SCENA I.
GRAZIELLA, sola, e Alcune voci.
Graziella
(avvolta in uno scialle, dorme supina sul letto. Nell'oscurità sembra una morta.) (Dopo un po' di silenzio, giunge, lento dalla strada, il canto «a dispetto» d'una comitiva di nottambuli sinistri.)
Una voce
Tu stai dormendo
e non lo sai che noi stiamo svegliati,
e siamo dieci
a cantare per te che ci hai lasciati.
Il coro
Che ci hai lasciati.
Graziella
(si sveglia, erge il torace, rabbrividisce, e mormora:) Maria Vergine! (Silenzio. Poi di nuovo il canto.) (Ella, immobile, ascolta.)
Una voce diversa
Ti sei scordata
che quando stavi al vicolo Schiavone
noi passavamo
e ci chiamavi tu, dal tuo balcone.
Il coro
Dal tuo balcone.[1]
Qualcuno dei nottambuli
(alzando il tono per farsi sentire, dice strascicatamente:) Questa è una porta che non si riapre più.
Graziella
(piano, come se la persona che ha parlato le stesse vicino) Possiate morire in galera!
Un altro nottambulo
Uno solo è il santo che sa fare il miracolo.
Un altro
E il santo che lo sa fare questo miracolo... sta venendo.
Graziella
(tra sè) Deve essere Salvatore che viene. (Allibita) Se gli dicono qualche cosa, che accadrà?! (In fretta, scende dal letto, a tentoni cerca sulla credenza un piccolo lume di ottone, lo accende, corre al finestrino, lo apre un poco e spia.) Si allontanano.... (Rassicurata) Madonna mia cara, ti ringrazio! (Chiude lo sportellino, si accerta che è ben chiuso, e resta intenta, aspettando il segnale di Salvatore.)
(Si ode un lungo fischio.)
Graziella
(animandosi molto) È lui! è lui! (Aspetta ancora.)
(Si ode un'altra volta lo stesso fischio più vicino.)
Graziella
(si affretta ad aprire la porta.)