SCENA II.
GUSTAVO, BICE, NINO.
Bice
(di dentro) Dove mi conducete?
Nino
(sulla soglia della porta in fondo) Io voglio imparare. In questo salotto recondito potrete darmi scrupolosamente la vostra lezione di boston. (Entra.)
Gustavo
(tra sè) Cupìdo in flagrante!
Bice
(arrestandosi presso l'uscio) Qui siamo soli a dirittura. Tilde ci sgriderà.
Nino
La signora Tilde non se ne avvedrà neppure. È intenta agli onori di casa. Venite. Mi dicevate ch'io faccio il passo troppo stretto?
Bice
(avanzandosi) Troppo stretto. Ed è perciò che restate sempre al medesimo posto.
Nino
Insegnatemi il passo più lungo.
Bice
Voi fate così... (Esegue.)
Nino
(canticchia la musica del boston per darle il ritmo.)
Bice
E invece, no, no. Bisogna fare così.... (Esegue di nuovo per precisare i passi della danza.)
Nino
(canticchiando, guarda attentamente.)
Gustavo
(alzandosi) E facendo così, non c'è più pericolo di restare al medesimo posto.
Bice
(fermandosi quasi impaurita) Oh!
Nino
(sorpreso) Eravate qui? Non vi si vedeva punto in quella poltrona.
Gustavo
Ma io mi sono affrettato a mostrarmi. Sarebbe stata una indelicatezza da parte mia assistere, non visto, ad una lezione di boston data da una bella fanciulla a un bel giovanotto.
Bice
... Ritorniamo in sala, signor Nino! Andiamo via.
Gustavo
Perchè? Spetta a me di andar via. Tanto, ci sono abituato. Oltre di che, sono troppo buon amico di Nino per avere la crudeltà di sottrarlo all'insegnamento... del passo più lungo. (A Nino) Del resto, benchè la signorina Bice non lo creda, sono anche uno zelante amico di lei. Voi, Nino, potete attestarlo.
Bice
Io la supplico, signore, di non occuparsi di me.
Gustavo
Ecco l'ingratitudine!
Nino
Non la mia.
Gustavo
Ah! l'ingratitudine vostra poi non la sopporterei. Siete già in condizione di esercitarvi al boston in un salotto recondito: non negherete, spero, che io abbia un po' contribuito coi miei suggerimenti a questi rapidi progressi. (In mezzo, tra l'uno e l'altra, rivolgendosi a Bice) Non contesto di certo l'efficacia del reciproco fascino. Ma gli è che una fanciulla dotata di grazie e di virtù eccezionali è per l'uomo come una plaga remota, come una terra sconosciuta. Lo sapete voi quello che accade in fatto di terre sconosciute? Un bel giorno, qualcuno ha un'ispirazione geniale e indica all'umanità un punto inesplorato del globo. Se egli avesse i mezzi per esplorare, non ci penserebbe due volte e, fiducioso, si metterebbe in cammino. È su per giù la storia di Cristoforo Colombo. Orbene, quello della ispirazione sono stato io. I mezzi non li avevo e nessuno poteva darmeli. Ma avrò sempre il diritto di vantarmi d'avervi additata a questo ardente viaggiatore, il quale non ha che a volere.... per compiere degnamente l'impresa gloriosa! (A Nino) Dico giusto, mio giovane amico?
Nino
(confuso) In verità.... io non intendo...
Gustavo
Ma che cosa c'è da non intendere? La plaga remota (indicando Bice) è già, viceversa, alle viste. Avanti, dunque! Preparatevi a dare il vostro nome, come Amerigo Vespucci, alla terra su cui farete fiorire... la civiltà coniugale. (Mutando tono: paternamente a tutti e due) Sentite a me, ragazzi miei: non vi perdete in danze inutili. Seguite l'impulso del vostro cuore, non quello dei vostri piedi. E se riuscirete, com'è presumibile, a mettervi d'accordo, non dimenticate che io, in un modo o nell'altro, sono stato un po', tra voi, il tratto d'unione. Non crediate che io abbia l'idea di esserlo anche in avvenire. Non mi ci divertirei. Ma, in compenso, nei vostri momenti felici... rivolgete un pensiero all'amico lontano! (Li guarda.)
Bice e Nino
(abbassano gli occhi.)
(Un silenzio)
Gustavo
No?... Pazienza: nemmeno questo! (Via dal fondo.)