SCENA VII.

TILDE ed ERNESTO.

Tilde

T'era venuta la malinconia d'essere geloso?

Ernesto

Una malinconia che è passata come una nube per cedere il posto all'ebrezza!

Tilde

Sarei curiosa di sapere di che ti rallegri poi tanto.

Ernesto

È lo spettacolo dell'amore che m'inebria, mia cara! La commozione di quel giovanotto mi ha suggestionato. In tutta la mia persona io sento ora come un soffio di primavera. (Accendendosi) Tilde!...

Tilde

Che ti piglia?

Ernesto

.... Non capisci?

Tilde

Ah.... Siamo alle solite!...

Ernesto

(con calore e presunzione, si slancia verso di lei come per trascinarla seco) Ma vedrai, per bacco, come ti amo!

Tilde

(scostandosi) Oh Dio!... Pensa che ho avuta la corvée degli onori di casa.... No, grazie, Ernesto!... Sarà... per un'altra volta. (Esce a destra.)

Ernesto

(perdendo a un tratto l'entusiasmo, resta immobile. Indi, tra sè:) Ecco: mi sono smontato!

(Sipario.)

Fine della commedia.

NOTA:

[1.] Si pronunzia: e littel maus.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (colazione/colezione e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.

Copertina elaborata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.