SCENA V.

VALENTINO, STEFANO, TERESA, poi ROMOLO.

Valentino

(dopo qualche istante, scherzosamente di dentro) La Dea se n'è andata, signora Teresa! (Fregandosi le mani entra, e, non trovando Teresa, esclama con comicità chiassona:) Mi sparisce sempre questa moglie del grand'uomo! (Esce per la prima porta a destra chiamando:) Signora Teresa!... Signora Teresa!...

Stefano

(dal fondo — vede Valentino che infila la porta) Dove vai tu? Dove t'avvii?

Valentino

(tornando) Avevo visto dal mio osservatorio che accompagnavi la principessa alla carrozza, ed ero venuto qui per fare quattro chiacchiere di commento con la signora Teresa. Non ce l'ho trovata, e sono andato a chiamarla.

Stefano

Se credi che adesso io abbia voglia di assistere alla vostra conversazione, t'inganni a partito.

Valentino

Non converseremo.

Stefano

Ma che c'era da commentare? Io non ne posso più di tutte le piccinerie che ingombrano la mia casa!

Valentino

Quali sarebbero le piccinerie?

Stefano

(senza rispondergli, in un fremito di aspirazione) Ah! la gioia di vivere solo!

Valentino

(con zelo pietoso) Senti, ora che viene la signora Teresa, non trattarla troppo male. Il suo corpicino e il suo cervello sono già sgretolati dalle continue scosse.

Stefano

Tu fantastichi sopra ogni inezia.

Valentino

Ma se tu sapessi ciò che ella ha fatto stasera, ti allarmeresti come me!

Stefano

Cos'è che ha fatto?

Valentino

(vedendola venire) Zitto, è qui!

Teresa

(entra, e ha gli occhi rossi di pianto. Un silenzio. Poi, a Stefano, con voce trepida) Hai incaricato Valentino di chiamarmi?...

Stefano

(cercando di contenersi per non essere brusco) No, Teresa.

Teresa

E allora, vuoi che me ne torni in camera mia?

Stefano

È superfluo anche il domandarmelo. Non abbiamo nulla da dire, Teresa; e questa tua irrequietezza... mi addolora moltissimo. Preferisco evitarti.

Teresa

La mia irrequietezza?!...

Stefano

Anche Valentino mi faceva osservare che stasera sei in uno stato poco normale.

Valentino

(ha un moto di fastidio per la sciatta imprudenza di Stefano.)

Teresa

Ero così felice del tuo successo!...

Stefano

E che è accaduto da farti mutare? Devi avere perfino pianto! Io ti domando se è bello che tu venga a rattristarmi proprio stasera.

Valentino

(brontola tra sè:) Se non me ne vado, io scoppio. (Esce dal fondo per prendere aria nel parco.)

Teresa

... Quella parola mi ha turbata, mi ha offesa....

Stefano

Quale parola?

Teresa

Quella che mi ha detta la principessa.

Stefano

La principessa non ha avuta nessuna intenzione di offenderti. Dio buono, tu eri un pochino grottesca, e lei, involontariamente, ha lasciato scorgere la sua impressione. D'altronde, così imparerai a non uscir mai fuori della tua nicchietta. Non è neppure delicato da parte tua il mettere me in certi imbarazzi. E dire che in fondo tu hai l'illusione d'essere una moglie perfetta!

Teresa

Non ho questa illusione, Stefano. Anzi, sospetto sempre di sbagliarmi. Ma correggimi. Insegnami. Io non chiedo di meglio.

Stefano

Ah! se devo passare il mio tempo a correggerti e a insegnarti!...

Teresa

Ma sarà per me un martirio senza nome il riuscirti molesta.

Stefano

Ingègnati a modificarti da te.

Teresa

Vorrei sapere almeno con precisione in che cosa non ti accontento.

Stefano

Stasera, per esempio, questi occhi rossi e questa voce piagnucolosa mi sono insopportabili. Non ci vuol molto a intenderlo.

Teresa

Ebbene, cercherò d'essere allegra.... (Sforzandosi) Ecco, ecco, lo vedi!... Sì, è verissimo, ero grottesca parlando con la principessa. Adesso, anche a me sembra d'essere stata grottesca. E non me ne dolgo. No. No. Ne rido.... Ne rido adesso... (Comincia a ridere.)

Stefano

(irritandosi) Va bene.... Capirai che questa finzione è un rimedio peggiore del male.

Teresa

(ridendo forte) No, no.... T'assicuro che rido.. T'assicuro che rido di cuore....

Valentino

(dal fondo) Ah! il buon umore ritorna quando non ci sono io?

Teresa

(il cui riso, nello sforzo doloroso, diventa convulso) Se sapeste, Valentino, se sapeste come sono stata buffa!...

Valentino

(allarmato) Ma, perbacco, questo non è un riso che fa buon sangue!

Stefano

(prorompendo) Mi fate il favore di non importunarmi più oltre? È mai possibile che non sentiate il dovere di rispettarmi come si conviene?!

(Il riso di Teresa cessa a un tratto quasi ella fosse un automa di cui si sia spezzato il congegno. Si piega nelle ginocchia, e automaticamente siede.)

(Un lungo silenzio.)

Valentino

(timidissimo) A me pare d'averti sempre rispettato, Stefano.

Stefano

Non è di te che più mi lamento.

Teresa

Dunque,... sono io che ti manco di rispetto?

Stefano

(seguendo il filo delle sue idee con sincero convincimento) Per poter serbare il fosforo che mi abbisogna, io debbo concentrarmi nella mia ispirazione, nel mio lavoro; debbo sfuggire, senza aver pietà di nessuno, allo sfruttamento, sia pure affettuoso, d'ogni vita altrui che voglia abbarbicarsi alla mia! Se la donna che tiene a chiamarsi mia moglie non fosse una piccola creatura qualunque, saprebbe stare al mio fianco, amorevole e vigile sì, ma vivendo della propria vita. Così come ella è, non ha che un solo mezzo per rispettarmi nel senso intero e nobile della parola: quello di rassegnarsi ad esistere il meno possibile!

Teresa

(credendo di celare lo strazio infinito che la consuma) Se è per il tuo bene, io cercherò di sparire addirittura.

Stefano

Brava! Per maggiore consolazione, ora mi minacci la tragedia del suicidio.

Teresa

No, Stefano! No. Non intendevo parlarti di questo. Il suicidio... non è per me. Io ti dicevo solamente che potrei... che potrei andarmene.

Stefano

(fermandosi sull'idea da lei espressa) Dove?

Teresa

Che so?... In un convento.

Stefano

Ma che convento!

Teresa

Oppure dalla zia.

(Breve pausa.)

Stefano

Io,... naturalmente,... te lo impedirei. Nondimeno, convengo che se tu volessi andartene da tua zia, non per sempre, beninteso, ma per un po' di tempo..., avrei torto d'impedirtelo. Ella abita qui vicino.... Ci potremmo vedere spessissimo.... Intanto io lavorerei un poco nella solitudine per terminare almeno l'opera che ho promessa; e tu, temprata dalla lontananza di qualche mese, ritorneresti più disposta ad essere come io ti desidero.

Teresa

(scoppiando a piangere) Per sempre, per sempre, Stefano!... Io ti sono di peso.... È da un pezzo che lo vedo e mi sono affaticata a negarlo a me stessa.... Io sono il tuo incubo.... È meglio che me ne vada per sempre!

Stefano

Teresa, per carità! Non tormentarmi anche con le tue lagrime!

Valentino

(che finora ha taciuto a stento) Ma santissimo cielo, stai per mandarla via e non vuoi permetterle nemmeno di piangere?!

Stefano

(fa un gesto di esasperazione) Oh!... (E, uscendo per la prima porta a destra, con violenza la chiude.)

Teresa

(piange, ora, dirottamente) Per sempre, per sempre, perchè egli non può sopportare più la mia presenza.

Valentino

Ma no. È una serata di burrasca eccezionale. Credete a Valentino.

Teresa

(con un'angoscia più intima, più chiusa, a cui il suo pianto cede) Io non sono degna di essere sua moglie. Questa è la verità. Perciò è necessario... che lo liberi di me.

Valentino

Domani, a mente calma, ci rifletterete. E sono sicuro che....

Teresa

Ma io non aspetterò sino a domani. Perderei il coraggio che ho in questo momento, e non saprei più muovermi di qui.

Valentino

È appunto questo che deve accadere.

Teresa

(lenta nella voce piena di terrore) E così, dopo avergli guastata tutta la vita, io mi struggerei, mi struggerei di rimorso, e sarei da lui odiata e maledetta come una nemica! (Poi, scatta stranamente vibrante) No!... Non voglio, non voglio!... Non voglio!

Valentino

(impressionato) Ecco che vi lasciate prendere ancora da quella frenesia ingiustificata, che mi dà i brividi!

Teresa

(senza badargli, in una crescente sovraeccitazione) No, no.... Voi non sapete.... Voi non vedete come vedo io.... (Alzandosi) Presto!... Presto!... Fuori, sulla strada, ci deve essere il coupé con cui siete venuto qui. È una circostanza propizia e io ne approfitto. (Si mette il cappello che era sopra una sedia, tremando in tutta la persona.)

Valentino

Per amor di Dio, per amor di Dio, signora Teresa, rientrate in voi! (Nel più vivo orgasmo, si avvicina urgentemente alla porta a destra.) Stefano!... La signora Teresa vuole andarsene adesso! (Un silenzio.) Stefano!...

Teresa

Lo vedete che non risponde.

Valentino

(chiamando più forte) Stefano!

Teresa

(guarda intensamente l'uscio.)

Valentino

(è tuttora lì in attesa, ma non osa più chiamare.)

(Un più lungo silenzio.)

Teresa

(come se avesse ascoltata la sua condanna) Non risponde.

Valentino

(risoluto a secondarla) Orsù, dopo tutto, visto che non andate che dalla zia, io ho torto di preoccuparmi tanto. Voi dite: «per sempre», e io sono convinto che sarà «per un giorno solo». (Prendendo il paltò e il mantello) Vi accompagno.

Teresa

No, Valentino. Al contrario: io desidero che restiate presso di lui. Egli è così nervoso, stasera....

Valentino

Ma fra venti minuti sarò di ritorno....

Teresa

Io mi sentirò tranquilla soltanto se restate. (Si avvia.)

Valentino

(ostinatamente va per seguirla.)

Teresa

(si volta, energica) Vi supplico di non venire!

Valentino

(fermandosi desolato) È destino che io non debba mai agire a modo mio!

Teresa

(appoggiata con una spalla allo stipite della porta centrale — lasciando in ogni parola un pezzo del suo cuore) E dite a Stefano... che io... anche lontana da lui... vivrò sempre con lui... e che se egli, un giorno, mi perdonerà... d'averlo importunato per tanto tempo... avrà fatto per me... molto più di quanto io avrò sperato.... Vi saluto, Valentino (Esce.)

Valentino

(solo, asciugandosi qualche lacrima) E no!... Così non va!... (Quasi inconsciamente, corre verso il parco; ma si ferma poco di là dalla soglia e mormora con rassegnazione:) Sparita. (Torna indietro, lento, scoraggiato. Tocca il bottone del campanello.)

Romolo

(dalla comune, assonnato.)

Valentino

Hai chiuso tutto dall'altra parte?

Romolo

Ho chiuso.

Valentino

Qui chiudo io. Puoi andare a letto.

Romolo

(via.)

Stefano

(entra turbatissimo, lugubre. Indossa una elegante e semplice giacca da camera.)

Valentino

Troppo tardi vieni. La signora Teresa se n'è già andata.

Stefano

Lo so. L'ho sentito.

Valentino

Ha preso il tuo coupé, per farsi condurre da sua zia. (Chiude l'uscio in fondo, e mette la spranga ai battenti.)

Stefano

Credevo che tu l'avresti accompagnata.

Valentino

Non ha voluto. (Dopo una breve pausa, non potendo comprimersi) Sei un ingrato!

Stefano

(nervosamente) Ingrato perchè? Ingrato a chi?! Non debbo nulla a nessuno. E nessuno mi è stato e mi sarà mai indispensabile!

Valentino

Neanche lei?!

Stefano

Lei meno di ogni altro!

Valentino

Ah sì? Ed è per questo che sei così turbato?

Stefano

Ciò che mi turba è solo il pensiero che ella soffra molto. Non ho nell'anima tanta cattiveria quanta ne mostro in certi momenti. (Severo e tagliente) Ma che Teresa mi sia indispensabile, è falso ed è inverosimile!

Valentino

(con un accento insinuante) La più umile donna può essere indispensabile all'uomo più orgoglioso.

Stefano

(asprissimo) Tu sei il filosofo degli inetti. Va' al diavolo!

(Un silenzio.)

Stefano

(siede alla scrivania.)

Valentino

Ti disponi a lavorare?

Stefano

... Sì.

Valentino

E potrai lavorare?

Stefano

(con alterigia non sincera)... Sì.

Valentino

(accende la lampada elettrica che è sulla scrivania e spegne tutte le altre lampade.)

Stefano

(coi gomiti sulla scrivania, pensoso, abbattuto, poggia la testa tra le mani.)

Valentino

Buona notte. (Si avvia per uscire a sinistra. Di botto si arresta.) Stefano!... Qualcuno raschia alla porta.

Stefano

(come a sè stesso, in ansia) Chi è?

(Tutt'e due ascoltano.)

Valentino

Il rumore continua... (Si slancia per aprire.)

Stefano

(in fretta lo raggiunge, lo scosta, toglie la spranga e spalanca i due battenti.)

Teresa

(che era lì, aggrappata ai battenti, col corpo stecchito, le braccia erette, la capigliatura strappata dal cappello perduto nella corsa precipitosa, all'aprirsi della porta, perde il sostegno, dall'alto del gradino si piega su lui, e scivola ai suoi piedi come in ginocchio.)

Stefano

(dà un grido:) Teresa! (La solleva, la trascina sino a una poltrona e ve l'adagia.)

Valentino

(resta appartato, temendo d'essere di troppo, ma è intento, palpitante, trepidante.)

Teresa

(senza parola, senza fiato, immobile, dilata le pupille che non hanno più lucentezza. Il suo volto è cadaverico.)

(Qualche istante di solenne sospensione.)

Stefano

Teresa!... Tu non parli?... Perchè non parli?...

Teresa

(in una specie di risveglio confuso) Ho visto... ho visto... un bimbo sperduto nel bosco.... (Con subitaneo mutamento la sua fisonomia ha un'espressione di tremebondo stupore.) E come infuriava il vento!... (Indi, con voce carezzevole) Ma tutte le cose del mondo sono belle!...

Stefano

(scattando nel tumulto delle emozioni) Valentino!... Che è questo?...

Valentino

(inorridito, con le mani nei capelli, in una intensa invocazione spasmodica) Dio mio!

Teresa

Tutte le cose del mondo sono belle!

(Sipario.)