V.
Ulrico
(comparisce dal lato opposto, e si ferma profilandosi in una comica prosopopea.) Ulrico Nargutta, ex pazzo!
Francesco
(si volta. — Non si raccapezza.) Tu sei Ulrico?!
Ulrico
Ne sono sicuro.
Francesco
In fede mia, incontrandoti per istrada, non avrei potuto ravvisarti. Lascia che ti abbracci, disertore! Ho molto piacere di averti recuperato.
Ulrico
Recuperatissimo!
Francesco
(abbracciandolo) Ma ti sei proprio costruito un altro aspetto!
Ulrico
S'intende bene! Non piú capelli lunghi, non piú la selvatica vegetazione della barba e dei baffi, viso limpido, bocca sorridente, un elegante monocolo che rende vezzoso l'occhio piú guercio: tutto un insieme conveniente e quasi attraente. Veste nuova per l'uomo rinnovato! Il pazzo che tu non sapesti guarire non c'è piú. Fammi le tue congratulazioni, e dichiara che come medico sei una bestia.
Francesco
Lo dichiaro volentieri, e non esito a congratularmi con te.
Ulrico
Non ci vediamo, su per giú, da un anno, a misura di calendario.
Francesco
E non c'è stato mezzo di rintracciarti. Io ignoro sempre la tua abitazione.
Ulrico
Per lo piú, la ignoro anche io!
Francesco
E in quest'anno?...
Ulrico
Metamorfosi! Metamorfosi e guarigione completa! Ti prego di credere che sei al cospetto del piú savio degli uomini!
Francesco
Non è inverosimile.
Ulrico
Mi sono guarito da me, caro il mio dottore!
Francesco
Neppur questo è inverosimile.
Ulrico
Ma il merito — spieghiamoci — non è tutto mio.
Francesco
Sei modesto!
Ulrico
Mi son fatto consigliare... Indovina da chi.
Francesco
Non indovino. Dimmelo.
Ulrico
Mi son fatto consigliare dall'umanità.
Francesco
Il consiglio dell'umanità è la somma di parecchi milioni di consigli.
Ulrico
Ma rettifico: da una parte dell'umanità mi son fatto consigliare.
Francesco
Dalla migliore.
Ulrico
Dalla peggiore! (Siede a cavalcioni su una seggiola.) Mi attengo, t'avverto, al giudizio corrente, tanto per capirci.
Francesco
Il che, peraltro, non è indispensabile.
Ulrico
Secondo il giudizio corrente, è la parte peggiore dell'umanità quella nella quale funzionano brutalmente il sangue, la carne, i nuclei nervosi, i cinque sensi con le loro volubilità e attribuzioni cooperative, e nella quale è disseccata o ridotta a proporzioni minime la vita morale. Io ho aboliti tutti gli accidenti della vita morale, da cui provengono le nostre inquietudini, le nostre incontentabilità, le nostre sofferenze, i dibattiti, gli attriti, gli stenti, gli sforzi che scombussolano il nostro essere fino allo sfasciamento, fino alla follia. Neghi che questa sia la genesi della follia?.....
Francesco
(senza approfondire) No.
Ulrico
Io mi sono brutalizzato. Non leggo, non scrivo, non studio, non penso, non m'interesso di ciò che sta oltre la superficie delle cose, non ho piú nessuna delle curiosità e delle esigenze che avevo quando ero un animale superiore. Di che mi occupo io durante le ventiquattro ore della piroetta terrestre intorno al sole?... Mi occupo dei miei bisogni e desiderii materiali per soddisfarli con la massima scrupolosità. Una volta — te ne rammenti? — il mio desiderio piú ansioso, il mio piú impellente bisogno era di trovare l'onestà nel sesso femminile. Mi affannavo a cercarla. Mai vistane neppure la coda! Me ne affliggevo! Me ne disperavo! Che strazio! Che sventura! Che tragedia!... Io non la trovavo o perché non è mai attecchita tra le discendenti di Eva o perché non l'avevo mai conosciuta e, naturalmente, non potevo identificarla. Ma tutto questo è stato da me spazzato via insieme con i peli che mi deturpavano il volto. La mia esistenza è diventata esclusivamente fisica. «Mi tocco, dunque esisto!» E crepi Cartesio! Cerco quello che conosco, quello che so identificare, quello che è visibile e palpabile, quello che non è punto arduo trovare. (Animandosi) E me la godo! Me la godo a meraviglia! Tu, per guarirmi, t'incocciavi a nudrire, attraverso l'organismo, il mio spirito. Ignorante! Dovevi, al contrario, avere l'abilità di ucciderlo. Io l'ho ucciso! (Si frega le mani, ridendo) Eh eh eh eh!....
Francesco
(sedendogli dirimpetto) Mio buon Ulrico, tu sei un pazzo come prima. La sola differenza è questa: che prima eri un pazzo di cattivo umore, e adesso sei un pazzo di umor gaio..., almeno in apparenza.
Ulrico
Per me, il tuo giudizio non vale un fico secco! Non te l'ho chiesto e non sono venuto con l'intenzione di chiedertelo. Non sono venuto con l'intenzione di consultarti. Io son venuto, viceversa, per dare a te i miei lumi, per sorvegliare la tua salute, per mettermi alle tue costole, intento a diventare, all'occorrenza, il tuo medico, il tuo frenologo. E mi accorgo di avere avuto una ottima ispirazione. Io ti trovo ammalato, molto ammalato! Tu presenti un quadro patologico allarmante, e devi impensierirtene. — L'epoca è triste, amico mio, per i psichiatri del genere al quale tu appartieni. Il tuo correligionario Paolo Gemmi — hai visto? — se n'è andato in cielo o altrove motu proprio! Non mi era simpatico. Quindi non deploro la sua assenza definitiva. Ma còstato, con ponderazione, lo sfasciamento, lo sconquasso psicologico per cui egli si è liquidato mediante un colpo di rivoltella.
Francesco
Tu ripeti, a proposito del povero Paolo, la solita fantasticheria generica che corre per le bocche di tutti quando la causa d'un suicidio non è stata rivelata dal suicida.
Ulrico
Nel caso di lui non è una fantasticheria. Si tratta di un caso lampante d'incongruenza. Egli non era uno storpio, non era un tubercolotico, non era un diabetico, non era un vecchio asmatico, disponeva di parecchi quattrini, di parecchio ingegno, d'una certa gloriola acquistata senza troppa fatica: dunque per nessun motivo ragionevole poteva averne le tasche piene, e chi sa in quali aspirazioni extraterrene, in quale smaniosa alchimia andò a consumarsi e a smarrire la ragione. Ma per te sono qua io! Sei fortunato. Ringraziami d'essere capitato in tempo!... Vediamo un po'. Che ti senti? Che ti pare di sentirti?
Francesco
(si rannuvola, si alza. — Passeggia, torcendo tra le dita la catenella dell'orologio.)
Ulrico
Non mi rispondi? Non puoi indicarmi i sintomi del tuo male? Non mi dài gli elementi per la diagnosi? Li coglierò io stesso con la mia speciosa radioscopia e con l'ausilio del ricordo che ho delle tue note caratteristiche. (Riflette.) La piú spiccata era l'amore per tua moglie: — un amore incommensurabile e ininterrottamente afflittivo. Quando, nelle tue ore di studio, non affliggeva lei in carne ed ossa, ne affliggeva l'effigie!... E vedo che la sua fotografia è tuttora lí, appiccicata al tuo scrittoio. (Va a prenderla e se la mette davanti allo sguardo.) Bella donna, non c'è che dire! Bella e giovanissima! Piacerebbe anche a me se non fosse tua moglie!... (Osserva) Continui a mutare la cornice di tanto in tanto. Sempre una piú preziosa dell'altra. (Ripone la fotografia sullo scrittoio.) Sicché: le cose stanno come stavano. Il punto di partenza della mia diagnosi dev'essere questo: «tu ami tua moglie come l'amavi».
Francesco
(tornando a sedere) Bada che ti sbagli.
Ulrico
L'ameresti di piú?... Santo Iddio, sarebbe spaventevole!
Francesco
La detesto!
Ulrico
Oh, caspita!... (Lo fissa.) Hai scoperto che ti tradisce? Hai scoperto che ha un amante?
Francesco
Se avessi scoperto di essere tradito, non so quale enormezza avrei commessa.
Ulrico
(ironico) Avresti avuto il diritto di ammazzarla!
Francesco
(convinto) Ah, sí!
Ulrico
Il diritto è quella istituzione per la quale, quando che vogliamo, ci si cava il gusto di dare qualche fastidio al prossimo senza fargli le scuse. E, abbi pazienza, chiariscimi la situazione. Dal momento che tua moglie ti è fedele, perché la detesti?
Francesco
Non avermi tradito... non significa che mi è fedele.
Ulrico
Ti è infedele... col pensiero?
Francesco
Ne ho il sospetto.
Ulrico
Per il semplice sospetto d'una infedeltà platonica, tu detesti colei che hai tanto amata? Non è giusto. (Col tono di chi dissimula di pigliare in giro qualcuno) Avresti dovuto innanzi tutto sincerarti. Sarebbe stato approssimativamente giusto detestarla dopo di aver bene accertato l'adulterio del pensiero.
Francesco
(traboccando) E come si fa a guardare nel cervello altrui? Come si fa a sorprendere la verità che vi si appiatta se perfino quella che è nel cervello nostro talvolta ci si nasconde?
Ulrico
(si frega le mani, ridendo) Eh eh eh eh!... Precisamente! È alquanto piú complicato che sorprendere il baco in una ciliegia bacata!
Francesco
(tutto agitato dalle sue idee, che ribollono) Dal primo balenio del sospetto ho frugato nel cervello di lei con l'acume, col rigore e con l'accanimento d'un poliziotto che frughi nel nascondiglio di un malfattore. Nulla ne ho cavato fuori che avesse la precisa vivezza della verità assoluta. La fatica che ella compiva per affermare di essermi fedelissima poteva parere una fatica compiuta per nascondermi la sua infedeltà o per ingannare sé stessa. Ogni protesta poteva parere una trepida difesa. Ogni lagrima poteva parere versata pel dolore d'una rinunzia. Ogni «sí» aveva anche il suono di un «no». Ogni «no» aveva anche il suono di un «sí». La verità qual era? dov'era?... Non è giusto che io detesti colei che ho tanto amata?... La giustizia non c'entra. Il mio sentimento non è una punizione, non è una condanna, non è un'accusa. Io la detesto senza accusarla, senza giudicarla. La detesto per la sua incapacità di debellare il mio sospetto. E di questa incapacità si è confessata proponendomi la separazione.
Ulrico
Vi separerete?!
Francesco
Dovevo bene accettare la sua proposta. L'ho accettata.
(Pausa.)
Ulrico
(con un'aria da medico accorto e dotto) Amico mio, il tuo male non è molto diverso dal male che io mi vanto di aver superato. L'origine di entrambi i mali?... Un egoismo esuberante. L'egoismo fa la buona salute se resta nel campo della praticità, se resta nel campo della materialità, in cui tutto è riconoscibile, tutto è distinguibile, tutto è piú o meno facile ottenere. Ma se sconfina e va a caccia di quel che non si distingue, di quel che non si vede e che forse non è mai esistito, se ambisce ad afferrare l'inafferrabile, produce sconvolgimenti gravissimi, che, per giunta, si propagano intorno con una irradiazione catastrofica. Tu non ti sei accontentato di chiedere a tua moglie la fedeltà del corpo. Hai preteso da lei la fedeltà del pensiero, cioè della mente, cioè del cuore, cioè dell'anima, cioè del diavolo che ti porti, con la relativa prova concreta inconfutabile matematica! Conseguenza fatale: sconvolgimento e irradiazione catastrofica! Adori tua moglie e la detesti, la vuoi e non la vuoi, l'accusi e non l'accusi, ti torturi e la torturi, soffri e la costringi a soffrire, impazzisci e la costringi a impazzire. Io non avevo una moglie. L'egoismo mio non si specializzava. Esso riguardava tutte le donne che passavo in rassegna pretendendo di trovare l'onestà con la relativa prova concreta inconfutabile matematica. Non le torturavo troppo perché riuscivano sempre a svignarsela. L'irradiazione mancava. Ma, intanto, mi torturavo io. Detestavo, adoravo, soffrivo, impazzivo, — impazzii! Mi sono curato, e ora non soffro piú, non adoro piú, non detesto piú!... E sai quel che ho fatto?... (Si accalora, si elettrizza) Come scelgo i cibi, i vini e i liquori che piú mi letificano, ho scelta la mia donna nelle immense fucine dell'abbrutimento. Giuro che non ce n'è un'altra di piú bassa carata sulla faccia della terra! La mia donna è mia perché è di tutti. Ha verso di me il merito insigne di piacermi infinitamente, e, se il saperla di tutti mi desse un qualunque senso di pena o di ribrezzo o di gelosia o di rancore, temerei di non aver conseguita la perfezione! (Ride) Eh eh eh eh! (Poi, con una scrosciante violenza) Brutalizzarsi, mio caro! Questa è la cura!
Francesco
(ha un brivido di nausea, e mormora:) Potrebbe essere vero!...
Ulrico
(dopo una breve pausa) Ho chiacchierato troppo. E quindi ho sete. Non di acqua, beninteso. Ho sete di absinthe: il liquido che piú mi è omogeneo. In casa tua certamente non ce n'è. Vo' a berne in una buvette qualunque. Mi accompagni?
Francesco
(lugubre) Ti accompagno. E beverò anch'io.
Ulrico
Bravo!
Francesco
(si leva. — Preme un bottone della soneria elettrica.)
Una Cameriera
(dalla destra) Ha chiamato?
Francesco
Dite alla signora che esco. E portatemi il mio cappello.
(La Cameriera va.)
Ulrico
... E a quando la separazione?
Francesco
Dipenderà da lei.
Ulrico
(incredulo) Se hai sinceramente accettata la sua proposta, meglio non ritardare.
Francesco
Sono preparato, io! Non lo vedi che sono preparato?
Ulrico
(rude) E un taglio netto ha da essere!
Francesco
Lo so.
Ulrico
Si applica molto cloroformio, ed energicamente si esegue.
La Cameriera
(ritornando e porgendo il cappello a Francesco) La Signora la pregherebbe di attendere un momento.
Francesco
(accigliandosi) Attenderò.
(La Cameriera si ritira.)
Ulrico
Pare che ti tocchi di litigare ancora un po' con tua moglie. Trastullerò la sete con una sigaretta e mi tratterrò pazientemente in giardino, purché la cosa non vada troppo per le lunghe.
Francesco
No, Ulrico! Tu mi farai il favore di non allontanarti. La presenza tua eviterà a me e a lei un'altra eventuale discussione, lacerante e oramai inutile.
Ulrico
Allora, stai tranquillo: non mi muovo di qui. Duro come una sentinella!