SCENA I.
VALENTINO e ROMOLO.
(Si apre la porta che dà sul parco e comparisce Valentino.)
Valentino
(in giubba e cravatta bianca, con un paltoncino leggero e miserello e in testa un vecchio gibus, affaccendatissimo chiama a destra e a sinistra:) Romolo! Romolino!... Romolone!... (Toccando reiteratamente il bottone del campanello) Vil servitore dall'augusto nome!... Signora Teresa!... Signora Teresa!...
Romolo
(dalla comune, con la sua aria indolente ed importante) Se la signora Teresa non risponde, è chiaro che non c'è.
Valentino
Non è possibile.
Romolo
Valentino
Quando?
Romolo
Dopo un'oretta ch'era andato via il signor Stefano.
Valentino
Oh, questa è curiosa!
Romolo
Perchè? Doveva domandare il permesso a te?
Valentino
Non fare lo spiritoso, e non darmi del tu. Ti proibisco di darmi del tu, e t'impongo di rispettare in me il segretario capo del sommo poeta.
Romolo
Buuum!
Valentino
Romolo
Va bene.
Valentino
Infilati la tua livrea di gala, mammalucco, apri la porta principale del villino, accendi tutti i fanali del parco e illumina il salotto. Son gli ordini del tuo padrone, che tra poco tornerà a casa con un personaggio della più alta importanza.
Romolo
E tu non te la metti la tua livrea?
Valentino
Continui a darmi del tu?!
Romolo
(dandogli le spalle per uscire) Ammàzzati!
Valentino
Questo non te lo posso promettere, perchè ho una paura matta della morte.
Romolo
(va via dalla comune.)
Valentino
(tra sè togliendosi il gibus, — caricatamente) Nel santuario, faccio luce io. (Volta una chiavetta della luce elettrica. Molte lampadine scintillano.)