SCENA IV.
STEFANO e MERALDA.
Meralda
(giunge alla soglia prima di lui e vi si ferma, seria e riservata.) Mi concedete, Stefano, il permesso di farvi una visita?
Stefano
Prego.
Meralda
(si avanza.)
Stefano
(dopo di aver chiuso la porta) Ma permettetemi voi alla vostra volta di non celarvi la mia profonda sorpresa.
Meralda
Se io vi avessi chiamato, sareste venuto voi da me?
Stefano
Non ci sarei venuto.
Meralda
Non dovreste quindi sorprendervi che, prevedendo ciò, io sia venuta da voi. Mi premeva molto di chiedervi un favore... e di parlarvi prima di partire.
Stefano
Meralda
Sì, lascio Napoli.
Stefano
Per sempre?
Meralda
Per sempre.
Stefano
Dove andate?
Meralda
Chi lo sa! Dove mi condurrà il mio capriccio o quello del caso.
(Breve pausa.)
Stefano
Il favore che vi premeva di chiedermi?
Meralda
Voi avete delle lettere mie. Volete avere la bontà di rendermele? Io vi rendo le vostre. (Gli consegna un piccolo pacco di lettere.)
Stefano
(apre un cassetto della scrivania, vi lascia cadere il pacchettino, ne prende un altro e lo dà a Meralda.)
Meralda
Non mi domandate una spiegazione?
Stefano
È così naturale tutto questo! Noi avevamo stretto un contratto di vanità. Voi eravate la dama, che, circondata di strane leggende, aveva saputo col suo fascino mettere un argine alla curiosità degli indiscreti e riunire nel fastigio della sua casa tutte le aristocrazie e tutti i poteri; ed io ero l'uomo del gran successo imminente, che pareva dovesse imporsi alla stessa folla che egli disdegnava. Io potevo servire alla vostra vanità, come voi alla mia. Era l'alleanza di due egoismi, e ciascuno di noi sapeva il significato della menzogna reciproca. Ma abbiamo mancato alle condizioni del contratto tutti e due. Io sono piombato nell'avvilimento: e voi, lasciandovi raggiungere da uno dei vostri amanti d'altri tempi che per vendetta ha svelati i misteri delle vostre avventure, siete precipitata ad un tratto dal piedistallo d'oro. Voi partite in cerca di altre avventure e di altre menzogne; io, incapace di qualunque energia, resto a contemplare la verità della mia catastrofe. Quale spiegazione dovrei chiedervi e per quale ragione? Non c'è più nulla che ci leghi, e non c'è più nulla che ci possa legare!
Meralda
(sedendo) A me pare invece che, costretti a non guardarci più a traverso le nostre maschere, noi dovremmo essere legati per lo meno dalla sorte comune. E anche... qualche altra cosa potrebbe legarci.
Stefano
Cioè?
Meralda
Non nego che il nostro sia stato un contratto di vanità. Ma dietro la vanità mia si nascondeva ed aspettava una donna ansiosa e vibrante, pervertita forse, ma non perversa, la quale tentò spesso, e inutilmente, di farsi comprendere da voi sino ai più intimi segreti del suo spirito. Voi dite che andrò alla ricerca di altre menzogne? No. V'assicuro che le menzogne mi hanno stancata. Non ho forse restituite a voi le vostre lettere e riprese le mie per sopprimere dei documenti che mi parevano falsi? Cercherò altre avventure. Questo, sì. Ma cercherò, soprattutto, come ho fatto sinora, quella, che forma l'aspirazione di ogni donna non ancora inaridita, sia pure una donna corrotta: la grande avventura dell'amore!
Stefano
Avreste torto di rivolgervi a me, che non ho ammesso l'amore nemmeno quando la mia vita era tutta una festa d'illusioni.
Meralda
Ma è appunto di questo che volevo parlarvi. Adesso, voi siete un disilluso, siete un sofferente. Soffrite perchè la fiamma che ardeva dentro di voi è stata soffocata non so come e non so da che; soffrite perchè il cammino dell'ambizione vi è chiuso. Ebbene, prendetene uno diverso. Cominciate con l'ammettere quel prezioso elemento di gioia che prima escludevate, e così darete un'altra direzione alla febbre di godimento che vi animava.
Stefano
No, Meralda. Tutto è finito per me!
Meralda
Voi v'ingannate. E se avrete la fermezza di secondarmi, io ve lo proverò coi fatti.
Stefano
Secondarvi... in che modo?!
Meralda
Io vorrei che voi voltaste le spalle allo spettro della gloria da cui foste tradito e da cui siete torturato; vorrei sottrarvi a questa oziosa tetraggine che vi macera; vorrei liberarvi da questo sepolcro, dove forse pregustate la sciocca voluttà del suicidio....
Stefano
(con repulsione) Non vi capisco. Non vi posso capire!
Meralda
(vivissimamente) Insomma, io v'invito ad associarvi a me per guardare la vita sotto un altro aspetto. Correre il mondo spensieratamente senza ambizioni e senza chimere, senza applausi e senza omaggi; romperla sul serio con tutte le asfissianti leggi sociali; soddisfare fin quando sarà possibile, giorno per giorno, la sete di nuove sensazioni: ecco, Stefano, ciò che io vi propongo.
Stefano
Meralda
Sicchè... voi sperate di rimettervi al lavoro?... Sperate di risollevarvi?
Stefano
No!
Meralda
E allora?!... (Facendogli penetrare nell'anima, con una cupezza misteriosa, le acri parole) Sopporterete voi tranquillamente il mormorio della compassione e dello scherno?
Stefano
(in uno scoppio di furore angoscioso) Ah, dunque, per questo siete venuta qui? Voi siete venuta per infliggermi le sferzate che devono far sanguinare il mio volto! Voi siete venuta per raccontare a me l'ebrezza di coloro che una volta m'invidiavano e per poter raccontare ad essi il piacere infinito di avermi visto umiliato! (Recisamente) Se credete d'aver compiuta la vostra missione, lasciatemi al mio sepolcro, e andatevene!
Meralda
(si alza di scatto. Breve pausa.) Quando sarete solo, vi pentirete d'avermi scacciata. (Poi, stranamente commossa: in una tenerezza contenuta) Voi sapete bene che, a modo mio, vi ho molto amato, e che ora sono qui perchè vi amo, malgrado tutto, più che mai! Una momentanea allucinazione vi ha fatto dire, oggi, di me, quello che non pensate; ma domani mi richiamerete.
Stefano
(affannosamente) Non potrò richiamarvi, no, perchè i vostri progetti mi spaventano, mi fanno orrore!
Meralda
Non dispongo di altri mezzi per soccorrervi davvero.
Stefano
(abbassando la voce piena di ribrezzo) Voi mi consigliate in sostanza la più disonorevole delle fughe, la più losca delle transazioni! Voi mi proponete di fuggire chi mi sfida col suo riso; voi mi proponete di associarmi a voi, che non siete povera come oramai sono io!...
Meralda
(violenta) Vi dibattete ancora fra gli avanzi dell'orgoglio che vi ha distrutto!
Stefano
Ma voi mi proponete anche di abbandonare la povera demente che mi fu moglie devota; e questo, a prescindere dal mio orgoglio, convenitene, è raccapricciante!
Meralda
(ribellandosi fieramente) Non è a me che spetta quest'accusa di cinismo feroce, perchè il mio egoismo non si è mai veramente alimentato come il vostro del sacrificio altrui. Ciò che avete chiamato raccapricciante a me sembrerebbe iniquo se io non sapessi che per quella infelice voi non siete più nessuno. Essa non vi vuole, non vi parla, non vi riconosce! E visto ch'eravate disposto ad abbandonarla brutalmente quando aveva bisogno di voi più che dell'aria, è molto strano ed è superfluo che insorgiate al pensiero di separarvene adesso che la vostra presenza non le arreca alcun beneficio. Voi vorreste rimanere qui per difendervi dalle trafitture tardive della vostra coscienza? Ma una suora di carità o un paziente infermiere sarebbero per lei certamente più utili e più benefici di voi, che potreste offrirle soltanto i fiori di morte dei vostri silenzi!
Stefano
(siede accasciato e parla con voce cupa e segreta:) Non c'è una sola parola vostra che non sia inesorabile e giusta. Voi m'inchiodate alla realtà, — e fate bene! Inutile agli altri e a me stesso, io devo oramai cercare molto in basso un'altra qualunque ragione di vivere. Sempre più giù... sempre più giù... vergognosamente... fino all'abiezione!... Forse fino all'infamia!
(Breve pausa.)
Meralda
(pacata e secura, alle spalle di Stefano, curvandosi un po', affettuosamente, su lui) Il vostro animo agitato non vi dà ancora la tregua necessaria affinchè possiate riflettere con serena sincerità. Io vi prego di astenervi oggi dal prendere una decisione; e vi avverto... che ritarderò la mia partenza.
Stefano
(sommesso ed inerte) Ho inteso.
Meralda
(quasi interrogandolo) A rivederci, Stefano...?
Stefano
(tace chinando la fronte.)
Meralda
(si avvia verso il fondo.)