SCENA V.

STEFANO, MERALDA, TERESA.

(Quando Meralda è per giungere alla porta, i battenti si aprono, ed entra Teresa, estatica. Stefano ha un brivido: si leva: e i suoi sguardi sono irresistibilmente attratti dalla demente. Meralda, turbata, vorrebbe affrettarsi; ma Teresa le è davanti e inconsciamente le arresta il passo.)

Teresa

(con dolcezza) Dove vai?... (Avvicinandosele di più e contemplandola tutta.) E di che sei fatta?... Spandi nell'aria un così buon profumo!... Come vorrei prendermene un poco! (Con ambo le mani sta per toccarla.)

Stefano

(sùbito, impetuosamente) No, Teresa!

Teresa

(ritira le mani. Poi, come addolorata, a Stefano) Perchè?

Meralda

(sogguardandola, quasi tremandone, lentamente arriva alla soglia, e poi, sottraendosi all'incubo, fugge.)

Teresa

Perchè?

Stefano

(con un atto di disperazione frenetica) Teresa!... Teresa!... Non te ne accorgi tu di quello che accade?... Non mi vedi?... Non vedi che cosa sono io da quando mi hai lasciato?... (Slanciandosi a lei, afferrandola e scotendola) Dì, dì: non vedi che mi perdo?... Non hai nessun barlume di chiaroveggenza per trattenermi almeno con una parola di malaugurio che mi faccia paura?...

Teresa

(risponde con uno scoppio di riso che stride sinistramente.)

Stefano

(distaccandosi da lei) Nulla! Nulla!... (Avvilito, si lascia cadere sopra una sedia.) Nulla!

Teresa

(un altro scoppio di riso, più clamoroso)

(Sipario.)