SCENA II.

LUCIO, GIOVANNI, ZIEGLER e NORA.

(rientrano, chiacchierando.)

Ziegler

Ecco un uomo che ha parecchie dita di cervello.

Nora

È buono. (Si accinge a sparecchiare la tavola.)

Ziegler

Intelligente, soprattutto.

Lucio

Nora!... Che fate? Più tardi verrà la serva.

[pg!247]

Nora

Non è piacevole veder la tavola in disordine, dopo pranzo. (Continua a sparecchiare con l'aria di una persona di casa.)

Ziegler

Allora, vi aiuto io.

Nora

Bene! Aiutatemi.

Ziegler

(si affaccenda anche lui, sparecchiando.)

Giovanni

(prendendo un libro che trova chiuso in un angolo della stanza, lo mostra a Lucio) Se non vuoi leggerlo tu, passalo a Nora.

Lucio

Ma sì: sto leggendolo.

Giovanni

Ah?

Lucio

Nè nuovo, nè interessante. Spencer rifritto. D'altronde!...

[pg!248]

Giovanni

«Spencer rifritto», s'intende. Senonchè, devi notare....

Nora

(interrompendo con vivacità) Non deve notar niente....

Ziegler

(seguitando con la stessa intonazione di lei) Perchè, dopo pranzo, la roba rifritta... Non so se mi spiego!

Nora

(piegando la tovaglia, ne tiene due punte nelle mani con le braccia tese, e ha il mento abbassata sul lembo superiore, giusto nel mezzo.)

Giovanni

(a un tratto, fissandola) Ferma, ferma così, Nora!

Nora

Cos'è?

Giovanni

Ferma così, ve ne prego. (Cava di tasca un album.)

[pg!249]

Nora

Ma che vi piglia?

Giovanni

È una posa originalissima! Ve ne faccio lo schizzo. Aspettate. (Comincia a disegnare.)

Nora

(immobile) Io mi stancherò.

Giovanni

(disegnando) Immaginatevi di stare dinanzi a uno specchio e non vi stancherete.

Nora

Questo non lo potete dire, perchè in casa mia ho abolito gli specchi.

Lucio

(con soddisfazione) Brava!

Giovanni

Avete fatto malissimo!

Ziegler

(mirando Nora e imitando col pollice della destra un gesto da pittore) Sì, sì: è un quadretto.

[pg!250]

Nora

Con questa tovaglia in mano?

Giovanni

Tovaglia?... Quella potrebbe essere... un velo, una stoffa antica, non so,... una specie di breve siparietto simbolico... A me preme la linea che voi mi date.

Ziegler

Via, ti dà pochino!

Giovanni

(tuttora disegnando) Meravigliosa.

Lucio

Nientemeno?

Nora

(impaziente) Ah!...

Lucio

(vede il disegno di Giovanni e malinconicamente esclama:) Come t'invidio!

[pg!251]

Giovanni

Vorresti saper mettere questi pochi segni sulla carta?

Lucio

No, non mi basterebbe. Anche, vorrei sentirne la compiacenza che ti leggo negli occhi. Sai precisamente che cosa t'invidio? T'invidio questo culto della forma che io non ho e che non voglio avere.

Giovanni

Se non vuoi averlo, perchè me lo invidii?

Nora

Non ne posso più, Giovanni!

Giovanni

Un momentino ancora.

Lucio

(a Giovanni:) Non mi capisci, non mi capisci. Io non voglio averlo, e intendo perfettamente che mi privo d'un diletto.

Giovanni

(sincero, con entusiasmo) D'un grande diletto!

[pg!252]

Lucio

Eppure, è così. Se su quella carta tu componessi le sembianze d'una qualunque altra donna, invece che le sembianze di Nora, per me sarebbe lo stesso.

Nora

È fatto, sì o no?

Giovanni

Non è fatto, (sorridendo) perchè io non sono mica un pittore da cafè-concert, di quelli che improvvisano in cinque minuti il ritratto capovolto di Garibaldi o di Bismark. Ho preso qualche appunto....

Nora

(gettando via la tovaglia e andando verso Giovanni) Vedere.

(Tutti guardano lo schizzo.)

Ziegler

Ci è! Ci è!

Nora

Ci sono?

[pg!253]

Ziegler

Oh, altro!

Giovanni

(chiudendo l'album) Ma che! Non ci siete niente affatto.

Lucio

E dunque?!

Giovanni

Dunque, fiasco. E sfido io! Con la sua impazienza!...

Lucio

No, non mi capisci. Intendo dire che a cento piccole circostanze accidentali è connesso ciò che un pittore chiama linea o colore e che io chiamo... parvenza: ciò che, insomma, colpisce più o meno i nostri sensi. Tutto quello che riproduce questa parvenza è problematico, è sfuggente, è fittizio, è incerto... come la parvenza stessa.

Ziegler

(dà un'occhiata significativa a Giovanni e a Nora.)

Giovanni

(a Lucio, per non contraddirlo:) Sì, sì.

[pg!254]

Nora

(celiando a malincuore per cambiar discorso) Vi prometto, Giovanni, che un'altra volta, sparecchiando una tavola, vi ispirerò un capolavoro.

Lucio

(guardandoli) E già! Io ho detto una scioccheria, come di solito.

Giovanni

Tutt'altro!

Ziegler

Si fa una partita a scopone? Siamo in numero....

Lucio

Ah! Voi credete che io non mi accorga che mi trattate come un pazzo o come uno scimunito?

Ziegler

Che ti salta in mente adesso?

Lucio

Anche zio Paolo crede che io non abbia la testa a posto.

[pg!255]

Giovanni

Scherzava.

Lucio

(animandosi) Scherzava? E voialtri?

Ziegler

Ma noi! Noi!... Noi — giacchè lo vuoi sapere — non facciamo che evitare le conversazioni troppo astruse che da qualche tempo ti seducono e che tutti coloro i quali ti vogliono bene credono... molto inopportune! Mio Dio! Perchè dobbiamo romperci il capo con tanti discernimenti paradossali e stiracchiati? Quanto a me, non stiracchio che le corde del mio violino, ed è perciò che esse si spezzano così spesso. Che, del resto, la vita me la piglio com'è — benchè non sia sempre di mio gusto, te io assicuro io — e desidererei che anche tu, che diamine!, non ti prendessi la briga di capovolgere l'umanità e di trasformare il mondo. Ascolta il consiglio mio: facciamo una partita a scopone, che è più semplice.

Nora

Facciamola! Facciamola!

Lucio

Capovolgere l'umanità? Trasformare il mondo? Io non voglio capovolgere nulla. Non voglio trasformare nulla! (Accalorandosi) Ho le mie idee, [pg!256] ho le mie convinzioni e non ci rinunzio. E quando vedo che appunto per una mia idea manifestata alla buona, senza nessuna pretesa, incidentalmente, voialtri vi turbate, v'impensierite come se io avessi detto chi sa che cosa orribilmente strana, (tutto vibrante nella persona e nella voce) e mi spezzate la parola in bocca e m'impedite di parlare con pretesti puerili, io mi cruccio, io mi addoloro, io mi irrito, perchè mi pare che vogliate strapparmi il pensiero dal cervello, come se per strappare questo pensiero bastasse sopprimere la parola; e mi pare che vogliate esercitare su me un falso diritto, sì, un diritto che non avete e non potete avere. Io vivo dentro di me una vita che non ha niente di comune con tutto quello che attrae gli altri, una vita che non subisce influenze esteriori e non subisce la volontà altrui! Non mi importunate, dunque, non mi opprimete.... Lasciatemi vivere a modo mio... Lasciatemi tranquillo... (Emozionato, affaticato, cade a sedere ansimando) Lasciatemi tranquillo.

Ziegler

(umile, affettuoso) Ma, abbi pazienza, Lucio, a che proposito tutta questa sovraeccitazione?

Giovanni

(con lo stesso tono) Difatti... chi è che crede di avere dei diritti sull'animo tuo?

Nora

Nessuno! Nessuno!

[pg!257]

Lucio

(pentito, stringendosi la testa fra le mani) Ho torto. Perdonatemi. Io mi eccito per un nonnulla.... E, con voi, proprio non dovrei. Siete così buoni. Mi perdonate, Nora?

Nora

Di che?

Lucio

... Sì.... Sono un po' eccitabile... un po' nervoso... I primi giorni di primavera mi fanno questo effetto.... E ora poi... ecco... mi pare di aver sonno.... Vedete, Nora, che avete calunniato il vostro caffè. Stanotte, già, ho dormito male.... Riposerò un poco... Mi permettete? (S'avvia verso la porta a sinistra.)

Ziegler

Ti pare!

Giovanni

È bene che tu riposi.

Lucio

Se ve ne andate tutti, consegnate la chiave giù al portinaio, per la serva.

[pg!258]

Nora

Ma no, io resterò ancora. A casa non ho nulla da fare.

Lucio

Allora, arrivederci presto. Mi basterà di riposare una diecina di minuti.

Nora

(esortandolo) Un po' di più.

Lucio

Lo sapete... non mi piace di dormire, perchè io diffido del sonno. (Esce ripetendo quasi fra sè:) No... non mi piace di dormire... non mi piace....