SCENA II.
Don Fiorenzo
(entra dall'uscio di destra affrettatamente, ma con passo malfermo, guardando dietro di sè quasi fosse incalzato da un'ombra.)
Giulio
(voltandosi di botto) Fiorenzo!?...
Don Fiorenzo
(fermandosi) ... Che c'è?...
Giulio
Lo domando io a te. Mi sembri uno spiritato!
Don Fiorenzo
(confusamente) Uno spiritato?... Che esagerazione!... Avrò forse un po' l'aria stranita....
Giulio
Altro che stranita!... Hai avuta qualche brutta notizia?... Hai avuta qualche cattiva sorpresa?...
Don Fiorenzo
Ma no.... Gli è soltanto che mi sono or ora liberato da una specie d'incubo, da una specie di sogno....
Giulio
T'eri addormentato?!
Don Fiorenzo
(con simulazione) Appunto.... Credo di essermi assopito.... Il raccoglimento... la stanchezza.... Mi levo troppo per tempo la mattina, e poi... nelle ore calde....
Giulio
(ridendo) Il bello è che quell'ottimo Sebastiano era sicuro che tu stessi a pregare per lui.
Don Fiorenzo
È stato qui Sebastiano?
Giulio
Sì, è stato qui.
Don Fiorenzo
E se n'è andato?
Giulio
Per fortuna!
Don Fiorenzo
Era di umor nero?
Giulio
D'umore nerissimo, con sintomi allarmanti di alienazione mentale!
Don Fiorenzo
È degno di tanta compassione, poveraccio!... Bisogna proprio ch'io vada a fargli un po' di compagnia. Dammi licenza. (Sta per andare.)
Giulio
Ma bada che ce l'ha anche con te.
Don Fiorenzo
(sostando) Con me?!
Giulio
Sì, perchè non gli hai voluto dare il permesso di suicidarsi. Abbi pazienza: com'è che ti è saltato in mente di non darglielo?
Don Fiorenzo
(stringendosi nelle spalle con malinconica mitezza) Non sono permessi che posso dare io.
Giulio
Del resto, quello è un ometto da fartela in barba! Una delle sue fissazioni è di sbarazzarsi di sè stesso, e, giacchè si vanta, più che mai, di essere ateo, quando meno te lo aspetti egli si accopperà come se niente fosse.
Don Fiorenzo
No, Giulio! Non dirlo nemmeno per celia!
Giulio
(con severità buffonesca) E tu, intanto, invece di pregare per la sua conversione, ti metti a fare dei sogni... che chi sa poi quali sogni sono!
Don Fiorenzo
Eh, mio caro, il tuo ammonimento mi tocca assai più che non possa parere. Da un certo tempo in qua, sono distratto,... sono distolto dalle mie cure....
Giulio
Vade retro, Satana!
Don Fiorenzo
Lascia stare Satana. Lui non mi dà nessun fastidio.
Giulio
Fiorenzaccio, io pretendo di sapere i particolari del tuo così detto incubo!
Don Fiorenzo
Ricominci con gl'interrogatorii?!
Giulio
T'impongo di rivelarmi quello che sognavi!
Don Fiorenzo
(diventando di scatto quasi tragico) Ma che sognare! Ma che sognare! Non sognavo, no! Vedevo! E non era la prima volta che vedevo!... Dal giorno in cui tu m'inducesti ad accennarti la mia follia di studente romantico, la stessa immagine che quel giorno rievocai mi riappare dinanzi sempre che cerco di concentrarmi nella preghiera. E mi riappare così evidente, così vera, così viva, così vitale che io mi sento ricacciare, anima e corpo, nel passato di venti anni fa. L'illusione che i miei occhi compongono ha la consistenza precisa di un fatto reale. In quei momenti, io ho la certezza profonda che quella donna sia lì, lì, dinanzi a me, come per invocare soccorso contro l'infamia dell'uomo nefasto a cui la conobbi doverosamente fedele. Ed io ritorno, in quei momenti, alla mia giovinezza, io ritorno alla mia libertà, io ritorno alla mia follia primaverile, e per di più, nella singolare illusione, concepisco speranze che venti anni addietro non osavo concepire!... Ma ecco che, all'improvviso, una chiaroveggenza nascosta dà a tutto ciò la fisonomia della tentazione e dell'insidia. Io mi spavento. Chiudo gli occhi. Continuo a vedere. Mi agito, mi dibatto, m'insulto, mi percuoto, e continuo a vedere, continuo a vedere, continuo a vedere... finchè non riesco a fuggire distaccandomi da lei con uno sforzo disperato, e allora, finalmente, rientro in me stesso e mi metto in salvo! (Breve pausa) Ora, per esempio, sono al sicuro. Dov'è la mia giovinezza?... Dov'è la mia libertà?... Dov'è la follia primaverile?... Più nulla!... Un piccolo sfogo col fratello compiacente, un po' di pazienza in saccoccia per gli eventi della giornata... e una visitina al vedovo infelice per ottenere che egli perdoni al prete inetto di non averlo ancora saputo conquistare a Dio.
Giulio
(togliendosi la paglia e sedendo serio, quasi pensoso) Sì, mio buon Fiorenzo, vai, vai a fare la tua pietosa visitina. Ma non trattenerti a lungo, ti raccomando. Io t'aspetto qui.
Don Fiorenzo
Perchè?
Giulio
Per niente. Ho piacere di stare con te. Ogni volta che mi parli, mi fai del bene. Quando non ti vedo, quando non ti ascolto, io ricasco nella mia frivolezza, e poi me ne dolgo, me ne irrito!
Don Fiorenzo
Ma tu, al contrario, mi farai il favore di ricascarci, perbacco! O che? Per causa mia ti vuoi mummificare?! Non ci mancherebbe altro!... Lascia che dentro l'anima ti frulli! Ridi, salta, canta, fatti sempre bello come oggi, porta in giro, nella luce meridiana, i tuoi trent'anni,... e, se fioriranno gl'idillii villerecci sul tuo cammino, non prendere troppo sul serio... la buona condotta che mi feci promettere. Tanto, anche senza il permesso di Don Fiorenzo, il mondo seguiterà ad andare com'è andato sempre. (Animandosi) Stavi per uscire. Non esci più?
Giulio
No, non stavo per uscire. Ho già passeggiato lungamente stamane.
Don Fiorenzo
E passeggia ancora! Passeggia! (Gli rimette la paglia in testa e lo costringe ad alzarsi) Su! Su!... È cominciato un giugno che serba tutti i dolci profumi del mese di maggio. Vatteli a godere! E ti voglio dare un garofano più sfacciato, più audace. (Corre svelto al balcone e ne coglie uno rosso fiammante.) Audace come il fuoco!... Audace come la fiamma! (Indi, sostituendolo a quello che Giulio porta all'occhiello) Guarda che bellezza!... Rosso su bianco!... La fiamma fra le nevi!... Ti va a meraviglia!... Sei magnifico!
Giulio
(con un compiacimento un po' malinconico) Ma sta' zitto!
Don Fiorenzo
(arricciandogli un po' i baffi e calcandogli la paglia da un lato) E poi... baffetti rubacuori... cappello a sghimbescio... e passo di bersagliere! Avanti!... March!... Alla conquista dell'universo! (Ride forte per mostrare un'allegria che cerca invano di sentire.)
Giulio
(ridendo anche lui con poca voglia di ridere) E sentirai che squilli di vittoria!
Don Fiorenzo
(sospingendolo fino alla porta) Ohè!... Fate largo! Fate largo!... Fate largo!... Passa l'Amore!
Giulio
Sì, fate largo, perchè l'amore è una bestia pericolosa!...
(Ridono, ancora, tutt'e due separandosi sul pianerottolo.)
Don Fiorenzo
(entra nella casa di Sebastiano.)
Giulio
(discende le scale.)
Barbarello
(sbucando dal suo nascondiglio, contento di essersi saputo nascondere, ride alla sua volta. — La sua risata debole e lenta sembra un'eco in ritardo del riso dei due fratelli. — Indi, tace a un tratto, tendendo l'orecchio verso la porta. E aspetta.)