SCENA VI.
LA SIGNORA MARNIERI e GIULIA.
La signora Marnieri
(rimasta sola, è invasa di nuovo dallo sconforto. In piedi, girando un po' gli sguardi trepidi intorno, non osa neppure di muoversi. Le sembra di essere un'intrusa in quella casa. Le sembra di non dover respirare l'aria che respira. Lo sconforto aumenta. Ella rivolge gli occhi al cielo in atto di umile preghiera. Quando, con l'orecchio vigile, ode lievemente un rumore di passi, ricompone la fisonomia e con intensa emozione aspetta.)
(Entra Giulia. — Indossa un abito quasi di lutto, sobrio, severo, ma piuttosto elegante. In testa un piccolo cappellino chiuso con la veletta alzata sulla fronte.)
Giulia
(vedendo la signora Marnieri, accentua un contegno impenetrabile, e riserbatamente saluta:) Signora....
(Le due donne si osservano.)
La signora Marnieri
Mi sono permessa di presentarmi da me... perchè ho contato sulla sua cortesia,... sulla sua indulgenza.... E poi ho pensato che probabilmente il mio nome... non le sarebbe giunto nuovo.
Giulia
(con una quasi impercettibile espressione di risentimento, la invita a sedere) Si accomodi, signora Marnieri.
La signora Marnieri
(ancora in piedi) Ma vedo che sta per uscire.... Se la disturbo....
Giulia
La prego di accomodarsi!
La signora Marnieri
Per accontentarla.... (Siede.)
Giulia
(sedendo anche lei) A che debbo, signora, la sua visita?
La signora Marnieri
Ecco... io desideravo, anzitutto, di conoscerla.... Lo desideravo vivamente!
Giulia
È un desiderio del quale non saprei rendermi ragione....
La signora Marnieri
Ho sentito dire tanto bene di lei....
Giulia
(diventando più guardinga) Non si desidera di conoscere tutte le persone di cui si sente dir bene.
La signora Marnieri
Ma lei... non è per me una persona come un'altra.
Giulia
(trasalisce.)
La signora Marnieri
C'è qualche cosa... che mi spinge verso di lei ed a cui non ho resistito fino ad oggi... che per il timore di riuscirle fastidiosa.
Giulia
(schivandosi con perplessità dissimulata) Non comprendo, signora.
La signora Marnieri
È giusto. Non può comprendere. (Titubante e incapace di vincere la titubanza, cerca parole incerte e prudenti) Se fossi almeno sicura di non darle troppo fastidio, le chiederei la grazia... insperata... di ascoltarmi,... e allora... forse....
Giulia
(dibattendosi tra la tentazione di ascoltare e l'austerità che si è imposta) Io non ho il diritto... d'impedire ch'ella parli....
La signora Marnieri
(credendosi incoraggiata, ma avendo sempre nella voce il tremito della timidità pavida) Ho detto che c'è qualche cosa che mi spinge a lei irresistibilmente, ma ho detto poco. Avrei dovuto dire — e non l'ho osato sùbito — che lei è la speranza da cui sono sorretta, che lei è il battito incessante del mio cuore di madre....
Giulia
(interrompendola con un amaro slancio inconsulto) Io non sono responsabile, signora Marnieri, della strana esaltazione di suo figlio!
La signora Marnieri
(in uno scatto di sorpresa) Ma, dunque, lei sa tutto?!
Giulia
Malauguratamente, so abbastanza!
La signora Marnieri
E come ha potuto sapere quello che egli le ha sempre celato?
Giulia
No.... Abbia la bontà: non m'interroghi su questa circostanza. L'essenziale è che io sono profondamente meravigliata che il tempo non abbia estirpato dall'animo d'un giovane onesto un sentimento malsano e ingiustificabile!
La signora Marnieri
(prorompendo) Ah, signora! Quel sentimento è diventato più vivo, più ostinato, più forte che mai, e la giovinezza del mio Luciano ne sarà distrutta lentamente o troncata d'un colpo!
Giulia
Questo è il grido d'allarme d'una madre che vede più gravi e più acute, di quanto davvero non siano, le sofferenze del suo figliuolo. Ma nessuna giovinezza si lascia realmente distruggere da un amore.
La signora Marnieri
Non è il grido d'allarme di una madre, no, perchè io ho voluto essere e sono difatti, soprattutto, l'amica di mio figlio. Sono l'amica, a cui egli ha confidato ogni più piccolo segreto fin da quando ancora bambino cominciò precocemente a temere i pericoli della vita. Quello che le ho riferito non è una supposizione della madre costernata: è bensì il segreto di lui rivelato a me in una confessione d'ogni giorno. Allontanandosi da questa città due anni or sono, sognava egli stesso di guarire e fidava nella lontananza, fidava nella fermezza del proprio carattere e in tutto quanto la sua età gli prometteva. Mi proibì di seguirlo, nè io l'avrei potuto seguire, perchè in casa, mio marito, che ha molti anni più di me, e mia figlia, che lavora, abbisognano di tutte le mie cure; ma non ho mai cessato di stare col pensiero accanto al mio Luciano e d'interrogarlo con quella dolcezza che ha sempre trovate le vie più intime del suo cuore. Ebbene, signora, le lettere che egli mi ha scritto fino ad oggi sono i documenti d'una esistenza travagliata che si agita tristemente come in una fitta oscurità, chiedendo un poco di sole! La lontananza, la fermezza del suo carattere e le risorse della sua età non lo hanno guarito! Lei dice che nessuna giovinezza sì lascia distruggere dall'amore...; ma io — mi perdoni se mi esprimo con troppa sincerità — non credo che questo sia il suo convincimento. Una creatura buona e dolente come lei sa per prova che i dolori umani non hanno limite e sa per istinto che l'amore può essere il più grande dei dolori!
Giulia
(con gli occhi bassi, pianamente) L'ho ascoltata per il rispetto che lei ha saputo impormi; ma ho fatto male ad ascoltarla.
La signora Marnieri
Perchè?...
Giulia
(con asprezza angosciosa) Perchè anche la compassione a cui mi si costringe per un uomo che mi ama è una viltà della mia coscienza.
La signora Marnieri
La compassione non è mai una viltà!
Giulia
(energicamente) Sono io che devo giudicarmi, signora Marnieri, e la clemenza sua non renderà me più clemente verso me stessa! Del resto, che cosa potrebbe mutare per la mia compassione?
La signora Marnieri
(paurosa)... Anche dalla compassione... può nascere l'affetto.
Giulia
(drizzandosi in piedi con una immediata irruenza dolorosa) Avrei il dovere di morire se sapessi di amare! (Breve pausa.) Il nostro colloquio, signora Marnieri, è durato già troppo.
La signora Marnieri
(si leva con umiltà.)
Giulia
(continuando) Lei è venuta a turbarmi la pace, e non si è arrestata neppure all'idea di violare la custodia sacra intorno alla quale io ho raccolta tutta intera la mia vita. Lei è giustificata, lo intendo bene, dalla cecità dell'affetto materno; ma io vorrei fulminare col mio sdegno colui che avrebbe dovuto sentire orrore di questa violazione e invece ne ha affidato il tentativo alla tenerezza di sua madre!
La signora Marnieri
(assorgendo vivissimamente con uno slancio impetuoso dell'anima e della voce) No! Luciano non sa nulla! Glie lo giuro sul mio onore. Non sa nulla!
Giulia
(spalanca gli occhi e indietreggia.) (Un silenzio.) (Poi, quasi sottomessa) Le domando perdono di avere offeso suo figlio.
La signora Marnieri
(con pari sottomissione) Soltanto a me, soltanto a me, spetta il suo sdegno. Ho creduto che i patimenti già sopportati con rassegnazione da Luciano avessero pagato il debito di gratitudine ch'egli ha verso il povero morto e ho creduto che avessero potuto fargli condonare il sacrifizio senza fine. Questo è stato l'errore mio. Ed ecco che ne sono acerbamente punita. La certezza che lei mi serberà rancore o che forse mi odierà addirittura sarà per me un nuovo strazio... che si aggiungerà a quello di assistere, incapace di aiuto e da lontano, alla immensa infelicità del mio figliuolo.
Giulia
(profondamente commossa) Non è così, signora Marnieri. Da me lei non deve aspettarsi nè odio nè rancore. (Con tenera lealtà) Tutt'altro!... So di essere l'origine di tutte le sue pene, e ciò mi fa umile dinanzi a lei quasi come una colpevole. Io... spero molto che un giorno la tranquillità sia finalmente restituita a suo figlio ed a lei. Quel giorno mi sentirei alleviata anch'io, e mi parrebbe... d'essere divenuta migliore.
La signora Marnieri
Io non l'ho più questa speranza! Io non l'ho più! (Piange.)
(Un silenzio.)
Giulia
(le si accosta come per abbracciarla: poi repentinamente, con un piccolo fremito proibitivo, si trattiene, e le dice con dolcezza:) Via, non si scoraggi.... Voglio ammettere che suo figlio sia d'una sensibilità eccezionale;... voglio ammettere che la stessa tenacia, con cui ha dovuto tentare di vincere il suo sentimento, glielo abbia poi cacciato più dentro le vene; ma chi può prevedere tutte le trasformazioni e tutte le vicende a cui un giovane è destinato?... Chi può prevedere tutte le cose belle che lo aspettano sul suo cammino?... E che sono io, che sono io fra tutte le donne che un uomo può incontrare sulla terra?... (Il suo volto è rigato di lagrime.)
La signora Marnieri
(senza rispondere, scrolla lievemente il capo come per dire che quelle parole non l'hanno convinta.) (Si asciuga gli occhi.) Addio, signora.
Giulia
La signora Marnieri
(dopo una breve esitazione, con un poco di voce tremante)... Non mi permetterà di rivederla qualche volta?
Giulia
(tra l'oscura necessità di rifiutare e il bisogno istintivo di cedere, col cuore che le rompe il petto, debolmente mormora:) Se lei lo vuole....
La signora Marnieri
La ringrazio. (Guardandola con devota effusione, le stende la mano.)
Giulia
(glie la stringe, evitando quegli sguardi riconoscenti.)
La signora Marnieri
(trattenendo nella sua la mano di lei e stringendogliela più forte, ancora con le lagrime che le vagano sulle pupille, quasi interrogandola, fiatando appena, ripete:) La ringrazio. (Si distacca penosamente, ed esce.)
Giulia
(stanca, trasognata, rapita come da una ineluttabile influenza sovrumana, lentamente siede e resta immota guardando dinanzi a sè un punto lontanissimo, con i grandi occhi estatici.)
(Passa qualche istante.)