SCENA SECONDA.
UGO, ELENA, LO CHAUFFEUR. — Poi, L'ALBERGATRICE
Ugo
(sedendo stanco e gettando il berretto su qualche mobile) Che fatica!... Che lavoro!... (Guarda attorno) Però, questa camera è così poco propizia!... Altro che pulizia!... C'è un profumo di muffa che è un piacere! (Si alza e continua a guardare, sconfortato, i mobili, i muri, il soffitto. A un tratto, in allarme, esclama:) Perfino un bacherozzolo!... Ah, questo poi no! Neanche Don Giovanni Tenorio si sarebbe saputo far perdonare un bacherozzolo da una donna! (Si accosta, piano piano, al muro in fondo, col bastone levato.) Tu sei qui per farmela fuggire, piccolo mostro? Ma io ti ammazzo! (Saltando un po', assesta un colpo al muro. L'animaletto, illeso, fugge in su. Indi, un altro salto più slanciato e un altro colpo più poderoso, mentre l'animaletto s'insinua in una fessura.)
Elena
(entrando in tempo dal fondo) Che fate?
Ugo
(sconcertatissimo) Niente!... Cioè... niente d'importante. Ammazzavo....
Elena
Chi?...
Ugo
Il tempo....
Elena
Bastonando il muro?
Ugo
Ma no.... Spolveravo un poco....
Elena
E l'albergatrice che doveva pulire?
Ugo
Non ha pulito.
Elena
Perchè?
Ugo
Perchè..., all'improvviso, si è sentita male e mi ha lasciato in asso.
Elena
E voi avete voluto sostituirla?... Come siete buono!
Ugo
(lasciando in un canto il bastone) Ero già così desolato di non potervi offrire una camera migliore....
Elena
Non importa. Mi adatterò. (Togliendosi il cappello, chiama:) Fritz! Fritz!
Lo chauffeur
(comparisce e si avanza militarmente recando i due nécessaires) Agli ordini!
Elena
Il mio nécessaire, vi prego.
Ugo
(affrettandosi a levarglieli di mano tutti e due) Date qua. (Indi, sottovoce) Fatelo per tutti i santi del calendario, non prendete una sbornia! (E sùbito, a voce alta) Potete andare, Fritz.
Lo chauffeur
(esce.)
Elena
(aggiustandosi i capelli innanzi allo specchio e sorvegliando Ugo) Il vostro, portatevelo nella vostra camera. Volete ingombrarmi questa?
Ugo
(posando, con ostentata disinvoltura, tutti e due i nécessaires sulla toeletta) Vi dirò.... La camera mia... la camera mia..., nel vero senso della parola,...... non c'è.
Elena
Come «non c'è»?
Ugo
Non c'è. Quest'albergo è pieno zeppo.
Elena
In un paesello così fuori di mano?!
Ugo
Voi v'ingannate! È un paesello continuamente attraversato dai turisti. Vanno tutti... a coso....
Elena
A coso?!
Ugo
Non so con precisione dove vadano, ma... ci vanno. E certo è che centinaia e centinaia di passanti tedeschi, francesi, inglesi, russi e spagnoli pernottano in questo albergo....
Elena
(compiendo la frase) ... giapponese.
Ugo
Perchè giapponese?
Elena
È per lo meno giapponese l'albergatrice.
Ugo
Ah, già!... Fritz vi avrà riferito.... Sì, difatti.... Quei suoi gestucci... quei suoi passettini.... Ma non credo che sia veramente....
Elena
E s'è sentita proprio male quella poverina?
Ugo
Proprio male!... Un caso impressionante, vi dico!
Elena
Guardate un po' che altro incidente bizzarro!
Ugo
Bizzarro, poi, non molto. Non è scritto che un'albergatrice debba crepare di salute.
Elena
Ma, intanto, torniamo ab ovo. (Sedendo) Dove dormirete, voi?
Ugo
(prende una seggiola e siede in faccia a lei.) È la domanda che io vi rivolgo.
Elena
Dovreste rivolgerla a voi stesso.
Ugo
Io non avrei che rispondermi.
Elena
Figuratevi io!
Ugo
(cercando le parole) Però... se foste penetrata di carità cristiana, non vi rincrescerebbe eccessivamente di farmi qualche concessione....
Elena
Per esempio?
Ugo
Tollerare la mia presenza.
Elena
Voi siete matto!
Ugo
Per non dare nessunissimo strappo alla pudica riservatezza che vi distingue, potreste avere l'abnegazione di rinunziare al conforto del letto, rivelatore indiscreto d'ogni plastica eventualità del sonno e dei sogni, e rassegnarvi allo... sconforto di quella poltrona.
Elena
E voi?
Ugo
Mi accontenterei di dormire umilmente ai vostri piedi.
Elena
Io non saprei consigliarvelo, perchè sareste tempestato di calci.
Ugo
Ma, tenendomi a una certa distanza....
Elena
(levandosi) No, no! Decisamente no. Io sono molto stanca e ho urgente bisogno di mettermi a letto. Lo sconforto della poltrona non mi garba. E poichè i tedeschi, i francesi, i russi, gl'inglesi e gli spagnoli hanno occupato tutto l'albergo, a voi non resta da fare altro che passeggiare all'aria aperta. D'altronde, pagherete così il fio dell'insistenza petulante di ben venti giorni con la quale mi avete indotta a tornare a Napoli in automobile. In treno, ci saremmo arrivati non più tardi di mezzanotte. Invece, noi ci troviamo alle undici di sera in un villaggio inverosimile con l'aggravante di doverci rimanere fino a domani.
Ugo
È molto deplorevole, ma io non ne ho colpa. Mi mortificate ingiustamente....
Elena
Questo è il vostro nécessaire... (Glielo appende a una mano.) Questo è il vostro bastone... (Glielo caccia nell'altra.) Questo è il vostro berretto... (Glielo pone in testa con la visiera all'indietro.) E buona passeggiata!
Ugo
(si alza) Io vado a passeggiare, ma voi non avete cuore!
Elena
Chi ha sonno non ha cuore. Del resto, fa caldo, e c'è, per di più, un delizioso chiaro di luna. Volendo, potreste dormire abbastanza piacevolmente nell'automobile.
Ugo
(in un tono tragico) E i lavori di riparazione?!... Voi dimenticate nientemeno i lavori di riparazione, mia cara signora! Il povero Fritz per poter smuovere, domattina, quel macigno, dovrà lavorare tutta la notte. Non vi ha informato anche di questo? Si tratta di un guasto enorme, sapete! (Con voce commossa) Il motore è ridotto in uno stato... che fa pietà!!!
Elena
Eppure, ci siamo fermati così tranquillamente, così regolarmente! Non uno scoppio. Non una scossa.
Ugo
Avrete sentito, per altro, che lo chauffeur ha esclamato: «Morte a San Pecorone!»
Elena
E che vuol dire «Morte a San Pecorone!»?
Ugo
In fondo, non vuol dir nulla, ma è la sua bestemmia nei casi gravi.
Elena
Mi pare che questa volta il caso grave sia stato molto misterioso.
Ugo
Misterioso per voi che non siete un meccanico. (Cogliendo il pretesto, siede di bel nuovo, in una mano il nécessaire, nell'altra il bastone, in capo il berretto con la visiera sulla nuca.) Credete a me, signora mia: quando il motore....
Elena
Alzatevi, alzatevi, signore mio! Del vostro motore mi parlerete a lungo domani....
Ugo
Volevo solamente spiegarvi.... Quando il motore....
Elena
Io ho sonno!
Ugo
Avete sonno: questo è evidente. Ma io mi sbriglierò in poche parole.... Quando il mo....
Elena
Non vi ascolto più! (Imbestialita, si tappa le orecchie con le mani.)
Ugo
(scatta e si agita per la stanza) Non c'è bisogno che vi otturiate le orecchie. Vi obbedirò... Me ne andrò... Passeggerò.... Ma spero, se non altro, che non mi lascerete andar via senza assicurarmi che non mi serbate rancore per l'incidente occorso. Mi fate almeno questa gentilezza?
Elena
(con le orecchie ancora ostinatamente tappate, non ode — non risponde.)
Ugo
Io sono responsabile, è vero, di avervi indotta a tornare a Napoli in automobile.... Ma voi sapete benissimo che l'ho desiderato per passare parecchie ore vicino a voi. Mi potete, in buona fede, rimproverare per questo?
Elena
(ha le orecchie tuttora tappate: non ode — non risponde.)
Ugo
Non sono io, forse, innamorato di voi?... E allora?
Elena
(non ode — non risponde.)
Ugo
Secondo voi, i soli mezzi di manifestazione dell'amore sono la posta, il telegrafo, il telefono, il semaforo, la radiotelegrafia e i colombi viaggiatori?!
Elena
(non ode e non risponde.)
Ugo
Non ammettete dei mezzi meno platonici, meno ambigui, meno tormentosi?...
Elena
(impassibile, non ode — non risponde.)
Ugo
No? (Pausa.) No? (Pausa.) Nooo? (Pausa.) (Poi, repentinamente, col gesto di chi sta per scoppiare, piglia la rincorsa ed esce dal fondo.)
Elena
(stappandosi le orecchie) Finalmente! (Ha una piccola aria di trionfo puntiglioso, e va a girare la chiave della porta dalla quale è uscito Ugo.) Te la faccio goder bene la panna! (Si toglie i guanti e l'over-coat. Siede davanti alla toeletta e si dispone a sciogliersi un po' i capelli.)
(Ma ecco dei picchi all'uscio, e, insieme coi colpetti lievi, la voce di Ugo s'insinua.)
Ugo
(di fuori, lamentosamente, strascicando le sillabe) Signora Elena!
Elena
(tra sè:) Lo sapevo, io!
Ugo
Signora Elena!
Elena
Che altro v'è accaduto?
Ugo
La porta dell'albergo è chiusa.
Elena
Apritela.
Ugo
È chiusa a chiave.
Elena
Una porta chiusa a chiave si apre sempre molto facilmente con la medesima chiave con cui è stata chiusa.
Ugo
La chiave non c'è più.
Elena
Chiamate la giapponese.
Ugo
L'ho chiamata. Non ha risposto. Credo che sia morta.
Elena
Pregate per lei.
Ugo
Mi affretto a pregare per me stesso, provvisoriamente.
Elena
Fate pure.
Ugo
Sono già in atto di preghiera! Sono già genuflesso. Ma il mio Dio siete voi, signora Elena!
Elena
Grazie, troppo onore!
Ugo
Considerate che corro il rischio di morire anch'io, in questo corridoio oscuro e asfissiante peggio di una catacomba. Vi chiedo un poco di aria e di luce. Movetevi a compassione del più disgraziato fra gli Sperduti nel buio!
Elena
Siete noioso come il dramma omonimo.
Ugo
Lo so.
Elena
(tra sè, sorridendo) Ma che impostore! (Si alza, tentennando il capo, e lentamente va ad aprire.)
(L'uscio, schiudendosi, scopre Ugo inginocchiato sulla soglia, con in una mano il nécessaire e il berretto, nell'altra il bastone e la lunga spolverina che si è tolta.)
Elena
(dando in una gran risata) Ah ah ah ah!.... Che figura ridicola!
Ugo
(senza alzarsi) Non lo metto in dubbio.
Elena
Ci pensate, voi, a quello che direbbero tutte le vostre vittime vedendovi in questa posizione?
Ugo
Non mi sono mai vantato di aver fatto delle vittime, ma, se ne avessi fatte, direbbero che voi siete la loro vendetta. Senonchè, badate! (Si rizza e si avanza) Le donne che torturano gli uomini sanno quel poco che ci guadagnano, ma non sanno quel molto che ci perdono!
Elena
Un ammonimento?!
Ugo
Un piccolo monito suggeritomi dall'esperienza.
Elena
Col quale monito vorreste persuadermi di accogliervi per una notte intera nella mia camera?
Ugo
Per le circostanze ineluttabili, beninteso, che il fato si è compiaciuto di accumulare!
Elena
Staremo a vedere se sono proprio ineluttabili!
Ugo
Staremo a vedere. (Si libera di tutto ciò che ha in mano.)
Elena
Io conto, per esempio, di far resuscitare la giapponese.
Ugo
«Surge et ambula»?... Ho paura che non ci riuscirete.
Elena
(cercando intorno) Tenterò.
Ugo.
Ma che cercate?
Elena
Semplicemente il bottone del campanello, mio buon signor Ginetti.
Ugo
(zelante) Il bottone del campanello è lì, visibile a occhio nudo. (Indica il bottone accanto al letto.) Suonate! Suonate!
Elena
Com'è che non avete provveduto in tempo a sottrarlo?
Ugo
(con fierezza) Mi sospettereste capace di simili gherminelle?
Elena
E non avete forse sottratta or ora la chiave della porta che non vi conveniva di aprire?
Ugo
(inalberandosi) Ma questa è una calunnia, signora Elena! Sicuro!... È una calunnia perfidissima! Accusarmi d'aver sottratta una chiave come un ladro che prepari una impresa notturna?!... Ah, è troppo!
Elena
Del resto, se risuscita la giapponese, poco male. In un modo o nell'altro, il problema della porta chiusa sarà risoluto. (Si avvicina al bottone e vi preme un dito.)
(Si ode, insistente, il trillo interno del campanello elettrico.)
Ugo
È doloroso che voi possiate attribuirmi delle azioni così puerili e così sfacciatamente ignobili!... (Profitta del momento che egli crede propizio, e infila sotto la tovaglia della toeletta una grossa chiave che ha cavata da una saccoccia, alla chetichella.)
Elena
(sorprende l'atto con la coda dell'occhio e dissimula) Mi fa piacere che le chiamiate voi stesso puerili e ignobili! (E séguita a calcare il bottone, interrompendo ogni tanto per parlare e suscitando a intervalli nuovi trilli argentini.)
Ugo
(con voce disdegnosa) Ebbene, o signora, io non voglio restare sotto il peso della vostra accusa!
Elena
Bravo!
Ugo
Mi esibisco alla vostra perquisizione. Perquisitemi!
Elena
No, caro.
Ugo
Allora, avete il dovere di ritirare l'accusa.
Elena
Sì, caro.
Ugo
(sedendo imperterrito) Mi dichiaro soddisfatto. L'incidente è esaurito.
Elena
Esauritissimo! (Rimette il dito sul bottone e ve lo tiene fortemente, senz'altre interruzioni, sicchè il campanello strepita con una continuità esasperante.)
Ugo
(dopo averlo sentito strepitare un bel po') Che ve ne pare? Risuscita o non risuscita?
Elena
(rinunziando e dominando la stizza) No!... Non risuscita!
Ugo
L'avevo preveduto!
Elena
Bisogna convenire che tutto procede a meraviglia!
Ugo
(in un sospiro di affettata rassegnazione) Mah!
Elena
Sicchè, è deciso. La famosa porta rimarrà chiusa, voi rimarrete qui a ronzarmi intorno fino a domani mattina, e io sarò costretta a dormire sopra una poltronaccia sgangherata, lasciando che il sonno duro della stanchezza mi esponga, senza nessuna difesa, alla insolente curiosità dei vostri sguardi!
Ugo
Via,... non parlate così.... Il vostro sonno, per quanto duro, non potrebbe che elargire qualche nuovo dettaglio estetico alla mia ammirazione. Ma nemmeno questo accadrà.... Sono stanco anch'io.... Dormirò anch'io profondamente.... Tranquillatevi, ora. (Sorride, tra sè, maliziosamente, di ciò che crede di darle a bere.)
Elena
(profitta dell'istante in cui Ugo non la guarda e solleva il lembo della tovaglia sotto la quale è nascosta la chiave, con la evidente soddisfazione d'aver visto bene il nascondiglio.)
Ugo
(continuando) E poi, già, lo ripeto: è inutile volersi ribellare a quel maligno potere imperscrutabile che si chiama il fato. Comunemente si suol dire: il diavolo ci mette la coda. Ma è il vero fato, vedete! Il vero fato greco!
Elena
Preciso! (E, mentre Ugo chiacchiera, ella, pazientemente, colloca la poltrona in modo da dargli le spalle e vi si sdraia allungando le gambe.)
Ugo
Sì sì, preciso. Non c'è da canzonare. Io e voi siamo come due personaggi d'una commedia scritta oggi con dentro il fato della tragedia ellenica. Esso, del resto, è stato appunto introdotto recentemente nella nostra scena di prosa, perchè tutto ciò che è... molto greco... ha un singolare risveglio nelle abitudini moderne. (Mutando) Volete indicarmi quale dev'essere il mio posto affinchè voi crediate meno compromettente la durezza del vostro sonno?
Elena
Alle mie spalle. Molto lontano da me. Molto!
Ugo
Vi servo sùbito. (Colloca la sua sedia, lontanissimo da Elena, con la spalliera rivolta al dorso della poltrona.) Va bene questa distanza?
Elena
Va bene.
Ugo
(rubando repentinamente un po' di spazio, siede più vicino e allunga le gambe come lei.) Buona notte.
Elena
Buona notte!
(Qualche minuto di silenzio.)
Ugo
(studia e rumina il modo di trar profitto dalla situazione.)
Elena
(in vedetta, non cessa di sorvegliarlo.)
Ugo
(a un tratto, si colpisce forte la guancia con la palma d'una mano.)
Elena
Cos'è?
Ugo
Una zanzara!... Non avete udito...? (Interroga, imitando il ronzio della zanzara.)
Elena
Non ho udito.... Cominciavo ad assopirmi...
Ugo
(gradevolmente sorpreso) Di già?!... Mi dispiace d'avervi disturbata; ma io non so resistere all'assalto di quelle bestiole ingorde. (Dandosi un secondo schiaffo violento) Eccone un'altra! Sono attirate dai raggi frizzanti della lampadina e s'insinuano dalle fessure della finestra sconnessa. (Poi, timido) Non... credereste... opportuno... che io... che io... spegnessi?
Elena
(severissima, levandosi) Ve lo proibisco assolutamente!
Ugo
Per le prevenzioni che voi avete contro la curiosità dei miei sguardi, dovreste gradire l'oscurità.
Elena
Niente affatto! Gli uomini della vostra specie sono come i pipistrelli: all'oscuro ci vedono meglio! (Indi, in tono di concessione) Io vi posso permettere, al più al più, di attenuare un po' la luce.
Ugo
Attenuerò. Qualche vantaggio se ne avrà. (Si alza.) Mi ci vorrebbe un panno... un panno floscio per avvolgere la lampada come in un vestito... Ho trovato! (Prende la sua spolverina, trasporta fin sotto la lampada la sua sedia e vi sale in piedi. — La spolverina che egli regge pel bavero si allunga dall'alto.)
Elena
Ma che volete fare? Uno spaventapasseri? Attenuate troppo con tutta codesta palandrana. Basta un pezzo di carta.
Ugo
Non ne ho.
Elena
Un fazzoletto.
Ugo
Ne ho uno solo.
Elena
Adoperate quello. (Torna a sdraiarsi nella poltrona.)
Ugo
Per accontentarvi.... (Getta via la spolverina e annoda il suo fazzoletto intorno alla lampada.) Ma io domando: come farò se mi si aggrava il raffreddore che già mi affligge? (Il suo naso e i suoi occhi si contraggono come per un istantaneo cimurro.)
Elena
Non brontolate sempre! Sbrigatevi e riprendete il vostro posto.
Ugo
Mi sono sbrigato e riprendo il mio posto. (Appena disceso dalla sedia, la colloca proprio addossata alla poltrona e risiede.)
Elena
Ma il vostro posto era molto più lontano!
Ugo
Scusate.... Non me ne ricordavo.
Elena
Me ne ricordavo io.
Ugo
(tenendosi, con le mani, la sedia attaccata dietro, si scosta, seduto, e si ferma, tutto d'un pezzo.)... Buona notte!
Elena
Buona notte!
(Silenzio, e... silenzio.)
Ugo
(con voce pianissima) Signora Elena!... (Pausa.) Signora Elena!... (Pausa.) Dormite?...
Elena
(finge di dormire.)
Ugo
(tra sè) Dorme. (Riflette e si ravviva.) Dorme!... (Torce un po' il collo per guardarla. È irrequieto. Si erge, animoso. Cammina sulla punta dei piedi. Le si avvicina di fianco. Perde l'equilibrio. Sta per cascare. Annaspa. Si rimette in equilibrio. La guarda ancora, esaminandola, intuendola, fantasticandola. Poi, vinto dalla tentazione, a poco a poco si curva e protende la bocca.)
Elena
(quando sta per esserne toccata, gli assesta uno schiaffo solenne.)
Ugo
(indietreggiando) Signora Elena!
Elena
Una zanzara!
Ugo
(mettendo una mano sulla guancia colpita) Perdio!... La vostra mano è molto più dura del vostro sonno.
Elena
(levandosi e mostrandosi irritatissima) E la vostra audacia è molto più odiosa della vostra petulanza! Ma già, lo so, lo so, lo so: è inutile affaticarsi per farvi agire come una persona a modo!
Ugo
Ho trascorso involontariamente. Credetemi. Vi assicuro che la mia bocca ha degli istinti autonomi. Si avventa senza che io ne abbia coscienza!
Elena
Mettetevi la museruola quando siete con una signora!
Ugo
Me la metterò!
Elena
E volevate addirittura l'oscurità, volevate? Togliete via subito il vostro fazzoletto da quella lampadina! Veglieremo! Veglieremo!
Ugo
(umilmente obbediente) Veglieremo. (Trasporta di nuovo la sua sedia fin sotto la lampada.)
Elena
(abbandonandosi sulla poltrona) E domani avremo un mal di capo che ci spaccherà il cranio!
Ugo
(montando sulla sedia) Lo avremo.
Elena
Auff!
Ugo
(scioglie il fazzoletto, e, come per un bisogno lungamente rattenuto, si soffia di urgenza il naso. — Ma, all'improvviso, mentre ha ancora il naso nel fazzoletto, sussulta, e resta lì, in orecchio.)
(Giunge, da molto lontano, il crepitìo d'una automobile in partenza.)
Elena
(scattando in piedi) Che rumore è questo?!
Ugo
(allibisce e siede sulla spalliera della sedia come una scimmia.)
(Il crepitìo diventa fragoroso, accompagnato dagli incalzanti scrosci d'una tromba roca.)
Elena
Ma sì!... Non c'è più dubbio: è la nostra automobile!... (Corre alla finestra e la spalanca.)
Ugo
(tuttora seduto sulla spalliera, col capo fra le mani) Ah, quello svergognato ha preso la sbornia!
Elena
(chiamando) Fritz! Fritz! Fritz! Fritz!
(Si ode il rombo rintronante dell'automobile che passa vertiginosamente.)
Ugo
(ripigliando coraggio e rizzandosi sulla sedia) Se non ha risposto... vuol dire che non era lui....
Elena
(si volta verso Ugo, aggrotta le ciglia, e, investendolo, gli grida:) Era lui!
Ugo
Ma che animale!
Elena
E il fato greco?
Ugo
... Si vede che non ha funzionato.
Elena
È stata, dunque, tutta una finzione la tanto deplorata rottura del motore?!
Ugo
(discende e cerca ancora di aggrapparsi a una tavola di salvezza) Non c'è da dubitarne. È stata una finzione volgare a cui è ricorso quell'animale di Fritz per avere il tempo di ubbriacarsi.
Elena
(saettandolo con gli sguardi) È stata una finzione volgare che avete organizzata voi con la sua complicità per prendermi in questa trappola, per tendermi il più vile dei tranelli! Ah, vivaddio, ciò che voi avete fatto è indegno d'un galantuomo!
Ugo
(alquanto impacciato, ma senza perdersi d'animo) Dal vostro punto di vista immediato, non avete torto. Ma, se prescindete un pochino dalla impressione immediatamente ricevuta, troverete nella mia indegnità... una non comune delicatezza.
Elena
Una non comune delicatezza?!
Ugo
Lasciatemi dire.... Premettiamo che un tranello di questo genere non ha per scopo un'aggressione, e nemmeno una costrizione. Dio guardi! Ha per scopo soltanto un tentativo, e, possibilmente, una... tentazione. Orbene, se la donna tentata voglia, soprattutto, salvare il suo decoro al cospetto dell'uomo tentatore, il tranello le fornisce un ottimo pretesto per arrendersi senza doverne arrossire. Il fatto stesso d'essere caduta in un agguato è una giustificazione verso la sua fierezza e le permetterà di scagliare sull'uomo i fulmini del proprio sdegno, mediante i quali il decoro di lei sarà completamente salvo! Sicchè, voi potete pure contestare la qualità di galantuomo all'autore del tranello ingegnoso, ma certo non potete negare che egli sia uno dei più delicati interpreti... del decoro femminile.
Elena
(seria, turbata, addolorata) Voi non avevate il diritto di credermi disposta a profittare di giustificazioni e di pretesti così sleali. E se ho commessa l'imprudenza d'accondiscendere a fare con voi un viaggio in automobile, anche questa imprudenza non è stata che una prova di lealtà. Ci tenevo a mostrarvi la mia simpatia. Ed ecco quel che ho guadagnato a non essere un'ipocrita. (Si eccita) Ah, sì, voi uomini deplorate sempre gl'infingimenti e le ipocrisie con cui le donne vi nascondono le loro sensazioni e i loro pensieri; ma se ne incontrate una che sinceramente vi lascia intendere di potervi preferire, voi vi ritenete invitati a tutto osare, e nel vostro animo si fa subito strada la certezza che essa vi offra l'avventura d'un giorno o, magari, l'avventura di un'ora! (Ha quasi le lagrime agli occhi.)
Ugo
(accalorandosi) Non è vero! No! No! Non è vero! Non è vero! Ciò che accade fra noi è precisamente il contrario di ciò che voi credete. Io vi corro dietro come a una calamita fantastica, dalla quale, quanto più mi sento attratto, tanto più mi sento lontano, e la frenesia maledettissima di raggiungervi mi fa commettere le più svariate e le più stravaganti bestialità. Mi prenderei a scapaccioni! (Rabbioso, pentito, si ritrae in un angolo della stanza.)
(Lunga pausa.)
Elena
(si è calmata, si è seduta, ha riflettuto.) È curioso che la sola bestialità che non sarebbe offensiva per me non vi sia finora neppure venuta in mente!
Ugo
(resta, un istante, dubbioso, trasalendo; indi, come colpito da un'idea novissima e anormale:) Sposarvi?!
Elena
Avete l'aria di pronunziare la parola più strana che sia stata mai pronunziata da voi.
Ugo
È probabile. (Con subitaneo zelo) Tuttavia, se il matrimonio fosse la condizione sine qua non della vostra condiscendenza, oh, nessuna difficoltà e nessuna esitanza da parte mia! Io vi sposerei non una, ma cento volte.
Elena
Basterebbe una.
Ugo
Se voi lo volete....
Elena
Dovreste cominciare col volerlo voi. Pretendereste che chiedessi io la vostra mano?
Ugo
Io vi chiederei, poi, tante altre cose!... Che male ci sarebbe se la mano fosse chiesta da voi a me? Mi risparmiereste così uno scrupolo di coscienza, perchè io come io sono persuaso che vi renderei un pessimo servigio se vi sposassi.
Elena
E chi lo nega? Ma, purtroppo, soltanto quando gli uomini ci sposano, noi donne ci concediamo il lusso di crederci amate, perchè il sacrifizio che compiono sposandoci è il maggiore dei sacrifizi che essi possano compiere per noi!
Ugo
(col gesto e col tono d'una dolorosa abnegazione eroica) Signora Elena, voi avete perfettamente ragione. Io vi sposerò!
Elena
Mi sembrate un martire Cristiano....
Ugo
In attesa della beatificazione!
Elena
(alzandosi festosa) Garantita fra tre mesi!
Ugo
(con un moto di spavento) Tre mesi vicino a voi in funzione di semplice fidanzato?!
Elena
Il minor tempo possibile per preparare un matrimonio come si deve.
Ugo
Dio onnipotente! (Ha negli occhi e nella voce una scoraggiata cupidigia) E in questi tre mesi, che farò io?!
Elena
Dei bagni caldi: vi ci troverete benissimo. (Mutando vivamente) E adesso, animo e coraggio, mio caro fidanzato! (Piglia il suo cappello.) In cammino verso Napoli e verso la felicità!
Ugo
A piedi?!
Elena
In automobile.
Ugo
Che! Che! Affidato alla sbornia di Fritz, l'automobile, a quest'ora, sarà a trenta chilometri da qui.
Elena
(appiccicandosi il cappellino in capo) L'automobile, a quest'ora, ci aspetta alla barriera doganale. Fritz ha ricevuto da me le più precise disposizioni.
Ugo
Fritz ha ricevuto delle disposizioni da voi?!!!
Elena
Ma sì. Non vi ha mica disobbedito per la sua ubbriachezza, quel poveraccio. Sono stata io che, avendogli carpito il suo segreto, l'ho poi sedotto un po' per ottenere che facesse... quello che lui puntualmente ha fatto.
Ugo
(con un salto di meraviglia) Ah, traditore d'uno chauffeur! E perchè vi siete affaticata a nascondermi d'aver tutto saputo?
Elena
Per vedere coi miei occhi sino a qual punto sareste stato una canaglia, mio dilettissimo fidanzato! Agguato per agguato, tranello per tranello, trappola per trappola!
Ugo
(in preda allo sgomento e con l'urgenza di scampare a ulteriori smacchi, le porge l'over-coat.) Andiamo via! Se resto un minuto di più in questa camera, mi parrà sul serio d'aver fatta la carriera del più inesperto dei topolini!
Elena
(scoppiando a ridere) Ah ah ah ah! Che gusto! Che gusto!...
Ugo
(aiutandola a infilare l'over-coat) Sicuro! «Che gusto!»... Lo so che vi siete divertita un mondo, ma, fra tre mesi, se Dio vuole, favorirete d'essere mia moglie, e, allora, comincerò a divertirmi io! Che gusto! Che gusto!
Elena
Ve lo auguro!
Ugo
Santi numi del paradiso, non ne ho imbroccata una!
Elena
Il fato greco!!!
Ugo
Andiamo, andiamo, andiamo, andiamo, andiamo, andiamo... andiamo.... (E così dicendo, si calca in testa il berretto, raccoglie con rapidità il bastone, la spolverina, i due nécessaires, e apre l'uscio in fondo.)
Elena
(continua a ridere, a ridere, e, quando lui è sulla soglia, gli fa:) Eh, no!... Un momento!...
Ugo
(come atterrito, torna indietro e si ferma presso lo stipite) Che altro c'è?!
(Breve pausa.)
Elena
(lenta) Dimenticate che la porta dell'albergo è chiusa... e che voi... non ne avete la chiave.
Ugo
(mortificatissimo di dover confessare una impostura di più, s'impappina di nuovo) Evidentemente, non l'ho;... ma....
Elena
(rifacendolo) Ma....
Ugo
... Si potrebbe....
Elena
Si potrebbe....
Ugo
... Chi sa!...
Elena
Chi sa!...
Ugo
... Si potrebbe....
Elena
Si potrebbe... (Avviandosi con molta pacatezza verso la toeletta) Si potrebbe... cercarla... per esempio... sotto... la tovaglia di questa toletta. (Ficca la mano sotto la tovaglia, ne tira fuori la grossa chiave, e la mostra in alto, a Ugo, trionfalmente.) Eccola qua!
Ugo
(attonito, accenna di sì con un reiterato tentennare del capo, a guisa d'un fantoccio.)
Elena
(si avvia, flemmatica, verso la porta in fondo, passa davanti a Ugo, e trincia l'aria con un solenne gesto di comando, tenendo sempre in alto la chiave, che quasi gli tocca la punta del naso.) Seguitemi,... topolino! (Esce, svoltando alla destra del corridoio.)
Ugo
(leva le mani ingombre in atto di comica imprecazione e si avanza, quasi impetuoso, verso il pubblico, come per sfogarsi) Non ne ho imbroccata una!
L'albergatrice
(dal lato sinistro del corridoio è entrata di botto coi suoi passettini più veloci del solito, coi suoi gestini giapponesi. Dà di muso nelle spalle di Ugo e, avendone udito lo sfogo, gli grida dietro, nel tono più acuto della sua vocetta:) Capisco capisco!
Ugo
Vada all'inferno, lei! (E via, di corsa.)
L'albergatrice
(seguendolo frettolosamente) Capisco capisco! Buona fortuna buona fortuna! Buona fortuna buona fortuna!...
(Sipario.)
ATTO TERZO.
Una ridente camera maritale, in cui campeggia una eleganza fresca e festevole. La tappezzeria ha tinte chiare e luminose che sembrano conferite dalle carezze del sole. I mobili son di piccole dimensioni, semplici e civettuoli. Fra i mobili, una toeletta, che è come al posto di quella ch'era nella camera del rustico albergo. I fiori e i ninnoli frastagliano qua e là l'ambiente e ne accrescono la gaia gentilezza.
Il letto è in un'alcova che s'apre nella parete in fondo.
Una porta alla parete sinistra, una gran finestra alla parete opposta.