SCENA V.
DON PAOLO e gli ALTRI.
Don Paolo
(fermandosi sulla soglia della porta in fondo) Piano, piano, piccina mia. Non confondere il signor direttore coi santi. Lui, è un altro genere!
Vannucci
(voltandosi con rabbioso rancore) Ah, don Paolo, siete voi che mettete i mariti nel cervello delle fanciulle?
Don Paolo
Io non ce li metto, mio caro: io ce li trovo.
Vannucci
(esasperandosi) A quell'età, è una cosa orribile!... Orribile!
Don Paolo
Non esageriamo. (Con serenità sacerdotale) Quando il terreno è propizio e l'aria è pura, si può anticipare la seminagione.
(Nina e Ferdinando si avvicinano al signor Vannucci, l'una da un lato, l'altro dall'altro, supplichevoli e insistenti.)
[pg!262]
Nina
Signor Direttore....
Ferdinando
Signor Vannucci....
Nina
Accompagnate Ferdinando e me dalla mamma.... È così tardi.... Ella sarà in pena.
Ferdinando
Sì, sì, non perdiamo più tempo....
Nina
Proteggeteci....
Ferdinando
Aiutateci....
Don Paolo
Animo, direttore, animo!...
Vannucci
(scattando con un accento di strazio) Anche voi, Don Paolo, anche voi contro di me?! Ma è inutile! Io non mi lascio imporre da nessuno, perdinci!, e [pg!263] non sarò mai il complice d'una mostruosità! Mai! Mai!... E poi, per quale ragione dovrei aiutarli? Perchè sono buono? E chi lo dice che sono buono? Lo pensa lei (indicando Nina) e s'intende che lo pensi visto che lei è una piccola egoista a cui fa comodo di pensarlo. Ma non sono buono io, no che non lo sono, e non è possibile d'esser buoni quando si vive come io vivo, senza il ricordo d'un sorriso..., senza la speranza d'un sorriso! (In una crescente esasperazione di malinconia) Coltivo un giardino che non è mio e che è di tutti gli altri, e, per questi fiori che vedo sbocciarmi dinanzi belli e rigogliosi, io sono un estraneo... un estraneo; e alla mia mano che vorrebbe difenderli perfino dalla rugiada troppo fredda o dal raggio di sole troppo ardente, essi preferiscono quella che li strappa senza pietà e che li porta ad appassire... chi sa dove!... Non sono buono io, no, non lo sono, e non voglio esserlo, non voglio esserlo!... Don Paolo, non mi cacciate in codesta faccenda, e non mi fate predicozzi, chè, tanto, non mi convincereste. Questi ragazzi mi hanno dato un dolore, un gran dolore; e, adesso, che se la sbrighino tra loro e mi lascino in pace. (Siede sulla vecchia poltrona presso il tavolino, e non sa dissimulare la sua sofferenza.) Ciascuno per sè e Dio per tutti; e se c'è qualcuno che vuol morire d'amore, muoia, muoia pure, e buon viaggio! Io me ne lavo le mani!
(Un silenzio.)
Don Paolo
(gli si avvicina e, guardingo, insinuante, semplice, solenne, gli parla all'orecchio:) Signor Vannucci... [pg!264] siete sicuro... di non essere voi innamorato di quella fanciulla?
Vannucci
(levandosi come per una violenta scossa elettrica e spalancando gli occhi in un misto di stupore e di raccapriccio) Io! (Poi acuisce il pensiero, impallidisce, abbassa gli occhi e dice a Don Paolo, con voce fioca e penosa:) Don Paolo, voi siete stato crudele,... ma io vi sono riconoscente!
Don Paolo
(si stringe nelle spalle in segno di bonaria indulgenza sacerdotale e si scosta da lui, andando verso Ferdinando e Nina.)
Vannucci
(facendo uno sforzo) Sentite, Nina.... Ho riflettuto al vostro desiderio.... (Con molta dolcezza) È giusto, sì.... Mi occuperò io di ogni cosa.... Sarete contenta.... Fidate in me.... Ne riparleremo domani.... Per ora, abbiate pazienza.... Ho un po' d'emicrania.... Ma, domani, sarà passata... sarà passata.... (Torna a sedere sulla vecchia poltrona e piega il capo in una mano, poggiando il gomito sul tavolino.)
Nina
(piano, a Don Paolo) Don Paolo....
Don Paolo
(piano come lei) Cos'è?
[pg!265]
Nina
(commossa) Gli ho forse fatto del male?
Don Paolo
Un poco.
Nina
Devo chiedergli perdono?
Don Paolo
E perchè no? Sarà un beneficio per lui e anche per te. Va... va....
Nina
(incoraggiata dallo sguardo di Don Paolo, ma pur timidamente, si accosta al signor Vannucci e gli s'inginocchia ai piedi.) Vi chiedo perdono, signor direttore.... Io non so che male vi ho fatto, ma vi vedo soffrire, vi vedo molto soffrire... e capisco che ne sono io la causa. (Con grande tenerezza) Perdonatemi, signor direttore, perdonatemi....
Vannucci
(evitando di guardarla) No, Nina, voi non mi avete fatto niente.... Che significa ciò? (Stendendo il braccio per sollevarla) Su, su.... Alzatevi, alzatevi, vi prego di alzarvi!
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Ferdinando
(con l'aria d'aver capito, presso la porta in fondo) Andiamo via, Nina!
Nina
Sì, mi alzerò; ma permettetemi almeno, permettetemi di baciarvi questa mano. (Glie la prende con effusione.)
Vannucci
(ritraendola bruscamente, come per una gran paura indefinibile) No, no, no!... (Indi, mutando il tono di paura in un tono di contenuta affettuosità) No, Nina, non ce n'è bisogno.... Grazie... grazie.... (A un tratto, le lagrime gli sgorgano dagli occhi copiosamente; ed egli si affretta ad incrociare le braccia sul tavolino e a nascondervi il viso, singhiozzando in silenzio.)
Nina
(lo guarda attonita e lentamente si alza. Poi guarda attonita Don Paolo. Poi, di nuovo, con gli occhi fissi sul signor Vannucci, retrocedendo verso Ferdinando che l'aspetta inquieto e che tuttora col gesto le consiglia di andar via, mormora quasi tra sè:) Come è strano!... (Pausa.) Come è strano!...
SIPARIO.
Fine dell'idillio.
*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK FIORI D'ARANCIO ***