V.

(Un breve silenzio.)

Francesco

(risoluto, quasi brusco) E basta, eh? (Piglia il cappello.)

Sonia

(con l'impulsività di una bambina lo afferra pel braccio.) No! No!...

Francesco

Dio buono, io ho già troppo accondisceso, e voi troppo osate, adesso!

Sonia

Non andare in collera! Senti... Senti... Ti prego... Mi hai cosí bene difesa... Difendimi ancora!

Francesco

Io non ho fatto che secondare e accreditare, con la mia logica, con la mia esperienza, la vostra affermazione di irresponsabilità. Forse mentivate relativamente all'episodio del piccolo crimine di cui vi si accusava. Nondimeno, il difendervi era legittimo, e non me ne pento, poiché, con o senza l'ubbriachezza, voi non siete che una irresponsabile. Ma che piú sperate ch'io faccia per voi?... D'altronde, quel brav'uomo ha iniziato un accordo col zelante accusatore per comperarne il silenzio. Non correte piú alcun pericolo.

Sonia

E per l'avvenire?... Se mi colgono, sono perduta! In carcere, mi mettono! In carcere!

Francesco

E lo spavento del carcere non è piú forte della tentazione di rubare?

Sonia

Quando quella tentazione mi prende e mi si caccia nelle vene, negli occhi, nelle mani, io non ragiono, non rifletto, non ci penso piú al carcere. E tu, difendendomi ancora, dovresti specialmente da quella tentazione difendermi. Questo ti chiedo io.

Francesco

Ma quale scompiglio d'idee! Difendervi da una dubbia accusa, difendervi dalla inclemenza d'un poliziotto è ben diverso che difendervi da una clandestina e tirannica tentazione.

Sonia

Ma è certo che lo puoi.

Francesco

E come sembra a voi ch'io lo possa?

Sonia

Lo puoi con le tue ammonizioni, col tuo comando, con quelle tue parole che dicono cose che soltanto tu sai. Sono parole che là per là fanno tremare, e poi si fissano, amiche, qui, nel cervello, vi restano come inchiodate, e continuano a dire, a dire, a dire...

Francesco

Voi siete sotto l'impressione del mio utile intervento. Travedete. Fantasticate. La riconoscenza vi abbacina. Le mie ammonizioni, il mio comando, tutto l'aspro repertorio di sapienza, che voi credete soltanto mio e che vi fa tremare, non vi scanserebbero da un triste fascino che vince anche lo spavento del carcere. Agiscono in voi delle forze irresistibili che di voi dispongono illimitatamente e che producono ogni vostro atto, ogni vostro istante di vita. Sono le medesime, ahimé, di cui vive, inconsapevole, il bruto.

Sonia

(trema) Il bruto?!

Francesco

Sí, Sonia Zarowska: il bruto! E finché queste forze irresistibili vi possiederanno, finché esse comporranno la vostra vita, nulla varrà a salvarvi dalle tentazioni alle quali finora avete dovuto cedere. Per potervene difendere, per potervene salvare, un'altra vita bisognerebbe sapere infondervi: una vita che non avesse la sua intima sede nei sensi, una vita interiore, una vita spirituale, quella vita cioè che molti vorrebbero soffocare perché piena di lotte e di tumulti, ma che appunto — tra i confini, s'intende, del nostro raziocinio — differenzia dal bruto l'essere umano.

Sonia

(dibattendosi) Non capisco! Non capisco! Non mi riesce di capire!...

Francesco

(con un pallido sorriso buono) E questa volta sarebbe piú che mai strano se non fosse cosí! (Le mette una mano sulla spalla.) Ma giacché le mie parole vi si fissano, amiche, nel cervello e continuano a dire, a dire, a dire..., voi non dimenticherete quello che ora non capite,... e sarà sempre qualche cosa!... Vi saluto, Sonia Zarowska! Vi saluto! (Pacatamente, accorato e pensoso, si allontana, esce.)