SCENA II.

CLARA, SILVIO. Poi, la CAMERIERA. Poi, il SERVO.

Silvio

(entrando dalla porta donde è uscito il servo, si ferma sulla soglia e ci resta, non visto, per qualche istante.) È proprio vero che mi offrite una tazza di té?

Clara

(voltandosi) È proprio vero.

Silvio

Nel vostro intimo boudoir?

Clara

Intimo? Nella stanza dove accolgo ogni sera i miei amici.

Silvio

Ma io... da tanto tempo... non sono per voi nemmeno un amico.

Clara

Siete qualche cosa di meglio: siete un nemico... che comincia a non esserlo più. Avanti! Che fate lì? Che contemplate?

[pg!162]

Silvio

(avanzandosi e guardando attorno) È strano, è molto strano quello che provo rientrando in questa stanza dopo due mesi....

Clara

Prego, conte: dopo due mesi e tre giorni.... Voi mi defraudate: defraudate la mia astinenza.

Silvio

No, contessa: ho voluto semplicemente sperimentare la vostra memoria.

Clara

Un eccellente mezzo per non sperimentare la vostra. E... sentiamo: che provate rientrando qui, nel mio boudoir, dopo due mesi e tre giorni?

Silvio

Non so... un orgasmo nuovo... quasi un senso di paura....

Clara

Paura!

Silvio

È un po' la paura da cui è preso il bambino che entra in una camera buia.

[pg!163]

Clara

Io non sono forse il sole? Me l'hanno detto tante volte!

Silvio

Per me, il buio è l'ignoto.

Clara

L'ignoto è proprio ciò che attira di più.

Silvio

Nondimeno, senza il vostro invito, non avrei osato....

Clara

Ah, no?!

Silvio

Certamente.

Clara

Eppure... come ho da dire?... Non vi siete accorto di nulla?

Silvio

Di che mi sarei dovuto accorgere?

[pg!164]

Clara

Come!... Non vi siete accorto che da un pezzo vi faccio la corte?

Silvio

Voi!

Clara

Sì, io! Io!

Silvio

Ma che! Non è vero.

Clara

Già, voi di certe cose non ne avete mai capito nulla! (Pausa. Prepara il té.) O che deve fare di più una donna? Mi trovo ogni giorno puntualmente a pranzo con voi; ci resto il maggior tempo possibile; durante il pranzo, intavolo i discorsi più graziosi e più gentili; cerco di secondare tutti i vostri gusti;... metto del miele, molto miele, come fate voi, sul pane brustolato.... Il miele, lo sapete, mi è insopportabile, ma è il simbolo della dolcezza, e io mi ci rassegno.... E finalmente, qualche volta — via, convenitene — ... qualche volta, innanzi ai servi importuni, che stanno lì più a guardarci che a servirci, io, di nascosto, sotto la tavola, spingo finanche un piedino verso di voi. (Accenna con un piede l'atto grazioso.)

[pg!165]

Silvio

(timido) Contessa!...

Clara

Ma che «contessa»! Il mio piedino si regola come quello di una grisette, e voi?... Voi non lo pestate abbastanza.

Silvio

Un'altra volta... lo pesterò di più.

Clara

Ah! Un'altra volta... spero... che non ce ne sarà più bisogno. (Versa il té.) Latte o Cognac?

Silvio

Latte.

Clara

(versa il latte nella tazza di Silvio.) Ecco.

Silvio

Grazie! (Pausa — Siede — Sorseggia.) Prendete il té tutte le sere?

Clara

(ugualmente, siede e sorseggia) Tutte le sere.

(Un silenzio.)

[pg!166]

Silvio

Anch'io.

Clara

(mal dissimulando il suo stato nevrotico) Anche voi?

Silvio

Sì, al club.

(Un silenzio.)

Clara

E tutte le sere col latte?

Silvio

Di rado preferisco il Cognac. (Pausa.) Qualche sera poi prendo il té senza latte e senza Cognac.

Clara

E su ciò ci siamo perfettamente intesi. (Si alza nervosa e va a distendersi mollemente sul divano.) (Ancora un silenzio.) Silvio!

Silvio

Cla... Contessa....

[pg!167]

Clara

Se sapeste!

Silvio

Che cosa?

Clara

Come mi annoio!

Silvio

Eh! Lo vedo.

Clara

Aiutatemi a non annoiarmi....

Silvio

Volentieri.... Ma in che modo?

Clara

In un modo semplicissimo: non annoiandovi neanche voi.

Silvio

Io non mi annoio niente affatto!

Clara

Provatemelo....

[pg!168]

Silvio

(accostandosi a lei, con minore timidezza, ma sempre guardingo e riservato) Clara, perchè questo linguaggio sibillino che mi confonde e m'imbarazza? Io vi guardo, vi odo parlare, e mi domando: chi siete? Avete tutte le seduzioni di mia moglie, ne avete la voce, ne avete il volto, ne avete il nome, le siete simile, le siete uguale, e intanto non siete mia moglie. E io, io che mi vedo lì, in quello specchio, accanto a voi, così impacciato, così timido, io non riconosco me stesso, non posso riconoscermi... perchè, indubbiamente, io non ho nulla di comune con vostro marito. E allora?... E allora chi siete voi? Chi sono io? Che cosa siamo noi due?

Clara

State bene attento, ché ora ve lo dico tutto d'un fiato. Noi siamo un uomo e una donna.

Silvio

Null'altro?

Clara

Mi pare che basti! Volete vedere che basta? (Con un dito sulla guancia) La bocca qui....

Silvio

(trattenendosi) Badate: si sa come si comincia, e non si sa come si finisce....

[pg!169]

Clara

Oh! Io lo so come si finisce!

Silvio

(commovendosi) Clara!...

Clara

Senza commozione!... Si esegue, e zitto! Qui.

Silvio

(dandole un bacio sulla guancia prende l'aire e si accalora) Ah, grazie! Sì, avete ragione, avete ragione: è inutile sapere che cosa siamo o non siamo noi, è inutile perdersi in tante distinzioni minute, è inutile tormentarsi il cervello, è inutile discutere, è inutile riflettere, è inutile pensare, è inutile....

Clara

(interrompendo e alzandosi) Piano, piano adesso! Non esageriamo.... E, soprattutto, non precipitiamo gli avvenimenti. (Guardandolo dalla testa ai piedi con molta furberia) Va bene.... Ho capito.... Ho capito.... (Si scosta.) Volete ancora del té col latte?

[pg!170]

Silvio

(alza le spalle in segno di diniego. — Poi, dopo un altro momento di mutismo) E voi... non me lo date un bacio?

Clara

... Chi sa! (Tocca due volte il bottone del campanello elettrico.)

(La Cameriera entra dal fondo.)

Clara

Accendete in camera mia.... E aspettatemi lì.

(La Cameriera attraversa la stanza ed esce per la porta laterale a destra.)

Clara

(fissando Silvio con graziosità invitante) Buona sera....

Silvio

Non ci vedremo più, dunque, sino a domani?

Clara

... Chi sa!... (E si avvia lentamente verso la sua camera. — Quando sta per entrarci, si volta di botto, e chiama bruscamente:) Silvio!

[pg!171]

Silvio

Son qui.

Clara

(con rapidità, quasi con violenza) Credete tuttora che Gino Ricciardi sia stato il mio amante?

Silvio

(retrocede come se avesse ricevuto un pugno nel petto) Clara!...

Clara

Rispondetemi!... Lo credete tuttora?

Silvio

Ma...

Clara

Rispondetemi!

Silvio

È una domande stranissima....

Clara

A cui non avete il coraggio di rispondere.

[pg!172]

Silvio

Clara, ve ne scongiuro, non m'interrogate così....

Clara

(trasalendo) Non avete il coraggio di rispondere!... Ma la risposta è nel vostro silenzio, è nel vostro sbigottimento, è nella vostra sorpresa. Io ve la leggo negli occhi,... Sì, sì, voi credete tuttora che Gino Ricciardi sia stato il mio amante!...

Silvio

(mostrando di non essere sincero) Ma no....

Clara

Sì, lo credete!... (Esasperandosi) Dio! Dio!... Voi lo credete, e fate la pace con me! Voi lo credete, e siete disposto a perdonarmi... Anzi, che dico?, altro che disposto!..., mi avete già perdonata!... Voi lo credete, e mi desiderate, e vi lasciate sedurre da me: — vi lasciate sedurre evidentemente come da una cocotte.... Voi pensate nientemeno che io sia stata d'un altro... precisamente! ch'io... sia stata d'un altro, e intanto eccovi lì, umile, eccovi lì ai miei piedi, aspettando, come una grazia, che io vi riapra la porta di quella stanza dove fummo marito e moglie. (Al colmo dell'esasperazione) Ma dunque a che serve mantenersi su, su, in alto, sempre in alto, a che serve, a che serve essere quella che sono io, se l'ultima delle femmine non varrebbe, per voi, in questo momento, meno di me?! (Ridendo convulsa) Ah ah ah! Minacciaste di [pg!173] ammazzarmi il giorno in cui, compiendo una delle vostre fatiche di poliziotto, mi sorprendeste in casa di quel vanesio! Sarebbe stato, in verità, un po' troppo, ma, ammessa la vostra sfiducia, sarebbe stato più logico di quel che fate adesso. Invece, no, non mi ammazzaste, e mi chiedeste una giustificazione. Giustificarmi? Giustificarmi quando la mia coscienza si sentiva più che mai trionfatrice? Giustificarmi di che? perchè? con chi? Voi non mi ammazzaste, io non mi giustificai. Il separarci sembrò a voi una punizione inflitta a me, sembrò a me una punizione inflitta a voi. E aspettai. «Egli comprenderà — pensavo io —: comprenderà che un amore come il mio non può aver corso nessun pericolo, non può essere stato vinto da nessuna tentazione. Comprenderà che una moglie come me non deve potersi giustificare, non deve giustificarsi!» E speravo — sciocca che ero! — speravo di salvare me e voi da una volgarità. Ma ora?... Ora che all'ingiuria dell'accusa voi aggiungete quella della più ignobile transazione, ora ci rinunzio alle mie ultime illusioni. Sta bene! Affogheremo insieme nella volgarità. Mi giustificherò! Mi giustificherò... perchè quando un marito, pur sospettando la moglie infedele, ritorna a lei, questa, se è innocente, non può che gettargli sul viso la propria innocenza e la propria onestà come si getta dalla finestra un cencio inutile! Mi giustificherò, mio caro, e vi darò anche le prove di non essere stata l'amante di quel signore....

Silvio

(urgente) Le prove?

[pg!174]

Clara

(incalzandolo con ansia irosa) Dite, dite: le volete queste prove?

Silvio

Ma per quale ragione non dovrei volerle? Vi meraviglia tanto che un marito ami una moglie della cui fedeltà irresistibilmente dubita? Sarà orribile, sarà mostruoso, Clara, ma è umano, e, siatene certa, non sono io il solo marito che si trovi in queste condizioni! Ah sì!... Perchè non vi ammazzai quel giorno? Perchè io non sono di quegli uomini che ammazzano, e anche perchè considerai... tante cose. Considerai che voi stessa mi avevate fatto chiamare, considerai che avreste forse potuto tentare di nascondervi e non lo avevate voluto, considerai che l'espediente di simulare una burletta d'accordo con me non avrebbe ferito colui se non fosse stato un espediente verosimile.... Eppure, lo confesso, continuai a dubitare.... Oh! chi potrà mai essere sicuro d'aver distrutto il germe del dubbio nel cuore d'un geloso?... E quel che è accaduto poi in me, voi dovete comprenderlo... anche perchè è stato in parte opera vostra, tanto vero che, poc'anzi, mi dicevate, celiando, d'avermi fatto un po' di corte. Il mio mutamento era graduale e inconsapevole.... Costretto a vedervi ogni giorno durante la finzione d'un pranzo coniugale dedicata ai domestici ed esposto ogni giorno al vostro armeggìo, a poco a poco ho sentito il bisogno di soffocare il sospetto, di mentire con me stesso e di riottenere, comunque, la vostra amicizia... che so?... il vostro amore. Ero riuscito a convincermi di non esser stato tradito [pg!175] No, no, e intanto il dubbio del tradimento, nel mio cuore, nei miei nervi, non era più incompatibile col desiderio della nostra unione. Il perdonarvi m'era diventato necessario: mi pareva una debolezza, una vigliaccheria forse; una colpa no! Ma poichè voi mi date la speranza di potermi assicurare, decisivamente, luminosamente, della vostra innocenza, poichè voi me ne offrite le prove, posso io avere l'abnegazione di rifiutarle? Ah no! È più forte di me. Queste prove, Clara, io non le rifiuto, io non devo rifiutarle, io le voglio, io ve le chiedo.... Abbiate pietà di me... Datemele!... Datemele!...

Clara

(con crescente sovreccitazione) Ah! le volete davvero?... Le volete davvero?... Ancora le volete?... Ed eccole qua! (Aprendo convulsamente il cassetto dello scrittoio, cavandone in disordine delle lettere chiuse in busta o senza buste e gettandole man mano, violentemente, a Silvio) Prendete queste lettere.... Prendetele tutte.... Leggetele.... Guardate in due mesi quanto mi ha scritto quel signore che io trattai come un fanciullo.... Ha tentato di rifarsi sperando di commuovermi? Ha sognato una vendetta? Ha voluto dimostrarmi d'essere più innamorato che imbecille? Si è realmente innamorato di me? Lo sa lui! A me non importa, e non la voglio sapere. Certo è che ho ricevuto una... due... tre lettere al giorno.... Certo è che io non ho mai risposto.... Certo è che mi pare ridicolo e umiliante il dovermene vantare, io, io, che, qualche volta, le ho lette soltanto per riderne e che spesso non ho fatto neanche questo, e non ne ho riso, non le ho [pg!176] lette, non le ho aperte neppure.... (Accendendosi, agitandosi) Se non credete che io abbia preparato a bella posta — oh! sareste capace di crederlo! — delle lettere d'innamorato incorrisposto e deriso, leggetele..., su... (trattenendo le lagrime) leggetele... leggetele... divoratele... godetevi, finalmente, la mia fedeltà bestiale.... Ma non ve ne gloriate troppo, no... e non ve ne rallegrate... perchè io... perchè io... perchè io non ne posso più! (Si lascia cadere sopra una seggiola e scoppia in un pianto dirotto.)

(Mentre Clara, col volto fra le mani, singhiozza, Silvio raccoglie le lettere; ma, sconcertato, ammonito dalle parole e dal pianto di lei, frena l'avidità di leggerle tutte. Paurosamente si limita a guardarne appena qua e là alcune; poi subito se le ficca in tasca. Il suo volto s'illumina di gioia. Piano piano, i singhiozzi di Clara cessano. Egli, mortificato, le si avvicina.)

Silvio

(le si avvicina, umile e affettuosissimo, con la mani giunte) Clara!...

Clara

(asciugandosi gli occhi, e assumendo di nuovo il suo contegno altero) Basta ora! Non ne parliamo più!

Silvio

Almeno... posso chiedervi scusa?

[pg!177]

Clara

No! perchè, tanto, la partita è saldata.

Silvio

(perplesso) Che intendete dire?

Clara

Intendo dire che io ho mantenuto il mio giuramento.

Silvio

(sbarrando gli occhi) Quale?

Clara

Ah! Non lo ricordate il nostro patto?

Silvio

Volete farmi paura!

Clara

Voglio essere sincera. Io vi giurai che il giorno in cui voi mi avreste accusata veramente, io mi sarei veramente decisa a tradirvi....

Silvio

Clara, per carità, non ricominciamo....

[pg!178]

Clara

Non c'è nulla da ricominciare. Mi accusaste sul serio? E l'amante, che vi dovevo, l'ho scelto, e l'avrò!

Silvio

No!

Clara

Sì.

Silvio

(con uno slancio di stupore e d'indignazione) Ma chi è dunque?

Clara

Cercatelo.

Silvio

Il suo nome?

Clara

Cercatelo.

Silvio

Ma no!... Non è possibile!... Gino Ricciardi non è — e non ce ne può essere un altro!

[pg!179]

Clara

Chi lo dice?

Silvio

Lo dico io, che in tutto questo tempo non ho fatto che spiarvi....

Clara

Bravo! Sempre lo stesso!

Silvio

.... non ho fatto che seguirvi, non ho fatto che indagare.... E se qualcuno fosse già o stesse per diventare il vostro amante, parola d'onore, Clara, (con forza) io lo conoscerei!

Clara

Ecco come siete voi altri mariti! Le vostre mogli vi sono fedeli sino all'eroismo?, e voi le credete traditrici. Vi tradiscono davvero?, e voi avete le traveggole!

Silvio

Ma di che volete convincermi?

Clara

Della verità!

[pg!180]

Silvio

(tra l'angoscia, l'orrore e la speranza) Ebbene, giacchè io non so trovarlo questo vostro amante, abbiate voi il coraggio di compiere la confessione, e ditemi: — chi è?

(Un silenzio.)

Clara

(sempre seria, fredda e fiera, gli si accosta e quando gli è molto vicino gli dice sul naso seccamente, con una rabbietta selvaggia:) Sei tu!

Silvio

(inebriandosi) Ah! Clara! Clara! Tu sei un angelo!

Clara

(severa) Un poco meno d'un angelo: sono una donna. Modera il tuo entusiasmo, e comprendimi. Dovevo scegliere per amante un uomo che mi piacesse quanto tu m'eri piaciuto. Ho cercato, sai, ho cercato, e, mio malgrado, ho dovuto... scegliere te. Se io fossi la moglie d'un altro, tu saresti il mio amante. (Con rammarico, quasi con dolore) Sei quindi il solo uomo con cui io possa tradirti. Disgraziatamente, è così.

Silvio

(di scatto) Sottigliezze! Sottigliezze! Io non sono forse tuo marito?

[pg!181]

Clara

Ah no! Ho sentito di poterti essere infedele dal momento che mi hai accusata.... Ho sentito di non poter essere più tua moglie dal momento che hai accettato il mio amore sospettandomi ancora colpevole. Dapprima — intendimi bene — hai meritata la mia infedeltà; poi hai meritato d'essere niente altro che il mio amante.... — Marito!?.... Ah! no no no no! Marito... mai più!

(L'orologio suona le dieci — Breve silenzio.)

Clara

(mutando tono) Tra qualche minuto, sarà qui Gino Ricciardi.

Silvio

Lui! Sempre lui! (Con furore) Ma io lo farò pentire della sua insistenza!....

Clara

Non sei di quegli uomini che ammazzano...; e poi saresti ingiusto, visto che appunto la sua insistenza ti ha fornito le prove che desideravi.

Silvio

Non lo riceverai, spero.

Clara

Lo riceverò!

[pg!182]

Silvio

Proprio questa sera?

Clara

Sì, perchè proprio questa sera io non ho più bisogno di non riceverlo, come proprio questa sera non ho più bisogno di conservare le sue lettere. Non vuoi, dunque, che io gliele renda?

Silvio

(animandosi di desiderio) A condizione però che tu renda a me, prima ch'egli venga, il bacio che t'ho dato.

Clara

Adesso?!

Silvio

(prendendole le mani) Adesso, Clara!... Adesso!..,

Clara

(svincolandosi e sfuggendogli) No!... Lasciami, Silvio!... Il momento non è opportuno....

Silvio

(inseguendola e cercando di abbracciarla, di circondarla, di ghermirla) Per chi non è un marito... tutti i momenti sono opportuni!

[pg!183]

Clara

(fingendo di volersi difendere) Silvio!... Silvio!.... Che fai?... Tu mi manchi di rispetto.... Tu diventi audace....

Silvio

(afferrandola forte per baciarla) Divento un amante, mia cara....

Clara

No... no... Aspetta....

Silvio

Adesso!... Adesso!

Il Servo

(annunziando con zelo energico) Il signor Ricciardi!

(Alla comparsa del servo, Clara e Silvio si distaccano, quasi mortificati. Sono tutti e due rossi in viso, commossi, vibranti. — Pausa.)

Silvio

Auff!... Che caldo!...

Clara

Che caldo! (Al servo:) Passi.

(Il Servo esce.)

[pg!184]

Silvio

E io?

Clara

Tu, presto, dammi le sue lettere, e nasconditi.

Silvio

(vivacissimamente) Mi nascondo, sai... ma, quanto alle sue lettere, in fede mia, devi pagarmene il riscatto! (Scappa nella camera di Clara.)

Clara

(subito, tra sè, fermandosi un istante, graziosamente e con un lieve gesto di abbandono sensuale:) Ci casco! Ci casco! (Rincorrendolo) Silvio!... Senti... Senti... (Esce.)