I PAZZI

DRAMMA IN QUATTRO ATTI

1922
REMO SANDRON — Editore
Libraio della R. Casa
MILANO - PALERMO - NAPOLI - GENOVA - BOLOGNA - TORINO - FIRENZE
Copyright by Roberto Bracco 1922 in the United States of America.


PROPRIETÀ LETTERARIA


I diritti di riproduzione, di traduzione, ecc. sono riservati per tutti i paesi, non escluso il Regno di Svezia e quello di Norvegia.


È assolutamente proibito di rappresentare questa produzione senza il consenso scritto dell'Autore (Art. 14 del Testo Unico 17 Settembre 1882).

Off. Tip. Sandron — 119 — I — 100522.


INDICE

[PREAMBOLO]
[PERSONAGGI DEL DRAMMA]
[PRIMO ATTO]
[SECONDO ATTO]
[TERZO ATTO]
[QUARTO ATTO]


PREAMBOLO

Ho voluto graziare questo dramma che gemeva nel prefunerario cassetto delle mie cose inedite e condannate a un rogo piú o meno lontano, perché, leggendolo (evidentemente lo avevo scritto, ma non lo avevo letto mai) ho ritrovate, vive e cospicue, sotto la polvere d'una affrettata negligenza scettica, le ragioni donde mi germinò nella commossa fantasia. Esso è, in vero, — quale che sia il valore estetico che contenga — la continuazione, il compimento, la sintesi, il culmine sillogistico di molte opere mie d'indole tragica, forse non pregevoli e tuttavia non spregiate e non ancora a me discare. E mi sembra che ciò debba risultar netto a chiunque abbia avuta la cortesia di guardare al cammino che io, illuso o disilluso, alacre o accidioso, ho percorso fin qui nel campo scenico, tra la volubilità delle platee e quella della ribalta, sempre serbandomi piú tenero dei miei lettori che non delle une e dell'altra, sempre sognando un po'... un teatro senza teatro. (È una mia antica e fissa idea che si possa non destinare al teatro — cioè alla rappresentazione — un'opera a cui si sia data l'impronta della scena. Non è forse presumibile che l'artista abbia prescelta questa impronta soltanto perché è quella piú vicina a una forma di vita?...)

Il costrutto del dramma graziato, che, mediante il salvacondotto della tipografia, potrà liberamente vivere o vivacchiare e morire di morte naturale e che si aderge a compiere la sagoma d'una piramide racchiudente le già vissute opere cui ho accennato, non è da enunciare in una baldanzosa conclusione, né in una sbandierabile sentenza, ma bensí in due interrogazioni, trepide e pur pungenti:

— Dove finisce, nell'animale umano, la saggezza e dove comincia la follia?

— Quali sono, nel nostro mondo, i pazzi e quali sono i savii?

Ecco, nella trama e nella sostanza, il mio dramma, che le due interrogazioni rivolge a me stesso e all'umanità.

L'umanità non risponde. E non rispondo nemmeno io. Quattro volte cala il velario sulla controversa vicenda inscenata. L'ultima volta cala lasciando che le due interrogazioni proseguano, vie piú aguzze, a pungere l'umanità e me, come in una eco perpetua.

L'Arte non offre, non indica, non suscita soluzioni di problemi che anche la Filosofia invano affisa o sviscera o espone scevri di scorie. Al piú al piú, si sforza di tradurli in visioni che parlino alla sensibilità, senza troppo incomodare la mente.

I pazzi del mio dramma sono appunto una visione composta dall'Arte: — dalla povera Arte di un pazzo... o di un savio.

Roberto Bracco

Febbraio, 1922.


I PERSONAGGI DEL DRAMMA

Sonia Zarowska
Ulrico Nargutta
Francesco Floriani
Agnese Floriani
Il professor Antonio Bernardi
Lorenzo Gemmi
Il Signor Lemms
Un Agente della Polizia
Suora Marta
Il Guardiano — d'una Casa di Salute
Le Ricoverate
Una cameriera


PRIMO ATTO

Lo studio del dottor Francesco Floriani.

Nella parete di fondo, una porta che dà in un salotto. Una porta — in secondo piano — a sinistra. Dallo stesso lato — in primo piano — uno scrittoio, con la relativa seggiola a bracciuoli, di cui la spalliera è accostata al muro, e un divano che, formando un angolo con lo scrittoio, si stende parallelo alla parete di fondo fin quasi al centro della stanza. Qualche tavolino, qualche seggiola a sdraio, qualche seggiola leggera. Un'altra porta — in primo piano — a destra. Ampie librerie. Sullo scrittoio, libri, carte, fascicoli, l'apparecchio del telefono, i bottoni della soneria elettrica e una grande fotografia: la fotografia di Agnese Floriani, in una cornice finemente intarsiata.

Una severa signorilità.