SCENA IV.
RAIMONDO, LUCIANO e GIULIA.
Giulia
(serenamente premurosa, entrando) Hai bisogno di me?
Raimondo
(celando per quanto gli è possibile la straordinaria tensione dei nervi, concentra su lei l'udito e la vista affinchè non il più piccolo mutamento del volto e della voce gli sfugga.) Ti ho chiamata... perchè c'è qui Luciano che desidera di salutarti. Ne ha il diritto. Fra i miei discepoli, è stato quello che per i suoi impegni professionali ha più frequentata la nostra casa ed era diventato quindi... un nostro amico intimo. Ora egli parte, e va a stabilirsi molto lontano. Da me, egli si separa certamente per sempre. Da te, non si sa mai! Il mondo non è così grande come sembra. Potrete ancora incontrarvi.
Giulia
(seria, cortese, inalterata) A rivederci, signor Luciano. (Gli porge la mano.)
Luciano
(stringendogliela appena con le dita quasi inerti) Addio, signora. (Poi, dopo una pausa, a Raimondo, come chiedendogli l'ultimo abbraccio) Non volete dirmi null'altro?
Raimondo
(tenta di vincere un senso di repulsione, ma non può, e gli risponde fiocamente:) No, Luciano.
Luciano
(esita ad andarsene.)
Giulia
(li osserva tutti e due e comprende che qualche cosa essi le celano.)
Luciano
Allora... me ne vado?...
Raimondo
(intensamente vigile, non distoglie un istante la sua attenzione da Giulia, e per giustificarsi dinanzi a lei del freddo commiato finge il proposito di evitare nuove effusioni.) Noi due ci siamo già salutati, Luciano.... Ci siamo già abbracciati.... Non bisogna prolungare una commozione che c'infiacchirebbe. Va.
Luciano
(dopo un estremo breve indugio, rapidamente esce.)
Giulia
(lo segue un po' con lo sguardo.)