SCENA UNICA.

UGO ed ELENA

Ugo

(con in mano una piccola valigia, entra quasi di corsa, precedendo Elena) Avanti, avanti, avanti la sposa! (Lascia cadere sopra una sedia il suo cappello a cilindro, in un angolo la valigia, e torna a lei.) Di': ti piace, ti piace il nostro nido?

Elena

(vestita con perfetta eleganza, è tutta raggiante di sorrisi. La sua voce argentina trilla di festosità.) Una casetta deliziosa! Una casetta incantevole! Il mio sogno! Il mio ideale!

Ugo

Mi sono industriato a interpretare i tuoi gusti, a prevenire le tue esigenze di donna squisita.

Elena

Sei stato molto gentile!

Ugo

E, soprattutto, mi sono ricordato delle parole graziose che mi hai tante volte ripetute durante il nostro fidanzamento: «Desidero un vero nido di sposini, desidero averne l'impressione d'una vita che comincia.» E, difatti, qui tutto sorride, tutto è giovane. Forse, un po' troppo più giovane di me; ma non certo più giovane di te.

Elena

Più giovane di me, no, perchè, mezz'ora fa, io ho lasciato sui gradini dell'altare una diecina dei miei anni. Quando quel bravo omino del sacerdote ha benedetta la nostra unione, mi sono sentita ringiovanire.

Ugo

(infervorato) Io ho avuta la medesima sensazione.

Elena

E, anche, ho ritrovata in me... tutta la purezza di un tempo. Nulla di più adatto al mio stato d'animo che l'ambiente di questa cameretta dai colori tenui, piena d'aria, piena di luce, con quel cantuccio appartato (indicando l'alcova) che pare protetto dalla penombra discreta.

Ugo

(aprendo la finestra) E tutto questo, sul mare di Posilipo. Guarda!

Elena

(sporgendo il capo) Che bellezza!

Ugo

Le sirene tue colleghe ti saluteranno ogni mattina dal loro letto d'alghe...

Elena

E m'invidieranno d'avere un marito.

(Si allontanano dalla finestra tutti e due.)

Ugo

T'invidieranno i fascini con cui tu hai saputo mutare in marito... uno scoglio come me.

Elena

(con delicata birichineria) Eh, mio caro, o mutarlo in marito o scansarlo per non rompermi il muso!

Ugo

Tu hai compiuto il miracolo, ed eccomi in regola col settimo sacramento nel più legittimo dei domicili coniugali.

Elena

(con un senso di sollievo — togliendosi i guanti e il cappello) Che differenza dall'albergaccio equivoco di quella notte famosa!

Ugo

Lo credo bene, io!

Elena

Qui non c'è pericolo di tranelli, non c'è pericolo di trabocchetti...

Ugo

E non c'è nemmeno pericolo che tu mi metta alla porta.

Elena

No!... (Con reticenza, arrossendo) Qui, al più al più..., con la massima gentilezza,... potrei pregarti di....

Ugo

Ti prevengo che per nessuna ragione al mondo io mi allontanerò dal mio posto!

Elena

Pochi minuti soltanto... Tu stesso mi ringrazierai ch'io l'abbia voluto.

Ugo

Ma quali complicazioni sorgono?... Io mi ribello energicamente all'idea di una qualunque dilazione!

Elena

Fai male! Fai molto male! (Siede, imbronciata.)

(Un silenzio.)

Ugo

(accostandosi a lei e carezzandola con costretta riservatezza) Un po' di logica, Elena mia! Un po' di buon senso! Io sono il povero assetato che sta per giungere alla fontana dopo un lungo cammino sotto il sole ardente, e tu vorresti che io mi fermassi?...

Elena

(alzandosi come per scostarsi con garbo) Non capisci mai niente, tu!

Ugo

(trattenendola per le mani) E tu, che capisci? Di': che capisci?... Mi sono rassegnato finora a non avere da te neppure un bacio....

Elena

Un bacio, va bene, te lo do. Te lo do subito, anzi! (Liberando le mani e ritraendole) Ma tu, tranquillo! Faccio io.

Ugo

Vediamo quello che fai.

Elena

(gli prende a un tratto il capo e gli scocca un bacio dove càpita, cioè sul naso.) Fatto!

Ugo

Fatto, che cosa?!

Elena

Ti ho dato un bacio.

Ugo

Sul naso?!

Elena

Per isbaglio. Volevo dartelo sugli occhi.

Ugo

O sul naso o sugli occhi, non c'è da stare allegri. Ma, adesso, bada che faccio io...

Elena

(sfuggendogli come impaurita) No, Ugo... Aspetta....

Ugo

(ridendo nervoso) È inutile che tu cerchi di sfuggirmi, sai!... Mi avvalgo dei miei privilegi!... Sono tuo marito, e ti prendo....

(Si rincorrono intorno alla piccola toeletta.)

Elena

Non ancora, te ne prego.... Devo prima dirti tante cose!... Tante! Tante! Tante!...

Ugo

Mi dirai tutto ciò che vuoi, ma me lo dirai dopo. (La raggiunge e la ghermisce.)

Elena

(difendendosi dalla stretta di lui e, più, dalla propria sensibilità che la tradisce).... Con una moglie non si ricorre alla violenza!... Io mi oppongo! Io mi oppongo! Io mi oppongo!

Ugo

(lasciandola con un impeto di fastidio) Parola d'onore, se tutte le donne fossero come te, non ci sarebbe nulla di più mortificante che l'essere nato uomo!

Elena

(gettandosi sopra una sedia, con una specie d'angoscia infantile) Sì, sei mio marito, sei mio marito, ma tu mostri chiaramente che di tua moglie non vuoi fare che la tua amante.

Ugo

Dovresti ammirarmi. Tutti si pigliano per amante la moglie degli altri, io voglio pigliarmi per amante la mia: rappresento una nobile eccezione, perbacco!

Elena

Ed io, ingenua, che ho tanto combattuto per essere da te amata come so di meritare! La tua impazienza è quella di chi non sente altro che un desiderio!

Ugo

Non ti ho mai lasciato credere di adottare il tuo catechismo d'idealista. Diventando mia moglie, tu non ignoravi che per me l'amore è una cosa molto semplice.

Elena

(con una smorfia di rabbioso disgusto) Come tra i bruti, non è vero?

Ugo

Poveri bruti! Sono tanto più sinceri di noi!

Elena

(disdegnosamente) E sta benissimo! Mi arrendo. Avrei voluto che oggi tu mi conoscessi completamente prima che io fossi completamente tua, ma... te ne manca il tempo. Hai fretta! Eccomi qua. (A questo punto, ella comincia un nuovo gioco, del quale si compiacerà, tra sè, a mano a mano che ne andrà notando l'ottimo risultato. — Assume, dunque, un contegno doloroso e si rivolge a lui con una enfasi di deplorazione.) Ricòrdati, però, ricòrdati... che proprio tu mi hai impedito di ascoltare la voce della mia coscienza!

Ugo

(impuntando) Come c'entra la voce della tua coscienza?!

Elena

C'entra. Non sono una cinica, io. Mi fa pena che tu t'illuda troppo sul mio conto. (In tono drammaticissimo) Che ne sai, tu, povero Ugo, del mio passato? Che ne sai?... Le informazioni di cui ti accontentasti quando mi facevi la corte erano così vaghe, così sommarie!...

Ugo

(stranamente impressionato) Io penso che non ci sia nessuna macchia nel tuo passato. Mi hai tanto afflitto con la tua rispettabilità!

Elena

Una macchia, precisamente, no; ma... (China il capo in atto di compunzione.)

Ugo

Abbassi la fronte?! (Si alza e le si accosta fissandola.)

Elena

Non fantasticare, adesso. Potresti sospettar peggio di quello che è.

Ugo

Dimmi di che si tratta se temi ch'io sospetti peggio.

Elena

Te lo dirò... dopo, come tu avevi stabilito.

Ugo

(diventando austero ed energico) Ma no, mia cara! Mi hai messo un gran fastidio addosso e me ne voglio liberare al più presto possibile! Perchè non erano sufficienti le informazioni di cui mi accontentai? Sentiamo! (Le siede accanto.) Io seppi, in sostanza, che eri vedova e che tuo marito ti aveva sbarazzata, motu proprio, della sua presenza. Aggiungi quel che devi aggiungere, rettifica quel che devi rettificare.

Elena

(mostrandosi tutta confusa e spaurita)... Io... ero vedova, sì... ma un po' meno vedova di come tu credesti.

Ugo

Un po' meno vedova?!... Che diamine significa questo?

Elena

Mi esprimo come posso... Compatiscimi.... Sono confessioni difficili a farsi.

Ugo

Io ho visto con i miei occhi l'attestato di morte di tuo marito. Era un attestato falso?

Elena

No.

Ugo

Era falso il marito?

Elena

Neppure.

Ugo

Dunque, tu eri perfettamente vedova. La vedova è quella donna che ha un marito morto. Non c'è da sbagliarsi.

Elena

(con un'aria di penitente al confessionale)... Per il registro dello Stato Civile, così è; ma... per la coscienza....

Ugo

E dàgli con la coscienza!

Elena

(cercando e smozzicando le parole) Quando una vedova... non si rassegna... al vuoto della sua esistenza...

Ugo

(sbarra gli occhi.) A questo vuoto, tu non ti rassegnasti?!

Elena

Non potetti.

Ugo

E che facesti?!

Elena

Lo colmai....

Ugo

Con che?!!

Elena

Lo colmai con....

Ugo

(incalzando tragicamente) Con un amante?!...

Elena

No.

Ugo

Be', allora, sono tranquillo.

Elena

Con due amanti. Uno dopo l'altro, spieghiamoci. Mica tutti e due insieme.

Ugo

(scattando in piedi con furore) Ti sei regalati due amanti e con me ti atteggiavi a Lucrezia romana e a casta Susanna?!

Elena

Te, ti volevo per marito, lo sai.

Ugo

Ed hai aspettato di essere mia moglie per confessarmi quello che il più rudimentale dei doveri t'imponeva di confessarmi almeno quando ti promisi di sposarti?!

Elena

La mia confessione ti avrebbe fatto mandare a monte il matrimonio e io ne sarei stata inconsolabile.

Ugo

Nulla giustifica il cumulo delle tue menzogne! Mi hai mentito senza un'ombra di pudore. Mi hai mentito sempre. Mi hai mentito fino a poco fa, e forse mi mentisci ancora! Di', di': quanti furono realmente i tuoi amanti?

Elena

Due! Due!... Non più di due.

Ugo

(con severità imperiosa) Giuralo!

Elena

(si affretta a mettersi una mano sul petto per significare la solennità del giuramento.)

Ugo

Chi fu il primo? Chi fu il secondo? Com'erano? Che professione avevano? Voglio essere informato dei più minuti particolari. Non tollero omissioni! Parla!

Elena

(ha la voce tremula) Il primo fu... fu... fu...

Ugo

Un medico? Un banchiere? Un avvocato? Un notaio? Un militare?

Elena

(subito) Un militare.

Ugo

Ah ah!... Un tenentino?

Elena

No... Cioè... Non ricordo se era tenente o capitano.

Ugo

Non ricordi se era tenente o capitano un uomo che hai avuto per amante!?

Elena

Non ricordo bene il numero dei giri al berretto. Ma, già, un giro di più, un giro di meno...

Ugo

Non muta nulla, questo s'intende.

Elena

Proprio nulla.

Ugo

(con austerità crescente) Il suo nome?

Elena

Il nome, abbi pazienza, non te lo dico. Vuoi che comprometta un uffiziale dell'Esercito? Sarebbe un'indegnità!

Ugo

Basta così! Poche parole! Com'era? Com'era? Che figura aveva?

Elena

(in un misto di pudibonda contrizione e di vago compiacimento) Una bella figura. Alto, imponente, marziale....

Ugo

Vergogna!

Elena

Non è colpa mia se era marziale.... Apparteneva ai granatieri. Non poteva essere un fuscellino.

Ugo

(ha un sogghigno di rabbioso disprezzo) Mi par di vederlo, quel soldataccio!... Due metri di altezza....

Elena

(con un mite gesto analogo) Sì, su per giù...

Ugo

Un torace quadrato...

Elena

È vero: (con un mite gesto analogo) quadrato come un armadio....

Ugo

Due enormi baffi ispidi....

Elena

È vero, è vero: mi pungicavano anche un pochino il viso...

Ugo

E una capigliatura più ispida dei baffi!

Elena

No. Questo, no. Capigliatura, niente.

Ugo

Era calvo?!

Elena

(accennando la forma del cranio) Come l'avorio.

Ugo

Un granatiere calvo è per lo meno un granatiere goffo. È per lo meno un granatiere da cartolina illustrata!

Elena

(con estrema umiltà) Io colmavo il vuoto della mia esistenza, e perciò chiudevo un po' gli occhi...

Ugo

(furibondo) Una donna che si rispetta non chiude mai gli occhi... quando colma il vuoto della propria esistenza!... Ma come si fa, domando io, a scegliersi per amante un bestione di quel genere?

Elena

(sempre con umiltà, indicando un po' Ugo) Noi povere donne non possiamo scegliere che fra i bestioni da cui siamo scelte....

Ugo

Basta così! Poche parole! (Si agita dentro. Freme di collera. Tormenta il nodo della cravatta.) Parlami del secondo amante.

Elena

(trepidante) Un tipo tutto diverso. (Abbassando gradatamente la mano spianata, con la palma verso il suolo) Piccino...: — piccino, piccino, piccino.

Ugo

Un nano?!

Elena

Piccino come può essere un uomo che non sia un nano.

Ugo

Ho capito. (Digrignando i denti e scandendo le sillabe) Un ca-val-leg-gerino!

Elena

No. Il secondo non era nell'esercito. Era... nella politica. Deputato.

Ugo

(prorompendo in una risata nervosamente rumorosa) Ah ah ah ah!... Questo, poi, mi diverte molto!

Elena

Perchè?

Ugo

Mi diverte! Mi esilara! Il perchè non lo so, ma un deputato che fa all'amore mi pare divertentissimo! (Continuando a sghignazzare) Ah ah ah ah!... Spero che il nome dell'onorevole (col gesto indica l'altezza d'un pigmeo) che ti rapì al granatiere (col gesto indica l'altezza d'un gigante) vorrai bene offrirlo alla mia letizia!

Elena

(come dinanzi a un pericolo) Fossi matta!

Ugo

Io devo cavarmi il gusto di ridere sulla punta del suo naso!

Elena

Per carità! Che ti salta in mente? Quello è un uomo che, da un momento all'altro, può essere Ministro delle Poste e Telegrafi!

Ugo

(eccitandosi) Tu vuoi tacermi anche il nome dell'onorevole? Ma ti avverto che a qualunque costo io te lo pesco, questo scroccatore di voti elettorali! Te lo pesco come un gambero, e ne farò il mio giocattolo! «Piccino piccino piccino»? Lo cercherò fra i deputati rachitici!

Elena

Potresti sbagliarti... Ce ne sono tanti!

Ugo

Non mi sbaglierò, ti dico. Vedrai che non mi sbaglierò! (Interrogandola ancora, violentemente) Dove sedeva costui all'epoca tua?

Elena

Dovunque.

Ugo

(le grida sul viso) Io ti domando dove sedeva in Parlamento!

Elena

(trema) In Parlamento, egli non sedeva mai.

Ugo

Stava sempre in piedi?

Elena

Non ci sedeva perchè non ci andava.

Ugo

Era perennemente appiccicato alla tua gonna, non è vero?

Elena

Sì...

Ugo

(sbraita come un forsennato) Buffone! Buffone!

Elena

(levandosi e indietreggiando) Ugo mio, tu eccedi... Mi fai paura! Mi metti i brividi!... Io dovevo aspettarmi dei rimproveri, sì, ma non avrei mai potuto immaginare che tu ti adirassi fino a questo punto... per alcuni episodi della mia vita trascorsa. Essi non possono in alcun modo pregiudicare la nostra unione. Oggi son qui per te, solo per te, tutta per te. Vuoi guastarti la felicità di questo giorno in cui stai per raccogliere il frutto di ciò che con tanta pazienza hai seminato?

Ugo

(al colmo dell'ira) Che cosa ho seminato, io?! Sono gli altri che hanno seminato! I così detti episodi della tua vita trascorsa fanno di te una di quelle innumerevoli donne che io non mi sono mai sognato di prendere sul serio! Il nostro matrimonio ha per base la falsità, ha per base l'inganno, ha per base la frode. Per conto mio, lo ritengo nullo, e dichiaro che da questo momento noi due non siamo più legati da nessun impegno!

Elena

(in tono di triste e dolorosa sottomissione) Giacchè mi parli con la durezza di un giustiziere inesorabile, non oserò certo replicare. Sarà come ti aggrada.

Ugo

Tutto è finito tra noi...

Elena

(con un accento piagnucoloso)... prima di cominciare.

Ugo

(con forza) E ci separeremo...

Elena

(mostrando di trattenere le lagrime e i singhiozzi) ... prima di unirci.

Ugo

(mutando) Sarebbe puerile, credo, rivolgersi ai tribunali per disfare un matrimonio che è durato mezz'ora....

Elena

... e che non ha avuto nessuna conseguenza.

Ugo

Ci separeremo, come suol dirsi, bonariamente, amichevolmente.

Elena

(facendo sentire un po' il prorompere del pianto e portando il fazzoletto agli occhi) Anzi, allegramente....

Ugo

Tu potrai restare a tuo agio in questa casa. La legge te ne dà il diritto. Me ne vado io. E subito!... Le tue lagrime non mi tratterranno. A me piacciono le risoluzioni energiche e le situazioni nette. Quella in cui mi troverei oggi,... colmando io, alla mia volta, il vuoto lasciato dai miei predecessori, sarebbe tutt'altro che netta! Ti saluto! (Prende il cappello e si avvia difilato verso la porta.)

Elena

(raggiungendolo e afferrandolo per un braccio) Non scappare come se io fossi il diavolo...

Ugo

Non abbiamo più nulla da dirci!

Elena

Ma prima di separarci per sempre... ho un favore da chiederti...: un piccolo favore... Non vorrai rifiutarmelo, spero... Si tratta d'una inezia...

(Una pausa.)

Ugo

(con riserbo dignitoso) Se si tratta davvero di un'inezia, sia pure.

Elena

(va, lentamente, a prendere la valigetta che Ugo aveva posta in un angolo e, lentamente, riaccostandosi a lui, gliela porge.) Apri.

Ugo

(guardando Elena con meraviglia) Questo è il favore che mi chiedi?

Elena

Sì, questo.

Ugo

(indicando la valigetta) Me l'hai affidata stamane raccomandandomi di non aprirla...

Elena

E ora desidero che sia aperta precisamente... da te.

Ugo

Ciò mi sembra alquanto stupido. (Stringendosi nelle spalle) L'aprirò. (Si lascia consegnare la valigetta, la posa sopra una sedia nel centro della camera, e, con una certa ansietà, l'apre. — Nell'aprirla egli ha un sussulto.)

Elena

Osserva, osserva quel che c'è dentro.

Ugo

(tirando fuori la roba a poco a poco, come gli càpita sotto la mano) Un abito bianco!... Un velo bianco!!... Un ramo di fiori d'arancio!!! Tutta la toilette nuziale d'una fanciulla?!

Elena

Sicuro!

Ugo

Ma che affare è questo!?

Elena

(con delicata mitezza e con sincero imbarazzo) A me non era consentito di adornarmi ufficialmente dei simboli della purezza, ma avevo pensato di farti una sorpresa... Speravo che, giunti tutti e due qui, nel nostro nido, io sarei riescita ad allontanarti per pochi minuti, tanto da avere il tempo di vestirmi... così.

Ugo

Avresti avuto una bella faccia tosta!

Elena

No, Ugo! No!

Ugo

Come «no»?!

Elena

Proprio no! (Breve pausa. Appoggia le mani sulla spalliera della sedia su cui è la valigetta e comincia:) Hai mai letto in qualche romanzo di antico stampo la «toccante istoria» di uno sposo obbligato a distaccarsi dalla sposa dopo di averla... soltanto accompagnata a casa? La fantasia dei romanzieri, per dar luogo a questo... disappunto coniugale, ha dovuto ricorrere a una improrogabile partenza in armi, a un dovere verso la patria: i nemici alle porte, le campane suonate a stormo.... e via discorrendo. La sposa non rivede mai più lo sposo, e resta... come dire?... resta male, insomma! Nella vita vera, la realtà arriva a qualche cosa di simile, senza le partenze improrogabili. Il mio defunto marito non fu obbligato a separarsi da me «il dì delle nozze»; ma, in compenso, accompagnatami a casa, fu per me... come un fratello.

Ugo

(ascoltandola con stupore) Oh, guarda guarda guarda!

Elena

Il giorno seguente... continuò a esser per me... come un fratello...

Ugo

E insistette per un pezzo in questo grado di parentela?!

Elena

(con un sospiro) Il poverino si suicidò dopo quaranta giorni di affetto fraterno...

Ugo

(interrompendo) Io, nei suoi panni, mi sarei suicidato un po' prima!

Elena

(continuando) E così... quel tal registro dello Stato Civile mi chiamò vedova, e disse una menzogna di più!

Ugo

(attonito, disorientato) Santi numi del paradiso e dell'inferno!... Quel che mi riveli è meraviglioso!... È straordinario!... Ma, scusa, perchè me lo hai taciuto sino a oggi?!

Elena

Perchè, prima di oggi, non avrei potuto dartene le prove. Oggi, sì. (Con grazia pudica) Sono qui per questo.

Ugo

(affaticandosi, invano, a raccapezzarsi) Puoi darmene le prove, oggi?!... Tu mi fai ammattire!... E i tuoi amanti?!... Furono ugualmente come dei fratelli per te?!

Elena

Quelli, poi, furono anche meno, visto che li ho inventati io.

Ugo

(esasperato dalla confusione) E chi mi garantisce che non sia una menzogna anche questa?

Elena

Senti, amico mio. Provandoti di non avere avuto un marito, ti proverò implicitamente — se non mi sbaglio — di non avere avuto neppure degli amanti.

Ugo

Già!... Questo è chiaro!

Elena

È matematico.

Ugo

(accalorandosi al pensiero del fatto inconcepibile) Sicchè, ti sei calunniata per un capriccio?!... per un ticchio?!... per uno sport?!...

Elena

No, caro. Mi sono calunniata... per sottoporre te ad un esperimento decisivo — che ha superato tutte le mie speranze, fanciullone che sei! L'amore d'un uomo che è geloso del passato d'una donna fino a non saperglielo perdonare può essere, forse, l'amore d'un egoista, ma certamente non è quella cosa molto semplice e molto volgare che tu dicevi. (Esaltandosi, inebbriandosi) Tu mi ami ogni giorno meglio, ogni giorno meglio... E questo è opera mia!... Il tuo amore si eleva, si ingentilisce, si raffina, si perfeziona, e sarà, tra breve, ne ho fede, quell'amore che ho tanto desiderato da te! (Come offrendosi) Eccomi qua! Eccomi qua! Adesso, posso dirtelo, finalmente, con tutto il mio cuore, con tutta l'anima mia, con tutto l'entusiasmo d'una sposa innamorata!

Ugo

(preso da un misto di esultanza e di perplessità) Cara, cara la mia Elena!... Io non ho mai provato ciò che provo in questo momento... È un'emozione così nuova, così strana!... Mi sento... diventare un uomo completamente diverso da quello che sono sempre stato... (Come per un capogiro, cade a sedere.)

Elena

(guardandolo con un subitaneo allarme) Oh Dio!... Anche tu come un fratello?!

Ugo

(in un sussulto terribile, balza in piedi) Ah no, perdinci! Non ci mancherebbe altro!

Elena

(ha nella voce calda un tenero accento di esortazione) E allora?!... Cos'è? Cos'è?...

Ugo

(avvicinandosi a lei con commossa timidità) ... Ero... un bruto, e ora non lo sono più. Ero un audace, e ora... sono un timido. Mi domandi cos'è?... È l'amore che tu hai tanto desiderato da me... È l'amore che solamente la purezza d'una fanciulla può suscitare... (Senza ancora vincere del tutto l'emozione da cui è invaso, la circonda con le braccia, stringendola in un delicato amplesso) ... È l'amore perfetto!

Elena

(abbandonandoglisi a poco a poco, socchiude gli occhi...) Hai ragione... Hai ragione... Hai ragione... È l'amore perfetto!

(Sipario.)

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.