SCENA IV.
Il Dottor Arletti
In conclusione, questa baronessa è una seccatrice! Mi ha rubati i pochi minuti che avevo potuto destinare a te. Non glielo perdono. (Guardando di nuovo l'orologio) Sono già le quindici meno venti. Devo filare.
Valeria
(dissimulando l'ansia che la soffoca) Sì, ma... voglio una grazia da te!
Laurina
(è rimasta nascosta nella stanza contigua, e spia fra le portiere.)
Il Dottor Arletti
Una grazia da me?... Le grazie sono un patrimonio tuo. Comandami piuttosto, ed io ti obbedirò.
Valeria
Un semplice capriccio....
Il Dottor Arletti
Ben venga il capriccio!
Valeria
Dammi quella busta.
Il Dottor Arletti
La busta che m'ha consegnata la baronessa?
Valeria
Sì, bravo, la busta che t'ha consegnato la baronessa.
Il Dottor Arletti
In verità, è un capriccio stupido.
Valeria
Tutti i capricci sono stupidi.
Il Dottor Arletti
Non i tuoi.
Valeria
Per una volta, lascia che abbia un capriccio stupido anch'io.
Il Dottor Arletti
Ma io non mi raccapezzo nemmeno approssimativamente. Quale interesse può suscitare in te la diagnosi, complicata — come dice la baronessa — d'un mediconzolo qualunque?
Valeria
No, vedi: non m'interrogare. Dammi quella busta, Filippo! Dammi quella busta, ti ripeto: è un capriccio... un capriccio puerile.... Anzi, vuoi saperlo?... È una superstizione. Non hai scorto qualche cosa di sinistro, qualche cosa di fatale?
Il Dottor Arletti
Dove?!
Valeria
Nella fisonomia della baronessa....
Il Dottor Arletti
Io, no. M'è parsa semplicemente la fisonomia d'una pittima! E poi, tu hai addimostrata tanta simpatia per lei!...
Valeria
Fingevo! Fingevo!... Credi a me, Filippo: quella busta ti porterà disgrazia....
Il Dottor Arletti
Ma sai che, non ostante la gran fretta che ho, mi fai venire una curiosità matta di vedere che diavolo sta scritto qui dentro?... (Cava di tasca la busta.)
Valeria
(con un grido:) No, Filippo, non aprire!
Il Dottor Arletti
Ah, senti: una superstizione che ti fa diventare clorotica e tremante, non te la permetto, perbacco! Non te la permetto!... E per educarti a vincere queste morbosità balorde, mi voglio gustare da capo a fondo la diagnosi... «complicata». (Siede comodamente in un'ampia poltrona, inforca gli occhiali, e quindi lacera la busta.)
Valeria
(sentendosi perduta, silenziosamente, cade ginocchioni, accanto a lui, ma un po' più indietro, non vista, in un atteggiamento di implorazione.)
Laurina
(sporge fra le portiere il nasino irrequieto.)
Il Dottor Arletti
(stendendo il foglietto trovato nella busta, legge:) «Irritazione delle mucose del naso e della bocca....
Valeria
(si drizza, immediatamente, in piedi.)
Il Dottor Arletti
... cagionata da un forte cimurro». (Gettando all'aria il foglietto e levandosi imbestialito) Ma questa baronessa dei miei stivali si prende gioco di me!... È una cretina maleducata e impertinente che io non farò mai più entrare in casa mia!
Laurina
(irrompe portando l'ombrellino orizzontalmente, col braccio teso in avanti.) Scusino tanto!... Ho dimenticato qui il mio ombrellino....
Il Dottor Arletti
(su tutte le furie) Ma se lo ha in mano il suo ombrellino!
Laurina
Ah, già, non me n'ero accorta.
Valeria
(è nuovamente allarmata.)
Il Dottor Arletti
(impennandosi e facendo la voce grossa) Insomma, signora baronessa!...
Laurina
Dica.
Il Dottor Arletti
(col sangue agli occhi) Lo sa o non lo sa, lei, chi sono io?
Laurina
Nessuno potrà mai saperlo meglio di me!
Il Dottor Arletti
(battendo col pugno sulla spalliera d'una sedia) E dunque, signora baronessa....
Laurina
(troncandogli la parola) Si ricordi la gamba, dottore. (E dando uno sguardo al suo orologetto, un altro a Valeria) Ci vogliono soltanto quattro minuti per le quindici.
(Guardano rapidamente i loro orologi anche Valeria e il Dottore Arletti.)
Il Dottor Arletti
Maledizione!... È vero! È vero!... Maledizione!... Maledizione!... (Piglia il cappello, ed esce come un fulmine.)
Valeria
(si slancia verso Laurina.) Lei ha voluto rinunziare alla vendetta, lei ha voluto risparmiare un colpo atroce a mio marito, un disastro irreparabile a me.... La sua generosità è stata così grande che....
Laurina
No, no, cara signora. Ritiri il suo entusiasmo, perchè non mi spetta. Niente generosità da parte mia. Se io avessi consegnata all'ottimo dottore quella preziosa lettera, lei, sì, avrebbe potuto rimetterci la pelle, e anche in tal caso non so quel che ci avrei guadagnato io: una rivale morta può valere più d'una rivale viva; ma supponiamo, invece, che l'ottimo dottore si fosse limitato a farla rotolare per le scale.... Bell'affare per me! Lei sarebbe piombata sulle spalle di Riccardo Negri, e io sarei rimasta con un palmo di naso. Quella lettera lì, cara signora, è un cannoncino prodigioso che colpisce con più sicurezza... quando non è sparato. Difatti, finchè quella lettera sarà in mio possesso, ben conservata e nascosta, lei si guarderà bene dal contendere uno straccetto d'amoroso a questa povera cocottina, alla quale lei medesima ha voluto dare, per un giorno, il titolo di baronessa... forse per avere l'illusione di non essersi troppo abbassata nel farle la concorrenza.
Valeria
(esausta, annichilita) Disgraziatamente, ha ragione. Sono nelle sue mani. Mi piegherò.