SCENA I.
GUSTAVO ed ERNESTO
Gustavo
(è solo, in un canto, sdraiato su d'una gran poltrona. Accende un avana. Fuma. Sbadiglia.)
Ernesto
(entra a lenti passi da una porta laterale, cogitabondo. Vedendo Gustavo) Solo soletto, eh?
Gustavo
Solo soletto. Ho cenato bene e faccio il mio chilo.
Ernesto
Io, no.
Gustavo
Perchè ti sarai abbandonato alle danze.
Ernesto
Ho altro che danze per la testa!
Gustavo
Non mi dire quello che hai... per la testa, perchè non me ne importa niente!
Ernesto
(sogghignando) Il signor Nino mi va fuggendo. Tutta stanotte non ha fatto che evitarmi.
Gustavo
E te ne rammarichi? Ti adiravi tanto del suo ostinato attaccamento!
Ernesto
Va bene, me ne adiravo. Ma se ora mi va fuggendo, significa che ha la coscienza lesa. E significa pure che non ha più bisogno di appiccicarmisi addosso. È chiarissimo. Ha gettata l'àncora in porto!
Gustavo
Sei troppo tortuoso nei tuoi sillogismi. (Sbadigliando) Mi confidi piuttosto perchè hai dato questo ballo?
Ernesto
Non l'ho dato io, lo ha dato mia moglie.
Gustavo
In occasione di che?
Ernesto
Per fare esordire in società sua sorella: la tua ex fidanzata.
Gustavo
Ah, ecco.
Ernesto
(per punzecchiarlo) Non l'ami più?
Gustavo
Dopo sette mesi!?... Capirai che è la vista della tavola apparecchiata ciò che stuzzica un po' l'appetito a chi soffre d'inappetenza. Tua moglie si prese la briga di sparecchiarmela, e io mi sono rassegnato all'inappetenza cronica.
Ernesto
(siede sospirando) Mah!
Gustavo
(sospira anche lui) Mah!
(Pausa.)
Ernesto
Hai mai fatta la cura dell'elettroterapia?
Gustavo
La sola cura possibile è quella che volevo fare io cominciando con l'adornare di fiori d'arancio una bella fanciulla estremamente fanciulla.
Ernesto
(con enfasi triste) Per poi finire con l'esserne estremamente adornato in un modo diverso!
Gustavo
Sei diventato molto malinconico. Sembri l'Amleto dei mariti.
Ernesto
Perchè l'«Amleto»?
Gustavo
Ernesto
Essere o non essere... che cosa? (Nervoso) Aggiungi pure la brutta parola che hai omessa per convenienza. Non me ne ho a male. Anzi!
Gustavo
Hai una gran voglia di sfogarti. Ma io non ho nessuna voglia di ascoltare i tuoi sfoghi.
Ernesto
(si alza e gli si accosta confidenzialmente, quasi misteriosamente. Poi, lo interroga:) A te che te ne pare: — Lo sono o non lo sono?
Gustavo
(con serietà) Dio, meriteresti di esserlo. Ma si vedono tante ingiustizie su questo mondo!
Ernesto
Insomma, di quel signor Nino, tu che ne pensi?
Gustavo
Penso che è un bravo ragazzo e che non può darti più nessun fastidio visto che da un paio di mesi si è dedicato completamente alla tua cognatina.
Ernesto
Alla tua ex fidanzata?! È una finta, caro mio. È una manovra!
Gustavo
Io sono il suo consigliere. A me risulta che non è una finta.
Ernesto
E tu ti fai infinocchiare da quel ragazzo?!
Gustavo
Come sei noioso! Lasciami un po' dormire, che ho sonno. E poi non senti il vocìo degl'invitati che cominciano ad andarsene? Avresti il dovere di salutarli, almeno.
Ernesto
Perchè?
Gustavo
Non sei il padrone di casa?
Ernesto
Io sono il padrone di casa? Ah già, me n'ero dimenticato! (S'avvia verso il fondo. Giunto alla porta, si ferma. Quindi, ritorna d'un subito, prende una sedia e siede immediatamente dietro alla poltrona di Gustavo) Io sono convinto che il ragazzo si è dedicato a mia moglie e non a mia cognata.
Gustavo
E se ne sei convinto, a che scopo, santo cielo, vieni ad affliggere me?
Ernesto
Senza nessuno scopo, ma tu non puoi lavartene le mani. Non hai forse contribuito non poco alla mia disgrazia?
Gustavo
Ma che altro vai arzigogolando, adesso?
Ernesto
Sicuro. Il giorno della famosa canzonatura che ti fece mia moglie, tu, inferocito verso di lei, caricasti le tinte del tuo racconto; e io, credendo che fosse accaduto chi sa che cosa, mi ruppi definitivamente con lei.
Gustavo
Ebbene?
Ernesto
Se quel giorno io avessi invece ripresa la posizione, avrei sbarrata la strada al nemico! Il quale non sarebbe padrone del campo!
Gustavo
(svogliato) Ma lascia andare!
Ernesto
(scattando in piedi, furibondo) Che io lasci andare?! Ti garantisco, perdio, che appena questo piccolo furfante me ne dà l'incentivo, faccio scoppiare una catastrofe! Io non cerco che un pretesto, e lo troverò. Oh se lo troverò!
Gustavo
Commetteresti semplicemente una corbelleria. Quando non ci sono delle prove....
Ernesto
(accalorandosi sempre di più) Ma io dico: che interesse hai tu a fare il salvatore del signor Nino? Non ne cavi nulla, per tua norma. Se non ci sono delle vere prove, ci sono degl'indizi gravissimi. Ah sì, quando, sul principio, il ragazzo mi assediava con le sue cerimonie, io, lo confesso, non vedevo in lui che un precoce seccatore: il seccatore nato, il seccatore di genio! Ma ben presto ebbi il sospetto ch'egli assediasse me per espugnare mia moglie. Seguendola dovunque, si atteggiava a figlioccio. Era un figlioccio eccessivamente devoto ed eccessivamente servizievole. E mille altre sfumature hanno alimentato man mano il mio convincimento: ora un'occhiata di mia moglie, ora l'imbarazzo di lui, ora l'imbarazzo di tutti e due....
Gustavo
Tu sei impressionabile. Te lo sento ripetere da tanto tempo! Data la tua impressionabilità, questi sono degli indizi che non hanno alcuna importanza.
Ernesto
No, mio caro Gustavo, questa volta non c'entra la mia impressionabilità. (Arrabbiandosi) Non m'irritare di più con le tue attenuanti! Io sento di essere quello che sono e non c'è da discutere. È inutile! Su ciò non ammetto discussioni!
Gustavo
Dunque, non discutiamo.
Ernesto
(incalzando) Convieni che il giovanotto si fa giuoco di me?
Gustavo
(perdendo la pazienza) Sì!
Ernesto
Convieni che io sono ingannato come l'ultimo dei mariti?
Gustavo
Sì!
Ernesto
Convieni che ho ragione d'esserne convinto?
Gustavo
Ernesto
(con furore) E credi giusto ch'io sia preso per un imbecille?
Gustavo
Sì!!
Ernesto
Va all'inferno anche tu! (Esce correndo dal fondo.)
Gustavo
(respirando) Ah! (Prende un cuscino e lo mette sulla spalliera della poltrona. Vi si sdraia più comodamente come per sonnecchiare.)
(La spalliera di questa poltrona è molto alta, e alti ne sono i bracciuoli. Sicchè, chi entra dal fondo, non può accorgersi della presenza di Gustavo).