SCENA I.

LUCIO, DON PAOLO, NORA, GIOVANNI e ZIEGLER.

(Essi stanno seduti intorno alla mensa. Don Paolo ha a destra Nora, a sinistra Ziegler. Lucio è alla destra di Nora. Giovanni è fra Lucio e Ziegler. Si è alla fine del pranzo. Si mangia la frutta. Si chiacchiera. Si beve. — Il fornello del caffè è acceso.)

Nora

(sbuccia una mela e ne offre una fetta a Don Paolo.) Un'altra fettina di mela, Don Paolo?

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Don Paolo

(condiscendente) Un'altra fettina di mela. (La prende e la mangia.)

Ziegler

Ancora?!

Don Paolo

Lasciate fare! (Ride) Ah ah ah! Sono i piccoli vantaggi dell'innocuità.

Giovanni

Se c'è l'innocuità, non ci sono i vantaggi.

Don Paolo

Dal vostro punto di vista è vero. Ma dal mio, (ridendo) ah ah ah!, è un altro paio di maniche.

Ziegler

Voi le avete larghe le maniche....

Don Paolo

E me ne tengo! Sono misericordioso, io.

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Giovanni

La misericordia è stoffa a buon mercato. Si dice che anche il Signore Iddio se ne sia fatto un manto assai largo.

Ziegler

Che ne pensate voi, Don Paolo?

Don Paolo

Io penso... (beve con voluttà un ultimo bicchiere di vino) penso che con queste cose è meglio di non scherzare.

Nora

(a Giovanni e a Ziegler:) Se voialtri non la finite con le vostre eresie!...

Giovanni

Non andate in collera, Nora, chè in fondo poi, convenitene, sono un buon credente.

Nora

Sì, quando vi accomoda.

Don Paolo

(per scansare quei discorsi) Un sigaro chi me lo dà?

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Ziegler

Io.

Giovanni

Io.

Don Paolo

Vediamo. (Guarda e stringe tra le punte delle dita i due sigari.) Scelgo questo e fumo quest'altro. (Ridendo, se ne mette uno in tasca e uno in bocca) Ah ah ah!

(Tutti si alzano, eccetto Lucio.)

Don Paolo

(col viso alquanto acceso e le gambe alquanto dinoccolate) Santa pazienza! Mi avete fatto mangiare e bere un po' troppo!

Nora

Ed ora vi do una tazza del mio caffè.

Don Paolo

Purchè non mi facciate perdere il treno come ieri.

Ziegler

(cavando dalla saccoccia una scatoletta di fiammiferi) State tranquillo: terrò io d'occhio l'orologio.

[pg!231]

Ziegler, Giovanni, Don Paolo

(accendono i loro sigari.)

Nora

(smorzando la fiamma del fornello) Lo brustolai io stessa, ieri sera....

Don Paolo

Lo sappiamo, perchè la vostra finestra era aperta e il fumo aromatico giungeva fin qui.

Nora

Moca e Portorico.... Sentirete.

Lucio

(tuttora seduto, è assorto, co' pugni uniti sulla tavola e il mento sui pugni.)

Don Paolo

(lo guarda, gli si avvicina e gli sfiora il viso col gesto con cui si scacciano le mosche) Ohè!...

Lucio

(sussultando) Scusate, zio...

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Don Paolo

Ma che hai? Che hai?

Lucio

Ecco:... riflettevo che....

Nora

(interrompendo di proposito) Don Paolo, dolce o amaro?

Don Paolo

Come il vostro cuore vi detta.

Ziegler

Allora dolcissimo.

Nora

(offrendo la tazza ricolma a Don Paolo) A voi.

Don Paolo

(saggiando subito col cucchiaino) Perfetto!

Lucio

Me la date anche a me una tazza di caffè?

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Nora

(mescendolo agli altri) È assai forte, Lucio. Coi vostri nervi!...

Lucio

Un sorso, almeno. Mi solleverà.

Nora

Un sorso, ve lo cedo io. (Gli porge la propria tazza.)

Lucio

(se l'avvicina alle labbra, delicatamente.)

Ziegler

(pianissimo, confabulando con Don Paolo.) Insistete nella proposta di stamane. Fate che egli venga con voi in campagna. Il dottor Felsani dice che ciò è indispensabile....

Don Paolo

E dice bene.

Ziegler

Lucio, credetemi, non è completamente guarito.

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Don Paolo

(sospirando) Lo so. Lo vedo.

(Restano pensosi, sorseggiando l'uno di fronte all'altro.)

Nora

(a Lucio, che beve troppo caffè:) Ma così compromettete il solito sonnellino del dopo pranzo.

Lucio

Non importa.

Nora

(con severità gentile) Basta, ora! (E riprende la tazza.)

Lucio

Che avara!

Giovanni

E giacchè siete così avara... io vi chiedo un'altra mezza tazza del vostro caffè.

Nora

Intemperante! (Tentennando il capo, lo accontenta.)

[pg!235]

Giovanni

Avara! Avara!

Don Paolo

(chiama a sè Ziegler con gli occhi e gli dice qualcosa all'orecchio.)

Ziegler

Eh! Senza di lei, egli si ammalerebbe peggio.

Don Paolo

E dunque?

Ziegler

Con un pretesto qualsiasi, fate venire anche lei. Tanto, voi siete un prete di spirito....

Don Paolo

Ma quella è una donna di carne!

Ziegler

Per Lucio non è che di aria.

Don Paolo

E buon pro gli faccia! (Avendo finito di bere il caffè, sta per riporre la tazza.)

[pg!236]

Nora

(cerimoniosamente, gliela toglie di mano e la posa.) Contro chi congiurate voi due?

Don Paolo

Contro chi? Posso dirlo? Posso dirlo? (Con uno slancio di franchezza) Contro il vostro amico Lucio... e anche un po' contro di voi.

Lucio

Oh! Oh! Sentiamo.

Don Paolo

(dopo breve esitazione) Be'!... Bisogna decisamente accettare il mio invito. In campagna, caro nipote, in campagna!

Lucio

(di scatto) No, zio, ve l'ho già detto: in campagna con voi, non ci vengo!

(Un silenzio. Tutti sono imbarazzati. Nora arrossisce. Lucio tenta invano di dissimulare il suo turbamento. Ziegler fa segno a Don Paolo di non preoccuparsene e di andare avanti.)

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Don Paolo

(risoluto) Sentite, ragazzi miei. Io ho il vago sospetto che, oramai, la città sia diventata l'anticamera del manicomio.

Lucio

(ha un involontario movimento di pena.)

Ziegler

(vorrebbe avvertire Don Paolo di mutar tono.)

Don Paolo

(non intende e continua) Ah! In città ci ho vissuto anche io e ci ho fatta la mia educazione.... E che educazione! Ma erano altri tempi, e, quando mi ritirai in villaggio, portai con me tale una provvista di saviezza da seminarne largamente le mie campagne affinchè germogliasse nel buon concime del cretinismo campagnuolo. Ahimè! Mi accorgo che il cervello cittadino è deperito. La civiltà è una sua eterna debitrice, perchè non rende tutto ciò che esso le dà. Certo, da quel pastore alla buona che sono... (guarda tutti e continua un po' comicamente)... o, se vi piace meglio, da quel pretaccio esperto che sono..., parecchie stranezze ho creduto possibili sotto la cappa del cielo, ma quella che m'è capitato di vedere venendo a fare una visita a mio nipote dopo tanti anni, no, non l'ho creduta e non avrei potuto crederla possibile mai! (Pausa. — Con le dita si allarga il colletto che gli dà fastidio.) È inutile, veh!, che mi facciate quei [pg!238] visi lunghi... Voglio parlare, io, e parlare franco... E voglio dire tutto quello che penso... N'avrei il diritto, anzi il dovere, santa pazienza!, pure se quel vinetto, di cui m'avete fatto bere più del necessario, non mi sciogliesse ora lo scilinguagnolo. Oh bella!... Credevo d'avere per nipote un medico e trovo invece un capitale nemico della medicina. E sin qui, transeat: non è di questo che mi affliggo. Credevo di avere per nipote un giovanotto vivace, allegro, che magari corresse la cavallina, come, purtroppo, alla sua età faceva la buon'anima di suo padre, e invece trovo un ipocondriaco misterioso, un asceta andato a male, un malinconico contemplatore di non so che cosa. Credevo di avere per nipote un uomo abituato e indurito a tutte le tempeste di questa vitaccia, e non trovo che un naufrago avviticchiato a uno scoglio; il quale scoglio non si chiama con nessuno dei nomi che, più o meno, affidano. Esso non è nè il matrimonio, nè il celibato; non è nè la catena coniugale, nè la libertà individuale; non è nè la virtù, nè il vizio; non è nè l'amore legittimo, nè quello illegittimo. E sapete che cosa è?... È semplicemente una anomalia!

Ziegler

(tirandogli di nascosto la sottana) Don Paolo!

Don Paolo

Sì, sì, una anomalia: lo ripeto e lo sostengo. Ammettiamo perfino un'amicizia fraterna, a base di gratitudine o di qualcosa di simile, fra un uomo a ventotto anni e una donna a ventiquattro. Uno [pg!239] scetticone sorriderebbe d'incredulità, e io no, non sorrido, perchè non sono scettico e mi piace ancora di credere nella bontà umana. Ma quando questo uomo e questa donna non vogliono o non possono più districarsi l'uno dall'altra, quando essi s'innestano, si cuciono fra loro a fil doppio per respirare la stessa aria, per dire le stesse parole, per vivere la stessa vita, ah! santa pazienza!, quest'amicizia fraterna, se non è una finzione, è una cosa sciocca, effimera e mostruosa!

Ziegler

(gli tira di nuovo la sottana.)

Don Paolo

Che bisogno c'è di pizzicarmi ogni tanto la sottana?... Credete che io non intenda il suono delle mie parole?... Vi porto un po' del mio ossigeno. Se non vi entra nei polmoni, di chi è la colpa? Del resto, quello che ho detto, ho detto. Non ci pensiamo più.... Io desidero soltanto — e questo soltanto volevo assodare — che Lucio venga a star qualche tempo con me, lì, in campagna, dove la natura si sviluppa sinceramente in tutta la sua semplicità, dove anche il semplice spettacolo della vegetazione rigogliosa risolve i problemi più complicati e più astrusi e concilia l'umanità un po' con Dio e un po' con sè stessa. Ci siamo intesi?

(Un silenzio. — Tutti guardano a terra.)

Don Paolo

(dimena il capo, dicendo quasi fra sè:) Pare di [pg!240] no! (Sbuffa e si gratta il mento. — Mentre parlava, il sigaro gli si è smorzato fra le dita. E ora se lo ficca in bocca come per fumare e con le labbra lo tormenta.)

Ziegler

(cavando di tasca la scatola di fiammiferi) Volete accendere, Don Paolo?

Don Paolo

(scattando) Ma che accendere! I vostri sigari non tirano! Via! Via anche il sigaro! (Lo getta a terra con violenza. — Poi, paziente) Signorina Nora, voi mi sembrate una brava ragazza... e le parole che mi sono uscite di bocca..., ammesso che non fossero tutte piacevoli..., voi le avete già dimenticate. Siete persuasa d'essere quasi una sorella d'adozione di Lucio? Ed io precisamente alla sorella di lui mi rivolgo. Esortatelo voi a raggiungermi in campagna... e, giacchè... in casa mia non debbo render conto a nessuno..., voi, che siete una donnina emancipata, voi sua amica, sua sorella, se vi degnate d'accettare il mio invito, verrete a tenergli compagnia... proprio come fate qui, e così, in un'opera saggia, vi unirete a me, che diventerò, naturalmente, un vostro zio... nei modo che meglio piacerà alla Provvidenza. Quanto all'occhio del mondo, non ve ne date pena. Dirò... dirò... che siete proprio una parente. E poi, lassù, in villaggio, tutto il mio mondo è composto di quattro persone: il solito farmacista, il medico condotto, la mia pupilla e il suo fidanzato; e questo mondo, capirete,... ha l'occhio che voglio io. (Ride) Ah ah ah ah ah! Ecco qua, torno a ridere, finalmente. Si dice che io [pg!241] rida troppo spesso.... Eppure, lo vedete, quando mi accade di parlare senza ridere, arreco fastidio alle orecchie e do ai nervi come... come un trombone che voglia farla da flautino. Viva il buon umore, dunque, viva l'allegria!

(Tutti sono evidentemente preoccupati, e, come dianzi, guardano a terra, tacendo.)

Don Paolo

Viva l'alle...gria!... Eh!... difatti... non si potrebbe immaginare un'allegria più allegra di questa! (Sbuffa.)

(Ancora un silenzio.)

Ziegler

(consulta il suo orologio, ed è felice di trovare un pretesto per risolvere la quistione) Don Paolo, se non volete perdere il treno, è ora.

Don Paolo

Oh, tanto meglio! La mia roba dov'è?... Dov'è?

Nora, Giovanni e Ziegler

(si affrettano a dargli chi il cappello, chi il mantello, chi la sacca da viaggio.)

[pg!242]

Giovanni

Ecco.

Nora

Ecco.

Ziegler

Ecco.

Giovanni

Vi accompagneremo tutti alla stazione!

Don Paolo

(irritato) Grazie tante! Non voglio accompagnamenti! (Si mette mantello e cappello.)

Ziegler

E noi vogliamo accompagnarvi.

Don Paolo

E io ve lo proibisco.

Ziegler

Ma perchè?

[pg!243]

Don Paolo

Si accompagnano i morti, non i vivi. Addio!... Addio!... (Con fretta esagerata, fa per andare.)

Lucio

(chiamandolo:) Zio Paolo....

Don Paolo

(fermandosi) Eh?

Lucio

Ebbene..., sì:... ci verrò in campagna con voi. Avete ragione... Ne avrò giovamento... Credo che anche la... signorina Nora accetti il vostro invito...

Nora

(titubante)... Senza dubbio.

Don Paolo

(ritornando) Oh, che il Signore sia lodato! È uscito il sole! È uscito il sole!

Lucio

(animandosi) Domani, col penultimo treno, vi piomberemo addosso.

[pg!244]

Don Paolo

Bravi! (A Giovanni e a Ziegler) E questi birboni?... Venite, venite anche voialtri... Il signor Giovanni porterà i suoi pennelli, il signor Ziegler porterà il suo violino.... E dipingeremo, suoneremo, balleremo.... (Ridendo) Ah ah ah! Ci ho posto per tutti, che credete?

Ziegler

(con istantanea malinconia) Grazie, Don Paolo, ma io non posso....

Don Paolo

(a Giovanni:) E, voi,... Don Giovanni?

Giovanni

Io... per lo meno verrò sin là a consegnarveli tutti e due sani e salvi.

Don Paolo

E ogni promessa è un debito.

Ziegler

Presto, presto. Don Paolo!... Il treno non vi aspetta mica.

Don Paolo

(festosamente) A domani, dunque.

[pg!245]

Lucio

A domani, zio.

Nora

A domani.

Giovanni

A domani.

Ziegler

Buon viaggio!

Don Paolo

Buona permanenza! (S'avvia per uscire.)

(Tutti lo seguono vociferando rumorosamente.)

Ziegler

(ostentando una celia) Io poi da voi, un giorno o l'altro, ci verrò, ma di nascosto.

Don Paolo

(uscendo) Insieme col violino, beninteso....

Ziegler

Sì, per portare una serenata alla vostra pupilla.

[pg!246]

Don Paolo

(la cui voce s'allontana) Quella lì non è pane pei denti vostri. (Ride) Ah ah ah ah!

(Continuano i saluti, che si confondono con la risata di Don Paolo:)

— Arrivederci.

— Arrivederci.

— A domani.

— Buon viaggio! Buon viaggio!