SCENA IV.

VANNUCCI, FERDINANDO e NINA.

Ferdinando

(di fuori, chiamando in tono d'allarme:) Signor Vannucci! Signor Vannucci!

Vannucci

Ohè, chi mi chiama con tanta furia? (Si alza.)

Ferdinando

Signor Vannucci! Presto presto, aprite, chè la Nina è svenuta!

Vannucci

Oh, diavolo!... (Esce in fretta dal fondo, gridando:) Nina? Nina? Nina?

(Un silenzio.)

(Entrano il signor Vannucci e Ferdinando, che, insieme, portano Nina svenuta.)

Vannucci

Là, là, su quella poltrona.

Ferdinando

È viva per miracolo!

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Vannucci

(adagiando Nina sulla vecchia poltrona) Ma che è accaduto? Che è accaduto? Mi si fa il favore di dirmi quello che è accaduto?

Ferdinando

Il fosso, signor Vannucci, il fosso!

Vannucci

Il fosso?!

Ferdinando

Un po' d'acqua, intanto.... Un poco d'acqua dov'è?... Ecco. (Sta per prendere l'orciuolo di su la scrivania.)

Vannucci

No. Che fate? Questo è inchiostro!...

Ferdinando

E che Dio vi benedica! Avete l'inchiostro negli orciuoli?

Vannucci

L'acqua è lì, nella bottiglia....

Ferdinando

Ah! (La prende.)

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Vannucci

Nina? Nina? Ninuccia bella? Non senti la mia voce?

Ferdinando

(con in mano la bottiglia, spruzzando l'acqua sul viso e sulla veste di Nina) Sss! State zitto. Lasciate fare a me.... (Continua a spruzzare acqua) Lo vedete? Lo vedete come rinviene?

Vannucci

È vero, è vero!

Nina

(con un fil di voce) Dove... dove sono capitata?

Vannucci

In casa mia, Nina. In casa del vostro direttore.

Nina

(con un lieve moto di panico) Oh!

Ferdinando

Sss.... State zitto! È ancora tutta spaurita.... Figuratevi! Appena uscita dalla scuola, aveva presa tale una rincorsa che pareva una pazza, pareva. E fuggiva, fuggiva, fuggiva... come se fosse stata inseguita da un cane rabbioso. Era buio, capite, [pg!255] perchè il sindaco non ne ha figlie da mandare a scuola, e i fanali qui non ce li mette mica; ed è per questo che, alla svoltata del viottolo, la poveretta inciampa, barcolla, e dando un grido, patapúnfete, giù!...

Vannucci

Misericordia!

Ferdinando

Fortuna, però, che nel fosso ci ero già io!

Vannucci

C'eri già tu?!

Ferdinando

L'ho potuta afferrare prima che toccasse il terreno, signor Vannucci, prima che toccasse il terreno...! E siccome le mie braccia sono di ferro, ella è restata, così, in aria, come una colomba con le ali aperte. (A Nina) Neanche indolenzita, n'è vero, Nina? Neanche indolenzita?...

Nina

(alzandosi e parlando con soavità, senza raccapezzarsi) Oh no! Niente niente.... Mi sembra soltanto d'aver sognato.... E non capisco perchè, ma certo non mi dispiacerebbe di rifare il medesimo sogno....

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Vannucci

Ah! Non vi dispiacerebbe?... (Dopo un breve silenzio, non riuscendo a dissimulare la sua preoccupazione, si rivolge con ansia sospettosa a Ferdinando) E tu, come ti ci trovavi in quel fosso?

Ferdinando

Io... mi ci trovavo... di passaggio.

Vannucci

Ma che passaggio! Che passaggio!... (Adirandosi) Quel fosso ha la forma d'un imbuto. Bisogna discenderci a bella posta, santodio! E per fare ciò non si può avere che un solo scopo: quello di nascondersi. Sicuro! Di nascondersi come un ladro!

Ferdinando

Signor Vannucci!...

Vannucci

Nina, Nina, per amor del cielo, ditemela voi la verità. Ditemela voi. Come si trovava laggiù questo galantuomo?

Nina

Signor direttore, io non lo so....

Vannucci

La verità, Nina! La verità! La verità!

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Nina

(con pudica reticenza) La verità è ch'egli....

Vannucci

(quasi con terrore) Ti aspettava?!

Nina

(ha un impercettibile sorriso, e, arrossendo, si copre il volto con un braccio) Sì, mi aspettava!

Vannucci

(sentendosi soffocare da una dolorosa commozione) Dio! Dio! Che enormità! Che corruzione! Che rovina! E che si dirà di me nel paese? Che si dirà di me? È naturale: si dirà che questo insegno io alle ragazze, si dirà che io le educo a fare all'amore, che io le spingo a camminare su gli orli dei precipizi!... Dio mio! Sono perduto! Sono perduto!...

Nina

Ma no, signor direttore, non vi disperate così.... Ferdinando mi aspettava innocentemente....

Vannucci

(incalzando) Parla, parla....

Nina

Sì, innocentemente. Mi aspettava... per dirmi qualche paroletta... senza mostrarsi alle mie compagne... [pg!258] senza mostrarsi a nessuno.... Aveva soltanto, un po', la testa fuori del fosso.... E laggiù non lo scorgevo che io, io sola, perchè... io distinguo il colore dei suoi capelli anche all'oscuro.... Che male c'è?... Ci conosciamo da diciassette anni.... È vero che io non ne ho che sedici... ma lui — dice la mamma — veniva già in casa un anno prima che io nascessi. È il figliuolo di compare Antonio — lo sapete —, quello che ha la vigna accanto all'orto della mamma. Ma la mamma dice ch'egli non ci deve mettere più piede in casa, ed ecco che, così, da un momento all'altro, lo ha scacciato....

Vannucci

Ah? Lo ha scacciato?!

Nina

Lo ha scacciato, sì, perchè le galline — dice la mamma — le galline lo hanno in antipatia, e, quando lo vedono, si guastano il sangue e fanno le ova acide. Eh!... Lo dice lei; ma io non me ne sono accorta. E allora il poverino — dico io — che deve fare? Lui mi dice: così non si può vivere. Io gli dico: allora, aspettami nel fosso. Lui mi dice: e sì, t'aspetterò. E allora, passando, gli dico: buona notte, buona notte, Ferdinando! E lui... lui mi dice: ti voglio bene, Nina, ti voglio tanto bene!... Ieri (assai dolce) me lo disse due volte.... Oggi — vedete... vi racconto tutto — oggi (con qualche lagrimuccia) non me lo ha detto ancora.

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Vannucci

(dopo un silenzio, si accosta con severità esagerata e cupa a Ferdinando, che è rimasto lì un poco imbarazzato e intenerito) Lo intendi, tu, quello che fai?!

Ferdinando

(semplicemente) Sissignore.

Vannucci

(in tono truce) Tu commetti un'infamia!

Ferdinando

Mi meraviglio, signor Vannucci! O che non prese forse moglie il mio babbo? Ebbene, me ne voglio prendere una anch'io.

Nina

Ha ragione!

Vannucci

(a Nina, gridando aspramente) A posto, voi!

Ferdinando

E anzi, se foste un direttore coi fiocchi, uno di quelli buoni, ci andreste voi a parlare col babbo mio e con la mamma di Nina.

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Vannucci

Ma come?! È ufficio d'un direttore di scuola, questo?

Nina

(con umiltà) In fin dei conti, signor direttore, io ho compiuti gli studi. Non dovreste darmi un diploma? E invece mi date un marito.

Vannucci

(montando in furia) E vi pare che sia lo stesso, vi pare!?

Nina

No. Proprio lo stesso, no. Ma gli è che voi siete così buono con me. Anche quando mi sgridate, sento che siete buono. Anche quando mi fate piangere, sento che siete il mio protettore. Non mi abbandonate adesso che ho più bisogno della vostra protezione.... Tanto, alla scuola io non ci posso più venire.... E giacchè mi toccherebbe di stare tutta la giornata in ozio, non è forse meglio maritarmi?... Don Paolo, il confessore, mi ha detto che il maritarsi non è peccato e che le ragazze sono ragazze appunto per cercare marito.... Parlate, dunque, parlate voi con la mamma.... Ditele tante cose.... Ditele che mi sono condotta bene... e che ho meritato questo premio.... Diteglielo con la vostra voce dolce, con la vostra voce migliore, e lei vi crederà... vi crederà... perchè quando parlate con quella voce (gentilissimamente) non c'è nessuno che non creda in voi come in un santo!...

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