SCENA IV.
MERALDA e STEFANO.
Meralda
(dopo un silenzio) Povero Stefano!
Stefano
Vi prego, Meralda. Non ammetto di essere compatito.
Meralda
È caruccia, non dico di no. Deve essere anche molto affettuosa, molto buona.... Ma gl'inconvenienti d'una unione così ibrida saltano agli occhi.
Stefano
Meralda
Non dovrei essere... la vostra migliore amica per non aver voglia d'indagare il mistero della vostra scelta.
Stefano
È stato semplicemente il caso.
Meralda
A cui un ribelle come voi ha voluto obbedire?!
Stefano
Ma io non mi sono data la pena di ribellarmi al caso per un episodio a cui ho annessa una importanza molto relativa.
Meralda
Era, per altro, un episodio che avrebbe presa gran parte della vostra vita.
Stefano
Non ho mai pensato di lasciar prendere da una donna una gran parte della mia vita. Se non da voi, che siete la più completa ch'io abbia conosciuta, tanto meno dalla debole creatura che avete trovata presso di me. E poichè la vostra indagine non deve prescindere da quello che voi già sapete dei miei istinti, vi sarà facile scorgere nell'unione ibrida che deplorate una coerenza rigorosa. Quando sposai, io non avevo ancora la coscienza di me stesso. Se l'avessi avuta, avrei affermato forse dinanzi a una donna più forte e più altera il mio diritto di supremazia. Ma, intanto, anche allora i miei istinti agirono. L'umiltà di Teresa era per essi la calamita naturale. Il caso determinò l'incontro di lei ed essi la sentirono, vi si attaccarono, la tennero. Nella storia semplice di questo matrimonio è la prima impronta precisa del mio temperamento di uomo. E badate che non sono mutabile. Vi conviene?
Meralda
(come rassegnata) Mi conviene.
Stefano
In uno stato di guerra, o in un concordato di pace?
Meralda
La guerra, se mai, è già finita. Dopo aver cedute le armi, io sono qui con la bandiera bianca. In piena pace, io accetto da stasera il vostro regime, e sarò per voi, se lo vorrete, (con una sfumatura di tristezza)... un altro episodio. Nell'artista che mi ha aperto solennemente le porte del suo tempio c'è per me quanto basta affinchè io mi rassegni fin da ora... all'indifferenza dell'uomo.
Stefano
(quasi celiando — galantemente) Ma chi vi ha mai parlato d'indifferenza? Sono ben lontano dal voler sacrificare all'imperialismo maschile le più belle energie dell'umanità: quelle, cioè, che hanno poi fatto credere all'esistenza dell'amore. Io voglio anzi risvegliare queste energie, e risvegliarle soprattutto infrangendo i ceppi di ciò che si chiama morale e i convenzionalismi di ciò che si chiama civiltà. Mi emancipo dall'una e dall'altra e tento di rinnovare almeno nel mio regno il culto della sincerità umana. Indifferenza, no. Sarebbe la negazione di questo culto. (Animandosi sinceramente) Io, per mio conto, dico bensì alla donna: — Se tu vieni a porre dei limiti alla mia indipendenza o a segnare alle mie azioni un confine che non sia quello del trionfo incondizionato, io ti respingo; ma se vieni ad alimentare con la tua sensibilità squisita la mia fantasia o a cercare in me la molecola che, proveniente da Dio o dal fango, è sacra, comunque, alla continuità delle cose terrene, oh! allora che tu sii la benvenuta! Io t'aspettavo — le dico — , mia gentile ospite preziosa, e finchè mia saprai essere, vorrò che tu non t'avveda neppure della legge ineluttabile che mi eleva al di sopra di te!
Meralda
Ebbene... (con un piccolo sospiro) la più completa donna che voi abbiate conosciuta non vi chiede di più. (Lascia cadere il fazzoletto.)
Stefano
(si accinge a raccoglierlo. Mette un ginocchio a terra, indugiando in quell'atteggiamento.) E il più fiero uomo in cui voi vi siete imbattuta è... ai vostri piedi.
Meralda
Per averne almeno l'illusione ho fatto cadere il mio fazzoletto.
Stefano
Io, per averne il pretesto, l'ho raccolto. (Glie lo porge.)
Meralda
(lo prende.)
Stefano
(le trattiene la mano e glie la bacia.)
Meralda
(ostentando un moto di meraviglia) Grazie.
Stefano
(si leva.)
Meralda
(con un bizzarro balzo del pensiero, levandosi anche lei) Avete mai domandato a voi stesso se nella mia persona non ci sia... un'altra persona, diversa da quella che la gente vede?
Stefano
Voi non siete per me che quale io vi vedo. E fuori della mia visione, per me, non esistete più.
Meralda
E... il mio passato?... Non v'intriga? Non vi dà a pensare?
Stefano
Meralda
Sicchè, voi vi accontentate di sapere quello che sanno tutti, cioè... che io sono nata in una piccola città del Veneto da una nobile famiglia decaduta, che adolescente sposai un gran signore tedesco....
Stefano
... e che a ventiquattro anni, in un vecchio castello della Selva Nera, rimaneste vedova, nobile, milionaria e sola. Mi pare che del vostro passato abbiate già reso conto più del necessario.
Meralda
(guardando con occhi scrutatori) Una cronaca così sommaria non suscita in voi nessuna diffidenza?
Stefano
Nessuna.
Meralda
Me ne duole.
Stefano
Meralda
Dovreste intendere che una donna come me è tormentata dalla curiosità di conoscere che cosa sarebbe lei per l'uomo preferito, se ella non potesse contare sulle sue qualità ufficiali. (Animata da un palpito di sincerità) Per un giorno, per un'ora, io vorrei che diffidaste dei miei blasoni o che mi credeste abbandonata dalla società decorativa che mi circonda di rispetto e d'ammirazione, e, in quel giorno, in quell'ora, io vorrei sperimentare soltanto le mie facoltà personali ed essere per voi quella che sono dentro di me senza la luce abbagliante del mio palcoscenico.
Stefano
Ma la mia lealtà, Meralda, vi farà rifuggire dal penoso esperimento. Davvero non comprendo come possa pungervi l'acre curiosità di cui mi parlate. Sarebbe lo stesso ch'io desiderassi conoscere che cosa sarei per voi se non fossi colui che questa sera, con la sua poesia, ha sollevato all'estasi dell'arte la folla varia che gremiva le vostre sale. Voi dite che vorreste separare, per un giorno, per un'ora, la vostra essenza di donna dal fulgore della principessa Heller? Orbene, voi sognate una separazione mostruosa: la distruzione d'un capolavoro. Restate, restate nella vostra regalità, Meralda! Non interrompete, nemmeno per un giorno, nemmeno per un'ora, il ritmo di questo inno che è la vostra esistenza, e non togliete a me, nemmeno per un istante, rimpicciolendovi al mio cospetto, il convincimento d'aver conseguita una vittoria insigne!
Meralda
(un po' scossa e ferita, ma dissimulando) Rassicuratevi. Non lo farò. Le vostre parole sanno incidere il diamante.
Stefano
Per imprimere in esso il mio stemma di poeta....
Meralda
(continuando)... e la vostra volontà! (Mutando tono) Mi accompagnate sino alla carrozza, mio vincitore?
Stefano
(dolcemente) Come uno schiavo.
Meralda
(ha, di nuovo, un moto di ostentata meraviglia graziosa.)
Stefano
E talvolta anche più docile d'uno schiavo mi piacerà sembrarvi.
Meralda
(sorridendo un poco, gli colpisce lievemente il viso col ventaglio.) Il mio mantello, vi prego.
Stefano
(prende il mantello e, mettendoglielo addosso, dopo aver gettato attorno uno sguardo prudente, le sussurra all'orecchio:) Siete mia?
Meralda
(a fior di labbro) Ahimè, sì.
Stefano
Ed io?... Sono vostro?
Meralda
(con gentile umorismo) Ahimè, no.
Stefano
(le offre il braccio, ch'ella accetta, e la conduce verso il fondo.)
Meralda
(indicando la porta a destra, dalla quale sono entrati) Non di qui?
Stefano
V'insegno la via più corta.
Meralda
Per uscire....
Stefano
Per ritornare.
(Spariscono nel parco.)