SCENA VI.

NORA, LUCIO, ZIEGLER.

Lucio

(di dentro, annunziando) È Ziegler. (Poi, rientrando con lui) Che hai? Sei pallido, sconvolto....

Nora

(ansiosa) Che vi è accaduto, Ziegler?

Ziegler

(ha il volto bianco, la voce tremolante) Son venuto appunto per dirvelo.... Ma non vi spaventate. Un incidente piuttosto grave....

Nora

Mio Dio! Dite!

Ziegler

Ho litigato con Giovanni.

Nora

(impressionata) Oh!

Lucio

E come?!

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Ziegler

L'ho incontrato quaggiù per caso.... Anzi, no.... Con voi non voglio mentire.... Ho cercato apposta di incontrarlo... perchè dovevo parlargli molto sul serio....

Lucio

Di che?

Ziegler

Questo è inutile che lo sappiate. In sostanza, gli ho rivolta una preghiera... per un fatto che assai mi stava a cuore... (con forza) ma che non riguardava me, ve lo giuro! E il suo contegno, vedete, è stato tale che io ho perduto la mia calma abituale... e ho pronunciato parole durissime.... Sì, ne convengo, gli ho detto cose orribili, orribili!, che hanno fatto male più a me che a lui. (Disperandosi) Fra due compagni che si dividono la camera e il pranzo, fra due vecchi amici come noi!... Capite!?

Nora

(ascolta, intende, allibisce, e si concentra in sè stessa.)

Lucio

Ma calmati, ora.... Non esagerare. Che diavolo! Giacchè tu riconosci d'aver ecceduto, andrai lealmente da lui. Ci andremo insieme, se vuoi.... O lo [pg!280] pregherò di venire qui, da me. Insomma, con un po' di buona volontà aggiusteremo tutto.

Ziegler

No, non aggiusteremo niente. Per quanto concerne le formalità, gli ho già fatte le scuse prima di separarci. Le formalità non mi preoccupano. Ma quel che ho detto, purtroppo, io lo penso!... Io lo penso!... Ed è perciò che ne sono torturato. Oramai, non c'è rimedio. E, tant'è, Giovanni ed io non saremo più amici, e probabilmente... non ci vedremo più.

Lucio

Nientedimeno!

Ziegler

Sì, ho deciso di partire stasera.

Lucio

Partire stasera? Va là! Il litigare con un compagno è senza dubbio molto doloroso, ma non si parte per questo.

Ziegler

Avevo già il progetto d'andarmene per qualche tempo a Colonia, da mio nonno che mi chiama presso di sè.... Voi lo sapete, Nora....

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Nora

È vero, sì, lo sapevo....

Ziegler

E dopo quello che è accaduto, ho presa una risoluzione definitiva.

Lucio

Va bene:... del tuo progetto avevi parlato anche a me. Ma partire così, da un momento all'altro,... è stranissimo!

Nora

(sforzandosi) Certo!...

Lucio

(con fermezza) Ziegler, noi vogliamo che tu ci dica tutt'intera la verità....

Ziegler

Una parte della verità... è quella che avete intesa. Ma la verità tutta intera... vi confesso che non la so neanche io.... Ho un'oppressione, un incubo..., un presentimento inesplicabile,... ed ho nelle orecchie, da dieci minuti in qua, una voce che mi dice: «Vattene, Ziegler! Vattene!...» E io me ne vado.

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Lucio

E tu sei l'uomo che ti pigli la vita come viene?

Ziegler

(sorridendo malinconicamente) E quando fra me e la mia vita c'è un'evidente incompatibilità, io, che non posso cambiare la vita, faccio il tentativo di cambiare me stesso.... Tenterò di ridiventare tedesco....

Lucio

Aspetta almeno il nostro ritorno dalla campagna.

Ziegler

(scattando un po') Il vostro ritorno? (Poi, pentendosi dello scatto) Che che! A certe risoluzioni non bisogna ripensare. Stasera! Stasera!... E senza altri addii, senza solennità!... Ci saluteremo adesso... così... allegramente... e (s'interrompe, dà un'occhiata a Nora ed escogita un pretesto per allontanar Lucio) ...A proposito, Lucio, prima di andarmene vorrei....

Lucio

Che vorresti?

Ziegler

Vorrei il manoscritto della mia Tarantella grottesca..., quella che suonai qui l'altro ieri.

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Lucio

Te lo portasti via.

Ziegler

No!... Mi pare che lo conservasti tu, nella tua camera.

Lucio

Vedrò, ma non credo.... (Esce a sinistra.)

Ziegler

(a Nora, sùbito, parlando piano e concitato) Scusatemi se mi son permesso di ricorrere all'espediente del manoscritto per potervi dire una parola da solo a sola. Nora, io ho fatto quanto mi era possibile per impedire che Giovanni commetta un'azione che ritengo ignobile.... Non ci sono riuscito, e tutto fatalmente accadrà!

Nora

Non accadrà, Ziegler. Non deve accadere.

Ziegler

Accadrà. Egli ne è sicuro.... Accadrà, ma io non sarò ne complice, nè spettatore.... Non ci resiste —

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Lucio

(ritornando) Fra le mie carte non c'è. Io ricordo perfettamente che te lo portasti via....

Ziegler

Allora, sarà così. (Lunga pausa.) Dunque, Lucio, noi ci separiamo. Ci separiamo forse per un paio d'anni,... forse per dieci anni... chi sa!... forse... per sempre! Dipenderà da molte circostanze.... Tu, tieniti su.... Hai capito?... Tieniti su! E, ti raccomando, cura la tua salute.... Questo è l'essenziale.... (Trattenendo le lagrime, lo abbraccia assai forte e lo bacia.)

Lucio

Ziegler!... (Con gli occhi rossi anche lui, penosamente) Te ne vai davvero?...

Ziegler

A voi, Nora, nessuna raccomandazione. Ma salutiamoci bene. Qua la vostra mano....

Nora e Ziegler

(si stringono lungamente la mano.)

Nora

(ha un brivido per tutto il corpo.)

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Ziegler

Di voi due sono stato... e continuerò ad essere amico.... Senonchè... da lontano (la voce gli si rompe in gola)... da lontano non potrò più far nulla per voi due.... (Piangendo) Nulla!

Lucio

Ziegler!...

Ziegler

(con uno sforzo) Addio!... Addio! (Ed esce.)

Lucio e Nora

(restano sinistramente commossi, in silenzio.)

Lucio

(come invaso da un timor panico, quasi tremando) Nora!...

Nora

Lucio!

Lucio

(lentamente) È un triste fatto questa partenza....

Nora

(con la faccia bianca, con lo sguardo fisso a terra, scrolla il capo.)

(Sipario.)

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[ATTO TERZO.]

Una grande stanza rustica e pittoresca. Un ambiente assai pulito. In fondo, verso destra, un'ampia porta a due battenti. Una parete s'inoltra di sbieco dal fondo, formando un angolo ottuso con un'altra parete più avanzata, nella quale s'apre un finestrone arcuato. Alla parete che s'inoltra di sbieco è addossata una scaletta comoda, per la quale si accede a un breve corridoio scoperto che sormonta l'arco del finestrone, e questo breve corridoio confina a sinistra con l'uscio del quartierino di Don Paolo. Giù, due porte a destra e due a sinistra, la seconda delle quali è quella della stanza di Rosa e càpita proprio sotto l'uscio di Don Paolo. Tavole, stipi, scansìe di noce, seggiole impagliate. Su qualcuna delle tavole, scodelle, tazze, coltelli, cucchiai, forchette, una caffettiera, delle frutta, dei pani, un vecchio lume di ottone. Qua e là alle pareti, immagini della Madonna e di qualche santo.

È sera. Il lume è acceso. Entra un bel chiaro di luna attraverso le invetriate della finestra.

[pg!288]