SCENA II.
STEFANO, VALENTINO, TERESA.
Teresa
(entra dalla destra. È vestita dimessamente, in disordine; ma ha tuttora nei capelli scompigliati l'ornamento che le cade sulla fronte e porta in una mano il suo abito prediletto lasciandolo strascicare per terra. Porta poi sulle spalle molti merletti e nastrini di vario colore, che le pendono da tutte le parti.)
Stefano
(al suo apparire, come di solito, si paralizza e vorrebbe quasi nascondere la sua ansia scrutatrice.)
Teresa
(si accosta a Valentino) Di': hai mai visto il mio abito nuovo? (Glielo mostra) Guarda che magnificenza!
Valentino
(non osa più alzare gli occhi a lei, e si confonde ed arrossisce) Sì... sì... lo conosco, signora Teresa.
Teresa
E lo sai che ci metterò anche tutti questi nastri e tutti questi merletti?... Ma tu non guardi. Fai male!... (Ha un gesto ammonitore) «Apri gli occhi sulla terra»!...
Stefano
(per sottrarsi a quella voce che gli entra nell'anima e nella carne come una vite, affretta bruscamente la partenza) Non più, non più!... Tronchiamo!... (Va per prendere il cappello di su una sedia.)
Valentino
(avvicinandosi a lui, energicamente) Ma làsciati vincere, invece. Non ti ostinare.
Stefano
(si ferma.)
Valentino
(abbassando la voce e parlando concitatamente) Vai a correre dietro a una donna che disprezzi, soltanto per l'ubbriachezza della disperazione. E quando l'ubbriachezza sarà svanita, ti sentirai nauseato del fango in cui quella donna t'avrà fatto precipitare.
Stefano
(frenando lo spasimo con rude caparbietà) No!
Valentino
Ti sentirai avvilito dai suoi milioni, accumulati Dio sa con quali turpitudini!
Stefano
No!
Valentino
Resta qui, resta qui, tu, e pensa piuttosto... che spetta a me oramai di prendere il volo!
Stefano
A te?!
Teresa
(intanto, si è seduta sopra una delle casse piene di libri ed è tutta dedita ad ornare di merletti il suo vestito.)
Valentino
Sì, sì, a me! Alla malora gl'intrusi!... (Ridiventando umile) D'altronde, dopo la mortificazione che mi hai inflitta, io non saprei adempiere a quello che io credevo fosse un dovere... e nemmeno saprei profittare del tuo denaro. Se te ne meravigli, non ti do torto, no, perchè la malattia della fierezza io non l'ho mai avuta. Ma ecco che essa mi capita addosso all'improvviso e viene ad aumentare i miei guai!... Si vede che non sono fortunato. (Cava dalla tasca la busta contenente il danaro e la pone sulla scrivania.)
Stefano
(raddolcito, commosso) Quel po' di danaro che ti dovevo per i servigi che mi hai resi non ti vieterà di essere fiero. Riprendilo, te ne prego. E quanto al resto, dimentica le parole che per un istante ti hanno frugato nell'anima. Esse non erano che il vaniloquio d'un uomo che tra breve... sparirà.
Valentino
(facendo un estremo vivace tentativo di persuasione) Non lo capisci, dunque, non lo capisci che solamente in questa sventurata puoi trovare ancora la tua salvezza?
Stefano
Ella è da me lontana come se fosse morta. L'hai detto tu stesso.
Valentino
Ma le persone migliori, Stefano, muoiono forse appunto per esercitare su noi, da lontano, quella influenza benefica a cui durante la loro vita ci ribellammo.
Stefano
Non è vero! Restando qui morirei anch'io.... Mi consumerei di crepacuore! (Un'ultima pausa di perplessità angosciosa. Poi dolorosamente, quasi abbracciandolo) Addio, Valentino!
Valentino
(con un groppo alla gola) Addio!
Stefano
(piglia il cappello e impulsivamente va verso la pazza.)
Teresa
(si leva subito per scostarsi un poco, e interroga con una intonazione di curiosità diffidente) Che vorresti?
Stefano
(in un impeto di profonda commozione, gli occhi pieni di lagrime, la stringe al petto in un lungo amplesso e le bacia la fronte) Vorrei che tu vedessi... che io piango. (Si distacca da lei, ed esce rapidamente.)