SCENA I.

ANTONIO, ALBENGA, RIVOLI, SALVETTI, DIONIGI.

(Tutti e cinque in smocking.) (Sopra una consolletta sono cinque cappelli di forme diverse.)

Albenga

(è nel mezzo del salotto col suo scartafaccio in mano, guardando in alto come un ispirato e gesticolando. Poi, con solennità, ad Antonio, che comparisce dalla porta comune:) Recate una bottiglia d'acqua e... un bicchiere con un po' di zucchero.

Antonio

(Esce.)

Albenga

(ancora riflette e gesticola.)

[pg!128]

Rivoli

(entrando dalla porta centrale con una stecca da bigliardo in mano, immediatamente si lascia cadere sulla prima seggiola che trova. Indi, ad Albenga:) È una pantomima?

Albenga

Studiavo... il valore della voce in certe frasi.

Rivoli

Gesticolando come un muto!?

Albenga

Caro mio, la voce... io la penso. In ogni vibrazione vocale c'è un lembo dell'anima!...

Salvetti

(di dentro) Giacchè la marchesa è fuori, Albenga, venite a giocare anche voi.

Albenga

(con alterigia) Non ho mai giocato al bigliardo, dottore.

Salvetti

(di dentro) C'è qui il conte che fa da maestro a tutti.

[pg!129]

Albenga

E sia! (Arrotola lo scartafaccio, lo infila in una tasca, e, uscendo dal fondo, ripete a Rivoli:) C'è un lembo dell'anima!... È chiaro?

Rivoli

È chiarissimo.

Dionigi

(di dentro) E Rivoli dove s'è cacciato? Dov'è, dov'è questo Rivoli?

Salvetti

(entrando, anche lui con una stecca in mano, e vedendo Rivoli) Eccolo lì!... Non c'è da illudersi: lo stare in piedi non è più affar vostro!

Rivoli

Vengo, vengo. (Si alza mal volentieri, e, parlando col dottore a voce bassa, esce dal fondo con lui) Dottore, scherzo a parte, volevo dirvi: ci credete voi alla cura dell'impiccagione per rinvigorire la spina dorsale?[2]

Salvetti

L'impiccagione? (Col gesto analogo) Ma sicuro che ci credo!...

[pg!130]