III.

Sonia

(si sveglia) Chi è là?

Francesco

(è arrestato da quel «chi è là» presso l'uscio, di cui stava per aprire i battenti. — Si volta. — Indugia imbarazzato.)

Sonia

Chi sei?

Francesco

Non un ladro.

(Una pausa.)

Sonia

Ti conosco o non ti conosco?

Francesco

No no, non mi conoscete.

Sonia

(ancora intorpidita dal sonno) È la prima volta che ti vedo?

Francesco

La prima volta.

Sonia

E tu?... Dove mi hai veduta? Quando mi hai veduta?

Francesco

Mai.

Sonia

E, senza avermi mai veduta, vieni a farmi una visita?

Francesco

Ulrico Nargutta mi ha condotto.

Sonia

Ah, ecco: ti ha condotto lui! (Comincia a schiarirsi.) E quei gridi che mi hanno svegliata?... Che erano quei gridi?...

Francesco

(balbetta:) Ho alzato la voce inconsideratamente.

Sonia

Non t'eri accorto che dormivo?

Francesco

Me n'ero accorto.

Sonia

È tanto dolce dormire!

Francesco

Mi duole d'avervi disturbata.

Sonia

(si sgranchisce) Ti duole?... Che me ne importa che ti duole?... Non è un rimedio.

Francesco

Avete ragione. Del resto, la colpa non è tutta mia. Il mio amico mi ha costretto a gridare, e lui stesso ha ecceduto: ha fatto del chiasso.

Sonia

Avete litigato?

Francesco

Non è stato un litigio.

Sonia

E che è stato? Raccontami. Raccontami.

Francesco

Nulla da raccontarvi. Sciocchezze!

Sonia

E com'è che lui non è qui?

Francesco

È scappato via all'improvviso.

Sonia

Perché è scappato via?

Francesco

... Un suo capriccio... Uno dei suoi scherzi bizzarri...

Sonia

Ma, già, io credo che quello lí non abbia la testa a posto.

Francesco

(ironico) È una ipotesi da non escludere.

Sonia

Entra, esce, scappa, torna. Sempre cosí! Non ha mai requie. Scommetto che tornerà súbito.

Francesco

Speriamo!

Sonia

E sei rimasto attaccato all'uscio?... Non ti accomodi?

Francesco

(confuso e garbato come se stesse al cospetto d'una signora) Ero sul punto d'andarmene quando vi siete svegliata.

Sonia

Adesso, è fatta. Non ho piú sonno, adesso.

Francesco

Voi non avete piú sonno, ma io non mi tratterrò. Non ho menomamente l'intenzione di trattenermi.

Sonia

(di scatto) Oh, bella, ti sono antipatica!

Francesco

... Non è mica per questo che mi tarda d'andarmene.

Sonia

Se non è antipatia, che può essere?... Paura?... Tu hai paura di me?

Francesco

Non è antipatia e non è paura.

Sonia

È paura, è paura! Non negare! Hai l'aria di un topo in trappola!

Francesco

Vi assicuro che voi equivocate. Gli è che sono a disagio. E non c'è' altro. (Alla sua inesperienza sembra ch'egli debba giustificarsi. Parla disordinato, con un certo orgasmo.) D'altronde, è pur naturale ch'io sia a disagio. Le mie abitudini son troppo diverse da quelle che consentono di venire qui spensieratamente e di svagarvisi in piena libertà. E, poi, vivo cosí lontano, io, dal vostro ambiente!... Ulrico Nargutta si era affaticato a descrivervi, a illustrarvi, a esaltarvi; si era per giunta intestato di condurmi da voi, e io... mi son lasciato condurre... un po' per curiosità e un po' per una specie di passiva obbedienza. Lo deploro per me e lo deploro per voi.

Sonia

E che hai concluso con tutto il tuo imbroglio di chiacchiere?... Il fatto è che, se te ne vai, mi offendi.

Francesco

Ma che c'entra l'offendere?

Sonia

Sí, mi offendi. Tu non hai competenza. Non puoi giudicare. Ti giuro che mi offendi.

Francesco

Non ho alcun motivo di volere arrecarvi offesa. E non ne ho il diritto. (Tituba. — Apre un po' le braccia remissivamente.) Resterò ancora qualche minuto affinché non riteniate che mi permetta d'offendervi proprio io, a cui siete completamente innocua.

Sonia

E non stare in piedi, ti prego, come si sta in un bar per prendere un caffè! Che diavolo!...

Francesco

Un'altra offesa?... Non starò in piedi.

Sonia

Vedrai che ti terrò buona compagnia.

Francesco

È un'ottima intenzione, ma alquanto problematica. (Paziente, rassegnato, siede di nuovo, lontano da lei, su una seggiola qualunque, gettando il cappello su un'altra seggiola.)

Sonia

Puff!... Che rospo! (Si alza, tuttora fiaccata dall'ubriachezza, con le gambe malsecure, cascante, flaccida, sciatta e pur provocante nella nera guaina stellata di faville, attraverso di cui si delinea il giovane corpo sinuoso. La gran massa di capelli d'oro sbiadito è tutta arruffata ed erta sull'occipite, come un fantastico colbacco. — Ella si accosta al tavolino. Tira fuori dalla sigariera una sigaretta, l'accende con disinvoltura maschile, aspirando il fumo avidamente e lo caccia dal naso, le cui narici si dilatano. — Alle spalle di Francesco, fumando, lo osserva.)

Francesco

(si sente guardato e, poiché ciò lo stringe viepiú nell'impaccio, tenta di far deviare l'attenzione petulante di lei.) Da parecchio tempo avete amicizia con Ulrico Nargutta?

Sonia

Con Ulrico Nargutta?... Da quattro o cinque mesi.

Francesco

Un bel po'! E, oramai, gli siete divenuta indispensabile, nevvero?

Sonia

Senza le donne, gli uomini s'impiccherebbero.

Francesco

Ne convengo. Ma... domandavo se egli si sia tanto legato a voi da non potersene piú distaccare.

Sonia

Pare di sí. Gli piaccio.

Francesco

Solamente?

Sonia

Gli piaccio piú di tutte le altre donne.

Francesco

E da parte vostra?

Sonia

Da parte mia, che cosa?

Francesco

Non avete una speciale affezione per lui?

Sonia

Non capisco... Che vuol dire «una speciale affezione»?

Francesco

Non siete legata a lui come egli è legato voi?

Sonia

Anche lui piace a me.

Francesco

Piú di tutti gli altri uomini?

Sonia

Questo, poi, non lo so.

Francesco

Dovreste pur saperlo.

Sonia

Dovrei pur saperlo?!... Non capisco.

Francesco

È assurdo che non lo sappiate.

Sonia

E non lo so, non lo so! Che ho da farci? Mi secchi. Smettila!

Francesco

La smetto, sí. Vi rivolgevo qualche parola... per non tacere.

Sonia

Che un tipo come te parli o taccia, è tutt'uno!

Francesco

Se è tutt'uno, preferisco di tacere.

Sonia

Puff!... Puff!... Che brutto rospo!

Francesco

(accenna un gesto che significa: tanto, non c'è rimedio!)

(Un silenzio.)

Sonia

Non fumi, tu?

Francesco

No, non fumo.

Sonia

Tutta l'umanità fuma. È una stravaganza non fumare.

Francesco

Forse, è una stravaganza.

Sonia

Una stravaganza idiota!

Francesco

Una stravaganza idiota.

(Un silenzio.)

Sonia

(sfiorandogli i capelli con le dita) Oh, guarda! Hai dei capelli bianchi! Ulrico Nargutta non ne ha. Parecchi ne hai, tu.

Francesco

E aumentano di giorno in giorno.

Sonia

Non te ne affliggere. I capelli non contano.

Francesco

Io non me ne affliggo di certo.

Sonia

E se tu non fossi un brutto rospo, saresti abbastanza simpatico.

Francesco

(bonario) Troppa indulgenza!

Sonia

(di palo in frasca) E sei celibe o sei ammogliato?

Francesco

(incupisce) ... Ammogliato.

Sonia

Ah!... Questa è la vera ragione per cui stai sulle spine!... Sei ammogliato? Evvia! Stupido!... Chi è che potrebbe accusarti a tua moglie? Scaccia gli spauracchi!... (Pausa.) — (Poi insinuante) Vuoi che ti faccia... la danza?: la danza di Sàlome?... Io stessa mi accompagno, sai, col canto a bocca chiusa.

Francesco

Ma no, ma no! Ve ne dispenso.

Sonia

(si addolora del rifiuto. — Ritenta:)... E con la luce blu te la faccio. Vedi: ho lí, apposta, le lampadine colorate di blu. Allora — dicono — è piú suggestiva. Vuoi?

Francesco

Vi ripeto che ve ne dispenso.

Sonia

Hai torto. Sono brava.

Francesco

Non ne dubito. Io ve ne dispenso per non abusare del vostro zelo. Mi sembrate già stanca. Vi risparmio un fastidio. Vi risparmio una fatica.

Sonia

(meravigliatissima — si sforza di pensare. — Gradisce. — Sorride di gradimento.) Questo è molto carino!... Nessuno mi è stato mai tanto cortese! Ma per me non è una fatica, non è un fastidio. Anzi!... Ci trovo gusto. Spesso, quando sono sola, mi tolgo di dosso il vestito inutile e mi metto a danzare davanti allo specchio. Fin da ragazza ho danzato cosí, e fin da ragazza ci ho trovato gusto.

Francesco

Fin da ragazza?! Cioè?... Quanti anni avevate?

Sonia

Pochi potevo averne. Ne avevo dodici, ne avevo tredici...

Francesco

Probabilmente, qualcuno v'istigava, qualcuno v'insegnava...... Chi v'insegnava?

Sonia

(vantandosi) M'insegnava una danzatrice della Maison Rouge: l'amica del mio patrigno.

Francesco

E il vostro patrigno lo permetteva?

Sonia

Sicuro che lo permetteva! Restava a lungo a vedermi danzare e mi divorava con gli occhi.

Francesco

(ha un moto di ribrezzo e di sdegno) È orribile!

Sonia

È orribile?... Non capisco... S'intende che doveva compiacersi. Non ero uno sgorbio, non ero un fuscellino. Ero un fresco bocciuolo di cardenia! Non mi credi?

Francesco

Vi credo.

Sonia

Uno scultore celebre, che mi copiò tale e quale, non so piú quante volte, dal capo ai piedi, soleva chiamarmi: la piccola Venere.

Francesco

Facevate anche la modella a quell'età?

Sonia

Non la facevo che con lui. Di nascosto la facevo. Andavo da lui invece di andare alla scuola. Un bell'uomo era!... Aveva un viso da Nazareno con certi sguardi vellutati, che io sentivo sulla pelle quando posavo.

Francesco

E come vi premiava, come si disobbligava lo scultore celebre?

Sonia

Mi dava il caviale, la grappa, il cognac. Perfino lo sciampagna mi dava.

Francesco

Tutta gente infame e malefica!

Sonia

(si smarrisce e trema un poco) Infame e malefica, no!... Io non capisco... Non capisco... Che male ne avevo?

Francesco

E vostra madre? Non vi sorvegliava mai, vostra madre? Non badava mai a voi?

Sonia

(quasi passiva) Mia madre non esisteva piú. Era morta all'ospedale.

Francesco

(triste, compassionevole) In conclusione, voi siete... una povera creatura!

Sonia

(sempre piú smarrendosi e tremando) Io?! Perché sono una povera creatura?...

Francesco

Non vi preoccupate di quello che dico. Non ne vale la pena.

Sonia

Ma io non capisco... Fammi capire... Fammi capire...

IV.

Una voce

(sgarbata, spadroneggiante — chiama di fuori:) Sonia Zarowska! Sonia Zarowska!

Francesco

(turbandosi, levandosi) Si chiede di voi. Mi si troverà qui. Ciò è molto noioso. Dovevo, peraltro, prevederlo.

Sonia

Io non rispondo e non lascio entrare.

Francesco

Non ve lo consento.

Sonia

Me lo consento io.

Francesco

Non è giusto che io vi sequestri.

Sonia

Ti farei uscire per questa porticina, se ne avessi la chiave...

La Voce

Sonia Zarowska, preparatevi a ricevermi. Sono un agente della polizia.

Sonia

(aggrotta la fronte. Appare contrariata, ma non impappinata.)

Francesco

(turbandosi maggiormente, si domina.) Questo, poi, non era prevedibile, ed è anche piú noioso. È insopportabilmente noioso!

Sonia

Si tratterà di qualche equivoco. Mi sbrigherò in pochi minuti. Tu ti chiudi nella stanza accanto, e aspetterai che mi sbrighi.

Francesco

Potrebbe incogliermi peggio. Mi conviene piú di non rimpiattarmi. Fate entrare súbito!

La Voce

Ma, sangue di un demonio, è inutile che fingete di non udire! E vi avverto che non sono disposto a perdere il mio tempo. Aprite!

Sonia

Eh!... Quante parole per niente! Entra! Entra! Non c'è la spranga alla porta!

L'Agente

(spalanca i battenti con una certa irruenza, e si ferma.)

(Dietro di lui, è un uomo sulla quarantina, vestito con precisa e sobria eleganza, dal volto scialbo e allampanato, dagli occhi incolori e vitrei: — il signor Edgardo Lemms. Nulla di losco. S'indovina, vedendolo, che è una persona per bene. — Resterà attentissimo, ma impassibile, inalterabile.)

Francesco

(si fa da parte, senza aver l'aria di nascondersi.)

Sonia

(si trova, ritta, presso il divano. Sbircia di traverso l'Agente e l'uomo che gli è dietro.)

L'Agente

(al signor Lemms) La identificate?

Lemms

Perfettamente.

L'Agente

Venite, venite. Staremo a vedere se lei ammette d'aver cenato con voi.

(Si avanzano tutti e due. Si accorgono di Francesco. L'Agente gli getta un'occhiata di competenza. Non si toglie il cappello. Il signor Lemms abbozza un saluto, e si toglie il cappello.)

L'Agente

(a Sonia) Compiacetevi di rispondere, Sonia Zarowska. Stavate, circa tre ore fa, a cena col signor Edgardo Lemms, in una saletta particolare del Falchetto d'oro?

Sonia

Edgardo Lemms sarebbe il nome di quel signore là?

L'Agente

Appunto. E rispondetemi.

Sonia

Rispondo di sí. Con quel signore sono stata a cena dove hai detto.

L'Agente

Egli vi accusa di avergli rubato il portafogli.

Sonia

(non si scompone e si stringe nelle spalle) Uhm!

L'Agente

Evidentemente, il signor Lemms, dopo aver pagato il conto,... si è distratto, o è stato distratto da voi. Egli ha lasciato il portafogli sulla tavola, e voi ve ne siete impossessata, profittando... della distrazione.

Sonia

Io non me ne ricordo.

L'Agente

I ladri non hanno mai buona memoria.

Sonia

Avevo tanto bevuto!

L'Agente

Intendete dire che eravate ubbriaca!... Eh, lo so! Voi state già architettando il vostro piano di difesa! (A Lemms) Furba, l'amica!... (Poi, a lei) Ma è ridicolo sostenere che abbiate dimenticato d'aver commesso un furto perché in quel momento eravate ubbriaca. È ridicolo, cara Sonia Zarowska!

Francesco

(intervenendo, riservato e affabile) La memoria è una delle piú dirette attività della coscienza. Difatti, per misurare il grado di coscienza, da cento a zero, in qualcuno di cui si suppone che abbia corso il pericolo di perderla tutta o parzialmente, uno dei primi e piú arguti mezzi è di sperimentarne la memoria. Intanto, è incontestabile che la coscienza venga soppressa dall'ubbriachezza grave, la quale, nelle sue manifestazioni, nei suoi effetti, rassomiglia alla completa follia. Io, anzi, la chiamerei: una follia incidentale.

Lemms

(ha ascoltato con deferenza, e approva:) Perfettamente.

Sonia

(ha ascoltato con un vano sforzo di comprensione e ha tremato alla parola «follia».)

L'Agente

(ha ascoltato, squadrando Francesco con ostilità.) Vi consta, signor Lemms, che Sonia Zarowska aveva bevuto molto?

Lemms

Moltissimo.

L'Agente

Ma non era una ubbriachezza grave se è stata digerita in tre ore.

Francesco

Io non giurerei che ella ne sia del tutto libera. Comunque, mi parrebbe opportuno considerare che, negli ubbriachi abitualmente recidivi, proprio questa abitudine fa sí che il sonno basti ad affrettare il ritorno dello stato normale: — normale, beninteso, in rapporto al quadro permanente degli alcoolizzati. E io attesto di aver trovata pocanzi Sonia Zarowska immersa in un profondo sonno.

L'Agente

(a Francesco, con una calma intorbidita di sorda minaccia) Voi insistete nell'interloquire, egregio signore, senza che io vi abbia interrogato.

Francesco

Chiedo scusa.

L'Agente

Avrete la bontà di favorirmi il vostro nome.

Francesco

Nulla in contrario. (Cava fuori una carta di visita, gliela porge.)

L'Agente

(leggendo, si raccapezza: muta contegno, e, per atto di rispetto, tocca la falda del cappello.) Non potevo immaginare che...

Lemms

(a Francesco, inforcando gli occhiali) Permette?

Francesco

S'accomodi pure.

L'Agente

(mostrando a Lemms la carta di visita) Un professore rinomato.

Lemms

(legge, e s'intravvede nella sua impassibilità una convinta ammirazione.)

Francesco

Un modesto medico specialista, pel quale non è infruttuoso studiare i vizii e le degenerazioni nei loro covi e nei loro laboratorî.

L'Agente

Che schifo, illustre professore!

Lemms

(quasi tra sé) Non tanto!

Francesco

E spero che la mia professione mi giustifichi anche di non essermi astenuto dall'interloquire. Si era un po' nei miei paraggi.

L'Agente

(con animazione autorevole, dispotica) A ogni modo, il portafogli è sparito, ed è qua che bisognerà cercarlo. (Appellandosi a Francesco come per averne il consenso) È chiaro?

Francesco

Questo non è affar mio.

L'Agente

(a Sonia) Orbene, a voi! Dovrebbe trovarsi proprio sulla vostra persona. Io non vi perquisisco, a condizione che voi stessa lo cerchiate.

Sonia

(ha seguíto quello che accadeva intorno a lei, assumendo un atteggiamento di sottomissione quando parlava Francesco. Adesso, all'invito dell'Agente, recalcitra:) Sulla mia persona, il portafogli non c'è.

(Non si riesce a intendere se ella sia in buona in mala fede.)

L'Agente

Tanto peggio per voi, sapete! Solamente se stesse sulla vostra persona si potrebbe accettare l'ipotesi del Professore, cioè che, essendovene appropriata quando lavorava la sbornia, non ve ne ricordiate piú. Ma se aveste già provveduto a nasconderlo, come fareste, cretina che siete!, a giustificarvi con la sbornia e con la dimenticanza?

Sonia

Ti ripeto che sulla mia persona non c'è'! (Leva la voce, ringhiosa, furiosa.) Non c'è e non c'è! E io, no, non mi lascio perquisire! Ti proibisco di perquisirmi! (Sfugge allontanandosi dal divano e riparando in un cantuccio.)

(Il divano è rimasto tutto scoperto alla vista dei tre uomini.)

L'Agente

Sangue di un demonio, voi agite a danno vostro!... Mi sembrate un mulo che si affatichi a tirarsi calci alla coda. Perché siete una donna, non volevo perquisirvi, non volevo mettervi le mani addosso. Ma questi signori sono testimoni che voi mi ci obbligate. (Uscendo dai gangheri, si avventa su lei.) Dunque, andiamo! Sottoponetevi alla perquisizione, senza altre chiacchiere!

Francesco

Fermatevi un momento, per favore.

L'Agente

(desiste, sospeso.)

Francesco

Se i miei occhi non s'ingannano, il portafogli è lí, mezzo conficcato tra i cuscini del divano, dove ella pocanzi dormiva. È minuscolo ed è quasi del colore dei cuscini, il che lo ha reso poco visibile.

(Emerge appena di tra i cuscini rossi un piccolo grazioso portafogli di cuoio rosso.)

Sonia

(mal sorpresa, si protende per vedere.)

Lemms

(sempre impassibile — inforca di nuovo gli occhiali.)

L'Agente

(dissimulando il disappunto, si avvicina al divano, e con due dita prende il portafogli. Indi, tenendolo in alto, lo mostra al signor Lemms.) È questo il vostro portafogli?

Lemms

Perfettamente.

Francesco

Le sarà cascato dal petto o dalla cintola, quando si è gettata lassù o quando vi si agitava nel sonno. Certo è che, rincasando, non aveva provveduto a nasconderlo.

L'Agente

(al signor Lemms) Dovrebbe contenere?...

Lemms

(rammentandosi a stento)... Lire milletrecento,

L'Agente

(verifica)... Sono mille trecento e sette. (Gli consegna il portafogli.)

Lemms

Guadagno sette lire.

Sonia

(è tuttora impenetrabile. Dal suo contegno non trapela la consapevolezza, non l'innocenza, non la mortificazione, non il risentimento.)

L'Agente

(obliquo — sottolineando le parole) Con ciò, spieghiamoci, Sonia Zarowska non cessa di dover rispondere dell'accusa di furto.

Lemms

Io mi oppongo.

L'Agente

Voi vi opponete, ma l'autorità procede.

Lemms

Procede a che? Ho riavuto il mio portafogli con sette lire di piú. Mi pare che l'incidente sia esaurito.

L'Agente

C'è la vostra denunzia.

Lemms

La ritiro.

L'Agente

Trattandosi d'un reato d'azione pubblica, non c'è modo di ritirarla. Deve per forza arrivare davanti alla giustizia.

Lemms

La mia denunzia non è stata raccolta che da voi. Con un prudente sacrificio... reciproco, possiamo metterci d'accordo per non incomodare la giustizia e, soprattutto, per non dare altre noie a questa donna.

L'Agente

(con astuta condiscendenza) Be',... ci penseremo, e ne riparleremo.

Lemms

Perfettamente.

L'Agente

La prima cosa, intanto, che ho da fare per non avere imbarazzi è di licenziare le due guardie che ho lasciate sul pianerottolo. Vi aspetto in portineria.

Lemms

Vi raggiungo súbito.

L'Agente

(a Francesco) Riverisco, illustre professore!

Francesco

Si conservi.

L'Agente

(esce.)

Lemms

(a Sonia, avvicinandosi) Avete udito, piccina?... Vi saranno risparmiate ulteriori noie. E vi rivedrò volentieri. Quel che mi dispiace è che non siete una ladra sul serio. Sareste piú interessante.

Sonia

(ha l'istantanea sensazione d'una puntura.)

Lemms

(si avvicina a Francesco) Signor medico, sono ben felice d'aver fatta la sua conoscenza.

Francesco

Ella è molto cortese.

Lemms

E, forse, rivedrò anche lei. Potrò venire a chiederle qualche consiglio?

Francesco

Le auguro di non averne bisogno.

Lemms

Sospetto che troppo tardi mi giunga l'augurio.

Francesco

In tal caso, a sua disposizione.

Lemms

Perfettamente. I miei ossequi.

Francesco

(accenna un inchino.)

Lemms

(via.)

La voce dell'agente

(irritata) Ma, sangue d'un demonio, vi avevo ordinato di piantonare le scale! E dove stavate, invece, dove stavate?!

Alcune voci femminili

(scrosciano, lontanissime, in una sconcia risata.)