SCENA I.

GIUSEPPE e GIULIA.

(Nella camera non c'è nessuno, ma una sonora risata femminile, che entra dalla finestra aperta, vi mette un po' d'animazione.)

Giuseppe

(compare dalla comune e va verso la finestra affrettando il passo alla meglio e sbuffando.) (Ha le spalle un po' più curve, la testa più bianca.)

(Un'altra risata più rumorosa risuona.)

Giuseppe

(affacciandosi alla finestra) Carolina.... Sei tu che ridi in questo modo indecente?...

(Si ode ancora ridere.)

Giuseppe

Ma un po' di rispetto non lo hai, contadinaccia che sei? Non vedi che c'è in giardino la signora Giulia?

Giulia

(da basso) No, Giuseppe. Lasciate che rida, lei. È ragazza. Lasciate che stia allegra.

Giuseppe

Io poi dico: perchè non vi aiuta a cogliere fiori invece di fare la sciocca?

Giulia

(nel cui accento, anche da lontano, si nota un suono diverso, più limpido, più fermo) Sono io che non ho voluto. Non l'ho permesso neanche a voi. Del resto, ecco: bell'e finito.

Giuseppe

(scostandosi dalla finestra, mormora con affettuoso compiacimento:) Che donna! Che donna!... Se lui dall'altro mondo la vedesse! (Si ferma e riflette con mestizia) Mah!...

Giulia

(entra dalla comune. Ha una leggera vestaglia bianca con qualche nastro e qualche nodo nero, ed ha il collo scoperto, le maniche rimboccate, i capelli in iscompiglio, appena annodati. Porta sulle braccia, pressochè tutte nude, un canestrello pieno di fiori. Entrando, va difilata a mostrare i fiori a Giuseppe.) Voi dicevate che non ce n'erano abbastanza? (Per fargliene vedere la quantità li riversa tutti sulla tavola capovolgendo il canestrello.) Che ne dite?

Giuseppe

Per la corona che ci abbisogna, sono pochi, difatti. E poi voi avete presi anche i garofani, anche le rose. A me pareva che i fiori di questo genere non fossero adatti....

Giulia

Ma io voglio comporne un bel mazzetto: non una corona. Oggi si onora la sua memoria. Si scoprirà il suo busto all'Università. S'inneggerà al suo nome per un trionfo della scienza! Una corona mortuaria sarebbe una brutta cosa! Non sarà egli come un uomo vivo, oggi, in mezzo ai suoi colleghi, in mezzo ai suoi allievi? E non è sempre vivo presso di me?

Giuseppe

L'idea è giusta, e non vi si può dare torto.

Giulia

E piccolina deve essere la mia offerta d'omaggio. Mi dispiacerebbe molto che fosse notata. Piccolina e tutta sorrisi, perchè i sorrisi de' fiori egli li amava.

Giuseppe

Ah, signora Giulia, il giorno della vostra festa, tre anni fa!...

Giulia

Parlate di quando venne qui, quasi alla chetichella, per cogliere delle rose da offrirmi?

Giuseppe

Poveretto! Tornò a casa, in città, con gli occhi che gli lucevano di contentezza. E diceva di aver saputo trovare per voi le rose più belle sbocciate sotto il sole.

Giulia

Nello stesso giardino e dalle stesse piante ne ho colte oggi per lui.

Giuseppe

Non erano che cinque, signora Giulia, ma grandi così! Mi pare di vedergliele ancora nella mano. Le portava col braccio allungato, in alto, come si porta... una bandiera,... come si porta una torcia accesa!

Giulia

E che pene, che preoccupazioni gli dettero anche quelle rose!

Giuseppe

Mi ricordo che volle farvele tenere addosso tutta la giornata.

Giulia

Ma il male fu che la sera io ne perdetti una, ed egli non se ne dette pace. La cercò fino a notte tarda, e, non avendola ritrovata, rimase triste, nervoso.... Chi sa quali sospetti faceva!

Giuseppe

(meravigliandosi) Quali sospetti poteva fare?!

Giulia

(scacciando la nube nera che ad un tratto le è scesa dinanzi) Non ne parliamo, Giuseppe! (Poi, mutando e rianimandosi e prendendo dei fiori) Dunque, mettiamoci al lavoro.

Giuseppe

Domando scusa, ma a lavorare mi ci debbo mettere io solo. Se il cogliere i fiori era diritto vostro, il combinarli insieme spetta a me. Un po' per uno. Il mio padrone l'ho conosciuto una trentina d'anni prima che lo conoscesse vossignoria e gli sono stato e gli sarò fedele non meno di voi.

Giulia

Va bene: un po' per uno.

Giuseppe

E vi dichiaro che alla cerimonia d'oggi non mancherei neppure se non avessi più l'uso delle gambe.

Giulia

Siete proprio voi che mi ci dovete accompagnare. Quei signori del Comitato mi manderanno la carrozza. Ma non mi farò accompagnare da nessuno di loro.

Giuseppe

E io approvo pienamente. I giovanotti... sempre a debita distanza!

Giulia

(ha una scossa: lo guarda, e, invasa dalla triste reminiscenza, tentenna un po' il capo. Un lieve sorriso profondamente malinconico le sfiora le labbra.)

Giuseppe

Eh! (Con una fisonomia e un gesto tra di devozione e d'intransigenza pare che le dica: «perdonatemi, ma faccio il mio dovere».)