SCENA I.
STEFANO, VALENTINO, poi un DOMESTICO e un FACCHINO.
Stefano
(seduto alla scrivania, pallido, curvo, scrive delle lettere.)
Valentino
(aggiusta attentamente i libri in una cassa.)
(Il triste silenzio si prolunga per qualche minuto.)
Stefano
(senza cessare di scrivere) Chiudi quel baule e quella valigia, e dammi le chiavi.
Valentino
Hai altro da riporvi?
Stefano
No.
Valentino
(chiude, e mette le chiavi sulla scrivania.)
Stefano
(conservando in tasca le chiavi) Manda via.
Valentino
(alla comune, chiama) Voi!... Favorite.
(Entrano due uomini: uno è un DOMESTICO, l'altro un FACCHINO.)
Valentino
(indicando) Questi due colli. (A Stefano) Direttamente alla stazione?
Stefano
Sono persone che sanno quel che devono fare. (Al domestico) Tonio, direte alla principessa che verso le undici sarò alla stazione. Il treno parte alle undici e quindici.
(Il FACCHINO si carica sulle spalle il baule; il DOMESTICO prende la valigia.)
Valentino
(aprendo la porta in fondo) Per di qua.
(I due uomini escono.)
Valentino
Sicchè, partite tutti e due stasera?
Stefano
Se lo hai capito, perchè me lo domandi?
(Ancora silenzio.)
Valentino
(accovacciato, incassa i pochi libri che sono ancora a terra.) E tutta questa letteratura? Tutti questi libri?
Stefano
(continuando a scrivere lettere) Te li piglierai tu. Te li porterai a casa.
Valentino
Il problema sarà di averla una casa.
Stefano
Li venderai. Li brucerai.
Valentino
Domani, quando quel buon signor Marcolini verrà a prendere possesso, glie li offrirò a un soldo l'uno. Non sarà troppo caro. È vero ch'egli mi ha dichiarato di avere per i libri la stessa antipatia che ha per le scimmie; ma c'è sua moglie.... Quella lì dice che ama le bestie.... Potrà amare anche la letteratura. (Prendendo l'ultimo libro rimasto fuori, borbotta:) La cassa è riempita.... Dove lo metto questo? (Legge sul dorso:) Nietzsche. (Riflette:) Morto?... Per i morti c'è sempre posto. (Lo ficca dentro alla meglio.)
(Pausa.)
Stefano
Avrai poi la cortesia di far recapitare queste lettere. Bada: sono quattro.
Valentino
(si avvicina alla scrivania.)
Stefano
(gli consegna cinque buste chiuse.)
Valentino
Sono cinque.
Stefano
No. In questa busta più grande c'è un po' di danaro per te. Finchè non avrai trovata un'occupazione, potrai cavartela.
Valentino
Ti ringrazio.
Stefano
Quanto al resto, ogni cosa è a posto. Tu avevi ragione quando mi dicevi che, pure acquietando i creditori principali, ci sarebbe rimasto un margine dalla vendita del villino. Non è gran cosa; ma ho messo tutto nelle mani del notaio Zino e il reddito annuo basterà a pagare la Casa di Salute. Ho cercato di escludere l'intervento della zia, perchè quella donna non mi affida. Col direttore della Casa ho preso gli accordi necessarii; ed egli mi ha promesso che Teresa avrà un trattamento eccezionale. (Pausa. Dissimulando l'angoscia) Domani, alle otto del mattino, sarà qui una carrozza chiusa con una infermiera. Tu ti unirai a lei per accompagnare Teresa sin là. Al direttore ho già detto che sei un nostro parente e come tale sarai da lui considerato. Se non ti parrà inutile per Teresa, di tanto in tanto... ti sarà permesso di visitarla. Va bene?
Valentino
Vedo, difatti, che hai pensato a tutto.
Stefano
E a tutti! Anche a te, se non mi sbaglio.
Valentino
Io ti ho già ringraziato.
Stefano
Per il danaro.
Valentino
Naturalmente: per il denaro che mi hai favorito
Stefano
E adesso, di niente altro mi ringrazii?
Valentino
Scusa... non saprei....
Stefano
(guardandolo fiso) Non ti ho dato forse il mezzo di visitarla, di vederla?...
Valentino
(con un po' d'incosciente imbarazzo) Ah sì! Di questo ti ringrazio specialmente per lei. Non dubito che lì le saranno prodigate tutte le cure possibili. Ma saranno sempre le cure di persone pagate, di persone estranee. E giacchè su quella vecchia fanatica, che ancora dovrebbe farle da madre, non c'è da contare, meglio io che nessuno. Chi sa che la povera pazza non ne abbia davvero qualche sollievo! Si afferma che ella non distingua più un individuo da un altro? Fino a un certo punto, dico io. Da te, per esempio, è lontana come se fosse morta; e si direbbe quasi che ci tenga a essere morta per te. Io ci scommetterei che in quella completa oscurità di coscienza si nascondano dei ricordi perenni che sono come... come gli avanzi d'un naufragio conficcati nell'arena in fondo all'abisso del mare. (Accalorandosi) E difatti, se non fosse così, in che modo si spiegherebbe il fenomeno per cui ella ripete continuamente i versetti che il vecchio mendicante recitava all'epoca dei vostri giorni felici? In che modo si spiegherebbe che ella si compiace spesso d'indossare o d'avere tra le mani l'abito che ordinò in quella sera indimenticabile?... (Quasi pentendosi d'aver parlato con troppo acume) Del resto, lo so... c'è poco da raccapezzarsi. La pazzia ha misteri grandi e impenetrabili e chiude la sua porta di ferro in faccia a ogni presuntuoso che pretenda di penetrarli.
Stefano
(levandosi e fissandolo più da vicino) Intanto tu parli come uno che li abbia penetrati senza trovare ostacoli.
Valentino
Io?!...
Stefano
Non lo dichiari apertamente, ma sei convinto d'esserle di sollievo. Sì, sei convinto che tra i ricordi perenni nascosti nell'abisso ci sia quello della tua devozione. Cosicchè, oltre ad avere l'opportunità d'appagare il desiderio di vederla, avrai pure il privilegio di farle del bene, di esserle prezioso: avrai pure la speranza... ma che dico «la speranza»!... avrai la sicurezza d'essere da lei preferito fra tutti. E ciò ti riempirà di gioia, ti riempirà d'orgoglio, ti renderà felice!...
Valentino
(difendendosi e supplicando) Ma Stefano!
Stefano
(con amara violenza) Lasciami gridare ciò che penso e ciò che sento! Lasciami gridare che t'invidio!
Valentino
Io sono stato il tuo servo, Stefano! Non mi mortificare così.
Stefano
T'invidio, sì, t'invidio per quello che sarai domani e anche per quello che sei stato sinora! Che t'importava di trascinare la misera persona fra le miserie naturali della tua vita? Eri un deforme? Ma sapevi di esserlo. Eri un debole? Ma sapevi di esserlo. Eri il mio servo? Ma te ne accontentavi. E quando potevi rivolgere la parola umile e affettuosa alla donna dalla quale io ero idolatrato, quando, più tardi, dopo che la demenza l'ebbe distaccata da me, potevi guardarla lungamente dalla tua finestra, nel silenzio della sera, sola, smarrita nel giardino dove tante volte mi aveva coperto di baci, a te pareva di conseguire un premio immeritato e dovevi senza dubbio averne delle estasi profonde!
Valentino
(in una specie di avvilimento, piega la testa sul petto.)
Stefano
Cos'è? Abbassi la fronte, adesso?! Non t'era mai passato per il cervello che io ti avrei indovinato?... che io t'avrei fatto l'onore di spiare le tue contemplazioni per sorprendere il tuo più intimo pensiero?
Valentino
Non ne avevi il diritto!
Stefano
Perchè?
Valentino
(animandosi) No, non ne avevi il diritto, e, trattandosi d'una meschina creatura come me, non dovresti essere così ferocemente crudele.
Stefano
Ah! Tu sei, dunque, il mio rivale sacro e inviolabile?!
Valentino
(con uno scatto audace) Ciò che tu fai in questo momento è una viltà!
Stefano
Ed osi anche di giudicarmi, tu, che stai lì, in agguato, per pigliarti quel poco che resta di quanto fu solamente mio?!
Valentino
(ancora implorante) Stefano, non tormentarmi di più!
Stefano
(prorompendo con asprezza) Sii maledetto per tutto quello che mi fai provare e per tutto quello che sai farmi dire! (Si copre il viso con le mani. Dopo un silenzio, si sforza di recuperare un po' d'energia. Va alla scrivania per prendervi ancora delle carte.)
Valentino
(siede annichilito.)