SCENA IV.
Annita
(entrando, ode le parole di Giulio, e sta per ritrarsi.)
Don Fiorenzo
(scorgendola con la coda dell'occhio e voltandosi d'urgenza) Entrate, Annita!... Ve ne prego.... Può egli preferire di evitarvi, ma sono io che vi ho chiamata.
Annita
(si avanza.)
(Un silenzio.)
Giulio
(rammaricato, imbarazzato) Spero, signorina, che non abbiate attribuito alcun valore alle mie parole. Vi son potute parere sgarbate ed aspre, ma... non le dicevo che a me stesso... per la molestia che ho temuto di darvi incontrandomi con voi....
Don Fiorenzo
(in un tono di gaiezza ostentata) E siccome la signorina Annita si guarda bene dal protestare, a te non resta che sospenderle l'incomodo... della tua presenza.
Giulio
Indubitatamente. (Si avvia difilato verso il fondo.)
Don Fiorenzo
(tra lo scherzoso e il serio) Ah, no! Dove vai, ora?! È necessario che tu mi stia a portata di mano. Avrai la compiacenza di non prendere il largo e di trattenerti nelle stanze del reverendo, che ti autorizza anche a profumarle con le tue sigarette....
Giulio
Ma io mi annoio di rimaner sequestrato in quelle topaie!...
Don Fiorenzo
(accompagnandolo, fino all'uscio, con un braccio sulla spalla) Ti metterai a passeggiare sul terrazzino e guarderai le rondini che s'inseguono. Non ti pare abbastanza divertente nemmeno questo?
Giulio
(uscendo triste e svogliato) Sì, divertentissimo.... Te ne ringrazio!...