SCENA VI.
TILDE, NINO, ERNESTO.
Ernesto
(soffermandosi in fondo, sarcastico e grave, con in una mano un cappello e un bastone, nell'altra un paltò) Ed è forse per ciò che ci fate l'onore di essere ancora qui.
Tilde
Aspettava te per salutarti.
Nino
(al colmo dell'imbarazzo) Difatti... aspettavo voi. (Si alza.)
Ernesto
(sottolineando) Ufficialmente, io era andato a letto.
Tilde
Ma egli aveva intuito che non ci eri andato....
Nino
... L'avevo intuito.
Ernesto
(a Nino, guardandolo e sogghignando) Siete tutto scalmanato! Siete tutto vibrante!
Nino
... L'entusiasmo....
Ernesto
... per questa terribile festa....
Nino
Una festa sorprendente!
Ernesto
(ricalcando) Sorprendente. Benissimo. Sorprendente.
Tilde
E tu, che fai? Esci alle cinque della notte?
Ernesto
No, cara signora. Non esco.
Tilde
E questo paltò? Questo cappello? Questo bastone?
Ernesto
Appartengono al signor Nino. (Martellando le sillabe) Ho avuto cura di portarglieli, perchè, essendo le cinque della notte, ho supposto che egli volesse lasciarci.
Nino
(tentando d'essere cerimonioso) Non c'era bisogno che v'incomodaste.
Ernesto
(porgendo a Nino bastone, cappello e paltò) Ecco servito, signor Nino.
Nino
Grazie mille! (Li prende, e, dopo averli guardati da tutte le parti, osserva timidamente:) Non sono i miei, ma fa lo stesso.
Ernesto
(dignitoso) E vi ci dovete rassegnare. Nel guardaroba non c'è (rabbiosamente, tornando a martellare le sillabe) nessun altro bastone, nessun altro cappello e nessun altro paltò! (Con durezza irosa) Voi siete l'ultimo... (contenendosi) ad andar via.
Nino
... Sono l'ultimo?
Ernesto
E siete anche... il primo!...
Nino
(interrompendo) Troppo buono!
Ernesto
(continuando con la stessa durezza)... il primo che mi abbia fatto intendere sino a qual punto io sia buono.
Tilde
(alzandosi energicamente) Ernesto!
Ernesto
Che c'è? Di che temete?
Tilde
Temo che tu non ti accorga di quello che dici al signor Nino.
Ernesto
(concitato) Vi prego, o signora, di non provocarmi per conto suo. Io sono in casa mia e non posso....
Tilde
(con audacia) Che cos'è che non puoi? Sentiamo. Un gentiluomo come te sa quali forme abbia il dovere di serbare in casa propria o altrove, qualunque sia la sua intenzione. Tu ce l'hai evidentemente con me e col signor Nino. Parla. Di che ti lamenti?
Ernesto
(meravigliandosi e fremendo ) Di che mi lamento io?!
Tilde
(prendendo il disopra) Vorresti ch'io fossi più severa con lui? Di': questo vorresti? Io ti proibisco anzitutto di occuparti con tanta acredine di una cosa che non ti riguarda.
Ernesto
(sempre più fremente e meravigliato) D'una cosa che non mi riguarda?!
Tilde
(insistendo nell'ambiguità per tormentare Ernesto e Nino) In ogni caso, un giovane innamorato, che ama sinceramente, merita sempre di essere un po' protetto.
Ernesto
(fuori di sè) E dovrei essere proprio io il protettore?!...
Tilde
Orsù, finiamola!
Ernesto
Sono qui appunto per finirla!
Tilde
(con accento grave) Riconosco che questa notte... (mutando tono e seguitando con disinvoltura)... Nino e Bice avrebbero dovuto essere più convenienti e più saggi...
Ernesto
Nino e Bice?
Tilde
Riconosco... che hanno commesso un errore allontanandosi dalla sala per tubare in questo salottino appartato, dove tu li avrai sorpresi come li ho sorpresi io....
Ernesto
Tilde
Ma riconosco pure che l'amore, da cui sono stati guidati, è benefico per l'uno e per l'altra.
Nino
(rianimandosi) Mi pare che la signora Tilde sia nel giusto.
Tilde
(con uno scatto severo e brusco) Non parlate ancora, voi!
Nino
(ne ha uno schianto di paura.)
Tilde
(a Ernesto, mostrando quasi d'intenerirsi) Io ho accolto in casa cordialmente il signor Nino, che mi era stato molto raccomandato....
Ernesto
(interrompendola)... da sua madre. Questo me lo ricordo.
Tilde
A lui non ho rifiutato nè consigli, nè appoggi, nè fiducia. Non gli ho rifiutato... nulla! Mi sono compiaciuta di sentirmi chiamare da lui «mammina», perchè questa parola mi dava la dolce illusione ch'io avessi fatto un figlio... per opera e virtù dello Spirito Santo. Sarei quindi d'una incoerenza imperdonabile se accondiscendessi ad avere per lui la severità che nemmeno tu dovresti avere. Un affettuoso avvertimento da parte tua, sì, l'avrei trovato ragionevole, ed egli avrebbe avuto l'obbligo di accettarlo. Tu sei un po' il mio babbo, e, per conseguenza, sei un po' suo nonno...
Ernesto
Ma che nonno!
Tilde
Senonchè, adesso anche questo avvertimento giungerebbe inopportuno. Mi permettete, Nino, di riferirgli bene quello che abbiamo detto?
Nino
(come sui carboni ardenti)... Se vi fa piacere....
Tilde
Sì, mi fa molto piacere....
Ernesto
(tuttora dubbioso e diffidente) E fa piacere soprattutto a me.
Tilde
Il signor Nino... mi ha chiesto la mano di Bice e io glie l'ho accordata.
Nino
(irradiandosi, esclama involontariamente:) Sublime!
Tilde
(gli saetta uno sguardo austero.)
Ernesto
(con repentino mutamento di fisonomia, andando verso Nino come per abbracciarlo) Mio carissimo Nino, voi siete... voi siete la perla dei giovani! Io ho avuto sempre di voi una stima sconfinata, un'opinione altissima. Ed è per questo appunto che mi dolevo che voi ricambiaste l'ospitalità accordatavi da mia moglie col compromettere per chiasso quell'angelo di fanciulla. Ma io prendevo un granchio fenomenale. Visto che la vostra condotta è stata irreprensibile, io ritiro le parole che ho pronunziate, ritiro il cappello, ritiro il paltò, ritiro il bastone... (fa per riprendere bastone, paltò e cappello.)
Nino
(impedendoglielo) No, signor Ernesto. È veramente assai tardi. Non voglio più abusare....
Ernesto
Ma che tardi! Ma che abusare! Questa è casa vostra!
(In tono altisonante) Voi avete trovato in mia moglie una seconda madre....
Tilde
E ne troverete una terza in mio marito.
Ernesto
Sicuramente!
Nino
Ne avrò molte!
Ernesto
Cioè... (a Tilde) Che mi fai dire!? (a Nino) In me, voi troverete un fratello. Sì, un fratello, perchè il nuovo contributo di gaiezza che voi porterete in questa casa mi farà diventare vostro coetaneo.
Tilde
Non ci contare, sai. Nino ha già deciso di stabilirsi a Roma.
Ernesto
Peccato!
Nino
Sì, ho già deciso. Ma spero che anche da lontano... io avrò in voi e... nella signora Tilde... due... due....
Tilde
Mettiamo «due parenti affezionati», senza precisare il grado di parentela.
Nino
Avrò... «due parenti affezionati senza precisare il grado di parentela».
Ernesto
Come siete commosso! Qua, qua la vostra mano, giovanotto.
Nino
(ha sopra un braccio il paltò, nella mano diritta il cappello, nella mano sinistra il bastone e i guanti. Per porgere in fretta la mano diritta a Ernesto, s'impappina e affida il cappello alla bocca, tenendone la falda tra i denti; sicchè gli riesce quasi impossibile di pronunziare le parole.) Signor Ernesto, io vi sono profondamente grato....
Ernesto
(stringendogli forte la mano) Ma è mia moglie che dovreste piuttosto ringraziare....
Nino
(liberando la bocca dal cappello, si accosta subito solennemente a Tilde e si dispone a parlare.)
Tilde
Mio buon Nino, io vi dispenso dal discorso della vostra riconoscenza, e perciò potete rimettere il cappello in bocca.
Nino
(meccanicamente fa per rimetterselo, ma si trattiene.)
Tilde
(continuando) Che se poi ci tenete davvero a mostrarvi riconoscente, pensate a rendere felice mia sorella come io ho pensato a rendere felici lei e voi.
Nino
(con declamatoria veemenza espansiva) Signora Tilde, io....
Tilde
(lo arresta con uno sguardo minaccioso.)
Nino
(esce difilato dal fondo.)