grossa pietra preziosa coi nomi di sei tribù. Il lembo estremo di questa seconda tunica era alternativamente guernito di una granata fatta di lino ritorto di diversi colori, e di un campanellino d'oro il cui suono annunziava la entrata di lui nel santo dei santi. La sua tiara assai più elevata che la mitra degli altri sacerdoti, aveva innanzi una piastra d'oro, attaccata con un cordone di porpora sulla quale si leggevano le parole: kodesc l'adonai (Santo all'Eterno).

Un tessuto doppio di lana variata, detto hhoscen, di lino e di fili d'oro, si trovava fissato sul suo petto con delle catenelle, di cui le une si affibbiavano alle spallette dell'Efod, le altre al cinturino. Dodici pietre preziose incastrate su quattro ordini, portavano inciso ciascuna il nome di una delle tribù di Israele. Stupenda idea rappresentante la confederazione delle dodici tribù in un [pg 131] popolo unito, e la loro perfetta uguaglianza al cospetto di Dio padre e Signore di tutti!

Tranne dunque il maggior numero degli abiti e l'unzione sul capo, la consacrazione di Aronne a pontefice fu uguale a quella dei suoi figliuoli. Ecco come tale funzione fu compiuta da Mosè. Lavati e vestiti degli abiti sacri, si collocarono davanti l'altare dove eravi un toro giovine, due montoni, pani azzimi, ed una paniera contenente due specie di schiacciate. Eglino imposero le mani sul capo del toro, che venne immolato pei loro peccati. Poscia Mosè segnò di sangue i quattro angoli dell'altare, ne sparse il resto sulla predella, e dispose sull'altare le partì pel sacrifizio. Tutto il rimanente delle carni venne tolto e bruciato fuori del campo. Aronne e i suoi figli misero pure le mani sulla testa d'un montone che Mosè immolò in olocausto, e di cui versò il sangue in terra e bruciò le carni sull'altare dopo averle spezzate. Avendo i sacerdoti messo le mani sul secondo montone, Mosè scannollo ancora, quale sacrifizio di consacrazione. Col sangue della vittima tinse l'orecchia destra, il pollice del piede e della mano destra di Aronne e dei di lui figli, e ne sparse il rimanente attorno l'Ara. Raccolse quindi un po' di sangue allora versato, lo mescolò con olio santo e ne unse gli abiti dei sacerdoti, inoltre versò l'olio santo sulla testa del pontefice, per cui fu chiamato: acoén amasciahh (l'unto). In seguito diede in mano ai sacerdoti le parti del sacrifizio, cioè il grasso che cuopre gli intestini, la coda, le reni ed il grasso che le circonda, il piccolo lobo del fegato, la spalla sinistra, un pane azzimo ed una schiacciata perchè offrissero il tutto a Dio.

Questa ceremonia è espressa colle parole: empiere le mani, che hanno lo stesso significato di esercitare, consacrare. Dopochè i sacerdoti ebbero fatto offerta di tutte le cose sopradette, esse vennero arse sull'Ara. Mosè offrì a Dio in proprio nome il petto della vittima. I sacerdoti mangiarono nel tabernacolo il residuo delle carni che si erano cucinate, come pure i pani azzimi e le schiacciate, [pg 132] e alla dimane si arsero i rilievi. Queste cerimonie continuate per otto giorni consecutivi, segregarono perpetuamente i sacerdoti dal resto del popolo e dai leviti medesimi.

Al tempo di Davide i Sacerdoti erano divenuti tanto numerosi, che furono ordinati in ventiquattro classi, le quali succedevansi ogni settimana nelle funzioni sacre.

Sin dopo la schiavitù Babilonese il titolo di pontefice fu ereditario nella famiglia di Eleazzaro. Antioco Epifane cominciò a vendere tale dignità al migliore offerente. In seguito alle splendide vittorie dei Macabei, uno di quei fratelli, Simeone, fu investito dagli ebrei della doppia dignità di principe e di pontefice: dignità che si perpetuarono nei suoi discendenti sino ad Erode. D'origine straniera, costui dopo di aver usurpato l'autorità sovrana, e lordatosi le mani del sangue dell'ultimo rampollo maschio[75] di quella illustre famiglia, riserbò per sè la nomina del pontefice. Quest'abuso, che serviva a fare versare l'oro a piene mani nel tesoro dello Stato e nelle borse dei suoi proconsoli, fu seguito dai Romani; per cui quella dignità [pg 133] non fu più circondata dalla venerazione popolare come per lo innanzi.

La consacrazione dei Leviti seguì in questo modo: 1º Dopo che s'era loro lavato il corpo e raso in tutte le sue parti, essi dovevano prendere farina, olio e due tori. Uno di questi tori doveva essere offerto in olocausto, e l'altro in sacrifizio espiatorio; 2º Mosè doveva aspergerli di acqua lustrale; 3º I capi di famiglia imponevano loro le mani sulla testa, come si faceva per le vittime, e li consacravano al Signore in proprio luogo ed invece dei loro primogeniti; 4º I leviti assistiti dai sacerdoti si prosternavano davanti al Signore od al tabernacolo per consecrargli le loro proprie persone; 5º Finalmente imponevano le mani sui tori offerti e li immolavano.

Questa cerimonia li consacrava al ministero santo e li dichiarava appartenenti a Dio e ai sacerdoti. Pare che la legge non assegnasse loro alcun particolare vestimento; solamente ai tempi di Davide e di Salomone i cantori, i musici e quei che portavano l'arca dell'alleanza, erano distinti dagli altri, da una specie di rocchetto o cotta di fino lino, che indossavano solamente nell'esercizio delle loro funzioni.

Gli uffizi dei leviti erano i seguenti: servire i sacerdoti; fare da guardiani al Tabernacolo e poscia al Tempio; portare le varie parti del Tabernacolo cogli accessori nella marcia del deserto; mantenere la pulizia del Tempio; amministrarne le entrate e i tesori, e finalmente sotto Davide e dopo questo principe addestrarsi nella musica e nel canto. Dovevano inoltre studiare le sacre scritture e coadiuvare i sacerdoti nello istruire il popolo nei suoi doveri religiosi e morali.

I leviti erano divisi in tre grandi famiglie secondo il nome dei tre figliuoli di Levi Kead, Gheresson, e Meravi. Davide divise in quattro classi i trent'otto mila leviti che allora si trovavano adulti, ventiquattro mila furano addetti al servizio dei sacerdoti; quattro mila vennero fatti guardiani o portinai, altrettanti nominati musici, e [pg 134] sei mila giudici e genealogisti nelle città inferiori. I musici furono alla loro volta divisi in ventiquattro classi, il cui servizio era alternativo e durava una settimana. I guardiani si mutavano pure ogni settimana nel giorno di sabbato e facevano sentinella a sei, a quattro, a due. Tutti gli ordini e tutte le classi avevano capi particolari.