SCENA II.
GRAZIELLA e SALVATORE. Indi le VOCI di prima. Indi la VOCE di FRANCESCA.
Salvatore
(comparisce.) (Cappello a cencio e giacca col bavero alzato.)
Graziella
(gli si aggrappa addosso come una bambina.)
(Restano un istante abbracciati.)
Salvatore
Sono stato così in pensiero! È una notte come non me ne ricordo. Non sembra di stare a Napoli. C'è un'aria di ghiaccio che intirizzisce le midolla. E sapevo che tu non avresti potuto comprare nemmeno un poco di carbonella... come, pur troppo, non ho potuto comprartene io.
Graziella
Verso il tramonto, me ne ha regalato uno spizzico il tavernaio qui accanto. Per un'oretta mi sono riscaldata. Ma poi....
Salvatore
Ti ho pregato di non accettare mai regali da nessuno.
Graziella
Soffrivo tanto! Ho dovuto accettare. Ma guarda la cenere nel braciere: era proprio uno spizzico. (Un silenzio. Va per chiudere la porta. Sporge la testa fra i battenti) Salvatore....
Salvatore
Che è?
Graziella
Comincia a nevicare.
Salvatore
(gettando via il cappello) Vorrei che facesse tanta neve da seppellirci! (Siede.)
Graziella
(gli si accosta affettuosamente) Mi avevi promesso di avere coraggio.
Salvatore
Dove lo trovo più il coraggio? Sono stato licenziato.
Graziella
Che mi dici?!
Salvatore
Questo ti dico. Alle dieci di stasera, chiudendo il negozio, il signor Alberto mi ha fatto sapere che s'era provveduto d'un altro contabile.
Graziella
È una canaglia.
Salvatore
Non è una canaglia, no. Il mese scorso, mi dette due mensili in anticipo, e me li ha condonati. Perchè canaglia? Chi paga ha il diritto di essere servito; e io non ho saputo servirlo. La volontà non basta. Si ha da avere l'abitudine al lavoro. Ero arrivato sino all'età di trentaquattro anni stando fra le case di malaffare, dove ti ho conosciuta, e le case da giuoco, e non m'era mai passata neppure per l'architrave del cervello l'idea di lavorare. Giuocavo con astuzia e avevo anche fortuna; e così mi trattavo da signore e non avevo bisogno di nessuno. Ma abbiamo voluto liberarci tutti e due da questa bella roba, che intanto non ci metteva dinanzi la faccia della miseria, e adesso divertiamoci a fare la guerra senza fucili. Ci siamo già ridotti in questo canile; e finiremo sul lastrico della strada.
Graziella
Vedrai, invece, che a poco a poco....
Salvatore
Chi è fatto di gesso non diventa di ferro. Mettiti bene in mente che io non sarò mai buono a guadagnarmi un soldo col lavoro.
Graziella
Sei tanto istruito. Sei stato a scuola. Mi dicesti che sei stato perfino in un collegio, lontano da Napoli.
Salvatore
Perbacco se ci sono stato! Ed ero il primo della classe, come suol dirsi! Un portento! Un fenomeno d'intelligenza! I maestri, per non farmi troppo insuperbire, mi ammonivano: «dovete ringraziare il babbo che vi ha dato tutto questo ingegno». E siccome mia madre mi aveva lasciato credere che un padre lo avevo avuto sul serio e che era morto prima che nascessi, io... gli spedivo i ringraziamenti in paradiso. Già!... E che medaglini sul petto!... Che uniforme stringata! (Ride con amarezza) Eh eh!... Un collegio di nobili, ti dico, perchè lei... li aveva i quattrini per farmi stare insieme con i figli dei galantuomini. Quella poveretta ci aveva pensato ad attaccarmi addosso la scorza del galantuomo. Il sangue me lo aveva dato cavandolo dalle lordure più ributtanti; ma la pelle, ah! la pelle me la voleva fare con l'oro di zecchino.
Graziella
Certamente la sua intenzione era buona.
Salvatore
(alzandosi bruscamente) Non difenderla, tu. Ti proibisco di difenderla.
Graziella
Una madre è sempre una madre, Salvatore. Una intenzione cattiva, non poteva averla.
Salvatore
Non doveva mettermi al mondo! (Breve pausa.) E quando mi ci aveva messo, non doveva tenermi lontano e non doveva lasciarmi crescere nell'ignoranza di ciò che essa faceva. Vivendo bambino presso di lei, mi sarei nudrito del fango della casa. Quel fango mi sarebbe entrato nella carne, mi sarebbe entrato nelle vene, mi sarebbe entrato nell'anima, e più tardi, diventando uomo, io avrei adorata mia madre e avrei creduto di fare una cosa naturalissima continuando a godermi tranquillamente i lucri della sua vergogna!
Graziella
(con umiltà dolorosa) Tu lo dimentichi che io sono stata come lei.
(Un silenzio.)
Salvatore
(avvicinandosi a lei e prendendole la testa).... Perdonami. (Pausa) Del resto,... per te,... è tutt'altro! Tu, senza aspettare la vecchiaia, hai avuta l'energia di toglierti da quella vitaccia. Sapesti mostrare tanto desiderio di uscirne da commuovere me, che ne avevo orrore, e hai saputo essere tale una santa creatura da farmi appunto dimenticare il tuo passato. Quale donna sarebbe stata come te? Se la gelosia che mi divora non te l'avesse impedito, ti saresti rassegnata perfino al mestiere della serva per rimanere con me! E difatti ci sei rimasta, affrontando prove anche più dure, affrontando prove anche più pesanti. Se non te ne stanchi, la gente dovrà venire a baciare il lembo della tua veste! Sì sì, Graziella: questo è vangelo.
Graziella
(come intontita) Se non me ne stanco?!
Salvatore
Tutto può accadere.
Graziella
(prorompendo) Con te sempre. Salvatore! Con te nel freddo e nella fame! Con te sino all'ultimo. E vicino a te voglio morire! E voglio essere calata nella fossa dalle mani tue,... dalle mani tue.... Non te ne sei ancora persuaso?
Salvatore
(torce il collo per nasconderle il volto.)
Graziella
(circondandolo con le braccia) E no! Se hai le lagrime agli occhi, fammele vedere. Perchè mi privi di questa consolazione? Non sono esse il segno che non hai finito di volermi bene?
Salvatore
(con dolcezza, con voce quasi di pianto) Contavo di poterti dire un giorno: «Guarda, Graziella: noi andavamo per un brutto mare, per un brutto mare maligno, ed io ho portato a salvamento la barca tua come tu hai portato a salvamento la mia». Ma te lo posso dire questo in coscienza? Te lo posso io dire? E posso io avere ancora, in coscienza, la speranza di dirtelo?
Graziella
Se non l'hai più tu questa speranza, ce l'ho io, Salvatore! Ce l'ho io! Ed è così viva, e così forte, che mentre tu ti affliggi e ti lamenti, una festa di tenerezza mi sta dentro il cuore, e io ti bacio, teh!, ti bacio e ti bacio come se fosse una notte di gioia e come se ci aspettasse un letto di rose! (Continua a baciarlo.)
Salvatore
(in un risveglio di desiderio stranamente circospetto, tirandola a sè le sussurra all'orecchio:) — Vogliamo fingere... che sia di rose?
Graziella
Sì.
Salvatore
(la stringe fortemente al petto.)
(Giunge di nuovo il canto dei malviventi.)
Una voce
Con un geloso
Ti sei voluta chiudere in prigione.
A pane ed acqua,
Campate tutti e due di passione.
Il coro
Di passione.
Salvatore
(al primo spunto, ha distaccata da sè Graziella come se si vergognasse di essere sorpreso in flagrante ed è rimasto ad ascoltare fremendo e comprimendosi in una sofferenza atroce.) Li senti, li senti gli amici tuoi come ci sfregiano?
Graziella
Maledetti!
Una voce diversa
Prima con noi
Passavi allegramente le nottate.
E mo sospiri
Per quante lire noi t'abbiamo date.
Il coro
T'abbiamo date.
Salvatore
(acceso di sdegno feroce, sta per precipitarsi ad aprire l'uscio.)
Graziella
(trattenendolo disperatamente) Che vai a fare, Salvatore?! Tu sei solo ed essi sono molti!... Vai a farti uccidere!... Vai al macello!...
Salvatore
(dibattendosi) Purchè almeno io ne strozzi uno, non me ne importa di restare ucciso!
Graziella
(mettendosi dinanzi alla porta e respingendolo) No, Salvatore mio! Getta me piuttosto in una fogna.... Lascia che m'insultino.... Insultami tu pure.... Ma non andare, non andare a morire per le mani di quella gente ch'è stata già la mia dannazione!
Salvatore
(desistendo, indietreggia, siede, si abbatte.) (Lunga pausa.) E va bene! Devo essere anche un vigliacco, e lo sarò. Domani a notte, quegli scavezzacolli torneranno a piantarsi dinanzi alla casa nostra per ridere di noi e per offenderci, e poi ci torneranno un'altra notte, e poi ogni notte ci torneranno, e io zitto, sempre zitto ad ascoltarli, perchè essi sono molti e io sono solo, e con rispetto anzi li dovrò ascoltare, sì, sì, con rispetto e con soggezione, perchè essi, in molti, ti hanno dato da mangiare, e io, che sono solo, no, niente!
Graziella
Salvatore
E trovalo tu, trovalo tu un mezzo per non farci mettere i piedi sulla schiena.
Graziella
Ci sono tante persone che lasciano la terra dove sono nate. Lasciamola anche noi.
Salvatore
(levandosi con veemenza) Col denaro di chi? Parli senza pensare. Hai la testa soltanto all'amore, tu! Soltanto dell'amore ti preoccupi. E con l'amore in saccoccia, secondo te, ci possiamo mettere in viaggio!... In viaggio per dove?... Qua, qua, in prigione, come ci cantano i tuoi amici. In prigione a pane ed acqua, e intorno a noi il carnevale di tutti coloro che si vantano d'averti pagata!
Graziella
(si annichilisce, sedendo, tutta raccolta, sopra una sedia, e, per prudenza, tace.)
(Un silenzio.)
Salvatore
(brontolando) Non c'è da illudersi. Noi dovremmo avere il buon senso di tornare ciascuno al punto dal quale siamo partiti quattro mesi or sono. Ognuno nasce con un indirizzo scritto qua (si tocca la fronte) come sopra una lettera messa alla posta, e, gli piaccia o no, a quell'indirizzo ci deve andare.
Graziella
(timidissimamente) Tu dici così; ma poi neppure tu ti staccheresti da me. Questo lo so.
Salvatore
(fingendo di non aver udito, continua a ragionare, brontolando) Ci siamo incocciati a camminare con la testa in giù e le gambe in aria!... Per gli altri è uno spettacolo meglio che a teatro; ma per noi!... Per noi può essere la morte!... Finiamola una buona volta con questa cosa pazza che si chiama l'amore! (Lontano da lei, si sdraia sulla panchetta, stendendo le gambe.)
(Un silenzio.)
(poi parlano con lentezza triste. Ogni parola è come un lieve rintocco funebre.)
Graziella
(avvoltolandosi più strettamente nello scialle) Bada che il freddo aumenta. Si gela. Se... stanotte... non vuoi metterti a letto..., pìgliati almeno quella coperta....
Salvatore
E tu?
Graziella
Io ho il mio scialle.
Salvatore
Ma tremi tutta.
Graziella
Che fa?...
Salvatore
Vacci tu a letto.
Graziella
No, Salvatore,... non ci vado.
(Un silenzio.)
(Si ode picchiare alla porta.)
Graziella
Salvatore
(levandosi) E chi può essere che bussa a quest'ora?!
Graziella
(aggrappandosi a lui, paurosamente) Salvatore!
(Ancora silenzio.)
Salvatore
Sarà stato qualche viandante che ha avuto il prurito di scherzare.
(Si torna a battere.)
Graziella
Dunque, è veramente qualcuno che cerca di noi! (In preda allo spavento) Che sieno di nuovo quei farabutti?!
Salvatore
(resta colpito, si morde le labbra, si contorce: diventa livido.)
Graziella
(va ad aprire il finestrino, guarda fuori e si calma) No, Salvatore. È una donna.
Salvatore
(trasalendo) Una donna?!
Graziella
(richiude il finestrino.) Non ne ho potuto distinguere il volto perchè essa porta sulle spalle un sacco che quasi le copre la testa, ma certo è una donna.
Salvatore
(intuendo, corre alla porta e interroga con durezza ed urgenza) Chi sei? Chi sei? Voglio sentire la tua voce. Dimmi chi sei!
Francesca
(di fuori debolmente) Sono... mamma tua.
Salvatore
(furibondo) Va via! Va via!
Graziella
(con un accento di bontà devota) Fallo per Graziella: non la scacciare così.
Salvatore
Ma, insomma, che pretende da me? Ogni tanto mi segue, per la strada, da lontano. Ogni tanto me la trovo di faccia. Ogni tanto me ne vedo spiato. E viene anche a cercarmi nel mio tugurio, in questa notte orribile?... Ah, è lo spettro del mio destino infame!
Francesca
(di fuori, con voce tremula) Vengo a portarti un sacco pieno di carboni. Cade la neve, stanotte. Non rifiutare per te e per la tua compagna un poco di calore.
(Un silenzio)
Graziella
(timidamente implorando) Salvatore!...
Salvatore
(va per aprire, ma, per una repulsione invincibile, indietreggia. Indi, a Graziella, con lo sguardo a terra, sommessamente:) Apri tu.
Graziella
(apre.)