SCENA V.

RAIMONDO e GIULIA.

(Un silenzio.)

Raimondo

(ostentando una certa disinvoltura e continuando a vigilare) Non ti addolora che Luciano ci lasci?

Giulia

Non lo avevamo più visto da molto tempo. Tu ti eri già distaccato da tutti.

Raimondo

È nondimeno triste ch'egli parta così, all'impensata, senza neppure ripromettersi di tornare.

Giulia

(si stringe un po' nelle spalle.)

(Pausa.)

Raimondo

Tu, naturalmente, non conosci la ragione della sua partenza.

Giulia

No.

Raimondo

E non sei curiosa?

Giulia

Tutto ciò che non riguarda noi due m'interessa così poco!

Raimondo

E, difatti, la sua partenza non ci riguarda punto. Egli... ha vinto un concorso... all'estero, e si reca ad assumere l'ufficio che gli è stato destinato. Questo è il motivo che mi ha addotto. Credi che abbia potuto ingannarmi?

Giulia

Non lo credo.

(Pausa.)

Raimondo

Che opinione ti sei formata di lui?

Giulia

Mi pare una brava persona. Ma non mi sono mai data la pena di formarmene una opinione precisa.

Raimondo

Egli, invece,... mi ha molto parlato di te.

Giulia

Di me?!

Raimondo

Te ne meravigli?

Giulia

Non capisco a che proposito si sia permesso di parlare di me.

Raimondo

Io gli dicevo che la tua assistenza è inappuntabile, ed egli... ha lodata la nobiltà del tuo animo, la tua intemeratezza.... Non c'è da aversela a male, e soprattutto non c'è da meravigliarsene. Eravate buoni amici.

Giulia

Eravamo buoni amici?!

Raimondo

Lo suppongo.

Giulia

Quando egli era il tuo coadiutore, non ci scambiavamo più di dieci parole al giorno.

Raimondo

Abbi pazienza,... non è così. Io ricordo che volontieri conversavate insieme.

Giulia

Tutt'al più, conversavamo tutti e due con te.

Raimondo

C'ero anch'io, sì; ed è perciò che me ne ricordo.

Giulia

Con quel giovane, come con ogni altro tuo discepolo o conoscente, io non mi sono mai trovata sola. Tu non volevi, ed io obbedivo volentieri.

Raimondo

Precisamente. Voi... non aveste mai l'occasione di....

Giulia

(con un accento di malinconico rimprovero) Di che?! Di che?!

Raimondo

Non aveste mai l'occasione di creare fra voi una vera amicizia. Questo volevo dire. Ti dispiace che io ti dia ragione?

Giulia

Ciò che mi dispiace, tu lo sai. Quel giovane avrà avuto delle parole gentili per me, e tu stai per infliggerti una tortura più dilaniatrice dì quante te ne sei inflitte sinora. Per questo mi hai chiamata, e per questo continui ad occuparti di lui. Sei veramente di una ferocia senza limite con te stesso e con me.

Raimondo

E, a tuo avviso, la mia ferocia, anche questa volta, non ha altra causa che la mia fantasia, non ha altra causa che la mia mente esaltata?

Giulia

Sì, Raimondo mio. Fin da stamattina, ti è parso di vedere non so quale minaccia nella schiera di quei tuoi discepoli che venivano a farti visita.

Raimondo

(facendo gli ultimi sforzi per contenersi) Ed era più che una minaccia, Giulia!

Giulia

Allucinazione, Raimondo! Allucinazione!

Raimondo

(ruggendo con impeto selvaggio) Realtà viva ed indistruttibile! Quel giovane ha confessato....

Giulia

(violentemente alterata) Che cosa?

Raimondo

No! no!... Non è vero, non è vero.... Sono io che invento..., sono io che oso ricorrere ai più bassi sotterfugi per indagare come al solito.... Tu comprendi facilmente che una confessione di tal genere non si fa ad un marito.... E poi Luciano è così preso dalla sua scienza, è così assorbito dai suoi ideali e aveva tanta soggezione di me... che non si concepirebbe come egli avrebbe potuto cominciare ad amarti....

Giulia

(con gli sguardi limpidi e con la voce ferma e vibrante) E se anche mi amasse, che temeresti tu? Nessuna donna è spinta ad amare solamente dal sapersi amata!

Raimondo

(quasi timido) Ma... quando l'amore d'una persona non indegna fosse costante a traverso il tempo, a traverso lo spazio, quando quest'amore portasse i segni dei sacrificii compiuti, sublimi come i tuoi propositi di resistenza, non potresti finire con l'esserne soggiogata?

Giulia

Disgraziatamente, mi ripeti le interrogazioni che mi facevi stamane!

Raimondo

(abbandonandosi tutto alla sincerità dolorosa) No, Giulia, non sono le interrogazioni di stamane, perchè in questo momento noi non parliamo più d'un'ombra senza contorni, non parliamo più d'un caso vago ed ipotetico: parliamo bensì d'un uomo esistente che tutti e due conosciamo e d'un fatto flagrante di cui tutti e due siamo convinti.

Giulia

Chi ti dice che ne sia convinta anch'io?!

Raimondo

Quando mi sono affrettato a negartelo per riparare all'imprudenza d'averti apprestata io stesso l'esca tentatrice, tu hai ritenuta falsa la mia smentita; e ciò significa che t'eri convinta immediatamente d'essere amata. Alle mie interrogazioni non più fantastiche, dunque, tu devi dare risposte concrete. E affinchè tu veda chiaro nell'avvenire, affinchè tu sia in condizione di misurare le tue forze prima di rispondermi, io ti faccio sapere che l'uomo che ti ama è dotato d'una indole eletta; io ti faccio sapere che per la purezza del suo animo egli si è dibattuto fra pene indicibili e mi ha quasi pregato di strappargli dalla bocca la sua confessione; io ti faccio sapere che la vera ragione per cui egli parte, rovinando la sua carriera, è che ha sentito verso di me e verso di te il dovere di fuggire. Ed ora che sai chi è lui e di che cosa è capace, riunisco in una le mie interrogazioni. Ti senti tu così forte da non vacillare, in nessun evento, dinanzi a quell'uomo?

Giulia

Ma sì, Raimondo. Per me quell'uomo non è e non sarà diverso da un altro. E poi, tutti gli eventi immaginabili non sarebbero forse eliminati dalla muraglia che innalzerei intorno a me se davvero la crudeltà del destino m'imponesse di sopravviverti?... (Indi con un gesto quasi di nausea) Guarda a quali orribili discorsi mi trascini!

Raimondo

Non avere alcun ritegno e dimmi con precisione quello che faresti, quello che farai, sopravvivendomi.

Giulia

Ebbene, potrei ridurmi in un ritiro, potrei chiudermi in un eremitaggio; oppure, che so io?..., per non lasciare inaridire il mio cuore, istituirei, a poco a poco, un ospizio. Sì, mi dedicherei, per esempio, a sollevare dal dolore e dall'indigenza le donne rimaste sole al mondo, senza appoggio e senza speranza di averne: quelle specialmente che, come me, non avessero vanità, non avessero ambizioni, quelle che portassero un eterno lutto nell'animo. M'intendi, Raimondo? Facendo questo, io eleverei a religione il sentimento della fedeltà, e, come confortata da una religione vera, vivrei serena, assorta, devota.

Raimondo

(ha ascoltato con tenera emozione, quasi che in quell'onda di bontà fossero stati per assopirsi i suoi tormenti; ma come ella termina di parlare egli è ripreso dalla desolazione angosciosa.) Non ti è venuta ancora alle labbra la sola parola che rende indissolubile un vincolo!

Giulia

Quale?!

Raimondo

(con un fremito di volontà risoluta) Tu devi giurare, Giulia! Devi giurare che mai, mai, mai ti lascerai commuovere dall'amore di quell'uomo: neppure il giorno in cui egli, dopo una battaglia lunga, venisse a morire presso la tua porta!

Giulia

Mi chiedi un giuramento!?

Raimondo

(in un delirio d'implorazione) Te lo chiedo perchè soltanto così la tua fedeltà mi sarebbe incondizionatamente vincolata.

Giulia

E non preferisci mille volte che io ti offra intera la mia vita senza esserci costretta da un giuramento?

Raimondo

(con gli occhi di fuoco, a voce bassissima) Tu hai paura di giurare!

Giulia

No, Raimondo.

Raimondo

Sì, tu hai paura di giurare e la nascondi nel sottile pretesto di volermi essere fedele per tua elezione.

Giulia

Io non ho paura, ti dico! Non continuare a macerarti, sventurato che sei, anche nella fatica inaudita che fai cercando di abbattere la fiducia che io ripongo in me stessa! Con una pertinacia senza riposo, hai già tentato di persuadermi che quello che sento per te non sia l'amore genuino e perfetto; hai già tentato d'infondermi il dubbio che io non abbia tanta forza da poter trionfare dei pericoli inevitabili; ed hai fatto di più, hai fatto di più: hai tentato di cacciarmi davanti un uomo del quale non m'ero mai sognata d'occuparmi, pure avendone sempre intraveduti i turbamenti puerili. Tu hai voluto circondarlo dell'aureola del martire, hai voluto avvertirmi ch'egli è capace di sacrifizi sublimi, ed, essendoti accorto che tutto ciò, com'era naturale, non mi ha menomamente turbata, ora, per questa tua sete di spasimi, ti sforzi d'insinuare nella mia stessa coscienza il sospetto che io abbia paura di pronunziare il giuramento che mi chiedi! Ma, Dio misericordioso, Raimondo, non lo sai, non lo comprendi che il farmi giurare un patto sarebbe una miserabile cosa per me e per te? E non comprendi, non comprendi che un giuramento non è il mezzo migliore per impossessarsi di un'anima?

Raimondo

(invaso dallo spavento, coprendosi le orecchie) Taci! Taci! Questa è la voce della ribellione!

Giulia

È la voce della verità sacrosanta, Raimondo; e se nel momento in cui siamo io ti mentissi, mi parrebbe di spezzare l'anello d'acciaio che ci congiunge!

Raimondo

(con uno scroscio orribile di dolore e di furore) Tu ti lasci aperto il cammino del tradimento, maledetta!

Giulia

(trascinata dalla frenesia ch'egli le comunica) Senti, Raimondo, senti, senti.... Vuoi tu un mezzo sicuro per tenermi con te anche dopo la tua morte?

Raimondo

Sì!

Giulia

Per prendermi tutta quanta sin da ora, sin da ora, senza darmi il tempo di offrirti la mia vita?

Raimondo

Sì, sì, senza darti il tempo di offrirmela!

Giulia

(con un grido raccapricciante) Devi uccidermi! Questo è l'unico mezzo possibile. Questo è l'unico mezzo sicuro. Uccidimi! Raimondo! Uccidimi!

Raimondo

(irrompendo disperatamente) Non so ucciderti! Se avessi saputo farlo, non avrei aspettata la tua esortazione!

Giulia

E allora che altro puoi volere da me?!

Raimondo

Voglio la menzogna! Ecco quello che voglio, perchè solamente nella menzogna potrò trovare un'ultima illusione. Cancella sùbito la verità che hai detta. Sappila cancellare, te ne supplico. Mentiscimi bene! Mentiscimi bene!...

Giulia

(prorompendo in un pianto di pietà infinita e andando a lui per afferrarselo fra le braccia) Povero Raimondo! Povero Raimondo mio!

Raimondo

(cadendo in ginocchio e avvinghiandosi a lei pazzamente) Mentiscimi bene!...

(Sipario.)

ATTO TERZO.

Lo stesso salotto. — Sulla tavola non ci sono più nè i libri nè il piccolo vaso con i pochi fiori. Anche la grande poltrona di pelle scura è sparita.