SCENA IV.
VALENTINO, TERESA, STEFANO.
La voce di Stefano
(lontana) Valentino!... Valentino!...
Valentino
(sobbalzando di meraviglia e di timore, quasi gli paresse di esser sorpreso in flagranza) Lui!
la voce di Stefano
Sono qua, sono qua, Valentino!...
Valentino
(scosta la sua sedia da Teresa, e in preda a una viva emozione corre alla porta.)
Teresa
(si alza allarmata e riprende in fretta il suo abito, agitandosi e gridando:) No! No!... Non farlo entrare! Per carità, non farlo entrare! Son vestita come una serva.... Non è così che debbo ricevere questo signore!
Valentino
Stefano
(arriva di corsa, trafelato e gli getta le braccia al collo, abbattendosi su lui.)
Teresa
(si rifugia paurosamente in un angolo, cercando di nascondersi, e, senza più gridare, continua, supplichevole:) No!... No!... Mandalo via... Mandalo via....
(Una pausa.)
Stefano
(ansimando) Non ho potuto! (Si solleva per prendere fiato.)
Valentino
(gli toglie di mano il cappello e lo getta sopra una sedia.)
Stefano
Per allontanarmi da qui... ho lottato... ho lottato... come una belva che vuole spezzare i ferri della sua gabbia.... E questa lotta terribile... mi ha esaurito. Non reggo più. (Affranto, annientato, appoggiandosi a Valentino, si trascina sino al divano e vi si abbandona.)
Valentino
Avevi anche passate tante notti insonni.... Càlmati, ripòsati.... Lo potrai, perchè i narcotici ai quali invano sei ricorso finora agiranno, stasera, beneficamente. E ti garantisco che ti sveglierai sano e forte, come non sei stato mai.
Stefano
Non lo spero ancora.... (Con gli sguardi irrequieti, cerca Teresa, e la vede lì rincantucciata e paurosa.)
Valentino
Chiamala a te.
Stefano
Non verrebbe.
Valentino
(si accosta a lei affettuosamente) Volete parlare con quel signore?
Teresa
(accennando alla sua veste dimessa) Chi sa che cosa avrà pensato di me!
Valentino
Teresa
E come?
Valentino
(la prende per una mano e quasi senza fargliene accorgere la conduce a Stefano piano piano, esortandola confidenzialmente:) Ditegli che avete un altro abito. Mostrateglielo, anzi. E se proprio egli aveva pensato male di voi, si ricrederà. È vero, Stefano, che ti ricrederai?
Stefano
Sì, certo.
Teresa
(gli mostra l'abito) Ti piace?
Stefano
(trasognato, ravvivandosi in viso) È bello!
Valentino
(con una serena voce suggestiva) Sedetegli accanto.
Teresa
(siede automaticamente accanto a Stefano.)
Valentino
Fategli capire che sarà anche più bello.
Stefano
Sì, spiegatemelo bene.
Teresa
Aspetta, e vedrai. (Prende qualcuno dei suoi nastri, e s'industria a infilarlo nei trafori del merletto di cui ha adornato l'abito.)
Valentino
(sommessamente, alle spalle di lui) Io me ne vado su, nella mia camera, Stefano. A rivederci.
Stefano
(a Teresa) Ma, a questa luce fioca, non bisogna lavorar troppo. Ne soffrirete.
Teresa
(sorridendo) Non importa.
Valentino
(curando di non far sentire il rumore dei suoi passi, esce a sinistra.)
Stefano
Riposiamo insieme, adesso. E domani poi tutti e due torneremo al lavoro. Io sarò paziente... come voi. E voi mi consiglierete.... Voi mi darete l'esempio.... Voi sarete la mia Virtù.
Teresa
Io sono piccola piccola....
Stefano
(ripete con vaga tenerezza pensosa:) Piccola piccola.... (Timidamente, la circonda con le braccia.)
Teresa
(non oppone alcuna resistenza e cessa di lavorare.)
Stefano
(stringendosi a lei, e posando il capo sulla spalliera del divano) Così.
Teresa
Perchè sei stanco?... Hai fatto un lungo cammino?
Stefano
Teresa
Vuoi dormire?
Stefano
Sì.
(Un silenzio.)
Stefano
(socchiude gli occhi, e mormora:) Ecco: a poco a poco, tutto mi sparisce intorno.... Non vedo che voi... come se foste la mia anima.... Vi vedo tranquilla.... Tanto tranquilla!... Finalmente, è il riposo.
(Un silenzio.)
Stefano
(dorme.)
Teresa
(delicatamente, si svincola dalle braccia di lui. — Si leva. — Come per una impercettibile intenzione gentile lascia cadere l'abito sulle ginocchia e sui piedi di Stefano. Sorride un'altra volta, e si allontana guardandolo. A un punto, comincia a ripetere, lentissimamente, con un accento lieve monotono e melodico, una strofetta del vecchio mendicante:)
Sopra il mare — non guardare.
Chiudi gli occhi — e poi cammina....
(Ella dilegua nel parco; ma la strofetta giunge ancora, fievolissima:)
C'è un'amica — a te vicina.
Chiudi gli occhi — e poi...... cammina....
La voce di Valentino
(urgente e spaventosa, ma quasi dispersa dalla lontananza) Accorri, Stefano! La signora Teresa è in piedi sul parapetto, e tende le braccia al mare!
(Valentino entra dalla sinistra, si precipita verso il parco e sparisce.)
(Si ode il suo grido di terrore.)
(Sipario.)
Fine del dramma.
Avvertimenti per gli Attori.
Per maggior chiarezza scenica, Valentino potrà dire: — «Accorri, Stefano! La signora Teresa è in piedi sul parapetto, e sta per gettarsi in mare!» L'autore consente, benchè mal volentieri, a questa modificazione.
— Queste che seguono son le note che deve cantare al primo atto Il Vecchio mendicante ballando pesantemente. Le medesime note deve accennare all'atto terzo, e le medesime note, in tono minore, deve ripetere Teresa, facendogli eco, quando si rifugia con lui tra gli alberi del parco:
NOTA:
[1.] Nota per l'allestimento scenico. — Si badi. Questo gradino è indispensabile, e deve essere immediato alla porta, di là dai due battenti.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.
Copertina elaborata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.