SCENA VI.

GUSTAVO, ERNESTO, TILDE, poi BICE.

Tilde

(ha smesso l'abito da educanda; indossa una veste a strascico ed è pettinata come prima del travestimento. Si avanza con dignitosa affabilità.) Anzitutto, signor Franchesi, una stretta di mano: il saluto leale dell'ospitalità.

Gustavo

(guardandola fisamente, si accerta dell'identità. Suda freddo, e, porgendole la mano con una specie di ritegno, a stento riesce a emettere la voce) Signora....

Ernesto

(dietro di lui, pianissimo) Mi sembri un fanciullo, mi sembri!

Tilde

(stringendo la mano di Gustavo) Lei si sarà giustamente formalizzato del mio ritardo. Ma sa, in questi casi, c'è tanto da discutere. Su, dalla zia, si è discusso sinora con la Bice, che, in uno stato di ansietà, facile a comprendersi, ha insistito per assistere a questo colloquio.

Gustavo

(in un misto di rabbia compressa e di sbigottimento) Spero... che non glie l'avrà... che non glie lo avrà concesso.

Tilde

In verità, glie l'ho concesso per evitare ogni malinteso. Eccola qui.

Ernesto

(piano a Gustavo) Su! Su!... Che è questo avvilimento?!

Bice

(entra dal fondo, trepidante) Buon giorno, signor Gustavo.

Gustavo

Buon giorno,... signorina.

Ernesto

(a Tilde, ad alta voce) E a me... è concesso di restare?

Tilde

Ne hai il diritto. Sei un così valido avvocato del tuo amico! (Indicando una sedia) S'accomodi, signor Franchesi.

Gustavo

No... non serve.

Tilde

Come non serve? Ci accomodiamo tutti, se Dio vuole. Non è il caso d'aver fretta.

(Siedono Tilde e Bice.)

Ernesto

Non è il caso di aver fretta. Si tratta di assodare se possiamo essere felici.

Tilde

Assodiamolo.

Gustavo

Assodiamolo.

Ernesto

(calcandogli le mani sulle spalle lo fa sedere, sedendo anche lui.)

(Ora son tutti seduti: Gustavo quasi nel centro della camera. Gli altri tre intorno a lui. Ernesto gli è poco discosto.)

(Un silenzio.)

Tilde

(a Gustavo) La parola è a lei.

Gustavo

A me?

Tilde

Sì, a lei.

Gustavo

Io... non ho niente da aggiungere....

Tilde

A che cosa?

Gustavo

A quello che ho detto alla signorina.

Tilde

(cortesissimamente) Scusi, di quale signorina parla?

Gustavo

(rodendosi dentro) Di signorine, non ce n'è che una.

Tilde

In tutto il mondo?

Gustavo

(imponendosi la flemma necessaria) Per me, sì... non c'è che la signorina Bice.

Tilde

Alla Bice avrà detto naturalmente... d'esserne innamorato.

Gustavo

È chiaro.

Tilde

Ma, con la squisita raffinatezza che io indovino in lei, le avrà potuto dire delle cose anche più graziose, più speciali....

Ernesto

Oh! lui ne trova delle graziosissime. È delizioso con le donne!

Bice

Con le donne?!

Gustavo

(lanciandogli un'occhiata) Ernesto!

Ernesto

(subito, per rimediare) No: è delizioso con gli uomini.

Tilde

Non faccia della modestia, signor Franchesi. Accanto a una fanciulla, io so che lei è... un sireno. A me sembra di sentirlo ciò che lei ha detto alla Bice: (imitandolo un po') «Il suo aroma, signorina, mi turba,... la sua ingenuità m'ipnotizza, i suoi piedini mi dànno alla testa...»

Ernesto

(interrompendo — a Gustavo) Ti dànno alla testa i piedini della Bice?!

Tilde

(continuando a imitar Gustavo) «Io dimentico per lei i miei impegni, io dimentico i miei doveri....»

Bice

No, questo non me l'ha mai detto!

Ernesto

(a Gustavo) Tu avevi dei doveri?!

Gustavo

(confondendosi) Ma niente affatto! Me ne regala gentilmente... non so perchè... la signorina tua moglie!

Ernesto

La signorina mia moglie?!

Tilde

Chiamandomi signorina, dopo nove anni di vita coniugale, lei offende crudelmente mio marito.

Ernesto

(a Gustavo) È proprio vero che mi offendi!

Gustavo

Dio buono... mi sono sbagliato. Andiamo avanti, adesso, signora, se non le dispiace.

Tilde

Quanto poi ai doveri che lei tiene a rinnegare, io, invece, loderei molto l'uomo che all'età sua credesse di avere per lo meno quello di non andare a cercar moglie negli educandati. Perchè, senta, è qui che casca l'asino.

Ernesto

È qui che casca l'asino.

Tilde

Lei mi chiede la mano di mia sorella Bice, a quel che pare.

Ernesto

A quel che pare.

Gustavo

(fa un lievissimo cenno con la testa.)

Tilde

La chiede o non la chiede?

Gustavo

La chiedo, sì, la chiedo.

Tilde

E non trova che la sua età sia un ostacolo?

Gustavo

No.

Tilde

Ecco, ecco, questo è il punto su cui non siamo d'accordo.

Ernesto

Questo è il punto.

Tilde

Ebbene... parliamone a lungo della sua età.

Gustavo

A lungo, poi, perchè?... La cosa non è eccessivamente complicata.

Ernesto

(con zelo) Ne ha appena cinque meno di me. Io ne ho cinquantadue suonati; sicchè....

Gustavo

(con dissimulata rabbia) Il conto è bell'e fatto!

Tilde

E non è confortante. Io sono convinta che lei, benchè uomo di moltissimo spirito, quando vuole esercitare i suoi incontestabili fascini su qualche fanciulla, sente la necessità di imitare le donne....

Ernesto

(a Gustavo, accostandoglisi con la sedia) Tu imiti le donne?!

Tilde

(continuando) Sente cioè la necessità di calarsi un pochino gli anni.

Ernesto

(a Gustavo, accostandoglisi ancora di più) Ti cali gli anni?

Gustavo

Non mi seccare, tu.

Ernesto

Io non capisco! (A Gustavo, continuando ad accostarglisi) Hai nascosta alla Bice la tua vera età?!

Tilde

Se l'abbia nascosta alla Bice non so...

Ernesto

E allora a chi?

Gustavo

(a Ernesto) Fammi la grazia di non interloquire sempre!

Tilde

(a Gustavo) Lasci pure che mio marito la difenda.

Ernesto

(a Gustavo, urtando con la sua sedia in quella di lui) Ma sì, lascia che io ti difenda. Oltre che alla Bice, su quali ragazze hai esercitati i tuoi incontestabili fascini? Su nessuna. Tu sei una persona così delicata, così scrupolosa, che se avessi fatta la corte ad altre fanciulle le avresti sposate.

Tilde

Tutte quante?!

Ernesto

(a Tilde) Per modo di dire. Voglio intendere che l'unica fanciulla ch'egli abbia corteggiata è la Bice.

Bice

Me l'ha giurato!

Ernesto

Glie l'ha giurato.

Tilde

Sarebbe disposto il signor Gustavo a confermare il suo giuramento dinanzi a me?

Gustavo

(vorrebbe tergiversare, e non trova le parole) Ma veda, signora....

Bice

(segue il dibattito in preda alla più viva emozione.)

Ernesto

(a Gustavo) Io non t'ho mai visto così impacciato. Avevo in animo di patrocinare la tua causa, ma il tuo contegno avvilisce anche me. Io mi smonto facilmente, e quando non capisco, peggio di peggio. Vorrei sapere, se non altro, che cos'è che ti ha trasformato a tal punto.

Tilde

È evidente: la mia presenza.

Ernesto

(a Gustavo) Difatti, nello scorgere mia moglie, hai allibito, hai tremato. M'è parso che ti cogliesse un malanno. Hai perfino pronunciato delle parole sconcludenti.

Gustavo

(cercando un'intonazione di calma relativa).... Alla loro cortesia domanderei la sospensione di questa angosciosa seduta. (Si alza.)

Ernesto

Ah no! Abbi pazienza: io desidero che tu mi dica subito la ragione per cui davanti a mia moglie non ti riesce di ritrovare il calore che avevi addimostrato per questo matrimonio.

Tilde

Ma parli, parli. Se ha qualche cosa da rivelare, la riveli.

Bice

(agitatissima) Parli, signor Gustavo.

Gustavo

(comprimendosi) Via, mi permettano di prendere licenza.

(Si alzano tutti.)

Ernesto

(inquieto, irritato) Non è il momento di prendere licenza questo. Qui sotto c'è un mistero. Mia moglie ti sfida a fare una rivelazione. Non so se questo sia segno della sua tranquillità d'animo o della sua audacia. Io sono all'oscuro. È da te che aspetto la verità.

Tilde

(a Gustavo) Lei è troppo cavalleresco per tollerare che mio marito continui a ferirmi con le sue bizzarre supposizioni.

Gustavo

(fremendo) Ah! è la verità che si vuole da me? La verità tutta intera?... (A Ernesto) Sì, io mi sono ostinato a tacerla sinora per non addolorare la signorina Bice, che non può vedere le cose nel loro vero aspetto, ma l'ho taciuta anche per deferenza verso tua moglie. Perchè, se il tranello che mi ha teso ha provata la mia balordaggine, non è poi di tal genere che una dama come lei se ne possa vantare!

Tilde

Lei mi attacca alla baionetta!?

Gustavo

(a Tilde) Corpo a corpo, come ha fatto lei.

Ernesto

Corpo a corpo?!

Gustavo

(a Ernesto, concitandosi) Mediante un pretesto di cui scioccamente non ho scorto l'artificio, quando ero solo in questo salotto, mi si è cacciata dinanzi un fac-simile di educanda.

Tilde

(seccamente) Dolores.

Ernesto

Una spagnuola?

Gustavo

Ma che spagnuola! Si chiamava Dolores come si sarebbe potuta chiamare Fifì, Mimì, Ninì, Lilì. Il nome non conta. Quello che conta è che costei mi ha tratto in una ragnatela invisibile con la più abile esperienza della seduzione femminile. Quello che conta è che, dopo tutto, questa educanda apocrifa, suscitando in me qualche vivacità galante e compiacendosi di qualche mia manifestazione imprudente, nell'insidioso giochetto ci ha rimesso del suo.

Tilde

(energicamente) No che non ci ha rimesso nulla!

Gustavo

(con forza) Ah sì, o signora. Una donna che si lascia stringere, sia pure per un istante, fra le braccia di un uomo che ha conosciuto da pochi minuti, perde nel breve contatto per lo meno quel tanto che egli ci guadagna.

Bice

(prorompendo) Ma dunque lei, signor Gustavo, non è che un mentitore?!

Gustavo

Un mentitore, no, perdinci!

Bice

Sì, mi ha mentito, mi ha ingannata.... E il giorno in cui doveva chiedere la mia mano, ha stretto fra le braccia la signorina Dolores... proprio come voleva fare con me ieri sera.

Ernesto

(interrompendo — a Gustavo) Proprio come volevi fare con lei!!!

Bice

Tilde! Tilde! Mi sento morire!... Sono morta! (Si abbandona fra le braccia di Tilde, piangendo.)

Ernesto

(a Gustavo) Lo vedi quello che fai? Fai morire la gente.

Tilde

No, piccina mia, no,... non c'è da morire. Anzi, questa è la guarigione, è la salvezza. (Sorreggendola e conducendola amorosamente) Vieni, vieni... La tua Tilde ti spiegherà minutamente come sono andate le cose. Vedrai che sono andate molto bene; e vedrai che la signorina Dolores ti ha reso un gran servizio, come te l'avrebbe potuto rendere... una sorella.

(Escono a destra.)

Ernesto

(che ha ascoltato dappresso, e con acuta attenzione, ciò che Tilde ha detto a Bice, riflette, e quindi afferma:) Io... non ho capito perfettamente nulla! In conclusione, che c'è di vero in tutta questa faccenda?

Gustavo

(uscendo fuori dai gangheri) E dàgli ad annoiarmi, e dàgli a vessarmi, e dàgli a farmi dire tutto ciò che non vorrei. Ti ho raccontata la verità. Che altro pretendi da me?

Ernesto

(con violenta asprezza) Pretendo di sapere chi era la sedicente educanda, che ha avuta la spudoratezza di farsi abbracciare!

Tilde

(tornando dalla destra.) Presente!

Ernesto

(con tragico furore) Disgraziata! (Si frena. Pausa.) Sta bene!

(Un silenzio.)

Gustavo

(freddamente, a Tilde) È soddisfatta?

Tilde

(con pari freddezza) Io, sì. E lei?

Gustavo

(vorrebbe rispondere. Ingoia la risposta.) Riverisco, signora!

Tilde

Rrrriverisco!

Gustavo

(rabbiosamente) Addio, Ernesto.

Ernesto

(fra i denti) Addio!

Gustavo

(esce.)