II.
Ulrico
(sulla soglia, fa capolino.) Sonia!... Soniuccia!... (Tra sé:) Dorme come un ghiro. (Le si avvicina, la osserva.) Ubbriaca? Benissimo!
Francesco
(che seguiva Ulrico, è rimasto, circospetto, esitante, di là dalla soglia, nel corridoio poco illuminato.)
(Tutti e due hanno i cappelli calcati in testa, indossano paltò invernali.)
Ulrico
(a Francesco) Entrata libera e senza agguati, senza insidie! Trabocchetti non ce ne sono.
Francesco
(fa qualche passo. Non entra ancora.)
Ulrico
Ma, insomma, chi ti trattiene? Chi si permette di trattenerti?... L'ombra della tua consorte?... Sono già due mesi che sei separato da lei: della sua ombra dovresti sbarazzarti. O, almeno, non dovresti darle retta. Avanzati, dottore!
Francesco
(si avanza, sempre circospetto. Per un atto abituale, si cava il cappello.)
Ulrico
Ti cavi il cappello rispettosamente?... Ti ringrazio per Sonia Zarowska e ti ringrazio per me, giacché io qui sono un po' in casa mia. Difatti, vedi: (gli mostra una chiave) questa è la chiave unica della porticina, diciamo cosí, privata. (Indica la porticina.) Un vero vantaggio da padrone di casa, perbacco! Non mi costa gran che e ho il diritto d'entrare senza incomodare nessuno, da mezzanotte in poi, quando cioè la porta della scala ufficiale è chiusa alle conoscenze avventizie. E appunto in qualità di padrone di casa, quantunque a scartamento ridotto, ti prego di metterti a sedere. (Gli piglia di mano il cappello, lo posa in un canto.) Cedo a te la mia poltrona preferita (una larga e comoda poltrona). Siedi, siedi a tuo bell'agio, e consentimi di presentarti, in uno dei suoi atteggiamenti personalissimi, il piú mansueto, il piú semplice e il piú utile campione del sesso femminile.
Francesco
(a guisa di un automa, si è seduto. Guarda Sonia con la coda dell'occhio. Ha una contrazione di disgusto.)
Ulrico
(riavvicinandosi a lei) Esemplare grand prix! Non sciarade, non rompicapi psicologici, non scenografia intellettuale!... Origine slava, con radici nel vecchio semplicismo analogo. Trasmigrazione casuale, come d'un sughero in balia del mare. Acclimatazione per inerzia. Intelligenza primitiva. Capacità a delinquere, ma non oltre i limiti di qualche lieve danno pecuniario. Assoluta impossibilità d'amare e di tollerare d'essere amata. E, dalla punta dei piedi a quella dei capelli, completa idoneità ai riti del piacere. Un ghiribizzo di Fidia impersonato da una sciocca del secolo ventesimo, intanfato nella suburra di tutti i tempi! Ecco la donna che ho scelta, ecco la donna delle mie ore fiammanti. (La contempla.) Dormi, dormi, ignobile bestiolina sublime! Tu abbandoni il bel corpo inverecondo al sonno della ubbriachezza, e io, beato, ti contemplo, benedicendoti una volta di piú!
Francesco
(tace, oppresso, appesito.)
Ulrico
(gli striscia dietro, come un folletto maligno e gli scuote una spalla.) Su, su, povero malato!... Per curarti ti ho introdotto dove meglio sbocciano la mia saggezza e la mia felicità, e tu disdegni e ti riavvolgi nella tua asfissiante tetraggine?... Respira a pieni polmoni l'aria ossigenata che ti offro! Apri gli occhi sul prezioso piccolo mostro fascinatore. Comincia a comprenderlo. Comincia a valutarlo. E, soprattutto, non incepparti nella prevenzione di urtare la mia suscettività. Ti rammenti di quello che ti dissi quando venni ad annunziarti d'essere rinsavito?... «Se non m'infischiassi che la mia donna è di tutti, temerei di non aver conseguita la perfezione!» E nulla mi seduce di piú che il cimentarmi nell'esperimento supremo. Assistere alla concorrenza dell'amico fraterno!... (Spampana con enfasi presuntuosa, modificandolo per l'occasione, il popolare verso dantesco:) «Qui si parrà la mia nobilitate»!
Francesco
(flemmatico) Il cinismo che ostenti è ristucchevole, ma per fortuna è anche falso.
Ulrico
E mettimi alla prova!
Francesco
A quale prova?... Tu non sei tanto ottuso da non intendere che costei non può essere per me — al piú al piú — che un oggetto di osservazione e di studio.
Ulrico
(si eccita, si frega le mani, ride) Eh eh eh eh!... Da cosa nasce cosa! Nella vita, come nella chimica, date certe circostanze, due corpi eterogenei diventano combinabili da un momento all'altro.
Francesco
Va' là che sei il piú candido degli impostori!
Ulrico
Ah, questo mi dici?!... Mi dai dell'impostore? Mi disconosci? Mi stuzzichi? Mi provochi?... E sai in che modo rispondo io alla tua provocazione?
Francesco
Mi è indifferente, caro!
Ulrico
(con una stizza paradossale) Io ti lascio nella tana del mostro, consegnandoti cosí ai suoi fascini, e me ne vado a cena! (Esce rapido dal fondo chiudendo i battenti con veemenza.)
Francesco
(levandosi come spaventato) Ma no! Aspetta, imbecille! Io solo, qui, non voglio restare!
Ulrico
(di fuori, grida, ride, sghignazza.) Brutalizzarsi! Brutalizzarsi!
Francesco
(gridando anche lui, cerca il cappello) Aspetta! Ti ordino di aspettare! (Col cappello in mano si slancia verso il fondo.)
Ulrico
(allontanandosi) Brutalizzarsi o morire!...