SCENA IV.
(Risuona, a un tratto, il vocìo delle ragazze in agitazione gioconda.)
Don Fiorenzo
(ergendo la testa come per una impellente energia) Credo che giungano!
(Le Ragazze si chiamano fra loro con brio affaccendato:)
— Eccoli! Eccoli!
— Rosaria!
— Mariuccia!
— Titina!
— E Reginella, dov'è?
— Dov'è, dov'è Reginella?
Sebastiano
Ora ti tocca di andare a riceverli?
Don Fiorenzo
No,... non è necessario.... Giulio ha visto che non mi sentivo bene e lui stesso m'ha raccomandato di avermi cura. Crederà che mi sia messo a letto.
(Il vocìo femminile aumenta.)
(Si distinguono, festevoli, le parole dell'augurio paesano.)
Reginella
(le lancia con una vocetta limpida, vibrante e carezzosa:)
Sposa bella,
non catene, e dolci anella!
Non catene!
Non inganni, ed ogni bene!
Sebastiano
(sbuffando rabbiosamente) Le solite vecchie corbellerie!
Reginella
(continua:)
Non malanni,
Sposa bella, per cent'anni!
Tutte
Per cent'anni!... Viva gli sposi!...
La voce di Giulio
(in un grido spaventevole) Annita!
(Il vocìo cessa bruscamente.)
Don Fiorenzo
(trasalendo) Sebastiano?!
(Ora si leva un mormorio cupo.)
La voce di Giulio
(urgentissima) Apri, apri, Fiorenzo! Apri sùbito!
Don Fiorenzo
(come paralizzato, incapace di muoversi) Apri tu, Sebastiano.
Sebastiano
(apre e retrocede sbigottito.)
(Un po' oltre la soglia, appare Annita, distesa a terra, come esanime, nel candore della veste nuziale, tra le pieghe del velo che quasi tutta l'avvolge.)
(Le ragazze — quelle che sono entrate dianzi e le altre — ingombrano il pianerottolo e le scale dirimpetto, tacendo.)
Giulio
(curvo sul corpo di lei, in una concitata desolazione, la soccorre) Annita mia!... Annita mia!...
Don Fiorenzo
(con un moto d'immenso spavento) Madonna santa, che è accaduto?!
Giulio
(sollevando il corpo intirizzito e trascinandolo cautamente verso la poltrona) È orrendo quel che è accaduto!... È orrendo!... Me la sono vista stramazzare accanto come fulminata!
Don Fiorenzo
Come fulminata?!...
Giulio
Sì, proprio là, sul pianerottolo, quando io mi scostavo dal suo braccio per bussare alla tua porta e per farti un saluto. Tutta d'un pezzo è andata giù.... Con l'istantaneità d'un masso di piombo lasciato a sè stesso.... (L'adagia sulla poltrona, le riversa la testa sulla spalliera, le prende le mani che penzolano e gliele raccoglie in grembo.) Che sciagura, Fiorenzo mio! E che infamia!... Che infamia del destino!...
Sebastiano
(con riservata e timida affettuosità) Permettetemi di dirvi, signor Giulio, se la mia parola non v'infastidisce, che il vostro allarme disperato per un semplice svenimento è una vera allucinazione, è una vera follia....
Giulio
Non può essere uno svenimento! No! Si tratta senza dubbio di un fatto molto più grave! Si tratta senza dubbio di un colpo mortale! (Nella concitazione crescente) Non vedete?... Non vedete?... La sua faccia è diventata di cera, i suoi occhi sono fissi come due occhi di vetro, le sue membra sono già quasi irrigidite.... In questo corpo non c'è più nulla di vivo!...
Le ragazze
(hanno pian piano oltrepassata la soglia e si sono fermate a una certa distanza, intente, col fiato mozzo. — Soltanto Reginella si è fermata più avanti, non sapendo vietarsi di vedere il volto di Annita.)
Barbarello
(è entrato dopo le ragazze, ed è rimasto, guatando, tutto contratto, attaccato allo stipite della porta.)
Don Fiorenzo
(con gli sguardi intensamente diritti sulla sposa immota, con le vene agghiacciate, non osa, non può profferir parola; non osa, non può avvicinarsi a lei.)
Sebastiano
Ma la signorina Annita, benchè un po' fragile e nervosa, non aveva nessuna malattia. La gravità che voi temete non è presumibile. Mentre, invece, è naturalissimo che sia svenuta. La cerimonia in chiesa, l'emozione, la festosità di queste benedette ragazze così discordante con la sua indole... l'hanno snervata, l'hanno esaurita. Via, tranquillatevi! E, se non disdegnate la mia offerta, vado a prendere io quello che ci vuole. Ho ancora in casa tutta una farmacia....
Giulio
Vi sono grato signor Sebastiano, ma piuttosto fatemi la grazia di chiamare un medico.... Voglio un medico! Voglio un medico!... A qualunque costo, un medico, signor Sebastiano!
Sebastiano
Cercherò di rintracciare il Dottor Finizio....
Giulio
Ma presto, ve ne supplico! Non perdiamo più tempo!
Sebastiano
Non ne perderemo! Prendo il cappello e volo. (Entra immediatamente nella sua casa, ne riesce all'istante col cappello in testa, e si precipita per le scale.)
Giulio
(agitandosi disperatamente, a Don Fiorenzo) E tu?... Stai lì, muto, impietrito.... Non hai nemmeno il coraggio di dirmi una parola di conforto?... Che pensi, tu?... Che credi?
Don Fiorenzo
Io credo... che l'opinione di Sebastiano sia logica... sia esatta....
Giulio
(andando verso Annita) Ma quando mai l'aspetto di una donna svenuta è così terrificante? Quando mai è così lugubre? (Le posa una mano sulla fronte.) Questa fronte è gelata! È gelata come la fronte di un cadavere! (Indi scuote e riscuote quel corpo algido e rigido con la frenesia di rianimarlo) Annita!... Annita!... Annita!... Annita!... (Rinunziando) È inutile!... Nulla più di vivo qui dentro! Nulla! Nulla!
Don Fiorenzo
... Ma tu... non le hai ancora osservato il polso.
Giulio
No, Fiorenzo.... Non voglio.... Ho paura di questa prova decisiva.
Don Fiorenzo
Vedrai invece che sarà rassicurante. Fatti animo!
Giulio
(in preda alla più intensa trepidazione, le si inginocchia accanto, le prende un braccio, le tasta il polso attentissimamente.)
Don Fiorenzo
Lo senti battere?
Giulio
Aspetta....
(Un silenzio.)
Don Fiorenzo
Lo senti battere, sì o no?
Giulio
No!... No!...
Le ragazze
(hanno un fremito. — Si ode una raffrenata esclamazione di strazio.)
Don Fiorenzo
... Le pulsazioni sono forse deboli, sono forse capillari, ma non è possibile che siano cessate.... È un inganno del tuo eccitamento....
Giulio
(levandosi) Intanto, tu sei atterrito come me, più di me! Il tuo contegno è di chi si trova innanzi a una catastrofe irreparabile! Vorresti che io sperassi, ma tu stesso non speri più. E, difatti, perchè non preghi?... perchè non fai per tuo fratello ciò che faresti per qualunque sventurato che tu sinceramente esortassi alla speranza?
Don Fiorenzo
Tu dimentichi che io so di non meritare la insensata fiducia che si ripone in me.
Giulio
Ma se tu non fossi convinto che tutto è finito, ti parrebbe di non dover compiere nessun prodigio. Crederesti di potermi soccorrere con la semplice preghiera del sacerdote.
Don Fiorenzo
Io sento di essere sempre più indegno della mia missione.... Mi sembra che non possa più giungere al Signore la mia preghiera!... Mi sembra finanche di non saper più pregare!... Tuttavia... tenterò... sì... tenterò.... (Ha sulla faccia la impronta di un complicato tormento atroce. Poi, tutta la sua persona si drizza, e si fa più alta. La sua fisonomia rivela lo sforzo del suo pensiero, lo sdoppiamento faticoso del suo spirito. A poco a poco, si volge al Cristo dello scarabattolo. Ancora trepido, vi si accosta, cade genuflesso, piega la testa fino a toccare con la fronte il margine della tavola su cui si erge lo scarabattolo, — e prega.)
(Le ragazze, estatiche, tacite, rivolte a lui, e in lui assorte, s'inginocchiano anch'esse; e anche Barbarello, fissandolo con perplessa venerazione, stretto allo stipite, s'inginocchia.)
Giulio
(dopo di aver seguìto con lo sguardo Don Fiorenzo in tutti i suoi movimenti, dopo di averlo visto cadere ginocchioni, torna ad Annita. — Resta alle spalle di lei, e, un po' chino, vigila, sfiorandole con la bocca i capelli. — Nella solennità silente dell'attesa mistica, l'angoscia lo incalza. Come in un delirio spasmodico, egli le parla col pensiero. Indi, il suo pensiero diventa parola, sommessa e affannosa).... Era questo... era questo il tuo voto costante, non è vero?... Tu hai sempre desiderato di fuggirmi!... Sempre!... Sempre!... Anche dopo che avevi accondisceso a sposarmi, io ti vedevo tremare vicino a me. E m'illudevo. M'illudevo. Pensavo che fosse il principio di una sensibilità nuova.... Pensavo che fossero le prime ansie di una nuova vita.... E certamente doveva essere, invece, una profonda repulsione invincibile di cui nemmeno tu ti rendevi conto.... Non mi hai voluto mai! Ecco... ecco tutta la verità! E quando, in chiesa, sei stata costretta a pronunziare il tuo sì, questa parola buona, che avevo tanto aspettata e che avevo tanto meritata, s'è perduta... s'è perduta in una lagrima! (Piange.) Io me ne sono accorto, in quel momento, che qualche cosa di straordinario... stava per distaccarti da me!