VI.
Francesco
(è tuttora seduto, concentrato nella umiliazione, il mento sul petto, lo sguardo a terra.)
Ulrico
(acquattandosi, sparisce dietro il fogliame.)
Sonia
(si avanza piano, insicura dei suoi passi, con nella fisonomia una incisa espressione di compatimento soccorrevole. Vicino a lui, s'inginocchia, unendo palma a palma, in un gesto supplice.)
Francesco
(ne ha un urto e un brivido. Si rizza, scostandosi.) Che fate voi in codesto atteggiamento?!
Sonia
Imploro!
Francesco
Implorate che cosa?
Sonia
Nulla per me.
Francesco
E allora nulla avete da implorare!
Sonia
Non l'hai vista infelice? E non sei tu anche piú infelice di lei?... Da te imploro ciò che ella ha certamente implorato.
Francesco
Smettete! Alzatevi!
Sonia
(obbediente, si alza.)
Francesco
E ritiratevi! Mi date molestia!... D'altronde, è l'ora del riposo. Già forse riposano le vostre compagne. Mi spiacerebbe che Suora Marta si incomodasse a cercare di voi. E badate: mai piú implorazioni indiscrete come quella che avete osato di rivolgermi! Tra mia moglie e me, voi non siete nessuna!
Sonia
Non giudicarmi troppo male! Ascoltami!
Francesco
Non c'è bisogno ch'io vi ascolti. Ritiratevi, Sonia! Vi ordino di ritirarvi!
Sonia
Ascoltami! Ascoltami! (Tutta palpiti nella insistenza)... Tu mi hai congedata oggi, dicendomi che ero guarita. Non mi pareva che fosse vero, e t'ho pregato di farmi restare. Ma stasera mi pare vero. Mi accorgo che è vero. Mi sento veramente guarita. E sono pronta a lasciarti. Me ne andrò. Me ne andrò domattina all'alba. E anche súbito potrei andarmene. Per questo, vedi, per questo mi abbrucia il desiderio di saperti incamminato, insieme con lei, verso la gioia, verso la felicità. Se io ne avessi la sicurezza, il mio cuore sarebbe docile e forte, e ti saluterei tranquilla, senza piangere, senza soffrire...
Francesco
(pervaso dalla soavità ch'ella emana, se ne difende, e reagisce con brutale asprezza.) Basta, Sonia! Basta! Basta! Non voglio commuovermi per le vostre ansie inopportune! Non voglio, non voglio piú udire il suono della vostra voce!
Sonia
Perché mi tratti cosí?... Perché mi disprezzi tanto?...
(Un intervallo — doloroso.)
Francesco
(arrendendosi) Non vi disprezzo. Vi giuro che non vi disprezzo!... Avrei respinta l'inframmettenza d'una sorella come ho respinta la vostra. Io eccedo nel manifestare i miei ritegni, la mia intolleranza. Le parole che mi vengono alle labbra sono convulse, inconsulte, ingiuste. Me ne rammarico. Me ne pento. E, poiché l'affetto che nudrite per me v'impedirebbe di lasciarmi con tranquillità prima di sapermi conciliato con le speranze legittime che hanno qui ricondotto mia moglie, mi piego a rendervi conto di ciò che, in ogni caso, non potrebbe riguardarvi. Vi garantisco, dunque, che, da questo momento, io mi dedicherò a rinsaldare la mia convivenza con lei. Vi garantisco che la nostra felicità coniugale sarà, comunque, ricostruita. Da voi stessa mi è stato mostrato... che m'incalza la necessità di riaggrapparmi, per la mia salvezza, all'unica donna che io debba amare e che abbia il diritto di amarmi!..... Come vedete, dopo che mi avete tante volte immeritamente circondato della vostra riconoscenza, siete voi che meritate la riconoscenza mia...
(La commozione sta per vincerlo.) E adesso, una stretta di mano, e addio!
Sonia
(ebra di sacrificio — in ambo le mani chiude quella che egli le ha stesa.) Addio!
Francesco
(fisandola con gli occhi gonfi di lagrime) Senza piangere...
Sonia
(fisandolo con gli occhi morenti di ebbrezza e di angoscia) Senza piangere.
Francesco
Senza soffrire...
Sonia
Senza soffrire.
(Tutti e due tremano. I loro pallidi volti si avvicinano l'uno all'altro.)
Francesco
Povera Sonia!... (Ma, ghermito da un fulmineo raccapriccio, si stacca da lei.) No! No! Che orrore!... Via! Via! Via!... Via! (Fugge a destra, guatando indietro.)