SCENA I.

SUORA ELISABETTA, FAUSTINA, LA SIGNORA MIRELLI, LA MARCHESA ANTONUCCI, ADALGISA, DONNA SOFIA, UNA VECCHIETTA.

(È il vespero. Le lampade sono spente. Il camerone è nella penombra. Dalla grande finestra aperta si vede, come un quadro in una cornice, il profilo di qualche casa, di qualche terrazza, di qualche campanile, sull'orizzonte che va abbuiandosi e il luccichio tremulo delle prime stelle. Con le spalle voltate alla finestra e poco da essa discoste, sono sedute, formando quasi un semicerchio: Suora Elisabetta, che è una monaca senza connotati speciali; la marchesa Antonucci, che è una signora sui quarantacinque anni dallo aspetto molto signorile; la signora Gilberta Mirelli, giovanissima, esile, con un viso pieno di soavità, vestita a lutto; Adalgisa, dall'età un po' incerta tra i trenta e i trentacinque anni, dall'aspetto ambiguo, ora gaio ed ora malinconico, vestita un po' in disordine, ma non senza una certa grazia bizzarra; Donna Sofia, una vecchia nitida e atticciata dai capelli bianchissimi; Faustina, che indossa una veste grigia arieggiante un'uniforme; e UNA VECCHIETTA decrepita, raccorciata e magra, col dorso curvo, avvolto in uno scialletto nero.)

(Suora Elisabetta sta nel mezzo della schiera, e la sua cuffia monacale biancheggia nella penombra fra le due ali del semicerchio. Ella presiede, fredda, impassibile, quasi macchinalmente, la piccola adunanza, per le preghiere della sera. Il rosario è stato già recitato; ed ora le litanie sono al termine. La sua voce monotona propone. Le voci delle donne raccolte intorno a lei monotonamente rispondono a coro.)

Suora Elisabetta

Agnus Dei, qui tollis peccata mundi....

Le altre

Parce nobis, Domine.

Suora Elisabetta

Agnus Dei, qui tollis peccata mundi....

Le altre

Exaudi nos, Domine.

Suora Elisabetta

Agnus Dei, qui tollis peccata mundi....

Le altre

Miserere nobis.

(Tutte si fanno il segno della croce e si alzano. Soltanto la VECCHIETTA disseccata e curva resta seduta.)

Faustina

E anche stasera ci siamo lavata la coscienza.

Suora Elisabetta

(volta la chiave della luce elettrica. Le tre lampade rischiarano discretamente il camerone. Poi, ella si avvicina alla Vecchietta e le offre il braccio. L'aiuta ad alzarsi e con lei, piano piano, infila il corridoio.)

(Tutte e due spariscono.)

Donna Sofia

(a Faustina, che sta per prendere la sedia di lei:) Questa è sedia di mia pertinenza.

(Donna Sofia trascina la sedia sua, a cui sono legati due cuscini che gliela rendono più comoda, fin proprio sotto la lampadina che pende dalla volta, e lì si ferma e siede. Cava fuori un giornale, inforca gli occhiali, si mette a leggere. La Mirelli trascina una sedia qualunque e siede presso il tavolino, su cui sono una scatola e un mucchio di strisce ricamate. Ne cerca una, e continua a ricamare. Faustina, servizievole, accosta al tavolino una seggiola per la Marchesa Antonucci e le altre seggiole ai muri. La MARCHESA prende posto quasi dirimpetto alla signora Mirelli. Ripiglia un libro che aveva lasciato sul tavolino e comincia a scorrere qualche pagina tenendo agli occhi le sue lorgnettes col manico dorato. Adalgisa si è affacciata al finestrone e si allunga, si torce, si volta e si gira per guardare fuori qualche cosa.)

Suora Elisabetta

(torna dal corridoio, e, con passo svelto, si avvia verso la scala.)

Adalgisa

Avete fretta, suora Elisabetta?

Suora Elisabetta

Ho da fare, giù, al primo piano.

Adalgisa

Volevo mostrarvi la telegrafia che organizza a quest'ora una nostra vicina.

Faustina

Non andate a guardare, suora Elisabetta!

Suora Elisabetta

(senza intendere) Ma che è?

Adalgisa

Non è mica il diavolo. È una bella ragazza che dal suo terrazzino fa il telegrafo dei fiammiferi con un giovanotto dirimpetto.

Suora Elisabetta

Avete buon tempo, signora Adalgisa. Per cento anni! Per cento anni! (Va via per la scala.)

Faustina

A due passi di distanza da un ospizio come questo, è uno scandalo!...

Adalgisa

(divertendosi della collera di Faustina, ride e la stuzzica) Come portinaia dell'ospizio, voi potreste ricorrere alle autorità contro quella ragazza.

Faustina

Io ricorrerei contro quell'impostore del giovanotto! Avete capito?

Adalgisa

(continuando a stuzzicarla) Ditelo, ditelo a donna Sofia ciò che ne pensate degli uomini.

Faustina

Ciò che io penso degli uomini, se non temessi d'essere udita dalla signora Giulia che è qui accanto a far l'infermiera alla Ferrucci, lo griderei a voi con parole rotonde così! (Fa il gesto.)

Donna Sofia

(levando un po' gli sguardi dal giornale) Ma proprio non vi vanno a genio gli uomini?

Faustina

(con una smorfia di ribrezzo) Maria Santa!... (Scappando via per la scala con le mani in alto) Alla larga! Alla larga!... Libera nos, Domine!

La Marchesa

(con un languore di noia, facendo cadere il libro sul tavolino e guardando con le lorgnettes la signora Mirelli) Più veloci del solito, stasera, le vostre dita di fata.

La signora Mirelli

Vorrei terminare questo ricamo, marchesa, prima di lasciare l'ospizio.

La Marchesa

Domani la partenza?

La signora Mirelli

Sì, nel mattino. Sono aspettata a Roma dall'avvocato che mi ha fatto recuperare il piccolo patrimonio del mio povero Ferdinando.

La Marchesa

(sospirando) Non più indigenza per voi!

La signora Mirelli

Non sarò ricca, ma il beneficio di questa casa non mi spetta più.

La Marchesa

Voglio regalarvi, per mio ricordo, un prezioso pizzo d'Inghilterra. È l'ultimo avanzo... dei miei tempi felici! Lo accettate?

La signora Mirelli

Siete molto buona, marchesa.... Ma perchè privarvene?

La Marchesa

(con tristezza) Per me, oramai!... Voi state per riavvicinarvi al mondo; mentre io so bene che non uscirò mai più da questa prigione dello spirito. (Mutando) Desidero che del mio pizzo sia guernito il primo abito da festa che dovrete indossare.

La signora Mirelli

Io mi ritiro in campagna, marchesa, e indosserò l'abito nero finchè campo.

La Marchesa

(alzandosi) Chi lo sa! Avete ventidue anni. È ancora l'età degli equivoci sentimentali.

La signora Mirelli

(con tranquillo e semplice convincimento) Oh no! Per me, equivoci non ce ne sono.

La Marchesa

(sorridendo d'incredulità) Vedrete, vedrete! Torno sùbito. (Esce per la seconda porta a destra.)

Adalgisa

(dal finestrone, vivacemente) Donna Sofia!

Donna Sofia

Che volete?

Adalgisa

Stasera, oltre i fiammiferi, abbiamo anche una candela accesa.

Donna Sofia

(senza levare gli occhi dal giornale) Candela accesa, amore che consuma.

(Un silenzio.)